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Festa del Cinema di Roma: presentazione in anteprima del nuovo film di Paolo e Vittorio Taviani

Vittorio e Paolo Taviani

Sarà presentato in anteprima alla dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma (26 ottobre – 5 novembre), prodotta dalla Fondazione Cinema per Roma presieduta da Piera Detassis, Una questione privata il nuovo lavoro di Paolo e Vittorio Taviani.
I due autori toscani, che da cinquanta anni segnano il cinema italiano e internazionale con la loro personale estetica fatta di continui richiami alla poesia e al realismo, alla letteratura e all’attualità dei temi civili e politici, portano sul grande schermo l’omonimo capolavoro di Beppe Fenoglio, pubblicato postumo nel 1963.
Le vicende narrate ruotano attorno al giovane partigiano Milton: sullo sfondo delle Langhe attraversate dalla guerra, fra romanticismo e ossessione, sogno e mistero, Milton intraprende un viaggio eroico e disperato alla ricerca della verità sull’amore che lo ha legato a Fulvia. Nel ruolo del protagonista, uno dei più apprezzati attori italiani della nuova generazione, Luca Marinelli, che ha recitato per registi come Paolo Sorrentino, Paolo Virzì e Saverio Costanzo, e si è aggiudicato il David di Donatello come miglior attore non protagonista per Lo chiamavano Jeeg Robot. Accanto a lui Lorenzo Richelmy e Valentina Bellè. Producono Stemal Entertainment e Ipotesi Cinema con Rai Cinema.
“Sono estremamente orgoglioso di presentare alla Festa del Cinema un nuovo, splendido film di due maestri del cinema mondiale, ha dichiarato il direttore artistico Antonio Monda. È una grande storia d’amore, quella realizzata da Paolo e Vittorio Taviani, che traduce in immagini indimenticabili e struggenti il romanzo di Beppe Fenoglio”.

 

Nastri d’Argento 2016: è Pazza gioia

show_imgA due anni dai premi per Il capitale umano è ancora una volta Paolo Virzì con La pazza gioia il regista del miglior film ai Nastri d’Argento, che premiano anche le sue attrici, Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti, la sceneggiatura scritta dal regista con Francesca Archibugi e i costumi di Catia Dottori.
Come già scritto nei giorni scorsi, Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese è la commedia dell’anno, mentre Lo chiamavano Jeeg Robot ottiene il Nastro come miglior esordio e per il miglior attore non protagonista, Luca Marinelli.
Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese vince anche per la canzone, interpretata da Fiorella Mannoia (ne è autrice con Bungaro e Cesare Chiodo) e vede premiati i sette protagonisti del film, con il Nastro collettivo per il cast che va ad Anna Foglietta, Alba Rohrwacher, Kasia Smutniak, Giuseppe Battiston, Edoardo Leo, Marco Giallini, Valerio Mastandrea. Non essere cattivo è il film dell’anno votato dal Direttivo, ma un bel sorpasso, ai voti, l’ha fatto Veloce come il vento, con Stefano Accorsi Nastro per il miglior protagonista e Matilda De Angelis, Premio Guglielmo Biraghi (che si aggiunge ai ragazzi di Un bacio di Ivan Cotroneo e a Moisè Curia, premiato con Nuovo Imaie) e Nastro per il montaggio a Gianni Vezzosi. Continua a leggere

Nastri d’Argento 2016: le candidature

EiIB5okaForte di 10 candidature, La pazza gioia di Paolo Virzì è il titolo più nominato ai Nastri d’Argento 2016, seguito da Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti (9), Suburra di Stefano Sollima (7), Per amor vostro di Giuseppe Gaudino (6). 5 candidature a testa per Alaska di Claudio Cupellini e Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese (per quest’ultimo vanno però considerati in aggiunta le nomination per il cast, 7 Nastri, e il Premio Casting Director 2016, Barbara Giordani), mentre a quota 4 troviamo Io e lei di Maria Sole Tognazzi, Quo vado? di Gennaro Nunziante e Non essere cattivo, film dell’anno per il SNGCI, che vede inoltre un Nastro già assegnato a Valerio Mastandrea e ai due attori protagonisti, Luca Marinelli e Alessandro Borghi, insieme ad una menzione collettiva alla produzione, alla sceneggiatura, alle attrici, rappresentanti un set speciale anche per la capacità di sostenere intorno a Mastandrea il progetto del film, uscito dopo la morte del suo autore, Claudio Caligari. Continua a leggere

Lo chiamavano Jeeg Robot

posterPresentato alla X Edizione della Festa del Cinema di Roma e recente vincitore di 7 David di Donatello*, Lo chiamavano Jeeg Robot, diretto da Gabriele Mainetti (al suo esordio nei lungometraggi dopo le buone prove fornite con i corti Basette e Tiger Boy) su sceneggiatura di Nicola Guaglianone e Menotti, rappresenta all’interno della nostra attuale cinematografia una sorpresa particolarmente piacevole, per una serie di motivi che andrò ad elencare.
In primo luogo emerge una concreta capacità di smarcarsi dalle spesso asfittiche realizzazioni in chiave di commedia e dal loro inveterato retrogusto seriale, fatti salvi isolati raggi di sole autoriali i cui sforzi hanno trovato affermazione anche al di fuori degli italici confini. All’insegna della creatività e in nome del “cinema per il cinema” è poi evidente una ritrovata fiducia nel volersi riappropriare di un filone al cui interno, forti di una geniale artigianalità, siamo stati più volti maestri, ovvero la reinterpretazione dei differenti generi cinematografici alla luce anche di una diversa realtà sociale cui fare riferimento. Continua a leggere

“La Primavera del Cinema Italiano 2012”: i vincitori

Thony e Luca Marinelli

Thony e Luca Marinelli

Si è conclusa ieri, sabato 22 dicembre, a Cosenza, l’edizione 2012 del Festival La Primavera del Cinema Italiano- Premio Federico II, che ha visto il pubblico scegliere come miglior film Tutti i santi giorni di Paolo Virzì: a ritirare il premio, consegnato da Alessandro Russo, direttore artistico della kermesse, e da Giuseppe Citrigno, suo ideatore, i due protagonisti, Thony e Luca Marinelli, premiati, rispettivamente, come attrice e attori rivelazione. Di seguito, l’elenco dei premi assegnati:

Premio Federico II – Attrice Rivelazione: Thony; Premio Federico II attore rivelazione: Luca Marinelli; Premio Federico II – Miglior attrice: Carolina Crescentini; Premio Federico II – Miglior attore: Michele Placido; Premio Federico II – Attrice dell’anno: Claudia Gerini. Premio Federico II alla carriera:Emir Kusturica. Premi speciali: Telesio d’argento a Mimmo Calopresti; Premio speciale pubblico: Vinicio Marchioni; Premio speciale La Primavera del cinema Italiano: Jasmine Trinca, attrice; Fabio Mollo, regista; Salvatore Striano, attore.

La solitudine dei numeri primi

47527Tra i quattro film italiani in concorso alla 67ma Mostra del cinema di Venezia, La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo, tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Giordano, cosceneggiatore insieme al regista, è un’opera squisitamente ed essenzialmente cinematografica, imbevuta pienamente del suo linguaggio, nello specifico del cinema di genere.

Rispettando in linea di massima, finale a parte, il plot originario e i caratteri essenziali dei protagonisti, se ne distacca per la chiara intenzione di non farne una semplice visualizzazione, ma una traduzione originale; padrone di una tecnica indiscutibile, Costanzo, pur lontano dai sobri stilemi delle precedenti realizzazioni (Private, In memoria di me) usa precisi dettami stilistici e figurativi, tra il thriller e l’ horror, virando più verso il primo, personalizzando i vari richiami o le esplicite citazioni (da Argento a Polanski, passando per Kubrick e Lynch), con una espressività complessiva inedita nell’ambito della cinematografia italiana, per quanto spiazzante.

“Numeri primi”, chiamati dai matematici “primi gemelli”, sono quei numeri speciali che possono essere separati solo da un numero pari, divisi solo per se stessi, e come tali destinati a restare soli, mai abbastanza vicini per toccarsi veramente: sono così Alice e Mattia, alla cui vita possiamo assistere, tramite un’ardita alternanza dei flussi temporali, sin da bambini (Martina Albano e Tommaso Neri), transitando per l’adolescenza (Arianna Nastro e Vittorio Lomartire), ed arrivando infine all’età adulta (Alba Rohrwacher e Luca Marinelli, nella foto, intensi nell’esprimere silente dolore).

Scopriamo cosa li abbia isolati dal mondo circostante, e comunque resi mai in armonia con in esso, genitori oppressivi o distratti, eventi diversamente traumatici, portando lei all’anoressia e lui all’autolesionismo, infliggendosi profondi tagli. Si sfiorano più volte, arrivano a conoscersi al liceo, si frequentano da adulti, per un attimo sembrano riconoscersi l’uno nel disagio dell’altro, con Mattia che supera l’ autismo affettivo confidando l’origine del suo tormento ad Alice, la quale lo fa proprio, metabolizzando ed elaborando il dolore dell’amico. Si rincontreranno dopo sette anni, lei separata dal marito, magrissima, lui, insigne matematico, solo ed imbolsito…

Le studiate inquadrature, certe angolazioni, la fotografia cupa e carica (Fabio Cianchetti), il montaggio secco e brusco (Francesca Calvelli; pregevole il parallelismo nel narrare gli eventi tragici dei due bambini) le stesse musiche, a volte troppo insistite (l’inedito dei Goblin in apertura, i cori composti da Morricone per L’uccello dalle piume di cristallo), gli scarsi dialoghi, il prevalere in sostanza del non detto, evidenziano la scelta di Costanzo di creare non tanto un clima di empatia con lo spettatore, rendendolo partecipe del dolore dei due protagonisti, ma uno stato di tensione costante, agitando il terrore dall’esterno, dalla visione dei corpi deformati, verso l’interno, creando una sorta di fastidioso turbamento.

Tra sofferenza, minimalismo, qualche semplificazione (le figure dei genitori, pur con un plauso a Donadoni, papà di Alice, e alla Rossellini, mamma di Mattia), lo sguardo d’insieme si fa incerto, legato com’è, con una certa profondità, a quello di chi non solo è incapace di guardare dentro di sé, ma anche, e soprattutto, di correlarsi all’altro: la nostra angoscia si scioglie, insieme a quella di Alice, soltanto alla fine del film, quando lei adagia il capo tra le spalle di Mattia, insieme gesto di resa e probabile presa di responsabilità per l’avvenire.