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“Into The Magic”, l’urlo felice della 47ma edizione del Giffoni Film Festival

4.600 giurati provenienti da 52 Paesi: saranno loro gli indiscussi protagonisti della 47ma edizione del Giffoni Film Festival, in programma da oggi, venerdì 14, fino a sabato 22 luglio. La kermesse ideata e diretta da  Claudio Gubitosi ha quest’anno come tema guida, scelto dalla community di Giffoni Experience, Into The Magic, espressione dell’urlo felice di chi vuole tuffarsi nell’esperienza Giffoni, da tantissimi ragazzi definita, appunto, Magica, vuoi per gli incontri fra generazioni e terre distanti, vuoi  per le storie cinematografiche che propone da sempre e che illuminano mondi altrimenti invisibili, sconosciuti dando vita ad un’esperienza capace di ripetersi ogni anno così simile a se stessa e così indicibilmente diversa. L’immagine del Festival è stata affidata alle mani del maestro Mimmo Paladino, pittore, scultore e incisore le cui opere sono collocate in alcuni tra i principali musei internazionali (fra gli altri, il Metropolitan Museum of Art di New York).  Le sezioni del festival sono: Elements +3 (dai 3 ai 5 anni), Elements +6 (dai 6 ai 9 anni), Elements +10 (da 10 ai 12 anni), Generator +13 (dai 13 ai 16 anni), Generator +16 (dai 16 ai 17 anni), Generator +18 (18 anni in su), Gex Doc (sezione dedicata a docenti e filmgoers) e Parental Control – Destinazione Italia (rivolta a tutta la famiglia), per un totale di 101 i titoli tra lungometraggi, cortometraggi e documentari, selezionati tra oltre 4500 opere ricevute in preselezione pronti a contendersi i Gryphon Award, i cui temi spaziano dalle atrocità della guerra alla complessità dei primi amori, passando per l’ostinazione e la voglia di realizzare un sogno, affermando il proprio “io” nel passaggio dall’infanzia all’età adulta. Continua a leggere

Minions

1C’era una volta, nella notte dei tempi, quando tutto prendeva forma e vita, un organismo cellulare dal caratteristico colore giallo.
Da qui venivano fuori man mano numerosi esseri della stessa tonalità, il corpo simile ad una capsula medicinale, dotati di due occhi o di uno solo e dalla particolare parlata, in apparenza incomprensibile ma dalla valenza universale. Una volta preso contatto con la superficie terrestre, le strane creature intuirono ben presto, nomen omen (Minions, ovvero tirapiedi), come il destino avrebbe loro arriso nel condividere l’incedere terreno con l’essere vivente più forte e, soprattutto, dotato di una buona dose di cattiveria. Peccato che, iniziando dal Tyrannosaurus Rex e facendo poi conoscenza con la specie umana, al servizio di personalità quali Nosferatu o, buon ultimo, Napoleone Bonaparte, il loro eccesso di zelo, definiamolo pure così, andasse a creare delle irrimediabili incomprensioni con i  datori di lavoro, pur con qualche geniale accomodamento in corso d’opera (è grazie ai Minions, che, per esempio, le piramidi sono arrivate fino a noi con l’impostazione attualmente conosciuta). Continua a leggere

Cattivissimo me 2

xcvbsdfbsdfg Voltate ormai le spalle alla reputazione da cattivo e dimenticato il rapimento della luna, Gru è diventato un premuroso papà, prodigo di attenzioni nei confronti delle sue tre figlie adottive, l’adolescente Margo, la piccola peste Edith ed infine la dolce Agnes, della quale si sta festeggiando il compleanno insieme a tutto il vicinato. Il nostro, sempre assistito dai fedeli Minions e dal professor Nefario, ha convertito il laboratorio in un’attività imprenditoriale, la produzione delle “marmellose”, gelatinoso concentrato “tutti frutti”, anche se la ricetta necessita di qualche miglioria, come fanno intuire le reazioni non proprio entusiaste dei gialli aiutanti nella veste di assaggiatori ufficiali. Ben presto Gru dovrà mandar giù l’addio di Nefario, nostalgico di gloriose (e cattive) imprese, ed inoltre, prelevato (letteralmente) dall’agente Lucy Wilde dell’AVL (Anti Villain League, Lega Anticattivi) si troverà coinvolto in una delicata operazione: individuare il colpevole del furto di un intero laboratorio con base al Circolo Polare Artico, al cui interno si sperimentava un agente patogeno, capace di trasformare ogni essere vivente in un mostro …

Edith, Gru, Agnes e Margo

Edith, Gru, Agnes e Margo

Sequel del bel film d’animazione del 2010, Cattivissimo me 2 ne conferma il valido team riguardo regia (Pierre Coffin, Chris Renaud) e sceneggiatura (Ken Daurio e Cinco Paul), capace di mettere in scena un’impagabile armonia fra sana follia ed una certa sensibilità culturale, oltre a miscelare abilmente più elementi pop di varia provenienza (fumetti, teatro, cinema, televisione, arte moderna), trovando un punto d’incontro fra pragmatismo commerciale made in Usa (produzione Illumination Entertainment, per conto della Universal) e creatività europea (lo Studio Mac Guff, in Francia) . Forte di un particolare disegno, sempre sospeso fra il grottesco e il caricaturale ma allo stesso tempo attento ad ogni più piccolo dettaglio (la fattura degli abiti, per esempio), il film si sostanzia come una colorata pellicola d’intrattenimento, che unisce elementi propri della commedia romantica (in particolare quella americana degli anni ’50 con protagonista Doris Day) ed altri tipici dei film di spionaggio (la citazione esplicita a James Bond 007, l’auto che si trasforma in sottomarino come in La spia che mi amava, ’77, Lewis Gilbert, o la sede dell’AVL simile a quella dello Mi6).

Agnes

Agnes

La narrazione abbastanza lineare è ravvivata da una girandola di guizzanti trovate che, come già accaduto in altri film d’animazione, riecheggiano tanto le comiche del cinema muto quanto, soprattutto, la cara vecchia serie Looney Tunes della Warner Bros. nell’iperbole cinetica e surreale di molte situazioni.
Certo, la definitiva caratterizzazione di Gru volta al buono può suscitare sconcerto, anche se in qualche occasione non manca d’esternare battute sarcastiche in ricordo dei vecchi tempi (come quella rivolta ad una bambina durante la citata festa di compleanno, nei panni della“Principessa delle fate”*) ed inoltre lo script riesce a farne venir fuori ogni recondita piega del suo intimo più profondo (fondamentale per comprenderne la pur mitigata misantropia è il flashback relativo ad un particolare momento della sua infanzia), anche nel rapporto instaurato con le tre bambine, ognuna alle prese con ben precisi problemi legati all’età e a determinate fasi di passaggio (dalla prima cotta di Margo all’indeterminatezza di Edith, senza dimenticare la più piccola Agnes e il suo avvertire la mancanza di una madre, piuttosto struggente).

Lucy Wilde

Lucy Wilde

Molto riuscito anche il personaggio dell’agente segreto Lucy, donna dal portamento elegante, apparentemente svagata ma in realtà ferma e risoluta (la scena del “prelievo” di Gru, fra impiego di buone maniere e rossetto elettrizzante è esilarante), con una romantica dolcezza di fondo che l’accomuna al nasuto protagonista maschile, mentre El Macho, cattivone di turno, appare frutto della combinazione, un po’ macchiettistica, di vari stereotipi, non solo filmici.
Ma ciò che risalta in particolar modo è l’anarchico fluire delle gesta dei Minions, che si offrono al pubblico in più vesti e sempre parlando nel loro caratteristico idioma, apparentemente incomprensibile ma dal valore universale (un vero e proprio grammelot composto da varie espressioni in cui possono riconoscersi tante lingue, ricordate il personaggio La Linea di Osvaldo Camaldoli?), rubando spesso la scena con una serie di numeri ben studiati, anche musicali (I Swear o l’incontenibile Y. M. C. A. nella sequenza finale) ed anticipando così il ruolo da protagonisti che avranno a breve in un film a loro dedicato (al riguardo, non alzatevi dalla poltrona prima dello scorrere dei titoli di coda).

I Minions in pausa pranzo

I Minions in pausa pranzo

In conclusione, una riuscita favola moderna, che, pur con qualche momento d’impasse (la fase sentimentale di Gru) e un procedere spesso per accumulo, mantiene quel che promette, trasmettere l’evidente divertimento dei suoi autori al pubblico e coinvolgerlo così in un clima di genuina spensieratezza.
E’ quanto basta per uscire dalla sala, una volta tanto, col sorriso sule labbra e l’animo leggero, cavalcando la sensazione che almeno per un’ora e mezza il tempo si sia piacevolmente fermato, tornando piccini come la piccola Agnes (“non crescere mai” le sussurra Gru augurandole la buonanotte), spalancando gli occhioni di fronte al mondo, accogliendo l’inverosimile con stupore e disincanto. Visti i tempi, una vera e propria eversione.

*“Sono io Campa … Grullino! La più magica principessa delle fate di tutte.(…)”
“Com’è che sei diventata così grassa?”
“Perché…La mia casa è fatta di caramelle! E a volte le mangio invece di affrontare i miei guai!”.
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