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Roma, al via la mostra “Steno, l’arte di far ridere. C’era una volta l’Italia di Steno. E c’è ancora”

Steno

Sarà inaugurata oggi, martedì 11 aprile, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dove potrà essere visitata fino al 4 giugno, la mostra Steno, l’arte di far ridere. C’era una volta l’Italia di Steno. E c’è ancora, dedicata al regista e sceneggiatore Stefano Vanzina, in arte Steno, in occasione del centenario della nascita (19 gennaio 1917).  Autore tra i più prolifici ed eclettici del panorama italiano, Steno fu maestro nell’accostare nei suoi film situazioni comiche tipiche della commedia tradizionale a una pungente e talvolta amara satira di costume che rifletteva perfettamente l’evoluzione della società italiana alle soglie, durante e dopo il boom economico. Continua a leggere

Totò sceicco (1950) – Un ricordo del “principe della risata” fra bazzecole, quisquilie e pinzillacchere

Antonio De Curtis/ Totò (Wikipedia)

Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis, principe di Bisanzio, in breve Antonio De Curtis e in arte Totò (Napoli, 1898-Roma,1967): grazie alle repliche televisive dei suoi film ed alla loro riedizione in vhs prima e in dvd poi, non vi è generazione che non abbia conosciuto il suo talento, l’innata, travolgente, stralunata vis comica scaturente tanto da un corpo da marionetta estremamente snodabile, quanto da ogni gesto e parola, con un uso raffinato della mimica, esaltata quest’ultima da una mobilità facciale ai limiti dell’incredibile.88x31

Attivo dal primo dopoguerra sulle scene della rivista, Totò fece il suo debutto cinematografico nel 1937 (Fermo con le mani!, Gero Zambuto), protagonista assoluto ma non propriamente convinto della possibilità di adattare la sua maschera, del tutto personale, rodata da anni di varia attività teatrale, a canovacci o sceneggiature.
Abituato a prendere spunto da una situazione di partenza e lavorarci d’istinto più che affidarsi ad un testo da mandare a memoria (basti pensare allo sketch C’era una volta il mondo, 1947, noto con il titolo L’onorevole in vagone letto, riproposto in Totò a colori, 1952, diretto da Steno, inizialmente piuttosto breve ma che di replica in replica raggiunse i cinquanta minuti), avvertiva in particolare la mancanza di un contatto diretto con il pubblico, idoneo a condurlo verso il territorio a lui congeniale dei  lazzi e dell’improvvisazione. Continua a leggere

Un ricordo di Pasquale Squitieri

Pasquale Squitieri

Pasquale Squitieri

Ci ha lasciato ieri, sabato 18 febbraio, a Roma, il regista Pasquale Squitieri (Napoli, 1938), le cui opere si sono rese portatrici di un cinema viscerale e sanguigno, intuitivo e diretto, incentrato tanto sull’attualità quanto sulla proposizione  di determinati eventi storici, visualizzati ed enfatizzati in scena tramite una rappresentazione visiva e contenutistica che teneva in particolare considerazione la loro fascinazione popolare. Dopo la laurea in Giurisprudenza ed un impiego presso il Banco di Napoli, Squitieri esordì alla regia nel 1969 con Io e Dio, prodotto da Vittorio De Sica, per poi proseguire con gli spaghetti western, girati con lo pseudonimo di William Redford, Django sfida Sartana, 1970, e La vendetta è un piatto che si serve freddo, 1971, quest’ultimo connotato “politicamente” nei suoi riferimenti alle lotte rivoluzionarie terzomondiste e a tematiche proprie del periodo, quali la giustizia sociale o la ribellione alle iniquità del sistema. Continua a leggere

Milano, MIC-Museo Interattivo del Cinema: “Marcello come here!”

Marcello Mastroianni

Marcello Mastroianni

Dall’1 al 23 dicembre a Milano, al MIC – Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana presenterà Marcello come here! Omaggio in 16 film a Marcello Mastroianni, una rassegna di sedici interpretazioni scelte nella sterminata filmografia dell’attore che è stato a lungo il volto per antonomasia del cinema italiano nel mondo, e dirette da sedici registi diversi. Dai suoi primi ruoli d’ensemble in Vita da cani (1950) e I soliti ignoti (1958) sotto la direzione di Monicelli, alla sua consacrazione da protagonista, con titoli come Le notti bianche (1957) di Luchino Visconti, tratto dall’omonimo racconto di Fëdor Dostoevskij e Il bell’Antonio, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Vitaliano Brancati. Attore di formazione teatrale (frequentò la scuola di  Visconti), Mastroianni ha offerto al cinema un impagabile eclettismo, profuso nell’ambito di un’ampia gamma di carattterizzazioni all’insegna di una mutabile e sempre consona espressività. Ha alternato ironia e dramma, assecondando ora toni sornioni ed accomodanti, ora dolenti, sofferti, intimamente toccanti, sempre abbracciando un particolare melange di professionalità e naturalezza nell’aderire al personaggio interpretato. Emblematica al riguardo la sua “trasfigurazione” nell’alter ego di Federico Fellini (8 ½), senza sottovalutare  la mutazione anche fisica che spesso affrontò con una certa disinvoltura in vari ruoli, espressione di un’esibita noncuranza della propria immagine.
Difficile dimenticare poi i duetti recitativi con Sophia Loren (da Peccato che sia una canaglia, 1954, Alessandro Blasetti, a Prêt-à-porter, 1994, Robert Altman) o Massimo Troisi (Splendor, Che ora è, entrambi del 1989, Ettore Scola) e Jack Lemmon (Maccheroni, 1985, ancora Scola). Continua a leggere

Milano, MIC-Museo Interattivo del Cinema: “CinematograFo. Il cinema di Dario Fo”

(Archivio Franca Rame.it)

(Archivio Franca Rame.it)

Dall’1 al 3 novembre a Milano, al MIC – Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana presenterà CinematograFo. Il cinema di Dario Fo, omaggio in sette film al grande autore, scomparso lo scorso 13 ottobre.
Aprirà la retrospettiva il film d’animazione Johan Padan a la descoverta de le Americhe (2002) di Giulio Cingoli, tratto dall’omonimo testo teatrale di Dario Fo, qui anche interprete di alcune battute di un personaggio; in programma, poi, Lo svitato (1956) di Carlo Lizzani, dove Fo interpreta Achille, un ingenuo fattorino di stazione che desidera sbarcare il lunario ed è innamorato di una bella ragazza (Franca Rame), che dopo vari tentativi clowneschi riesce a conquistare; Scuola Elementare (1954) di Alberto Lattuada, dove il drammaturgo, al suo esordio sul grande schermo, ha solo un piccolo ruolo, quello di un tipografo; Musica per vecchi animali (1989) di Umberto Angelucci e Stefano Benni, dove tre personaggi surreali – un professore (Dario Fo), un meccanico esperto di Kung-fu (Paolo Rossi) e una ragazzina bionda (Viola Simoncioni) – si imbarcano in un viaggio allegorico per attraversare una città distopica. Da segnalare che al termine del film si terrà un incontro con Felice Cappa, giornalista, autore televisivo e regista autore di numerosi progetti artistici e regie dei lavori di Dario Fo e Franca Rame.
Dopo l’incontro, proiezione del film Fanfani rapito (1976) di Dimitri Makris, ripresa televisiva dell’omonima commedia in tre atti di Fo e Rame, che debutterà il prossimo 5 giugno alla Palazzina Liberty di Milano. In retrospettiva, infine, Rascel-Fifì (1956, Guido Leoni) e Souvenir d’Italie (1957, Antonio Pietrangeli) con Alberto Sordi e Vittorio De Sica dove Fo ha un piccolo ruolo, oltre ad essere fra gli autori della sceneggiatura. Continua a leggere

Ritratti femminili nel cinema italiano tra emancipazione e autodeterminazione

untitledRiporto di seguito la trascrizione del mio intervento d’introduzione e commento relativo alla rassegna cinematografica “Ritratti femminili nel cinema italiano tra emancipazione e autodeterminazione”, che ha avuto luogo nei giorni 11 marzo, 18 marzo e 1° aprile presso l’ex Convento dei Minimi di Roccella Jonica (RC), evento compreso nel cartellone dei Caffè artistico-letterari 2016, organizzati dal Circolo di Lettura dell’ A.R.A.S. – Progetto Cinema e dal Comune della cittadina.
Ad entrambi rivolgo nuovamente da queste pagine i ringraziamenti per la cortese ospitalità, così come rinnovo un caloroso grazie allo staff tecnico e al pubblico presente in sala, sempre piacevolmente attento e partecipe nel corso delle presentazioni e proiezioni dei titoli proposti (Il segno di Venere, La ragazza con la pistola e Scusate se esisto!).

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Cinema e cibo. Il film è servito

Antonio1 Riporto di seguito la trascrizione del mio intervento d’introduzione e commento relativo alla rassegna cinematografica Cinema e cibo. Il film è servito, che ha avuto luogo nei giorni 2, 4 e 6 gennaio presso l’ex Convento dei Minimi di Roccella Jonica (RC), evento compreso nel cartellone dei Caffè artistico-letterari 2016, organizzati dal Circolo di Lettura dell’ A.R.A.S. e dall’Assessorato alla Cultura del Comune della cittadina.
Ad entrambi rivolgo nuovamente da queste pagine i ringraziamenti per la cortese ospitalità, così come rinnovo un caloroso grazie allo staff tecnico e al pubblico presente in sala, quest’ultimo particolarmente attento e partecipe nel corso delle presentazioni e proiezioni dei titoli proposti (Parenti serpenti, Pranzo di Ferragosto e Il nome del figlio), tanto da caldeggiare la benvenuta idea di costituire un Cineclub, che spero di riuscire ad attuare con le opportune collaborazioni. Per la preparazione della relazione si è rivelata preziosa la lettura dei testi Gustose visioni (Marco Lombardi- Iacobelli Editore– 2014) e  Gli attori del gusto (Miriam Visalli-Cartman Edizioni-2009), così come la visione del documentario Cinema e cibo-Storia d’Italia a tavola (2004, commentato da Matteo Mugnani).

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FIGLIO 3Buonasera a tutti voi, grazie per la vostra presenza, benvenuti alla rassegna cinematografica Cinema e cibo. Il film è servito. Un grazie al Comune di Roccella Jonica e alla Sig.ra Annamaria Zito in rappresentanza del Circolo di Lettura dell’ ARAS per aver reso possibile questo appuntamento, tre serate che intendono visualizzare il legame fra la Settima Arte e il cibo attraverso altrettanti film, Parenti serpenti (Mario Monicelli), Pranzo di Ferragosto (Gianni Di Gregorio) e Il nome del figlio (Francesca Archibugi), titoli idonei a raffigurare determinate problematiche sociali all’interno di una convivialità in apparenza festosa ed accogliente (il cenone natalizio, il pranzo di Ferragosto, una cena fra amici). Il tutto affrontato comunque, nella tradizione della commedia italiana, con una certa ironia, ora graffiante, capace di esasperare i toni grotteschi della narrazione (Monicelli), ora lieve, gentile (Gianni di Gregorio), oppure, infine, espressione di un particolare astio espresso a livello ideologico in virtù dell’appartenenza ad una determinata classe sociale o schieramento politico (Archibugi). Quindi, tutte situazioni che ben rappresentano il nostro paese, il nostro popolo, all’interno dell’istituzione basilare della famiglia e nelle sue esternazioni sociali. Continua a leggere