Archivi tag: Mario Monicelli

Dov’è la libertà …? (1953)

Italia, anni’50. In un’aula di tribunale il giudice legge l’imputazione nei confronti di Lojacono Salvatore (Totò), aver invaso un carcere penitenziario, calandosi all’interno dell’edificio ed introducendosi in una cella. L’imputato, proclamatosi colpevole, ci tiene a raccontare il perché di quel gesto, in apparenza inspiegabile: in prigione da 22 anni per omicidio passionale, un giorno gli venne comunicato un condono di tre anni per buona condotta. Finalmente fuori!
Ma dove andare? La moglie è morta mentre lui scontava la pena, il suo negozio di parrucchiere in Via degli Orefici oramai non c’è più …
Incontra una donna per strada e la segue all’interno di un locale dove è in corso una gara di ballo, finendo col fare da intermediario fra i ballerini e l’impresario, ma quest’ultimo fugge con l’incasso. Su indicazione della polizia trova domicilio in una modesta pensione e riprende a lavorare, servizio di barba e capelli ai pensionati, ma il passato ritorna a galla, per cui è costretto a lasciare l’alloggio.
Si imbatte nel cognato Romolo (Eugenio Orlandi) e viene accolto nuovamente in famiglia, per poi scoprire come i parenti si siano arricchiti a spese di una famiglia di ebrei deportati e che la moglie non era poi quel fiore di virtù da lui tanto decantato. Inoltre intendono fargli sposare una loro domestica, incinta…
Se la buona società è questa… Continua a leggere

Donatella (1956)

Roma, anni’50. Donatella (Elsa Martinelli), è una bella ragazza, carattere determinato e sani principi; dopo aver svolto le mansioni di commessa in un magazzino di porcellane, è al momento disoccupata, però sta frequentando un corso di stenografia, non ama stare con le mani in mano, né è il tipo che si rassegna, pur consapevole della propria umile condizione sociale.
Il papà, Augusto (Aldo Fabrizi), è un modesto rilegatore di libri, la mamma non c’è più da qualche tempo, vi sono due fratellini ed insieme a loro vive uno “zio di latte”, tassista (Virgilio Riento). Donatella ha anche un fidanzato, Guido (Walter Chiari), per quanto il rapporto fra i due non sia propriamente idilliaco, essendo l’uomo piuttosto incline ad assecondare con una certa costanza “il bene effimero della bellezza”*. Un giorno nel far ritorno a casa, a piedi, così da risparmiare i soldi del tram, la fanciulla rinviene una borsa: dai documenti riesce a risalire alla proprietaria, una facoltosa signora americana (Catherine Williams), la quale per sdebitarsi l’assume in qualità di persona di fiducia, si occuperà della villa e seguirà i suoi affari mentre lei è in viaggio. La coinvolgente giovialità di Donatella, l’istintiva spontaneità e la disarmante eleganza del portamento e dei modi faranno sì che i vari domestici ne restino conquistati, a partire dal cameriere Pasquale (Giuseppe Porelli), che le farà da pigmalione all’interno di un mondo a lei sconosciuto, ma al quale non sembra fare fatica ad adattarsi. Continua a leggere

Un ricordo di Elsa Martinelli

Elsa Martinelli

Fotomodella e attrice cinematografica dal fascino naturale, scaturente tanto da un corpo longilineo e sinuoso quanto da uno sguardo esprimente allo stesso tempo dolcezza e determinazione, Elsa Martinelli (Roma, 1935) è morta  ieri, sabato 8 luglio, a Roma.
L’eleganza del portamento e l’indubbia presenza scenica,  così come l’esprimere una certa intraprendenza nell’ambito dei personaggi interpretati, le valsero presto l’appellativo di “Audrey Hepburn italiana”,  sottolineando  la distanza dall’idea di femminilità propria degli anni ’50.
S’impose all’attenzione internazionale recitando nel western Il cacciatore di indiani (The Indian Fighter,  André de Toth, 1955) accanto a Kirk Douglas, che la chiamò dopo averla notata in una fotografia sulla copertina della rivista Life, film che può considerarsi il suo vero debutto cinematografico, considerando le brevi apparizioni nei precedenti titoli Se vincessi cento milioni (Carlo Campogalliani e Carlo Moscovini, 1953, l’episodio L’indossatrice) e  L’uomo e il diavolo (Le rouge et le noir, Claude Autant-Lara, 1954, dove peraltro risultava non accreditata). Una volta tornata in Italia, recitò ne La risaia (Raffaello Matarazzo, 1955) e l’anno seguente in Donatella, per la regia di Mario Monicelli, film che le valse l’Orso d’Argento come miglior attrice alla sesta edizione del Festival di Berlino.  Mantenendo identica classe, l’attrice si cimentò poi in ruoli  più “difficili”, lontani dall’immagine della “brava ragazza”. Continua a leggere

Ricordando Paolo Villaggio: “Fantozzi” (1975)

Paolo Villaggio

Considerando i precedenti, ho creduto che la notizia della morte di Paolo Villaggio fosse la solita bufala, ma, mano a mano che veniva riportata sul web dalle più importati testate, trovava purtroppo conferma: il popolare attore cinematografico e scrittore (Genova, 1932) è morto oggi, lunedì 3 luglio, a Roma. Villaggio, dopo i trascorsi d’impiegato all’Italsider della sua città natale, entrò nel mondo dello spettacolo sul finire degli anni Sessanta, esordendo dapprima nel cabaret e poi in televisione, dove portò al debutto le sue “creature” mostruosamente trasfigurate dal reale attraverso toni comici e grotteschi, quali il meschino ragioniere Giandomenico Fracchia, l’apparentemente simile Ugo Fantozzi, anch’esso ragioniere, ma ancor più tragicamente inferiore rispetto al collega, il terribile Professor Otto von Krantz  (esordirono tutti in Quelli della domenica, 1968), prestigiatore la cui inettitudine andava di pari passo con una presunta ed esibita autoritarietà (Chi viene voi adesso?, rivolto al pubblico alla ricerca di una vittima sacrificale da coinvolgere nei suoi maldestri giochi di prestigio). Una figura quest’ultima che ispirò l’alemanno interpretato da Villaggio in Brancaleone alle Crociate (Mario Monicelli,1970), sua seconda prova cinematografica  dopo I quattro del Pater Noster (Ruggero Deodato, 1969), esternando anche sul grande schermo una particolare capacità nel portare in scena, e far percepire agli spettatori, l’aspetto più sordido dei personaggi interpretati, come si nota  nel film di Marco Ferreri Touche pas la femme blanche (Non toccare la donna bianca, 1974). Continua a leggere

Totò sceicco (1950) – Un ricordo del “principe della risata” fra bazzecole, quisquilie e pinzillacchere

Antonio De Curtis/ Totò (Wikipedia)

Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis, principe di Bisanzio, in breve Antonio De Curtis e in arte Totò (Napoli, 1898-Roma,1967): grazie alle repliche televisive dei suoi film ed alla loro riedizione in vhs prima e in dvd poi, non vi è generazione che non abbia conosciuto il suo talento, l’innata, travolgente, stralunata vis comica scaturente tanto da un corpo da marionetta estremamente snodabile, quanto da ogni gesto e parola, con un uso raffinato della mimica, esaltata quest’ultima da una mobilità facciale ai limiti dell’incredibile.88x31

Attivo dal primo dopoguerra sulle scene della rivista, Totò fece il suo debutto cinematografico nel 1937 (Fermo con le mani!, Gero Zambuto), protagonista assoluto ma non propriamente convinto della possibilità di adattare la sua maschera, del tutto personale, rodata da anni di varia attività teatrale, a canovacci o sceneggiature.
Abituato a prendere spunto da una situazione di partenza e lavorarci d’istinto più che affidarsi ad un testo da mandare a memoria (basti pensare allo sketch C’era una volta il mondo, 1947, noto con il titolo L’onorevole in vagone letto, riproposto in Totò a colori, 1952, diretto da Steno, inizialmente piuttosto breve ma che di replica in replica raggiunse i cinquanta minuti), avvertiva in particolare la mancanza di un contatto diretto con il pubblico, idoneo a condurlo verso il territorio a lui congeniale dei  lazzi e dell’improvvisazione. Continua a leggere

Smetto quando voglio- Masterclass

sqvm_onesheet_data_b_jpg_1400x0_q85 Tre anni orsono il film  Smetto quando voglio scosse non poco l’asfittico panorama della commedia italica (fatte salve le consuete, per quanto sporadiche, eccezioni) nel fermo e coraggioso proposito di stimolare il pubblico  con una proposta a suo modo inedita, capace  sia di attingere al passato della classica commedia all’italiana (La banda degli onesti, 1956, Camillo Mastrocinque, I soliti ignoti, Mario Monicelli, 1958), sia di guardare al presente (le web serie e i serial televisivi americani), connotando il tutto con una regia (Sydney Sibilia) personale, agile, un cast particolarmente azzeccato ed una certa attenzione all’aspetto essenzialmente tecnico (la fotografia “psichedelica” di Vladan Radovic, il montaggio serrato di Gianni Vezzosi, la colonna sonora funzionale al girato). Ora il regista,  al tempo esordiente,  gioca un’ulteriore carta, mantenendo piacevolmente immutate le descritte caratteristiche nel riuscito Smetto quando voglio- Masterclass, secondo capitolo più che sequel,  ovvero lanciare sul tavolo un’altrettanto inedita modalità di realizzazione, relativamente alla nostra cinematografia. Continua a leggere

“Cineteca 70”, le rassegne di febbraio

cineteca_70_anni_533-jpgA Milano, allo Spazio Oberdan e al MIC – Museo Interattivo del Cinema, avranno luogo per tutto il 2017 rassegne filmiche per festeggiare Cineteca70, l’evento celebrativo per i primi 70 anni di Fondazione Cineteca Italiana (1947 – 2017), la prima Cineteca d’Italia, fondata da Luigi Comencini e Alberto Lattuada nel 1947. Allo Spazio Oberdan continua dunque per il mese di febbraio la programmazione di 70 film della storia del cinema, di epoche diverse, in più sezioni tematiche, tutti provenienti dall’archivio della Cineteca, tutti proiettati in copie in pellicola 35mm, secondo una consuetudine che è propria anche del prestigioso Department of Film del MoMA di New York, per ricordare, nell’era del digitale,  che una library di film come quella della Cineteca di Milano si è formata grazie alla paziente e sistematica raccolta, nel corso degli anni, di “pizze”35 e 16mm.

(Cineblog)

(Cineblog)

Quattordici i film di questo mese di febbraio: uno dei capolavori dell’espressionismo tedesco e di tutto il periodo muto come Il gabinetto del dottor Caligari (Robert Wiene), con accompagnamento musicale dal vivo; i classici Il posto delle fragole (Ingmar Bergman), Le notti bianche (Luchino  Visconti), Un maledetto imbroglio (Pietro Germi), Velluto blu (David Lynch), La commare secca (Bernardo Bertolucci);  una serie di film forse meno celebri ma per diversi motivi molto interessanti e in qualche caso assai rari e firmati da grandi autori come Un re a New York (Charlie Chaplin), Le mani sulla città (Francesco Rosi), Il quartiere dei Lillà (Renè Clair), Il cittadino si ribella (E. G. Castellari), Padri e figli (Mario Monicelli), La morte cammina von i tacchi alti (Luciano Ercoli), L’amante dei cinque giorni (P. De Broca). Si segnala a parte La bisbetica domata (Franco Zeffirelli), che sarà proiettato in lingua inglese. Continua a leggere