70mo Festival di Cannes: il poster omaggia Claudia Cardinale

©Bronx (Paris). Photo: Claudia Cardinale © Archivio Cameraphoto Epoche/Getty Images

E’ stato svelato oggi, mercoledì 29 marzo, il poster ufficiale del 70mo Festival di Cannes (17-28 maggio): in un’ideale passaggio di consegne con l’immagine scelta tre anni orsono, un primissimo piano di Marcello Mastroianni, fotogramma tratto da 8 ½ di Federico Fellini, a campeggiare sulla locandina di quest’anno è Claudia Cardinale, ripresa sorridente in una estemporanea e gioiosa danza sui tetti di Roma nel 1959, uno scatto rubato da un fotografo di cui nessuno oggi rammenta il nome. “Una foto che mi ricorda delle mie origini, e di un tempo quando non avrei nemmeno sognato di salire le scale che portano alla sala cinematografica più famosa del mondo” ha commentato  l’affascinante attrice, come si legge nella dichiarazione riportata sul sito del Festival.

Milano, Mic- Museo Interattivo del Cinema: un seminario dedicato a David Lynch

David Lynch

Curato da Andrea Chimento, critico de IlSole24Ore e direttore responsabile di LongTake, il dizionario di cinema online composto da oltre 22.000 schede, realizzate da un team di redattori specializzati, da martedì 4 aprile al MIC- Museo Interattivo del Cinema di Milano si terrà Il cinema di David Lynch, seminario incentrato su tre incontri ed una proiezione per avvicinarsi alla densa filmografia del regista statunitense, approfondirne la poetica e fornire le chiavi di lettura adatte a interpretare il suo cammino cinematografico profondo e personale. Lynch costituisce l’emblema dell’artista totale (cineasta, pittore, designer, compositore, autore di videoclip e spot pubblicitari, fumettista) e nel corso della sua carriera ha espresso una straordinaria creatività, a un tempo visionaria e rigorosa, mediante le più svariate forme linguistiche, conducendo il cinema a vette di ricchezza espressiva che sembravano perdute e che tanto più oggi, in tempi di crescente omologazione, risultano preziose.
Sarà dunque analizzata la filmografia del regista così da individuarne i temi principali e le scelte stilistiche più ricorrenti, provando a decifrare l’alone misterioso che lo circonda e che contribuisce a rendere lui e il suo cinema ancor più affascinanti nel fluire di diversi livelli rappresentativi. Continua a leggere

19mo Future Film Festival: “Apocalissi a basso costo-Il nuovo cinema fantastico italiano”

Sulla scia del grande successo riscontrato lo scorso anno da Alienween di Federico Sfascia,  il Future Film Festival ha previsto all’interno della sua 19ma edizione, che si svolgerà a Bologna dal 2 al 7 maggio, un particolare (e benvenuto) focus volto ad esplorare il ricco universo del cinema indipendente italiano, incentrato su 6 lungometraggi e 8 cortometraggi poco visti ma idonei a rivelare, come si legge sul sito del festival, la capacità espressa negli ultimi venti anni dal cinema italiano “di creare mondi immaginari fantastici e deliranti, ricchi d’inventiva e poveri di mezzi, un sottobosco che si è cercato di tenere nascosto, celato, perché non mettesse in dubbio il sistema”; un universo “altro” popolato da “gatti neri, cowboy che vanno a farsi giustizia nello spazio, astronavi di cartapesta, pranzi onirici, Lovecraft & Poe, ultracorpi, notti senza fine, leggende ancestrali e scenari post-apocalittici”, che merita di essere scoperto ed esplorato attraverso la particolare rassegna Apocalissi a basso costo-Il nuovo cinema fantastico italiano, curata da Raffaele Meale, nata da un’idea e con la collaborazione di Carlo Tagliazucca.

 Lungometraggi:Vigasio Sexploitation (Italia, 2010,  Sebastiano Montresor), Apollo 54 (Italia, 2007,  Giornao Giulivi), Dorme (Italia, 1994, Eros Puglielli), I rec u (Italia, 2012, Federico Sfascia), Custodes Bestiae (Italia, 2004, Lorenzo Bianchini), Il mistero di Lovecraft – Road to L. (Italia, 2005,  Federico Greco, Roberto Leggio). Cortometraggi: Ultracorpo (Italia, 2010,  Michele Pastrello), The Black Cat (Italia, 2012, Paolo Gaudio), Bandits on Mars (Italia, 2015, John Snellinberg), Il pranzo onirico (Italia, 1996, Eros Puglielli), Last Blood (Italia, 2003, Guglielmo Favilla, Alessandro Izzo), Olivia (Italia, 2016, Alessandro Izzo), I dinj de lune (Italia, 1999, Lorenzo Bianchini), Versipellis (Italia, 2011, Donatello Della Pepa).

Un ricordo di Alessandro Alessandroni (1925-2017)

Alessandro Alessandroni

La musicale semplicità di un fischio, perfettamente coordinato con il tema portante della colonna sonora, motivi difficilmente dimenticabili, ora suggestivi e trascinanti, in sella ad un cavallo attraversando le lande desolate del  West più selvaggio, ora dolcemente evocativi e malinconici, passeggiando per le vie di una Roma semideserta in pieno Ferragosto… Grazie, Maestro Alessandroni.

 

David di Donatello 2017, “La pazza gioia” del cinema italiano

Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti

Si è svolta questa sera, lunedì 27 marzo, negli Studi De Paolis di Roma, la cerimonia di premiazione della 61ma edizione dei David Di Donatello, condotta da Alessandro Cattelan con la consueta verve ed una certa spigliatezza, anche se poco ha potuto per un andamento complessivo che è parso alla lunga piuttosto statico e farraginoso, pur con qualche momento felice (l’esibizione di Manuel Agnelli, Across The Universe, in omaggio agli esponenti del mondo dello spettacolo scomparsi nel 2016 e in questi primi mesi del 2017; il ringraziamento di Roberto Benigni, insignito del David alla carriera, alla moglie Nicoletta Braschi).  Indivisibili di Edoardo De Angelis, una coraggiosa proposta idonea a far riflettere sul nostro decadimento morale e materiale, “il film che non si doveva produrre”,  e Veloce come il vento di Matteo Rovere, espressione di una ritrovata voglia di “fare cinema” in virtù dell’inventiva espressa dai suoi autori, nell’intuizione di portare sullo schermo opere originali diversificate nello stile ed idonee ad essere apprezzate oltre confine, ottengono sei David a testa, mentre La pazza gioia di Paolo Virzì, premiato fra l’altro come Miglior Film e per la Miglior Attrice Protagonista, Valeria Bruni Tedeschi (autrice di un discorso di ringraziamento da antologia, ilare, giocoso, autoironico), ottiene cinque statuette, dando così ulteriore conferma autoriale alla prosecuzione della commedia all’italiana propriamente detta nella sua abile composizione di dramma ed ironia, senso del grottesco  e lucida analisi di costume. Di seguito, tutti i riconoscimenti assegnati. Continua a leggere

Un ricordo di Giorgio Capitani

Giorgio Capitani

Ci lascia il regista e sceneggiatore Giorgio Capitani (Parigi, 1927), morto ieri, sabato 25 marzo, a Viterbo, cineasta forse sconosciuto ai più ma che si è sempre contraddistinto per una certa eleganza nel dirigere popolari commedie, spesso debitrici nella loro struttura narrativa alla pochade di scuola francese (Pane, burro e marmellata, 1977; Aragosta a colazione, 1979) e caratterizzate da una attenta sottolineatura delle interpretazioni attoriali, non disdegnando anche qualche incursione in diversi generi cinematografici quali il peplum (Ercole, Sansone, Maciste e Ursus gli invincibili, 1964) o il western (Ognuno per sé, firmato con lo pseudonimo George Holloway, 1968), senza dimenticare gli esordi, dopo un’attività di aiuto regista, nel melò (Delirio, 1954, codiretto con Pierre Billion, remake dell’omonimo film, Orage il titolo originale, per la regia di Marc Allégret, 1938), genere in cui Capitani offrì poi altre prove (Pescatore ‘e Pusilleco, 1954; Il piccolo vetraio, 1955; La trovatella di Milano, 1956) prima di dedicarsi come già scritto alla commedia (alternando riuscite realizzazioni ad altre più ordinarie, per quanto mai volgari) ed infine alla fiction televisiva, settore quest’ultimo dove portò al successo serie quali E non se ne vogliono andare! (1988, cui seguì un anno dopo E se poi se ne vanno?), Il maresciallo Rocca (1996-2005), Commesse (1999-2002), sempre contraddistinte da un taglio piuttosto accurato tanto nella messa in scena complessiva quanto nella direzione degli attori.

Questione di fede

“Marchese vorrebbe che le legga due versetti della Bibbia?”

“Mi dispiace infinitamente, ma sono cattolico … Goodnight !”

“Povero fanciullo …”

(Dialogo fra una duchessa inglese, Amy Dalby, e il sedicente marchese Dante Fontana, Alberto Sordi, in una scena del film Fumo di Londra, 1966, esordio alla regia dell’Albertone nazionale).