Archivi tag: Vitaliano Brancati

Dov’è la libertà …? (1953)

Italia, anni’50. In un’aula di tribunale il giudice legge l’imputazione nei confronti di Lojacono Salvatore (Totò), aver invaso un carcere penitenziario, calandosi all’interno dell’edificio ed introducendosi in una cella. L’imputato, proclamatosi colpevole, ci tiene a raccontare il perché di quel gesto, in apparenza inspiegabile: in prigione da 22 anni per omicidio passionale, un giorno gli venne comunicato un condono di tre anni per buona condotta. Finalmente fuori!
Ma dove andare? La moglie è morta mentre lui scontava la pena, il suo negozio di parrucchiere in Via degli Orefici oramai non c’è più …
Incontra una donna per strada e la segue all’interno di un locale dove è in corso una gara di ballo, finendo col fare da intermediario fra i ballerini e l’impresario, ma quest’ultimo fugge con l’incasso. Su indicazione della polizia trova domicilio in una modesta pensione e riprende a lavorare, servizio di barba e capelli ai pensionati, ma il passato ritorna a galla, per cui è costretto a lasciare l’alloggio.
Si imbatte nel cognato Romolo (Eugenio Orlandi) e viene accolto nuovamente in famiglia, per poi scoprire come i parenti si siano arricchiti a spese di una famiglia di ebrei deportati e che la moglie non era poi quel fiore di virtù da lui tanto decantato. Inoltre intendono fargli sposare una loro domestica, incinta…
Se la buona società è questa… Continua a leggere

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Milano, MIC-Museo Interattivo del Cinema: “Marcello come here!”

Marcello Mastroianni

Marcello Mastroianni

Dall’1 al 23 dicembre a Milano, al MIC – Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana presenterà Marcello come here! Omaggio in 16 film a Marcello Mastroianni, una rassegna di sedici interpretazioni scelte nella sterminata filmografia dell’attore che è stato a lungo il volto per antonomasia del cinema italiano nel mondo, e dirette da sedici registi diversi. Dai suoi primi ruoli d’ensemble in Vita da cani (1950) e I soliti ignoti (1958) sotto la direzione di Monicelli, alla sua consacrazione da protagonista, con titoli come Le notti bianche (1957) di Luchino Visconti, tratto dall’omonimo racconto di Fëdor Dostoevskij e Il bell’Antonio, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Vitaliano Brancati. Attore di formazione teatrale (frequentò la scuola di  Visconti), Mastroianni ha offerto al cinema un impagabile eclettismo, profuso nell’ambito di un’ampia gamma di carattterizzazioni all’insegna di una mutabile e sempre consona espressività. Ha alternato ironia e dramma, assecondando ora toni sornioni ed accomodanti, ora dolenti, sofferti, intimamente toccanti, sempre abbracciando un particolare melange di professionalità e naturalezza nell’aderire al personaggio interpretato. Emblematica al riguardo la sua “trasfigurazione” nell’alter ego di Federico Fellini (8 ½), senza sottovalutare  la mutazione anche fisica che spesso affrontò con una certa disinvoltura in vari ruoli, espressione di un’esibita noncuranza della propria immagine.
Difficile dimenticare poi i duetti recitativi con Sophia Loren (da Peccato che sia una canaglia, 1954, Alessandro Blasetti, a Prêt-à-porter, 1994, Robert Altman) o Massimo Troisi (Splendor, Che ora è, entrambi del 1989, Ettore Scola) e Jack Lemmon (Maccheroni, 1985, ancora Scola). Continua a leggere

Alfredo Bini, ospite inatteso

A Milano, presso Spazio Oberdan, Fondazione Cineteca Italiana nei giorni martedì 29 marzo (ore 21.15), mercoledì 30 marzo (ore 19.15) e sabato 2 aprile (ore 17.30) proporrà in anteprima per il capoluogo lombardo il documentario di Simone Isola Alfredo Bini, ospite inatteso, presentato alla 72ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e recente vincitore del Nastro d’Argento come Miglior Documentario sul Cinema.
Alla proiezione di martedì 29 marzo il regista Simone Isola sarà presente in sala. Di seguito, la mia analisi del film.

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alfredo-bini-3763C’era una volta in Italia un cinema capace di elargire spazio a registi esordienti, magari ancora acerbi nella resa visiva del loro stile ma capaci di far intuire attraverso la propria opera la volontà di comunicare una personale visione, artistica e relativa al sociale.
Lo stesso può scriversi riguardo opere di autori già affermati ma dalla portata certo innovatrice, anche a livello contenutistico, volta a scuotere una realtà in continua mutazione dopo la tragicità del secondo conflitto, intuendone i cambiamenti in atto e visualizzandoli sul grande schermo.
E il pubblico, attratto o comunque incuriosito dalle inedite modalità narrative, consapevole tanto della qualità quanto della novità, ne decretava spesso il successo.
Il merito di questo felice connubio fra autorialità e freddo calcolo commerciale è da attribuire alla lungimiranza di produttori consapevoli che “l’arte di fare cinema è l’arte di trovare i soldi per fare il cinema” (Bernardo Bertolucci) ma soprattutto determinati nel mettere in campo una loro intima percezione, libera da qualsivoglia preconcetto, idonea ad accogliere anche le idee di quanti erano ben distanti dal proprio modo di vedere e considerare tanto la quotidianità quanto l’espressione artistica da rendere cinematograficamente. Continua a leggere

Viaggio in Italia (1953)

1Fra i film girati da Roberto Rossellini con Ingrid Bergman protagonista (Stromboli- Terra di Dio, 1950; Europa ’51, 1952; l’episodio Ingrid Bergman, 1953, da Siamo donne; Giovanna d’Arco al rogo, 1954; La paura, 1955), Viaggio in Italia rappresenta, almeno a parere di chi scrive, l’opera più riuscita, dalla portata compiutamente innovatrice; quest’ultima non venne compresa dalla critica del tempo, in Italia in particolare si rimproverava l’autore di aver tradito lo spirito del Neorealismo, lasciandosi andare ad un velleitarismo figurativo, ma venne comunque sottolineata e presa ad esempio dai giovani critici francesi della rivista Cahiers du cinéma, fondata nell’aprile 1951 da André Bazin e Jacques Doniol-Valcroze, tra i cui collaboratori figuravano Éric Rohmer, Jacques Rivette, Jean-Luc Godard, Claude Chabrol e François Truffaut. Infatti, la struttura portante della pellicola, la sua costruzione complessiva, così affidata alla casualità, all’accadimento materializzatosi dinnanzi la macchina da presa ed offerto all’elaborazione degli spettatori, si ritroverà in molte realizzazioni della Nouvelle Vague, multiforme movimento innovatore all’interno della cinematografia francese, che si sarebbe sviluppato in particolare sul finire degli anni’50. Continua a leggere

Guardie e ladri (1951)

1Foro romano, secondo dopoguerra:due ladruncoli, Ferdinando Esposito (Totò) ed Amilcare (Aldo Giuffrè), tirano a campare organizzando piccoli furti e truffe, come proporre la classica patacca ad un turista americano (Williams Tubbs), il quale, scoperto il raggiro, cerca invano di inseguirli.
Tentano poi di approfittare della distribuzione di pacchi dono da parte di una associazione benefica, ma il benefattore è proprio l’americano truffato, che riconosce Esposito.
Inizia così un lungo inseguimento, in cui è coinvolto il brigadiere Bottoni (Aldo Fabrizi), dapprima in auto e poi a piedi attraverso la campagna romana, al termine del quale il ladro è arrestato, ma riesce scaltramente a fuggire.
Bottoni viene sospeso dal servizio e rischia di perdere il posto, a meno che, con mezzi propri, entro tre mesi, non riesca a riacciuffare il furfante; inizia le ricerche, in borghese, ne individua l’abitazione e cerca di avvicinare la famiglia, fino a quando i rispettivi componenti non stringeranno amicizia … Continua a leggere

Addio a Rosanna Schiaffino, diva dimenticata

Rosanna Schiaffino

Rosanna Schiaffino

Sabato 17 ottobre 2009 è morta a Milano l’attrice Rosanna Schiaffino, dopo aver lottato per circa vent’anni contro un tumore al seno.
Tipica bellezza mediterranea, corpo sensuale e sguardo ammaliante, la Schiaffino, nata a Genova il 25 Novembre 1938, dopo essersi fatta notare in molti concorsi di bellezza inizia a lavorare come fotomodella, per poi esordire sul grande schermo nel ’56 in Totò, lascia o raddoppia? di Camillo Mastrocinque ed arrivare così ad interpretare il ruolo di una infelice promessa sposa ne La sfida, (Francesco Rosi, ’58), film molto bello e coraggioso sulla camorra, che descrive una Campania sino ad allora inedita, vincitore del Leone d’argento-Gran Premio della Giuria a Venezia.

Questo ruolo, come quello di Rossana ne La notte brava, ’69, di Mauro Bolognini, altro film innovatore ed audace per i tempi, scritto da Pier Paolo Pasolini nel tipico linguaggio dei “ragazzi di vita” del sottoproletariato delle borgate romane, mettono chiaramente in evidenza come la sua indiscutibile bellezza poteva essere tranquillamente messa al servizio di storie drammatiche, o usata in funzione narrativa, qualità di cui il nostro cinema non si rese conto.

Lo stesso Alfredo Bini, produttore che sapeva vedere lontano, suo primo marito, non seppe sempre sfruttare queste sue doti, tanto che la sua carriera è un alternarsi tra produzioni minori, tipo il genere peplum o commedie farsesche, e titoli di qualità, come l’episodio Illibatezza, diretto da Roberto Rossellini, del film Ro.Go.Pag (’63), massacrato dalla censura del tempo, o La corruzione, ’63, riduzione da parte di Bolognini di un romanzo di Alberto Moravia, per arrivare al suo ruolo probabilmente più famoso, nel ’65, dove si evidenziano le sue doti interpretative capaci di notevoli sfumature, quello di Madonna Lucrezia nella riduzione, ad opera di Alberto Lattuada, della commedia di Machiavelli La mandragola, dove recita a fianco di Totò, che interpreta Frate Timoteo. Per questa interpretazione ricevette una Targa D’Oro ai David di Donatello.

Testimoniano poi la sua duttilità, i ruoli in coproduzioni internazionali ( era il periodo della “Hollywood sul Tevere”), quali Due settimane in un’altra città (Vincente Minnelli, ’62), con Kirk Douglas o L’avventuriero ( Terence Young, ’67), mentre alla fine degli anni sessanta accompagna, purtroppo, un cinema italiano che sfrutta all’inverosimile i vari generi, trasferendosi anche in Spagna, sempre coinvolta in produzioni minori, per poi dare l’addio alle scene nel ’77, pur rientrandovi con la tv nello stesso anno, grazie allo sceneggiato Don Giovanni in Sicilia, diretto da Guglielmo Morandi e tratto dal romanzo di Vitaliano Brancati.

Il resto della sua vita è dominata da tanta, troppa, cronaca rosa ( il matrimonio con l’imprenditore Giorgio Falck, il divorzio da questi), e dall’ insorgere della malattia, vissuta con dignitoso riserbo, che ci ha portato via una delle nostre ultime dive, dimenticata anzitempo, con il rimpianto di non averne saputo sfruttare tutte quelle sue potenzialità che andavano ben oltre l’innegabile fascino.