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Milano, MIC- Museo Interattivo del Cinema: “Gabriele Salvatores in 35 mm”

Gabriele Salvatores (Viva Cinema)

Dal 19 maggio al 4 giugno al MIC – Museo Interattivo del Cinema di Milano Fondazione Cineteca Italiana presenta Gabriele Salvatores in 35 mm, una panoramica sulla cinematografia di Gabriele Salvatores, dalla fine degli anni ’80 ad oggi, per ripercorrere la carriera del regista di Mediterraneo, Oscar come Miglior Film Straniero nel 1991, attraverso i suoi più bei film, proiettati esclusivamente in pellicola 35mm.
Diplomatosi all’Accademia d’Arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano, Salvatores nel 1972 fu tra i fondatori del Teatro dell’Elfo, dirigendo quindi numerosi spettacoli, come Sogno di una notte d’estate, musical tratto da Shakespeare, che nel 1983 trasporrà in film, suo esordio cinematografico; dopo Kamikazen ultima notte a Milano, 1987, conobbe il successo con Marrakech Express, 1989, primo titolo di una ideale trilogia, insieme a Turnè, 1990, e il citato Mediterraneo, 1991, dedicata alla sua generazione, offendo visualizzazione allo scontro fra l’utopia di un mondo migliore e le nuove realtà del terzo millennio. Da qui in poi sarà un susseguirsi di opere sempre diverse, idonee ad evidenziare l’abilità di un regista come Salvatores, la sua mai sopita voglia di sperimentare ed innovare, a costo di lasciare spiazzati ad ogni nuova realizzazione; l’apertura della rassegna è affidata a Io non ho paura (2003), ottimo adattamento del romanzo di Niccolò Ammaniti che rivela dietro l’apparente semplicità dei fatti uno sguardo acuto su temi come il rapporto tra bambini e adulti, i riti di passaggio da un’età all’altra e la perdita dell’innocenza. Continua a leggere

34mo Torino Film Festival: Gabriele Salvatores “Guest Director”

Gabriele Salvatores (Best Movie)

Gabriele Salvatores (Best Movie)

Il regista e sceneggiatore italiano Gabriele Salvatores, premio Oscar al miglior film straniero con Mediterraneo, sarà il Guest Director della 34esima edizione del Torino Film Festival (18-26 novembre). Curerà inoltre una sezione denominata Cinque pezzi facili. Diplomatosi all’Accademia d’Arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano, Salvatores nel 1972 fu tra i fondatori del Teatro dell’Elfo, dirigendo numerosi spettacoli, come Sogno di una notte d’estate, musical tratto da Shakespeare, che nel 1983 trasporrà in film, suo esordio cinematografico; dopo Kamikazen ultima notte a Milano, 1987, conobbe il successo con Marrakech Express, 1989, primo film di una ideale trilogia, insieme a Turnè, 1990, e il citato Mediterraneo, 1991, dedicata alla sua generazione, ormai consapevole che l’utopia di un mondo migliore dovrà scontrarsi con la realtà del terzo millennio. Continua a leggere

La compagnia teatrale “Confine Incerto” al “Roma Fringe Festival” con “Lamagara”

10371417_1434879006769523_1214856507714426069_nLa compagnia teatrale Confine Incerto è stata selezionata per partecipare alla terza edizione del Roma Fringe Festival con il Progetto Lamagara, un monologo scritto (insieme ad Emilio Suraci), adattato ed interpretato da Emanuela Bianchi, che andrà in scena il 30 giugno alle 20.30, l’1 luglio alle 23.30 e il 3 luglio alle 22.00 (Palco C, Villa Mercede, Via Tiburtina 113, Zona San Lorenzo). Confine Incerto nasce a Catanzaro nella primavera del 2004 come associazione culturale senza fini di lucro, con l’obiettivo di portare avanti l’idea di un teatro interattivo e itinerante, fuori dagli spazi convenzionali e aperto alla sperimentazione di nuovi linguaggi attraverso performance contestuali, studiate ed elaborate per precisi luoghi e/o opere. A partire dal 2007 comincia ad approfondire la ricerca di landesteather e performance elastica, oltre alla sperimentazione del teatro -danza ideato da Marta Ruìz (Adra Danza – Bogotà), basato sullo studio di elastici in movimento, disciplina che le attrici di Confine Incerto hanno perfezionato studiando l’armonia del corpo nei suoi spazi; tale relazione tra diversi linguaggi ha dato vita ad un’attività teatrale che nel corso degli anni si è definitivamente caratterizzata nel portare in scena spettacoli originali e potentemente simbolici.

Emanuela Bianchi

Emanuela Bianchi

Lamagara si fa portavoce di un teatro contemporaneo antropologico e sensoriale, legato ai valori della narrazione e della memoria storica e culturale. Calabria, 1769. Cecilia Faragò è l’ultima fattucchiera processata per stregoneria nel Regno di Napoli, processi che grazie a lei e alla sua battaglia non saranno più celebrati in tutto il sud. Con lei muoiono i segreti della terra in un luogo del mondo in cui la terra è potere. Chi è la magàra Cecilia? Fata o strega, lucifera, portatrice del sole o della luna, donna infine e prima di tutto.
Che si appropria della forza tellurica dal ventre del mondo e ne fa decotto di erbe, credenza, maleficio. Lamagara è la donna che pensa, che guarda troppo avanti, che sospetta, che non crede a niente.
La strega a cui il mondo chiede di nascondere le sue ipocrisie, per poi lapidarla per le sue stesse colpe. Una microstoria che si affaccia dal passato, un urlo di redenzione da quel mondo di storie disperse che formano la memoria negata del genere femminile. Continua a leggere

Riace in Festival 2013: on line il bando di concorso

riace-in-festival-2013-on-line-il-bando-di-co-L-gNxy2JTorna dal 26 al 29 giugno Riace In Festival, festival delle migrazioni e delle culture locali, manifestazione, giunta alla IV Edizione, nata sull’onda della politica di accoglienza e reinsediamento dei rifugiati e richiedenti asilo politico messa in atto ormai da alcuni anni, con risultati piuttosto positivi, dall’amministrazione comunale della cittadina in provincia di Reggio Calabria che da il nome alla kermesse, la quale si delinea dunque come un’ iniziativa concreta, volta a promuovere, attraverso l’universale linguaggio del cinema e delle arti, lo scambio e la conoscenza reciproca, affinché forme di chiusura e razzismo possano essere efficacemente contrastate.

Riace (RC)

Riace (RC)

Il Concorso Cinematografico vuole offrire spazio sia a produzioni indipendenti legate ai temi delle migrazioni, della multiculturalità, del rapporto tra paesi ricchi e paesi poveri, con una particolare attenzione a opere ambientate o riguardanti il bacino del Mediterraneo (storicamente luogo privilegiato di intreccio e confronto tra culture, lingue, religioni, ordinamenti sociali e giuridici), sia ad opere incentrate sulle tematiche legate alla salvaguardia dell’Ambiente, quali il rispetto della natura o il trattamento dei rifiuti solidi urbani.

riace-in-festival-2013-on-line-il-bando-di-co-L-qDijLkDa qui la suddivisione in due sezioni: Migranti e culture locali, storie ed esperienze di migranti, nonché inchieste e ricostruzioni su ciò che cambia nella società, nella politica e nella cultura a seguito dei fenomeni migratori, sia nei paesi di origine che di destinazione.
Si vuole così dare spazio anche ad opere che abbiano come tema la salvaguardia delle culture, comprese quelle relative alle lingue e alle tradizioni locali.
L’ opera vincitrice della sezione verrà proiettata in una serata del festival. Durata massima 30’ – I video possono essere inviati solamente su supporto DVD. Sezione Cortometraggi Ambiente, in collaborazione con l’Associazione Comuni Virtuosi: ambiente come risorsa, rispetto della natura, conservazione della biodiversità, sostenibilità ambientale.
La raccolta differenziata: ridurre i nostri rifiuti. Storie di buone pratiche.
Storie di denuncia. Mille modi per riciclare, per inquinare meno ed evitare di alimentare il grande business dei rifiuti, spesso gestito dalla mafia.
Durata massima 20’ – I video possono essere inviati solamente su supporto DVD.

Termine fissato per l’invio: entro e non oltre il 10 giugno 2013.
Il regolamento completo del bando è consultabile sul sito http://www.riaceinfestival.it
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Il Riace In Festival è organizzato da Comune di Riace, Rete dei Comuni Solidali, Associazione Città futura Don Giuseppe Puglisi, Associazione per Gli Studi Giuridici sull’Immigrazione e dalla Rete del Caffè Sospeso, in collaborazione con Asimmetrici Film-Locri, Altre Visioni- Caulonia, Rete Antirazzista di Catania, Legambiente Reggio Calabria, Associazione Gianluca Congiusta di Siderno, Archivio delle Memorie Migranti di Roma, Associazione per la Pace di Milano, Associazione Comuni Virtuosi.

Una barca chiamata desiderio

una-barca-chiamata-desiderio-L-1yYVoL“Quando non può lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra sottovento) che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela.
La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme.
Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei cargo e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione.
Forse conoscete quella barca che si chiama Desiderio“.

una-barca-chiamata-desiderio-L-7GA8uWLa prefazione di Henri Laborit (1914-1955) al suo saggio Elogio della fuga (Eloge de la fuit, 1976 Editions Robert Laffont S. A. Paris; Arnoldo Mondadori Editore, marzo 1982). Fuggire non vuol dire allontanarsi dall’impegno, ma affrontare un viaggio interiore, alla scoperta dei propri limiti e delle proprie capacità, verso un nuovo mondo possibile, lontani da cinismo, opportunismo e volgarità.

Nel ’91 il regista Gabriele Salvatores con Mediterraneo, insieme allo sceneggiatore Vincenzo Monteleone, ha visualizzato questo pensiero, esplicandolo in una didascalia iniziale, una frase tratta dal suddetto saggio (“In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare”), dedicando il film “a tutti quelli che stanno scappando”. Il contesto storico si fa metafora, insieme al’idea dell’isola come luogo chiuso, comunità autosufficiente, a rappresentare un momento di pausa, di riflessione, per decidere cambiamenti interiori, dare un nuovo senso alla propria vita, o di portata universale, darlo anche a quella degli altri, costretti spesso a scegliere tra compromesso o rassegnazione.