Un ricordo di Franco Citti

Franco Citti

Franco Citti

Ci lascia l’attore cinematografico Franco Citti, morto ieri sera, giovedì 14 gennaio, a Roma, città dove era nato, alla periferia di Fiumicino, nel 1935. Artista “preso dalla strada”, come si soleva dire un tempo, trovò la sua affermazione sul grande schermo grazie a Pier Paolo Pasolini, il quale vide nel “ragazzo di vita” l’interprete ideale del suo film d’esordio come regista, Accattone (1961), andando a sostituire l’indisponibile Franco Interlenghi.
Due debutti, quindi, all’interno dello stesso film, perfettamente combinati fra loro, almeno ad avviso di chi scrive: l’acerbo stile registico di Pasolini, che trovava la sua forza cinematografica in un’espressività primigenia, sopperendo alle carenze “tecniche” con l’apporto trascinante di un afflato poetico e di un innato gusto pittorico, rinveniva in Citti l’interprete ideale, in virtù sia della corporeità istintiva dell’attore, sia della sua naturale propensione a portare in scena una suggestiva mescolanza d’umanità e brutale ferinità.
Un punto d’incontro apparentemente stridente fra la complessità delle situazioni visualizzate sullo schermo e la resa semplice, estemporanea, della prestazione attoriale, che rese Citti indispensabile ed emblematico interprete di molti altri titoli dell’intellettuale friulano quali Mamma Roma (1962), Edipo re (1967), Porcile (1969), la “Trilogia della vita” (Il Decameron, 1971; I racconti di Canterbury, 1972; Il fiore delle Mille e una notte, 1974).

cartoni_animatiDa non dimenticare un’altra importante sinergia cinematografica, quella con il fratello Sergio, per il quale recitò nel debutto registico di quest’ultimo, Ostia (1970).
Anche in tal caso un’altra particolare confluenza fra uno stile di regia asciutto, essenziale, votato alla visionarietà, ed una recitazione sempre naturale, capace di combinare violenta espressività e dolente senso del dramma, come si ravvisa in altre pellicole interpretate dall’attore ancora una volta dirette dal fratello (Storie scellerate, 1973; Casotto, 1977; Il minestrone, 1981; I Magi randagi, 1996). Proprio questo intrigante connubio fra l’incisiva fisicità e gli interiori tormenti, lo rese valido protagonista in varie produzioni di genere italiane (per esempio il poliziottesco Uomini si nasce poliziotti si muore, 1976), così come gli permise di apparire in importanti film d’autore (Seduto alla tua destra, 1968, Valerio Zurlini, The Godfather, 1972, The Godfather part III, 1990, Francis Ford Coppola; La luna, 1979, Bernardo Bertolucci).
Da non sottovalutare, infine, il suo esordio alla regia nel 1997 con Cartoni animati (“fraternamente aiutato da Sergio Citti”, come si legge nei titoli di testa), di cui fu anche protagonista insieme a Fiorello, elegiaco omaggio all’universo pasoliniano intriso di profonda malinconia per quella “poetica della strada” che, almeno nell’ambito cinematografico, ha reso possibile agli “ultimi” di unirsi al resto dell’umanità.

7 risposte a “Un ricordo di Franco Citti

  1. Casotto è troppo bello

    • Concordo. Un film pungente (la base è un racconto di Vincenzo Cerami, sceneggiatore insieme a S. Citti) girato quasi del tutto all’interno di una cabina balneare con più personaggi (non dimentichiamo Jodie Foster), una varia umanità a cercare un senso alla propria esistenza. Grazie, un saluto.

      • Una piece teatrale. Attori tutti grandiosi. Il personaggio della Foster era quello che spiccava di più, da quel caos umano lei (ma anche Proietti) si ritrae con innocenza e sarcasmo.

      • antoniofalcone

        Uno dei pochi ruoli cinematografici del bravo Proietti da considerare indimenticabile. Nel 2011 il figlio di V. Cerami, Matteo ha girato “Tutti al mare”, che può ritenersi una sorta di rifacimento, ma meno interessante a mio avviso.

      • si, conosco il remake, non è all’altezza

  2. Un volto indimenticabile per quello che ha rappresentato nella poetica e nell’indagine della realtà condotta da Pasolini. Saluti!

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