Inside Out

inside-out-posterPresentato, fuori concorso, al 68mo Festival di Cannes, Inside Out, film d’animazione simbolo di una ritrovata creatività della Disney Pixar, può essere definito tranquillamente, senza alcun timore di esagerare, un’opera straordinaria e non tanto per la godibile ed armonica messa in scena, perfetta sotto ogni aspetto tecnico, o per l’originalità narrativa, visto che l’idea di una centrale di controllo delle emozioni all’interno della nostra testa si può far risalire alla stessa Disney, il cartoon di propaganda bellica Reason and Emotion (1943, Bill Roberts), senza dimenticare Woody Allen* e la serie televisiva della Fox, Herman’s Head (71 episodi per tre stagioni dal ’91 al ’94).
La straordinarietà del film infatti, ad avviso di chi scrive, va ravvisata soprattutto nella tangibile sensibilità manifestata da sceneggiatori (Pete Docter, Meg LeFauve, Josh Cooley) e registi (ancora Docter, coadiuvato da Ronnie Del Carmen) nel proporre una metafora delicata, profonda e divertente, relativa a determinate fasi di passaggio nella vita di ciascun individuo (Gli esami non finiscono mai, citando Eduardo De Filippo), quando le emozioni primarie si trovano a dover fare i conti con i ricordi e, a volte, gli inevitabili rimpianti che ci legano alle esperienze passate.

Mamma, Papà e Riley

Mamma, Papà e Riley

Il necessario ridimensionamento dei trascorsi accadimenti, avvolto da un particolare amalgama di felicità e malinconia, renderanno possibile il traghettamento verso una nuova dimensione, rammentandoci ciò che siamo stati, quel che siamo ora e proiettandoci verso quel che saremo, nell’affermazione di una compiuta personalità, idonea ad assecondare inevitabili mutamenti in corso d’opera. Nella fattispecie protagonista è Riley, una ragazzina la cui nascita, undici anni orsono, ha allietato l’esistenza dei propri genitori, sempre prodighi nel manifestarle affetto. Le sono stati vicini nei molti momenti felici e in quelli meno lieti, comunque passati senza lasciare particolare traccia, grazie appunto al loro sostegno, unito a quello degli amici man mano conosciuti dalla bambina. Non vi è che dire, le Emozioni, situate nella “stanza dei bottoni” all’interno della mente di Riley, possono essere certo soddisfatte per l’egregio lavoro compiuto finora, a partire dalla brillante e radiosa Gioia, vera e propria caposquadra, mentre colleghi e colleghe non appaiono particolarmente affaccendati. Sì, certo, ogni tanto interviene l’esagitato Paura con la sua ansia anticipatoria a rimarcare le insidie proprie di ogni mutamento nell’ormai consolidata routine o Disgusto, particolarmente attenta che Riley non venga “contaminata” da fattori esterni, alimentari e sociali.

Rabbia, Paura, Gioia, Disgusto e Tristezza

Rabbia, Paura, Gioia, Disgusto e Tristezza

Vi è anche spazio per Rabbia, ma gli esternati brontolii raramente hanno portato la sua testa a trasformarsi in un vulcano ribollente di lava, mentre di Tristezza non se ne comprende proprio la funzione, la vediamo aggirarsi con fare depresso intorno la postazione… Il trasferimento dal natio Minnesota alla città di San Francisco, causa il lavoro del babbo, e conseguente addio alla casa col giardino, ai compagni di scuola, alla squadra di hockey, comporterà tutta una serie di turbamenti in Riley, alle prese con un nuovo mondo cui adattarsi.
La centrale di controllo è ora in subbuglio, per quanto Gioia si sforzi d’inquadrare il tutto in un clima di positività, Tristezza sembra ormai avere preso il sopravvento su ogni evento. No, non sarà facile raggiungere un equilibrio fra i vari stati emozionali nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza, in particolare ora che Gioia e Tristezza hanno dovuto allontanarsi …
Da un po’ di tempo non assistevo all’interno di un film d’animazione ad una così efficace integrazione fra mirabilia visiva e resa contenutistica, entrambe piacevolmente affabulanti ed intriganti, sia per i “grandi” che per i piccini.

Riley

Riley

Ai primi si offre, infatti, la visualizzazione di una spesso desiderata comunanza d’intenti fra genitori e figli nell’affrontare le varie problematiche legate alla crescita, una volta compreso quanto sia facile incorrere nell’errore che a salvarli da ogni tempesta in arrivo possa essere sufficiente minimizzarne l’impatto, invece di fronteggiarne l’infrangersi sugli scogli della normalità quotidiana.
Dei vari incidenti di percorso, attraverso il dialogo e la conseguente comprensione reciproca, si potranno anche cogliere gli aspetti positivi per giungere, attraverso l’elaborazione offerta dal ricordo, ad un bilanciamento fra Gioia e Tristezza, in fondo l’una spalla dell’altra, in un particolare gioco di complementarietà.
Ai secondi Inside Out può elargire la comprensione che, sì, crescere, come da tradizione, sarà anche un affare maledettamente complicato, ma le scelte messe in atto lungo il tortuoso cammino, dolorose quanto necessarie (il definitivo abbandono dell’amico immaginario, ad esempio, in nome di una maggiore concretezza, senza però perdere contatti con il mondo della Fantasia), andranno a creare un senso di profonda felicità nel costante riferimento a veri e propri capisaldi quali la famiglia, in primo luogo (delle varie isole che compongono la personalità di Riley quella rappresentante il nucleo familiare è l’unica a resistere ai vari scossoni emotivi).

Bing Bong, Tristezza e Gioia

Bing Bong, Tristezza e Gioia

“[…] Come i medici, quando cercano di dare ai fanciulli il ripugnante assenzio, prima gli orli, tutt’attorno al bicchiere, cospargono col dolce e biondo liquore del miele, perché nell’imprevidenza della loro età i fanciulli siano ingannati, non oltre le labbra, e intanto bevano interamente l’amara bevanda dell’assenzio e dall’inganno non ricevano danno, ma al contrario in tal modo risanati riacquistino vigore […] (Lucrezio, De Rerum Natura) così Docter e compagni (un plauso alle scenografie di Ralph Eggleston e al commento sonoro di Michael Giacchino, quest’ultimo cangiante a seconda di personaggi e location) hanno realizzato un pregevole ensemble tecnico, funzionale nell’avvolgere i descritti toni metaforici; esemplare in particolare la modalità grazie alla quale si è reso ben chiaro il meccanismo attraverso cui ogni mutamento del mondo reale possa ripercuotersi all’interno della psiche umana e viceversa, concedendo opportuno spazio, figurativo e narrativo, a due universi paralleli, mai propriamente combacianti (se non nelle fasi iniziali di nascita e crescita, quando tutto è in formazione e in attesa di essere incasellato nei vari scomparti della mente).
Ecco allora la città di San Francisco ripresa con un piglio quasi documentaristico, come se si stesse filmando con una camera a mano il seguire le gesta di Riley, alle prese con un mondo grigio e bigio rispetto al Minnesota di provenienza.

Bing Bong

Bing Bong

Invece quanto accade all’interno della sua mente è avvolto da tonalità piuttosto calde, accese,una fantasmagoria di colori che può ricordare le sgargianti scenografie dei musical d’antan.
Ogni settore in cui ci ritroviamo ad avere accesso ha una luce particolare, a parte il buio profondo dell’Oblio, dove necessariamente dovrà trovare definitivo alloggio Bing Bong, l’amico immaginario dell’infanzia soppiantato da nuove e diverse illusioni a prendere il posto dell’agognato raggiungimento della Luna.
Splendido personaggio, il buffo incrocio fra varie specie animali (con la predominanza dell’elefante), mi ha ricordato tanto la stanchezza esistenziale mista a disillusione di Chaplin/Calvero (Luci della ribalta, Limelight, 1952) quanto l’umorismo corporeo, ma leggiadro, di Oliver Hardy e John Candy.
Uno scatenato caleidoscopio di trovate attraversate però, senza alcun senso di pedanteria, da razionalità e plausibilità scientifica (il settore del Pensiero astratto, quello della memoria a lungo termine …), con la felice intuizione di dotare ogni Emozione di una riconoscibile aura luminescente (Gioia in particolare, che ricorda, credo sia stato notato anche da altri, la Trilli di Peter Pan). Un film lineare e complesso al contempo, adrenalinico ed introspettivo, capace, per l’appunto, di aprire la mente verso nuovi possibili orizzonti cinematografici, oltre le Colonne d’Ercole della meraviglia standardizzata e pronto uso.

Lava-01Invita inoltre ad accettare se stessi e i propri limiti, accogliendo ogni emozione e relativa conflittualità. Mi sovviene in conclusione un dialogo fra la ballerina Terry (Claire Bloom) e il citato Calvero /Chaplin: “La felicità …” “Esiste, le dico”. “Dove?”. “Senta. Da ragazzo mi lamentavo sempre con mio padre perché non avevo giocattoli. Lui mi diceva: questo (indica la testa), è il più grande giocattolo del creato, è qui il segreto della felicità”.

Dimenticavo, amici lettori, non alzatevi prima che siano passati i titoli di coda, solo così potrete venire a conoscenza, fra l’altro, di cosa mai possa passare per la testa di cani e gatti; vi rivolgo inoltre l’invito a godervi l’ottimo preludio a Inside Out, il corto, sempre d’animazione, Lava, romantico e struggente musical a firma di James Ford Murphy, sceneggiatore e regista, oltre che autore della canzone portante dell’intero arco narrativo, interpretata nella versione italiana da Giovanni Caccamo e Malika Ayane (bella esecuzione, pur se si perde il gioco di parole lavalove dell’originale, cantata da Kuana Torres Kahele e Napua Greig). Il vulcano Uku intona un canto d’amore, esprimendo la sua solitudine e il desiderio di avere una compagna accanto a sé, canzone che sembra essere destinata a restare inascoltata …

* Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) (Everything You Always Wanted to Know About Sex* (*But Were Afraid to Ask), 1972, episodio Cosa succede durante l’eiaculazione)

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2 risposte a “Inside Out

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