Archivi tag: Renato Carpentieri

La tenerezza

Napoli, oggi. Lorenzo (Renato Carpentieri) è un anziano avvocato, scorbutico e scostante, intrattiene pessimi rapporti sociali e manifesta un’ostentata indifferenza nei confronti dei figli, Elena (Giovanna Mezzogiorno) e Saverio (Arturo Muselli), questi ultimi spesso in contrasto fra di loro, pur esternando un comune risentimento verso il genitore, dalle diverse sfumature ma comunque  basato sul reciproco conflitto. Sulle spalle del burbero professionista grava un passato non propriamente adamantino, tanto sul piano professionale, dove sotterfugi e vari accordi sottobanco nella composizione di tanti incidenti stradali sono stati praticamente all’ordine del giorno, quanto su quello affettivo, una moglie mai amata con sincero trasporto e sulla cui morte ha probabilmente gravato anche il dispiacere che il consorte avesse un’amante.
Reduce da un infarto, refrattario ad ogni possibile assistenza o aiuto da parte dei familiari, Lorenzo sembra affacciarsi nuovamente alla vita, mantenendo sempre la ruvidezza di fondo, una volta conosciuta Michela (Micaela Ramazzotti), giovane donna che da Trieste è venuta ad abitare nell’appartamento di fronte al suo, insieme al marito Fabio (Elio Germano), ingegnere navale e ai loro due bambini. Continua a leggere

“La tenerezza” di Gianni Amelio titolo d’apertura del Bif&st 2017

La tenerezza di Gianni Amelio aprirà l’ottava edizione e mezza del Bif&st, il Bari International Film Festival (22-29 aprile).
Il film, una produzione Pepito Produzioni con Rai Cinema, sarà presentato in anteprima mondiale nella sezione Anteprime Internazionali, sabato 22 aprile alle 21.30 al Teatro Petruzzelli, alla presenza del regista Gianni Amelio e dei protagonisti Elio Germano, Micaela Ramazzotti, Giovanna Mezzogiorno e Renato Carpentieri.
La distribuzione nelle sale italiane, a cura di 01 Distribution, avrà luogo dal 24 aprile.
Presidente della kermesse cinematografica pugliese, ideata e diretta da Felice Laudadio, è la regista Margarethe von Trotta, presidente onorario è Ettore Scola.

Caro diario (1993)

dsqePiù che per i toni autobiografici, sempre presenti nelle sue opere, Caro diario rappresenta un punto di svolta nella carriera di Nanni Moretti per il suo porsi al pubblico in prima persona, senza l’alter ego Michele Apicella. Sceneggiatore, regista ed interprete, Nanni divide il film in tre distinti episodi:In vespa affida alle pagine del suo diario la confidenza di “una cosa che gli piace fare più di tutte”, girare per le strade di Roma in scooter, specie ad agosto, poco traffico e possibilità di osservare i particolari dei vari quartieri, il mutare dell’edilizia con il passare degli anni, immaginare chi vi abita, esternare i propri pensieri alle poche persone che vi sono in giro, il desiderio di “ballare e non veder ballare”. Va al cinema, e non gli vanno giù certi film italiani “generazionali”, con i protagonisti, ex sessantottini, che si piangono addosso, e gli horror-splatter americani osannati da certa critica. L’episodio si conclude ad Ostia: un lungo e silente piano sequenza, con la sola musica di fondo, ci conduce al luogo dove fu ucciso Pasolini, un prato incolto e un brutto monumento a ricordare uno dei più lucidi e liberi intellettuali italiani.

Isole: la necessità di concentrarsi porta Nanni a Lipari, dove abita l’amico Gerardo (Renato Carpentieri), che da 11 anni non guarda la tv e studia l’Ulisse di Joyce. Ma l’isola è rumorosa e i due vanno a Salina, dominata dai figli unici, i cui genitori seguono come un’ ideologia i loro capricci.
La ricerca di tranquillità li porta ad Alicudi, ma Gerardo ha intanto riscoperto la tv, che qui non c’è, per cui fugge via, rinnegando a voce alta tutto ciò in cui credeva di credere.

Medici, il più diretto dei tre episodi, parte con il vero filmato di una seduta di chemioterapia cui Nanni si sottopone, per raccontarci, lucida anamnesi, il suo peregrinare dal “principe dei dermatologi” alla medicina cinese, iniziato con un prurito notturno e terminato con un tumore benigno al sistema linfatico, scoperto causalmente, dopo tante prescrizioni di medicine inutili ed esami stressanti.

Più che egocentrismo, il parlare di sè di Nanni è qui un continuo mettere in discussione i suoi vezzi e le sue idiosincrasie: restando ferme le caratteristiche di “diversità” ed “autarchia” nella personale visione del mondo, e lo sguardo critico e sardonico, il furore iconoclasta si fa meno accentuato.
In un mondo dominato dal caos dei valori, dove le armi dell’ideologia, pur elevate a livello fideistico, non bastano più per poter vivere decentemente, l’importante è essere se stessi, consci della propria diversità e di dove questa ti può portare, alla solitudine o ad essere parte consapevole di una minoranza di persone. Semplice come bere un bicchiere d’acqua, che Nanni, sguardo volto alla macchina da presa, manda giù a fine film: “non si sa perchè ma al mattino, a digiuno, fa comunque bene”.