Archivi tag: Parigi

Wonder Woman

Parigi, Louvre, oggi. Diana Prince (Gal Gadot), catalogatrice di reperti, riceve una particolare fotografia da parte di Bruce Wayne, che la ritrae, abbigliata di un insolito costume, insieme ad alcuni soldati ai tempi della I Guerra Mondiale.
E’ quanto basta a scatenare una serie di ricordi nella mente della donna: eccola ancora bambina, figlia di Ippolita (Connie Nielsen), regina delle Amazzoni, vivere nell’isola di Themyscira, uno dei doni lasciati alle impavide guerriere da Zeus,  il quale le inviò in soccorso dell’umanità da lui creata per riportare pace, amore ed armonia  dopo che suo figlio Ares instillò in essa odio e violenza; Zeus riuscì a sconfiggerlo ma non ad ucciderlo e così insieme alla citata isola consegnò alle Amazzoni  la spada Ammazzadei, unica arma idonea ad annientare il dio della guerra. Addestrata all’arte del combattimento dalla zia Antiope (Robin Wright), dapprima in segreto e poi con l’approvazione materna, Diana andava a rafforzare l’intuibile talento nella lotta, acquisendo doti del tutto particolari e superiori a quelle del popolo d’appartenenza. Un giorno il cielo di Themyscira veniva attraversato da un biplano battente bandiera tedesca, guidato da Steve Trevor (Chris Pine), inseguito dalle navi germaniche. Continua a leggere

70mo Festival di Cannes, ecco il cartellone

E’ stato svelato  stamane, nel corso della tradizionale conferenza stampa a Parigi, dal direttore Thierry Fremaux e dal presidente Pierre Lescure, il cartellone del 70mo Festival di Cannes (17-28 maggio). Film d’apertura sarà Les fantômes d’Ismael di Arnaud Desplechin,  Fuori Concorso, mentre in corsa per la Palma d’Oro vi sono 18 titoli, per 29 paesi rappresentati e nove opere prime. Risaltano, fra gli altri, i nomi di Sofia Coppola con The Beguiled, remake dell’omonimo film girato da Don Siegel nel 1971, uscito in Italia col titolo La notte brava del soldato Jonathan e adattamento del romanzo A Painted Devil (1966, Thomas P. Cullinan), Todd Haynes (Wonderstruck), Michael Haneke (Happy End, protagonista Isabelle Huppert), François Ozon (L’amant double), Yorgos Lanthimos (The Killing of a Sacred Deer). Interessante anche la presenza nella sezione Événement dei lavori televisivi di  Jane Campion (la seconda stagione di Top Of The Lake) e di David Lynch (la terza serie di Twin Peaks, di cui saranno presentati due episodi). Nessun titolo italiano in Concorso, anche se nella sezione Un Certain Regard troviamo il film di Sergio Castellitto Fortunata (protagonisti Jasmine Trinca e Stefano Accorsi) e Après la guerre di Annarita Zambrano. Di seguito, tutti i titoli del 70mo Festival di Cannes. Continua a leggere

L’ultimo metro di pellicola (2015)

Coloro che, come lo scrivente, veleggiano ormai verso i cinquant’anni d’età e abbiano mantenuto costante nello scorrere del tempo la passione verso il cinema, in ogni sua forma di manifestazione, credo non possano aver dimenticato quanto vissuto da ragazzini all’interno di una spesso fumosa sala cinematografica di paese, magari seduti in galleria su poltroncine di legno la cui scomodità veniva presto dimenticata una volta che, accompagnata da un caratteristico rumore, una misteriosa figura, appena visibile dietro un piccolo vetro, azionava il proiettore, un sottile fascio di luce irradiava lo schermo e, dopo il rapido susseguirsi di fotogrammi riproducenti un conto alla rovescia, prendeva vita il film tanto atteso, a volte preceduto da un breve “prossimamente”…
Suggestioni, quelle descritte, riaffiorate nella mia mente (e nel mio cuore) nel corso della visione del bel documentario scritto e diretto da Elio Sofia, al suo esordio dietro la macchina da presa dopo i trascorsi d’attore e sceneggiatore, L’ultimo metro di pellicola,  autoprodotto dallo Studio Gazzoli, di cui lo stesso regista fa parte. Continua a leggere

Un ricordo di Giorgio Capitani

Giorgio Capitani

Ci lascia il regista e sceneggiatore Giorgio Capitani (Parigi, 1927), morto ieri, sabato 25 marzo, a Viterbo, cineasta forse sconosciuto ai più ma che si è sempre contraddistinto per una certa eleganza nel dirigere popolari commedie, spesso debitrici nella loro struttura narrativa alla pochade di scuola francese (Pane, burro e marmellata, 1977; Aragosta a colazione, 1979) e caratterizzate da una attenta sottolineatura delle interpretazioni attoriali, non disdegnando anche qualche incursione in diversi generi cinematografici quali il peplum (Ercole, Sansone, Maciste e Ursus gli invincibili, 1964) o il western (Ognuno per sé, firmato con lo pseudonimo George Holloway, 1968), senza dimenticare gli esordi, dopo un’attività di aiuto regista, nel melò (Delirio, 1954, codiretto con Pierre Billion, remake dell’omonimo film, Orage il titolo originale, per la regia di Marc Allégret, 1938), genere in cui Capitani offrì poi altre prove (Pescatore ‘e Pusilleco, 1954; Il piccolo vetraio, 1955; La trovatella di Milano, 1956) prima di dedicarsi come già scritto alla commedia (alternando riuscite realizzazioni ad altre più ordinarie, per quanto mai volgari) ed infine alla fiction televisiva, settore quest’ultimo dove portò al successo serie quali E non se ne vogliono andare! (1988, cui seguì un anno dopo E se poi se ne vanno?), Il maresciallo Rocca (1996-2005), Commesse (1999-2002), sempre contraddistinte da un taglio piuttosto accurato tanto nella messa in scena complessiva quanto nella direzione degli attori.

César 2017: i vincitori

7786935040_l-affiche-officielle-de-la-42e-ceremonie-des-cesarSi è svolta ieri sera, venerdì 24 febbraio, alla Salle Pleyel di Parigi, la cerimonia di premiazione, condotta da Jérôme Commandeur, dei premi César 2017 (42ma edizione), i cosiddetti “Oscar francesi”, assegnati annualmente dall’Académie des arts et techniques du cinéma alle migliori pellicole e alle principali figure professionali del cinema transalpino.
Elle (Paul Verhoeven) ha conseguito il premio come Miglior Film, titolo che vede premiata anche Isabelle Huppert come Miglior Attrice. Miglior Regista è risultato Xavier Dolan per Just la fin du monde. Nulla di fatto per Gianfranco Rosi e il suo Fuocoammare, coproduzione italo-francese, fra i nominati nella categoria Miglior Documentario, dove vincitore è risultato Merci Patron! per la regia di  François Ruffin. Di seguito, l’elenco dei vincitori. Continua a leggere

Milano, Spazio Oberdan: Fondazione Cineteca Italiana omaggia Jim Jarmush

Jim Jarmusch (Wikipedia)

Jim Jarmusch (Wikipedia)

Da oggi, sabato 11, e fino a martedì 21 febbraio, a Milano, allo Spazio Oberdan, Fondazione Cineteca Italiana presenterà un omaggio a Jim Jarmusch, offrendo così risalto ad un autore capace di delineare tramite le sue opere una visione critica, non disgiunta da toni ironici e stranianti, della mitologia on the road e del rapporto fra l’uomo e il paesaggio americano, quest’ultimo spesso crocevia di una varia e spaesata umanità, simbolo quindi dell’incontro fra le più diverse culture.
Nato nel 1953 in Ohio, cresciuto nella cultura underground newyorchese degli anni Settanta, ammaliato ed ispirato in egual misura sia da quanto offriva la scena musicale del periodo che dalla precedente frequentazione a Parigi della Cinémathèque française diretta all’epoca da Henri Langlois, Jarmusch concretizzò la sua voglia di “fare film” presso la scuola di cinema della New York University, dove divenne assistente del regista Nicholas Ray.
L’esordio avvenne nel 1980, con la distribuzione nel circuito d’essai internazionale del suo saggio di regia (in 16mm) Permanent Vacation, col quale si diplomò alla suddetta scuola di cinema: sullo sfondo di una New York quasi aliena Jarmush mise in scena la storia di un uomo, il giovane Aloysius (Chris Parker), che vive a tempo perso tra donne, letteratura e piccoli furti, finché proverà a raggiungere l’ultimo barlume di felicità fuggendo a Parigi. Continua a leggere

Emmanuelle Riva (1927-2017)

Emmanuelle Riva

Emmanuelle Riva

Ci ha lasciato lo scorso venerdì, 27 gennaio, l’indimenticabile attrice francese, cinematografica e teatrale, Emmanuelle Riva (Cheniménil, 1927).
Si fece notare per la sua toccante sensibilità interpretativa fin dal primo ruolo come protagonista in Hiroshima, mon amour (1959, opera prima di Alan Resnais), che seguì al debutto avvenuto l’ anno precedente, una piccola parte in Les grandes familles (1958, Le grandi famiglie, Denys de La Patellière), quando già era attiva in teatro (l’esordio risale al 1954, a Parigi, nello spettacolo Uomo e Superuomo di George Bernard Shaw), dopo aver frequentato nellaa capitale francese i corsi dell’Ecole Supérieure D’art Dramatique,  una volta superate le ostilità genitoriali. Nel citato Hiroshima, mon amour, sceneggiato da Marguerite Duras, Emmanuelle Riva  dava corpo alla rappresentazione, espressa a livello soggettivo e documentaristico, di un tema caro a Resnais in qualità di fulcro narrativo, lo scontro fra memoria storica ed oblio, il presente e il passato che si intersecano fra di loro, impersonando un’attrice francese che arriva ad Hiroshima per girare un film contro la guerra e si innamora di un architetto giapponese (Eiji Okada), mantenendo ancora vivo il ricordo del soldato tedesco da lei amato durante l’occupazione. Nel corso della narrazione, che alterna con disinvoltura momenti temporali diversi, monologhi e dialoghi, prende dunque vita un particolare flusso di coscienza il quale permetterà alla donna una sorta di riconciliazione, con se stessa e chi gli sta accanto, che da particolare assumerà consistenza e valenza universale. Continua a leggere