Archivi tag: Rocco Papaleo

Che vuoi che sia

locandinaMilano, oggi. Anna (A. Foglietta) e Claudio (Edoardo Leo) sono una coppia come tante, professoressa di matematica lei, supplente, ingegnere informatico lui, con un brillante progetto in mente, un’ inedita piattaforma web, lavoro advisor, che fatica però a trovare i finanziamenti necessari al suo lancio, 20mila euro, anche con una suggerita campagna di crowfunding.
I due hanno già accantonato molti progetti di vita, dal matrimonio alla nascita di un figlio e vanno avanti senza particolari rinunce ma soffocando comunque qualsiasi aspirazione che travalichi i confini di una rituale ordinarietà.
E’ Claudio in particolare ad apparire sempre più rancoroso, disilluso, stanco di tirare a campare riparando computer infetti all’interno del negozio dello zio di Anna, Franco (Rocco Papaleo), fotografo, loro ospite (pagante), temporaneamente separato dalla moglie Ivana (Marina Massironi).
Una sera, nel tornare a casa reduci da una festa, complice qualche cicchetto di troppo, Claudio ed Anna lanciano su internet una proposta che sembra essere del tutto in linea con le aspettative del popolo web, almeno dei suoi componenti più “alla mano” sintetizzando le biascicanti invettive dell’uomo: una volta raggiunta la cifra necessaria per il lancio della menzionata piattaforma gireranno e daranno in pasto all’etere un video porno che li vedrà protagonisti. Continua a leggere

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Venezia 73: “Orecchie” di Alessandro Aronadio in Prima Mondiale a “Biennale College”

Daniele Parisi

Daniele Parisi

Sarà presentato in anteprima mondiale alla 73ma Mostra Internazionale d’ Arte Cinematografica di Venezia, nell’ambito di Biennale College, Orecchie, lungometraggio scritto e diretto da Alessandro Aronadio (Due vite per caso) e interpretato da un ricco cast, che comprende il protagonista, Daniele Parisi, al suo esordio al cinema e Silvia D’Amico, Pamela Villoresi, Ivan Franek, Rocco Papaleo, Piera Degli Esposti, Milena Vukotic, Andrea Purgatori, Massimo Wertmüller, Niccolò Senni, Francesca Antonelli, Sonia Gessner e Paolo Giovannucci. Un piccolo film dai toni grotteschi, girato in bianco e nero e destinato a diventare un cult della kermesse.
Un uomo si sveglia una mattina con un fastidioso fischio alle orecchie.
Un biglietto sul frigo recita: “È morto il tuo amico Luigi. P.S. Mi sono presa la macchina”. Il vero problema è che non si ricorda proprio chi sia, questo Luigi. Inizia così una tragicomica giornata romana on the road a piedi alla scoperta della follia del mondo, una di quelle giornate che ti cambiano per sempre. Continua a leggere

“Roma CityFest”, da oggi il via alle masterclass

Fondazione Cinema Per RomaDopo il successo ottenuto lo scorso anno, riprendono da oggi, lunedì 25 gennaio, per proseguire fino al 18 aprile, le attività di CityFest, il contenitore di eventi culturali realizzato dalla Fondazione Cinema per Roma. Nell’ambito del programma di Cinema al MAXXI, presso il citato Museo delle Arti e nelle sale del cinema My Cityplex Savoy (grazie alla collaborazione tra Filmauro e la Fondazione), avranno luogo sei masterclass, curate da Mario Sesti, responsabile dei Progetti Speciali di CityFest, i quali vedranno protagonisti grandi autori e attori cinematografici, interpreti di talento e personalità del mondo dell’arte e della cultura, così da offrire spazio ad un un viaggio che, partendo dal puro piacere per il cinema, avrà modo di incontrare diverse strade attraverso la scoperta del linguaggio, della tecnica e della passione da cui nasce e si sviluppa la Settima Arte. Ad inaugurare il nuovo ciclo di appuntamenti Sergio Castellitto, interprete, regista e sceneggiatore fra i più apprezzati del panorama italiano ed europeo, che incontrerà il pubblico oggi alle ore 21 presso il cinema My Cityplex Savoy. Continua a leggere

Il nome del figlio

hghTratto dalla pièce teatrale Le prénom di Alexandre De la Patellière e Matthieu Delaporte, autori anche dell’omonima trasposizione cinematografica del 2012 (da noi uscita col titolo Cena fra amici), Il nome del figlio si è rivelato alla visione una piacevole e pregevole sorpresa, vuoi per la regia di Francesca Archibugi, agile, ariosa ed inventiva, che riesce a movimentare non poco l’impatto teatrale originario, vuoi, in particolare, per una cesellata sceneggiatura, opera della stessa regista e di Francesco Piccolo.
Quest’ultima mi è apparsa perfettamente integrata tanto con ogni singola performance attoriale, quanto volta ad una compiuta coralità.
Al riguardo è avvertibile, almeno questa è stata la mia sensazione, un piacevole sapore estemporaneo, da resa recitativa immediata, pur nell’evidente accurata e certosina costruzione del film nel suo insieme, compresi tutti gli elementi tecnici, con un plauso particolare alla fotografia (Fabio Cianchetti), alla scenografia (Alessandro Vannucci), e al ben calibrato montaggio (Esmeralda Calabria). Continua a leggere

La scuola più bella del mondo

(Movieplayer)

(Movieplayer)

Acerra, Campania. La scuola media Enzo Tortora è un edificio sgarrupato, dove, fra l’altro, l’aula dei professori è situata all’interno dei servizi igienici per gli alunni. Il corpo insegnante è del tutto rassegnato allo stato delle cose, come il professore Gerardo Gergale (Rocco Papaleo), che nella vita voleva svolgere tutt’altra professione (fumettista), il quale lascia i ragazzi allo stato brado, isolandosi con fare rassegnato e disilluso dalle loro problematiche, preferendo ascoltare musica e immaginare un mondo a misura di cartone animato. Sembrano credere ancora alla loro missione educatrice la collega Wanda Pacini (Angela Finocchiaro) e, soprattutto, il preside Arturo Moscariello (Lello Arena), intento a spedire missive al Presidente della Repubblica per portarlo a conoscenza della grave situazione. Tutta altra aria, tra efficienza e produttività, si respira alla scuola media Giovanni Pascoli, a San Quirico D’Orcia, in Toscana, diretta dal preside Filippo Brogi (Christian De Sica), al quale sta a cuore la vittoria all’annuale concorso organizzato per premiare il migliore istituto.
Insieme alla professoressa Margherita Rivolta (Miriam Leone) e con il consenso del sindaco, organizza quindi un incontro all’insegna del politicamente corretto, con gli studenti di Accra, capitale del Ghana, Africa.
Peccato che l’invito venga inviato dal bidello (Nicola Ricagnese), accettando il suggerimento del correttore automatico, al suddetto istituto di Acerra, dove viene scambiato per la risposta del Capo dello Stato … Continua a leggere

La buca

la bucaMi ha piacevolmente sorpreso la visione del film La buca, seconda regia autonoma di Daniele Ciprì dopo E’ stato il figlio (2012) e le precedenti realizzazioni in coppia con Franco Maresco, in primo luogo per la capacità di dare vita, già in fase di scrittura (la sceneggiatura è opera dello stesso Ciprì, insieme ad Alessandra Acciai, Massimo Gaudioso e Miriam Rizzo), ad una particolare favola dai toni grotteschi e surreali, sospesa in un’intenzionale e ricercata astrazione di tempo e luogo, movimentata da un intrigante melange di più generi cinematografici (il buddy movie e il cinema americano degli anni ’40-’50, la classica commedia all’italiana, il giallo) ed infine circoscritta in una disamina sagace e tagliente di certo malcostume italico, senza sconto alcuno. La mai indomita arte d’arrangiarsi avvolge nelle sue spire anche i puri di cuore e i semplici di spirito, inclini ad assecondare la logica del profitto istantaneo, adeguandosi ad essa senza colpo ferire, approfittando della distanza propria della legge scritta dal concetto di giustizia, fino al suo adattamento “pratico” alle circostanze più varie. Continua a leggere

Un boss in salotto

1Nord Italia. In una villetta linda e pinta, uguale a tante altre che le stanno intorno, vive la famiglia Coso: Cristina (Paola Cortellesi), casalinga ispirata, che sin dal risveglio inneggia proclami su efficienza e massima operatività, rivolti sia ai due pargoli, Vittorio (Saul Nanni) e Fortuna (Lavinia De’ Cocci), sia al marito Michele (Luca Argentero), il quale lavora come addetto marketing presso le locali Imprese Edili Manetti, in attesa di una probabile promozione. Al raggiungimento dell’avanzamento di carriera la donna collabora alacremente, cercando di attirare l’ attenzione della signora Doriana (Angela Finocchiaro), vera manager delle suddette imprese, ereditate dal padre, nonostante al posto di comando vi sia il consorte Carlo (Ale – Alessandro Besentini), non particolarmente dotato di acume finanziario.
A sconvolgere la tranquilla esistenza della sunshine family, ecco il passato ripresentarsi a Cristina nelle vesti del fratello Ciro (Rocco Papaleo) che la donna, Carmela all’anagrafe, ha fatto credere morto ai familiari, così da eliminare definitivamente ogni riferimento alle proprie origini meridionali.
Sospettato di associazione a delinquere di stampo camorristico, in attesa del processo, il presunto boss ha indicato proprio la dimora della sorella come luogo per adempiere agli arresti domiciliari …

Paola Cortellesi

Paola Cortellesi

L’anno nuovo non inizia sotto i migliori auspici per la commedia italiana: nonostante la strategia distributiva di smarcarsi dalle abituali nostrane uscite in salsa natalizia, Un boss in salotto, sceneggiato e diretto da Luca Miniero, non si discosta più di tanto dalle realizzazioni che lo hanno preceduto in sala. Sotto le ormai consuete toppe, variamente denominate (“piacevolezza complessiva”, “valide prove attoriali”, “incassi elevati”), si nasconde un vestito ormai consunto, la riproposizione della contrapposizione Nord- Sud già delineata dal regista nel dittico Benvenuti al Sud/Benvenuti al Nord, con i felici risultati espressi nel primo titolo (fedele remake del francese Giù al Nord, 2009, Bienveneu chez les Ch’its, 2009, Dany Boon) malamente tesaurizzati nel secondo. Un tema caro a Miniero, che lo aveva affrontato, con riusciti toni stranianti e surreali, sin dai tempi di Incantesimo napoletano, co-diretto con Paolo Genovese nel 2002. Il film ha un avvio abbastanza lento nel presentare le carte in tavola, la raffigurazione di una nordica provincia tutta produttività ed efficienza, al cui interno la famiglia Coso è ormai integrata, grazie soprattutto alla ferma determinazione di Cristina, ben rappresentata da una Cortellesi sicuramente brava, ma che qui deve fare i conti con un’impostazione del personaggio sin troppo forzata nella proposizione di triti clichés. Continua a leggere