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“Orecchie”, dalla Laguna con ironia

Esce oggi in sala, giovedì 18 maggio, Orecchie, film scritto e diretto da Alessandro Aronadio, che ha avuto il suo esordio alla 73ma Mostra Internazionale d’ Arte Cinematografica di Venezia, nell’ambito di Biennale College dove ha conseguito tutta una serie di riconoscimenti, quali il Premio NuovaImaie Talent Award come Miglior Attore Emergente al protagonista Daniele Parisi e il il Premio ARCA CinemaGiovani per il Miglior Film Italiano a Venezia (una giuria di più di 50 ragazzi, tra i 18 e i 26 anni, provenienti da Italia, Francia e Tunisia), mentre la Giuria del Premio FEDIC (Federazione Italiana dei Cineclub), gli ha attribuito una Menzione Fedic – Il Giornale del Cibo, destinata all’opera che propone la scena più significativa legata al cibo e alla alimentazione. Orecchie ha poi ottenuto il Premio del Pubblico e il Premio per il Miglior Attore al Monte-Carlo Film Festival de la Comédie, cui va ad aggiungersi il Premio Ettore Scola al Bari International Film Festival 2017.
Un film sorprendente, in particolare considerando gli attuali parametri della commedia nostrana, sia da un punto di vista meramente tecnico che contenutistico, prodotto con 150mila euro, dai toni piacevolmente grotteschi, girato in bianco e nero, ed idoneo ad esternare una riflessione dolceamara sulla vita e l’illusorietà che le è propria nel connotare anche la più rosea aspettativa, come ebbi modo di scrivere nella mia recensione, che ripropongo qui di seguito. Continua a leggere

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Bologna brilla “Sotto le stelle del cinema”

untitledAncora pochi giorni (il via venerdì 20 giugno) e la Piazza Maggiore di Bologna tornerà ad assumere la veste di una suggestiva “sala cinematografica”, accogliendo la kermesse Sotto le stelle del cinema, prolungando per questa edizione il calendario fino al 14 agosto: la Cineteca di Bologna, nell’ambito di bè bolognaestate, offrirà per cinquantuno serate, a partire dalle ore 21.45, un cartellone ricco di grandi film, spaziando dal cinema classico (previsti omaggi a Peter Sellers, Nino Manfredi, François Truffaut) alle produzioni più recenti, in previsione inoltre della presenza di numerosi ospiti, fra i quali Emir Kusturica, sabato 21 giugno per la proiezione di Ti ricordi di Dolly Bell?, suo lungometraggio d’esordio nel 1981, Pupi e Antonio Avati, domenica 22 giugno, quando sarà proiettato La casa delle finestre che ridono, 1976, ed inaugurata la mostra Pupi Avati. Parenti, amici e altri estranei. O, ancora, Giuseppe Tornatore, che lunedì 30 giugno presenzierà alla proiezione della versione restaurata di Salvatore Giuliano, girato da Francesco Rosi nel 1962, Piera degli Esposti (per il documentario Tutte le storie di Piera, 2013, Peter Marcias), Ettore Scola (per La più bella serata della mia vita, 1972, sempre in versione restaurata). La serata inaugurale sarà affidata al film-documentario-concerto Pink Floyd a Pompei, 1974, di Adrian Maben, insieme ad un altro raro film del regista, Chit Chat with Oysters, che ritrae la citata band in momenti informali, mentre quella di chiusura vedrà la proiezione de Il sorpasso (Dino Risi, 1962). Continua a leggere

Peter O’Toole (1932-2013)

Peter O'Toole

Peter O’Toole

Ci ha lasciato Peter Seamus O’Toole, morto lo scorso sabato, 14 dicembre, presso il Wellington Hospital di Londra, grande attore cinematografico e teatrale irlandese (Connemara, Contea di Galway, 1932), capace di esprimere il proprio talento in molteplici ruoli, spaziando fra i vari generi sempre mantenendo intatte eleganza e modalità di porsi in scena, estremamente fluide e naturali.
Entrambe poi andavano ad aggiungersi ad uno sguardo capace di caratterizzare, con eguale intensità e sempre inedite sfumature, le diverse interpretazioni, suddivise, all’insegna della duttilità, tra dramma, ironia e romanticismo.
Nell’estate del 2012 aveva annunciato il suo ritiro dalle scene (“la passione se n’è andata e non tornerà”, aveva dichiarato alla rivista People ), dopo una carriera contrassegnata da una vasta filmografia, conseguendo ben otto nomination all’Oscar in qualità di miglior attore non protagonista, statuetta che infine ottenne nel 2003 come Academy Honorary Haward.

oooCresciuto a Leeds, in Inghilterra, dove la famiglia, madre casalinga, il padre allibratore di corse automobilistiche, si era trasferita, O’Toole lasciò la scuola all’età di quattordici anni ed iniziò a lavorare come apprendista reporter e fotografo presso lo Yorkshire Evening Post. Dopo il servizio militare nella Marina britannica, si iscrisse alla Royal Academy of Dramatic Art (RADA), che frequentò dal ’52 al ’54, ed esordì sul palcoscenico del Bristol Old Vic.
Man mano si affermò come valido interprete shakespeariano, calcando le scene del Royal Court Theatre e della Royal Shakespeare Company, per poi essere notato dal regista Nicholas Ray che in The savage innocents (‘59, Ombre bianche) gli affidò il suo primo ruolo cinematografico, in realtà successivo ad un debutto televisivo avvenuto nel ’56 (il primo episodio della serie The Adventures of the Scarlet Pimpernel).

Lawrence_of_arabia_ver3_xxlgSempre nel corso del ’59 O’ Toole prese parte ad altri film (The day they robbed the Bank of England, Furto alla Banca d’Inghilterra, John Guillermin; Kidnapped, Il ragazzo rapito, Robert Stevenson, dall’omonimo romanzo di R.L. Stevenson), ma il grande successo di pubblico e critica conseguì a quella che a tutt’oggi resta la sua interpretazione più celebre, Thomas Edward Lawrence in Lawrence of Arabia, ’62, per la regia di David Lean, un personaggio reso abilmente nel suo particolare melange d’insinuante fascino e sottile ambiguità, capace di conferire un’ulteriore connotazione ad un film forte di una suggestione non semplicemente visiva, vincitore di sette Oscar (miglior film, regia, fotografia, scenografia, sonoro, colonna sonora, montaggio), mentre la suddetta prova di O’Toole non andò oltre la nomination (ma l’attore vinse al riguardo il David di Donatello come Miglior Attore Straniero). Continua a leggere

Un ricordo di Herbert Lom

Herbert Lom

Herbert Lom

Il nome di Herbert Lom, all’anagrafe Herbert Karel Angelo Kuchacevič ze Schluderpacheru, probabilmente non dirà nulla a molti, a meno che non citi il suo ruolo più famoso, quell’ispettore capo Dreyfus, che ha interpretato a partire da Uno sparo nel buio, (A Shot in the Dark, ’64, Blake Edwards) contraltare, “martirizzato” in puro stile slapstick, della goffaggine del detective Closeau- Peter Sellers: dal taglio del dito con la ghigliottina per i sigari, passando per il tic che si presenterà da qui in poi puntuale ogni volta che verrà semplicemente nominato il maldestro sottoposto, senza dimenticare il ricovero in apposita struttura, sino al piano da mad doctor per eliminare il poliziotto (La pantera rosa sfida l’ispettore Closeau, The Pink Panther Strikes Again, ’76, sempre per la regia di Edwards)… Indimenticabile anche il “grido di battaglia”: “Dammi dieci uomini come Closeau e io ti distruggo il mondo”.

Herbert Lom e Peter Sellers

Herbert Lom e Peter Sellers

L’attore ceco (Praga, 1917) è morto a Londra lo scorso giovedì, 27 settembre: nel corso della sua carriera ha recitato circa in cento pellicole, e in ognuna ha lasciato il segno per la sua interpretazione, sempre calzante nel ruolo affidatogli e contraddistinta da un certo elegante aplomb. Debutta nel film ceco Zena pod křížem, ’37, Vladimir Slavínský, progredendo man mano da semplice attore di supporto a ruoli di non protagonista o interprete principale, in particolare una volta trasferitosi in Inghilterra, nel ’39, iniziando ad apparire in molti film inglesi; interpretò due volte il ruolo di Napoleone Bonaparte (Il nemico di Napoleone, Carol Reed, ’42 e Guerra e pace, ’56, King Vidor), lo si è visto in grandi produzioni cone Spartacus, Stanley Kubrick, ’60, o El Cid, ’61, Anthony Mann, e lo si ricorda con piacere affiancare (era il sig. Harvey) Sellers e Alec Guinnes in quel condensato di humour tipicamente british che è La signora omicidi(The Ladykillers, ‘55, Alexander Mackendrick).

Nel video, una scena tratta da La pantera rosa sfida l’ispettore Closeau.

Blake Edwards, il re della commedia

Blake Edwards

Blake Edwards

Dopo Mario Monicelli, il cinema piange la scomparsa di un altro grande autore. E’ morto infatti in un ospedale di Santa Monica, in California, il regista Blake Edwards. Nato a Tulsa, Oklahoma, nel 1922, Edwards, dopo una breve esperienza radiofonica, esordisce ad Hollywood prima come attore e poi come sceneggiatore, per arrivare dietro la macchina da presa nel ‘55 con il film Quando una ragazza è bella, anche se sarà il brillante Operazione sottoveste, ’59, ad evidenziare il suo personale tocco, costituito da un’ironia arguta, spesso caustica e pungente.

Infatti, pur accettando nella sua carriera vari compromessi, spaziando nei vari generi pur di mantenere la costanza nel successo, saranno proprio le commedie il suo terreno d’elezione: entrato in scena in una fase in cui il cinema americano tentava un aggiornamento, ma sempre con un occhio rivolto al passato, riesce in primo luogo ad adattare la sophisticated comedy (Colazione da Tiffany, ‘61) alle mode e ai gusti degli anni ’60, addolcendo grazie alla sceneggiatura di George Axelroad i toni dell’omonimo romanzo di Truman Capote e sfruttando al meglio l’innata grazia di Audrey Hepburn.

In secondo luogo con le successive regie, quali La pantera rosa, ’63, e il sequel Uno sparo nel buio, ’64, Hollywood party,’68, tutti con Peter Sellers protagonista, riporta il cinema all’essenzialità visiva dei tempi del muto, coniugando però la comicità slapstick con uno stile cartoon, dove l’entrata in scena dell’ ispettore Closeau nei primi o della comparsa di origine indiana nell’ultimo è sottolineata dai vari gesti e rapporti fisici che questi intrattengono con quanti gli stanno vicino, scatenando disastri dai quali escono indenni, come se nulla fosse accaduto, anzi pronti a ricominciare daccapo, proprio come i personaggi di un cartone animato, del quale riprendono la serialità delle situazioni, mutandola in pura gag visiva.

Dopo aver diretto un po’ di tutto, senza lasciare particolarmente il segno pur se all’insegna di una costante professionalità (l’incursione nel western con Uomini selvaggi ; 10 , ’78, che lanciò Bo Derek, oltre che dare il via ad un certo tipo di commedia sexy), Edwards centra il bersaglio con due film che vedono protagonista sua moglie, Julie Andrews: la corrosiva satira di S.O.B., ’81, che prende di mira il dorato mondo dell’odiata/amata Hollywood, senza tralasciare toni autobiografici, e il successivo capolavoro, Victor Victoria, magicamente giocato sui temi dell’ ambiguità sessuale in forma di commedia degli equivoci.

Sul finire degli anni ’80 e l’inizio dei ‘90 continua a dirigere commedie sempre abilmente confezionate, in cui è ancora possibile ritrovare le linee guida del suo feroce sarcasmo come Micki e Maude,’84, Appuntamento al buio, ’87, e Nei panni di una bionda, ‘91. Nel ‘93 dirige l’ ultimo lavoro, il non particolarmente riuscito Il figlio della pantera rosa, nel quale Roberto Benigni interpreta il gendarme Jacques Gambrelli, figlio dello strampalato Ispettore Clouseau, mentre nel 2004 riceve l’ Oscar alla carriera.