Archivi tag: Ruggero Maccari

Donatella (1956)

Roma, anni’50. Donatella (Elsa Martinelli), è una bella ragazza, carattere determinato e sani principi; dopo aver svolto le mansioni di commessa in un magazzino di porcellane, è al momento disoccupata, però sta frequentando un corso di stenografia, non ama stare con le mani in mano, né è il tipo che si rassegna, pur consapevole della propria umile condizione sociale.
Il papà, Augusto (Aldo Fabrizi), è un modesto rilegatore di libri, la mamma non c’è più da qualche tempo, vi sono due fratellini ed insieme a loro vive uno “zio di latte”, tassista (Virgilio Riento). Donatella ha anche un fidanzato, Guido (Walter Chiari), per quanto il rapporto fra i due non sia propriamente idilliaco, essendo l’uomo piuttosto incline ad assecondare con una certa costanza “il bene effimero della bellezza”*. Un giorno nel far ritorno a casa, a piedi, così da risparmiare i soldi del tram, la fanciulla rinviene una borsa: dai documenti riesce a risalire alla proprietaria, una facoltosa signora americana (Catherine Williams), la quale per sdebitarsi l’assume in qualità di persona di fiducia, si occuperà della villa e seguirà i suoi affari mentre lei è in viaggio. La coinvolgente giovialità di Donatella, l’istintiva spontaneità e la disarmante eleganza del portamento e dei modi faranno sì che i vari domestici ne restino conquistati, a partire dal cameriere Pasquale (Giuseppe Porelli), che le farà da pigmalione all’interno di un mondo a lei sconosciuto, ma al quale non sembra fare fatica ad adattarsi. Continua a leggere

Roma: al via la mostra “Piacere, Ettore Scola”

1462823230575_jpg-piacere__ettore_scolaHa preso il via ieri, sabato 17 settembre, per concludersi l’8 gennaio 2017, al Museo Carlo Bilotti di Roma, la mostra Piacere, Ettore Scola, promossa da Roma CapitaleAssessorato alla Crescita culturaleSovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, volta a celebrare per la prima volta, a pochi mesi dalla scomparsa, il genio creativo di uno dei protagonisti indiscussi del cinema italiano, che attraverso le sue opere ha saputo narrare la storia del nostro paese con attente annotazioni storiche, sociologiche e politiche delineate grazie a sceneggiature particolarmente cesellate (spesso scritte in collaborazione con Ruggero Maccari e il duo Age & Scarpelli) e ad una regia attenta tanto all’aspetto visivo quanto ad offrire il giusto risalto alle interpretazioni degli attori. Prodotta da Show Eventi, in collaborazione con CityFest, il programma di eventi culturali della Fondazione Cinema per Roma, la mostra, a cura di Marco Dionisi e Nevio De Pascalis, con la media partnership del mensile Ciak, intende raccontare la vita professionale e privata del grande cineasta italiano, attraverso fotografie, disegni, oggetti di scena, carteggi e video: dall’infanzia a Trevico, paese natio in provincia di Avellino, fino all’ultima realizzazione Che strano chiamarsi Federico (2013), omaggio all’amico e collega Federico Fellini. Nove le sezioni, suddivise in due parti: una cronologica e una tematica. Continua a leggere

Maccheroni (1985)

1L’americano Robert Traven (Jack Lemmon), manager di un’industria aeronautica, arriva a Napoli per concludere un importante affare.
Nel corso di un’intervista televisiva gli viene ricordato come nel 1945 si trovasse nel capoluogo campano, soldato americano della Quinta Armata, ma Robert, uomo del tutto dedito al lavoro e acciaccato dalla vita, sembra non ricordare molto di quel periodo. E così, quando si presenterà nella sua stanza d’albergo tale Antonio Jasiello (Marcello Mastroianni), il quale lo ha riconosciuto in tv, rammentando quel militare che quarant’anni addietro ebbe una relazione con sua sorella Maria, Robert si dimostrerà piuttosto brusco e scortese, con grande sconforto dell’amico di un tempo. Ma il riprendere contatto con la città, il rivedere quei luoghi dove era stato felice con Maria, faranno sì che l’irreprensibile uomo d’affari si riavvicini ad Antonio, venendo inoltre a scoprire una particolare messinscena perpetrata da quest’ultimo, il quale ha dato sfogo alle proprie velleità artistiche e cercato di confortare la sorella scrivendole negli anni tutta una serie di lettere che vedevano Robert spericolato reporter in varie parti del mondo. Continua a leggere

Addio ad Ettore Scola

Ettore Scola (ansa)

Ettore Scola (ansa)

Il mondo del cinema piange la scomparsa dell’ultimo maestro della commedia all’italiana, lo sceneggiatore, regista e produttore cinematografico Ettore Scola (Trevico, Avellino, 1931), morto ieri, martedì 19 gennaio, a Roma, un autore che attraverso le sue opere ha saputo narrare la storia del nostro paese con attente annotazioni storiche, sociologiche e politiche delineate grazie a sceneggiature particolarmente cesellate (spesso scritte in collaborazione con Ruggero Maccari e il duo Age & Scarpelli) e ad una regia attenta tanto all’aspetto visivo quanto ad offrire il giusto risalto alle interpretazioni degli attori.

15591I film di Scola sono sempre stati caratterizzati da un ampio respiro cinematografico, capace di travalicare gli italici confini, come testimoniano gli importanti riconoscimenti ottenuti anche all’estero, in virtù appunto della suddetta felice combinazione fra un attento lavoro di scrittura ed un afflato visivo il più delle volte improntato alla libera espressione della sintassi cinematografica.
Penso agli splendidi, elegiaci, intarsi temporali di C’eravamo tanto amati (1974, Premio César come miglior film straniero, fra gli altri riconoscimenti), sottolineati dalle musiche di Armando Trovajoli, con un memorabile e simbolico passaggio dal bianco e nero al colore, ma anche a Ballando ballando (Le bal, 1983), che attraversa quasi 50 anni di storia francese avvalendosi del solo apporto combinato di musica, costumi e scenografie, senza dialoghi. Continua a leggere

Guardie e ladri (1951)

1Foro romano, secondo dopoguerra:due ladruncoli, Ferdinando Esposito (Totò) ed Amilcare (Aldo Giuffrè), tirano a campare organizzando piccoli furti e truffe, come proporre la classica patacca ad un turista americano (Williams Tubbs), il quale, scoperto il raggiro, cerca invano di inseguirli.
Tentano poi di approfittare della distribuzione di pacchi dono da parte di una associazione benefica, ma il benefattore è proprio l’americano truffato, che riconosce Esposito.
Inizia così un lungo inseguimento, in cui è coinvolto il brigadiere Bottoni (Aldo Fabrizi), dapprima in auto e poi a piedi attraverso la campagna romana, al termine del quale il ladro è arrestato, ma riesce scaltramente a fuggire.
Bottoni viene sospeso dal servizio e rischia di perdere il posto, a meno che, con mezzi propri, entro tre mesi, non riesca a riacciuffare il furfante; inizia le ricerche, in borghese, ne individua l’abitazione e cerca di avvicinare la famiglia, fino a quando i rispettivi componenti non stringeranno amicizia … Continua a leggere

Il francese per tutti

aCe l’ho sulla punta della lingua! C’est difficile! II futuro di venire …
“Sì …”
Je verrai, vous verras, il verrà. Glielo ho fatta…
“Tutti, tutti ci cascano … Je verrai è il futuro di voir, vedere! Io verrò fa Je viendrai”.
Je viendrai! Sì, sì! Je viendrai! Dice verrai, dice… Verrai non esiste. Je viendrai! Je viendrai!
“Basta! Mi traduca ora questa frase: Il giardino di mia zia è pieno di fiori”.
1Le jardinLe jardin… Le jardin de ma mère
“Io ho detto di mia zia, non di mia madre”.
Je suis désolé monsieur le professeurExcuse me colonnelJe fait confusion … Siccome era mia madre che aveva il giardino … Mia zia abitava al terzo piano …
“Non faccia lo spiritoso!”
Je l’ai dit pour la cronaca, è vero..”.
“Risponda alla domanda, traduca!”
2Le jardinLe jardinDe la soeur de ma mère
“Le ho detto mia zia!”
Eh … Beh … La sorella della mamma è la zia …
Mia zia! Traduca”.
Le jardin…De ma zi
“Zi?”
Zii”.
“Zii?”
Ziii
“No!”
No”.
“E allora?”
Osteria, c’est difficileContinua a leggere

Luciano Vincenzoni (1926-2013)

Luciano Vincenzoni

Luciano Vincenzoni

Ci lascia Luciano Vincenzoni (Treviso, 1926), morto a Roma la notte di domenica 22 settembre. Tra i migliori sceneggiatori del nostro cinema, oltre a felici incursioni nei vari generi ne ha accompagnato il passaggio dalla fase del neorealismo a quella della commedia all’italiana, riuscendo al riguardo a far convivere come pochi nelle sue scritture intuizione, abilità d’osservazione e capacità visionaria, col risultato di uno sfaccettato ritratto della vita di provincia e la cultura di cui questa si alimentava, fra antichi retaggi e novità in dirittura d’arrivo.

gggrwbIl suo debutto risale al 1954, quando scrisse un soggetto da cui venne tratta la sceneggiatura della commedia Hanno rubato un tram (opera di Mario Bonnard, Ruggero Maccari ed Aldo Fabrizi, anche regista ed interprete), mentre appena due anni più tardi iniziò a lavorare con Pietro Germi ed insieme ad Alfredo Giannetti diede vita a Il ferroviere: una collaborazione quella tra Vincenzoni e il regista genovese che s’interruppe bruscamente dopo una lite, per poi riprendere negli anni ’60, quando i due fondarono la società RPA e con Age & Scarpelli realizzarono nel ‘64 il feroce Sedotta e abbandonata, grottesco apologo morale con location siciliana, pamphlet volto a scardinare retrograde mentalità.
Un film molto più duro ed impietoso rispetto al precedente Divorzio all’italiana (’61), anch’esso ambientato in Sicilia, e che va a costituire insieme a Signore & signori, ’66, i cui protagonisti appartengono il mondo della provincia del Nord-Est italico, un’ideale trilogia. Anche qui non vengono concessi sconti a nessuno, dando vita ad un’acre farsa che è tra le opere più complesse e complete tanto di Germi che di Vincenzoni.

Vittorio Gassman e Alberto Sordi ne “La grande guerra”

Vittorio Gassman e Alberto Sordi ne “La grande guerra”

Ma vi è un film in particolare di Vincenzoni che non va assolutamente dimenticato, ed è La grande guerra, scritto nel ‘59 insieme ad Age & Scarpelli e al regista Mario Monicelli, dove si affronta il tema della Prima Guerra Mondiale senza alcuna retorica: nessuna celebrazione d’ intrepidi eroi, protagonista è la gente comune, mandata a morire in condizioni miserevoli.
Lo si nota già dai titoli di testa, con immagini in primo piano di scarponi immersi nel fango, del rancio, delle sigarette preparate con avanzi di tabacco, delle lettere da casa, dettagli che evidenziano la scelta di narrare la guerra dal punto di vista della trincea. Le grandi interpretazioni di Alberto Sordi e Vittorio Gassman, così come quelle offerte dall’intero cast, l’uso del cinemascope, il dispiego di grandi masse, l’accurata ricostruzione storica, ne fanno un’opera spettacolare e un coinvolgente affresco corale.
Il film ottenne il Leone d’oro alla 20ma Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nel ’59, ex aequo con Il generale Della Rovere di Roberto Rossellini.

bbbbLa grande guerra può vantare inoltre una sorta di remake in chiave western, perché gli stessi sceneggiatori (cui si aggiunse Sergio Donati) sulla base di quella originaria scrittura diedero vita nel ‘66 al terzo capitolo della Trilogia del dollaro di Sergio Leone, Il buono, il brutto e il cattivo: complice la precisa ed accurata ricostruzione storica, la violenza assume toni parossistici e meno surreali rispetto al consueto standard leoniano, si ritrova quella commistione fra toni epici, commedia e riflessione che mette in risalto i lati più grotteschi, tragici ed assurdi di ogni conflitto e si punta sui toni della farsa e della beffa. D’altronde Vincenzoni un anno prima aveva già scritto con Leone Per qualche dollaro in più, prediligendo rispetto al capostipite Per un pugno di dollari una narrazione più asciutta, lineare e tesa, attenta all’approfondimento psicologico dei personaggi principali, unendo all’atmosfera da west di frontiera i toni da commedia del cinema italiano.

bvnvnxfgnUltima collaborazione di Vincenzoni col regista romano fu Giù la testa, ’71, scritto insieme a Donati, visivamente affascinante ma forse un po’ troppo verboso nei dialoghi. A testimonianza del suo eclettismo vanno menzionate altre scorribande nei vari generi, ora con tendenze innovative (come la commedia volta al giallo Crimen, ’60, Mario Camerini, o la denuncia sociale espressa ne La cuccagna, ’64, Luciano Salce), ora meno incisive (Gli eroi, ’73, Duccio Tessari), le collaborazioni con Carlo Lizzani (Il gobbo,’60; Roma bene, ’71) ed Elio Petri (Un tranquillo posto di campagna, ‘68), mantenendo sempre una certa vitalità inventiva tra gli anni ‘70 (Piedone lo sbirro, ‘73, e La poliziotta, ’74, entrambi di Steno) ed ’80 (Il conte Tacchia, ’82, Sergio Corbucci; Casablanca, Casablanca, ’85, Francesco Nuti), con qualche incursione anche in film americani come L’orca assassina (Orca, ’77, Michael Anderson) o Codice Magnum (Raw Deal, ’86, John Irvin).
Giuseppe Tornatore nel 2000 da un vecchio soggetto di Vincenzoni ricavò il plot di Malena, da considerarsi quindi come l’ultimo lavoro di uno sceneggiatore capace di credere sino in fondo ad un certo tipo di cinema, che faceva leva su di una scrittura scaturente da un attenta visione della realtà, lungimirante e dai toni tanto amaramente cinici quanto straordinariamente veri, senza alcun compiacimento di sorta.