Archivi tag: vittorio de sica

Una stella per Gina

Gina Lollobrigida e Vittorio De Sica

She makes Marilyn Monroe look like Shirley Temple: così Humphrey Bogart commentava l’indubbio fascino di una delle nostre più grandi attrici, Gina Lollobrigida, con la quale l’attore lavorò nel film Beat the Devil (Il tesoro dell’Africa, 1953, John Huston). Rimarchevole melange di spigliatezza e determinazione, la Lollo, appellativo coniato dai cugini francesi, per quanto a suo agio ed intensa anche in ruoli drammatici (la  Margherita di Mare matto, Renato Castellani, 1963, per esempio) , ha certo dato il meglio di sé nel ruolo della bella popolana, come in Pane, amore e fantasia, 1953, Luigi Comencini (e il suo seguito di un anno dopo, ancora Comencini, Pane, amore e gelosia), indimenticabile Bersagliera a rappresentare un nuovo modello di donna, dalle ascendenze goldoniane, che si fa padrona del proprio destino, interpretazione che le valse nel 1954 il Nastro d’Argento quale  migliore attrice protagonista. Continua a leggere

“Bootleg”, le lezioni-concerto di Claudio Sottocornola si confermano un raffinato incontro tra performance ed analisi storico-sociologica

Claudio Sottocornola

Lo scorso 5 giugno Claudio Sottocornola ha inaugurato in rete l’iniziativa Bootleg, grazie alla quale proporrà sul web (a cadenza mensile) lezioni-concerto, conferenze, presentazioni di libri e mostre.
L’avvio è stato affidato alle ultime due lezioni- concerto tenute da Sottocornola all’Auditorium del Liceo Mascheroni di Bergamo, Viva l’Italia (14 gennaio 2017) seguita da E ti vengo a cercare (5 maggio 2017), rivolgendo così ad un vasto pubblico la visione musicale propria del filosofo del pop come lo definisce da tempo la stampa nazionale, ma che personalmente ho sempre inteso considerare come un moderno cantastorie, un “cercatore”, attraverso la storia delle note, di quella verità insita nell’uomo e che si fa tutt’uno con esso.
La lezione-concerto, nel suo esprimersi qui e ora, va a costituire un raffinato incontro tra analisi sociologica e performance, dove l’elemento musicale suggerisce una nuova modalità d’interpretare la vita, affidandosi anche al suo incessante scorrere, quest’ultimo caratterizzato ulteriormente dai vari accadimenti comportanti più di un mutamento in corso d’opera.
Le capacità affabulatorie e l’abilità vocale di Sottocornola permettono d’individuare le caratteristiche di ogni canzone proposta, reinterpretata rispettandone l’ispirazione originaria, offrendo risalto ad ogni sfumatura del testo e al contempo lasciando spazio ai propri sentimenti, ai propri ricordi, alle suggestioni più intime, permettendo così all’indagine metodologica  di concretizzarsi, avvolta da una certa fluidità, quale concreto trait d’union tra la Storia e il vissuto personale. Continua a leggere

Roma, al via la mostra “Steno, l’arte di far ridere. C’era una volta l’Italia di Steno. E c’è ancora”

Steno

Sarà inaugurata oggi, martedì 11 aprile, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dove potrà essere visitata fino al 4 giugno, la mostra Steno, l’arte di far ridere. C’era una volta l’Italia di Steno. E c’è ancora, dedicata al regista e sceneggiatore Stefano Vanzina, in arte Steno, in occasione del centenario della nascita (19 gennaio 1917).  Autore tra i più prolifici ed eclettici del panorama italiano, Steno fu maestro nell’accostare nei suoi film situazioni comiche tipiche della commedia tradizionale a una pungente e talvolta amara satira di costume che rifletteva perfettamente l’evoluzione della società italiana alle soglie, durante e dopo il boom economico. Continua a leggere

Totò sceicco (1950) – Un ricordo del “principe della risata” fra bazzecole, quisquilie e pinzillacchere

Antonio De Curtis/ Totò (Wikipedia)

Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis, principe di Bisanzio, in breve Antonio De Curtis e in arte Totò (Napoli, 1898-Roma,1967): grazie alle repliche televisive dei suoi film ed alla loro riedizione in vhs prima e in dvd poi, non vi è generazione che non abbia conosciuto il suo talento, l’innata, travolgente, stralunata vis comica scaturente tanto da un corpo da marionetta estremamente snodabile, quanto da ogni gesto e parola, con un uso raffinato della mimica, esaltata quest’ultima da una mobilità facciale ai limiti dell’incredibile.88x31

Attivo dal primo dopoguerra sulle scene della rivista, Totò fece il suo debutto cinematografico nel 1937 (Fermo con le mani!, Gero Zambuto), protagonista assoluto ma non propriamente convinto della possibilità di adattare la sua maschera, del tutto personale, rodata da anni di varia attività teatrale, a canovacci o sceneggiature.
Abituato a prendere spunto da una situazione di partenza e lavorarci d’istinto più che affidarsi ad un testo da mandare a memoria (basti pensare allo sketch C’era una volta il mondo, 1947, noto con il titolo L’onorevole in vagone letto, riproposto in Totò a colori, 1952, diretto da Steno, inizialmente piuttosto breve ma che di replica in replica raggiunse i cinquanta minuti), avvertiva in particolare la mancanza di un contatto diretto con il pubblico, idoneo a condurlo verso il territorio a lui congeniale dei  lazzi e dell’improvvisazione. Continua a leggere

Un ricordo di Pasquale Squitieri

Pasquale Squitieri

Pasquale Squitieri

Ci ha lasciato ieri, sabato 18 febbraio, a Roma, il regista Pasquale Squitieri (Napoli, 1938), le cui opere si sono rese portatrici di un cinema viscerale e sanguigno, intuitivo e diretto, incentrato tanto sull’attualità quanto sulla proposizione  di determinati eventi storici, visualizzati ed enfatizzati in scena tramite una rappresentazione visiva e contenutistica che teneva in particolare considerazione la loro fascinazione popolare. Dopo la laurea in Giurisprudenza ed un impiego presso il Banco di Napoli, Squitieri esordì alla regia nel 1969 con Io e Dio, prodotto da Vittorio De Sica, per poi proseguire con gli spaghetti western, girati con lo pseudonimo di William Redford, Django sfida Sartana, 1970, e La vendetta è un piatto che si serve freddo, 1971, quest’ultimo connotato “politicamente” nei suoi riferimenti alle lotte rivoluzionarie terzomondiste e a tematiche proprie del periodo, quali la giustizia sociale o la ribellione alle iniquità del sistema. Continua a leggere

Milano, MIC-Museo Interattivo del Cinema: “Marcello come here!”

Marcello Mastroianni

Marcello Mastroianni

Dall’1 al 23 dicembre a Milano, al MIC – Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana presenterà Marcello come here! Omaggio in 16 film a Marcello Mastroianni, una rassegna di sedici interpretazioni scelte nella sterminata filmografia dell’attore che è stato a lungo il volto per antonomasia del cinema italiano nel mondo, e dirette da sedici registi diversi. Dai suoi primi ruoli d’ensemble in Vita da cani (1950) e I soliti ignoti (1958) sotto la direzione di Monicelli, alla sua consacrazione da protagonista, con titoli come Le notti bianche (1957) di Luchino Visconti, tratto dall’omonimo racconto di Fëdor Dostoevskij e Il bell’Antonio, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Vitaliano Brancati. Attore di formazione teatrale (frequentò la scuola di  Visconti), Mastroianni ha offerto al cinema un impagabile eclettismo, profuso nell’ambito di un’ampia gamma di carattterizzazioni all’insegna di una mutabile e sempre consona espressività. Ha alternato ironia e dramma, assecondando ora toni sornioni ed accomodanti, ora dolenti, sofferti, intimamente toccanti, sempre abbracciando un particolare melange di professionalità e naturalezza nell’aderire al personaggio interpretato. Emblematica al riguardo la sua “trasfigurazione” nell’alter ego di Federico Fellini (8 ½), senza sottovalutare  la mutazione anche fisica che spesso affrontò con una certa disinvoltura in vari ruoli, espressione di un’esibita noncuranza della propria immagine.
Difficile dimenticare poi i duetti recitativi con Sophia Loren (da Peccato che sia una canaglia, 1954, Alessandro Blasetti, a Prêt-à-porter, 1994, Robert Altman) o Massimo Troisi (Splendor, Che ora è, entrambi del 1989, Ettore Scola) e Jack Lemmon (Maccheroni, 1985, ancora Scola). Continua a leggere

Milano, MIC-Museo Interattivo del Cinema: “CinematograFo. Il cinema di Dario Fo”

(Archivio Franca Rame.it)

(Archivio Franca Rame.it)

Dall’1 al 3 novembre a Milano, al MIC – Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana presenterà CinematograFo. Il cinema di Dario Fo, omaggio in sette film al grande autore, scomparso lo scorso 13 ottobre.
Aprirà la retrospettiva il film d’animazione Johan Padan a la descoverta de le Americhe (2002) di Giulio Cingoli, tratto dall’omonimo testo teatrale di Dario Fo, qui anche interprete di alcune battute di un personaggio; in programma, poi, Lo svitato (1956) di Carlo Lizzani, dove Fo interpreta Achille, un ingenuo fattorino di stazione che desidera sbarcare il lunario ed è innamorato di una bella ragazza (Franca Rame), che dopo vari tentativi clowneschi riesce a conquistare; Scuola Elementare (1954) di Alberto Lattuada, dove il drammaturgo, al suo esordio sul grande schermo, ha solo un piccolo ruolo, quello di un tipografo; Musica per vecchi animali (1989) di Umberto Angelucci e Stefano Benni, dove tre personaggi surreali – un professore (Dario Fo), un meccanico esperto di Kung-fu (Paolo Rossi) e una ragazzina bionda (Viola Simoncioni) – si imbarcano in un viaggio allegorico per attraversare una città distopica. Da segnalare che al termine del film si terrà un incontro con Felice Cappa, giornalista, autore televisivo e regista autore di numerosi progetti artistici e regie dei lavori di Dario Fo e Franca Rame.
Dopo l’incontro, proiezione del film Fanfani rapito (1976) di Dimitri Makris, ripresa televisiva dell’omonima commedia in tre atti di Fo e Rame, che debutterà il prossimo 5 giugno alla Palazzina Liberty di Milano. In retrospettiva, infine, Rascel-Fifì (1956, Guido Leoni) e Souvenir d’Italie (1957, Antonio Pietrangeli) con Alberto Sordi e Vittorio De Sica dove Fo ha un piccolo ruolo, oltre ad essere fra gli autori della sceneggiatura. Continua a leggere