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“Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene…”

Noi ti ringraziamo nostro buon Protettore per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo.

Tu che proteggi uomini, animali e baracconi, tu che rendi i leoni docili come gli uomini e gli uomini coraggiosi come i leoni, tu che ogni sera presti agli acrobati le ali degli angeli, fa’ che sulla nostra mensa non venga mai a mancare pane ed applausi.

Noi ti chiediamo protezione, ma se non ne fossimo degni, se qualche disgrazia dovesse accaderci, fa’ che avvenga dopo lo spettacolo e, in ogni caso, ricordati di salvare prima le bestie e i bambini.

Tu che permetti ai nani e ai giganti di essere ugualmente felici, tu che sei la vera, l’unica rete dei nostri pericolosi esercizi, fa’ che in nessun momento della nostra vita venga a mancarci una tenda, una pista e un riflettore.

Totò

Guardaci dalle unghie delle nostre donne, che da quelle delle tigri ci guardiamo noi, dacci ancora la forza di far ridere gli uomini, di sopportare serenamente le loro assordanti risate e lascia pure che essi ci credano felici. Continua a leggere

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Lorella De Luca (1940-2014)

Lorella De Luca ne "Il bidone" (Wikipedia)

Lorella De Luca ne “Il bidone” (Wikipedia)

E’ morta ieri sera, giovedì 9 gennaio, a Roma, l’attrice Lorella De Luca (Firenze, 1940). Molti la ricorderanno per il ruolo di Marisa in Poveri ma belli, film diretto da Dino Risi nel ’56, che la rese nota al pubblico e la fece da subito apprezzare come une delle più valide giovani interpreti italiane, forte di una bellezza semplice, unita ad un certo candore e disincanto nel porsi in scena.
Caratteristiche proprie anche dell’altra protagonista, Alessandra Panaro (interpretava l’amica del cuore di Marisa, Anna Maria), con la quale De Luca lavorò insieme nei due fortunati seguiti del citato film di Risi (Belle ma povere, ’57; Poveri milionari, ’59) e, nel ’58, nella popolare trasmissione televisiva Il Musichiere (’57-’60, per la regia di Antonello Falqui) come vallette del conduttore Mario Riva.

Alessandra Panaro e Lorella De Luca ne "Il Musichiere"

Alessandra Panaro e Lorella De Luca ne “Il Musichiere”

Un’ Italia ancora in bianco e nero, genuina e ruspante, passata attraverso l’esperienza fascista e la lotta di liberazione, alla ricerca di una propria identità, consapevole delle tante difficoltà ma capace di fare leva sulla consapevolezza delle proprie forze più autentiche e su una coscienza ancora pura, si identificava nelle vicende sentimentali, non disgiunte da una certa attenzione al sociale, delineate nelle pellicole descritte e in altre simili nei toni ma non sempre eguali nella resa complessiva di arcadica semplicità.
Lorella De Luca, che esordì nel ’55 con Il bidone di Federico Fellini, ideale interprete di tale genere, sbrigativamente definito all’epoca neorealismo rosa, si trovò presto circoscritta nel “solito ruolo”.

Giuliano Gemma e Lorella De Luca ("Il ritorno di Ringo")

Giuliano Gemma e Lorella De Luca (“Il ritorno di Ringo”)

Poche furono infatti le mutazioni al consueto personaggio sopra descritto, nei 23 film che girò in tre anni (fra i quali Il medico e lo stregone, Padri e figli, entrambi del ’57, per la regia di Mario Monicelli; Domenica è sempre domenica, Camillo Mastrocinque; Primo amore, Mario Camerini, ‘58; il peplum Nel segno di Roma, ’59, Guido Brignone), tant’è che agli inizi degli anni ’60, mutati tempi e condizioni, l’attrice iniziò a diminuire l’attività.
Una volta incontrato il regista Duccio Tessari (suo futuro marito), divenne interprete di molti suoi film a partire da Una pistola per Ringo e Il ritorno di Ringo, ’65, con lo pseudonimo di Hally Hammond, e finendo con L’alba dei falsi dei, ’78, che rimase il suo ultimo titolo sino al ’93, quando prese parte a Bonus Malus, opera seconda di Vito Zagarrio.

C’era una volta Sergio Leone: “La trilogia del dollaro”

Il seguente articolo, già pubblicato su  Storia dei film, rappresenta un approfondimento di quanto da me scritto negli anni scorsi riguardo le singole pellicole rientranti nell’ideale Trilogia del dollaro: considerando l’attuale proposizione su Rete 4 di un ciclo dedicato a Sergio Leone e la presentazione al Festival di Cannes, che si sta svolgendo in questi giorni, della versione restaurata del suo capolavoro C’era una volta in America, ho pensato potesse fare piacere ai tanti estimatori del grande regista, come lo scrivente, ripercorrere insieme le iniziali tappe della sua filmografia. ***************************************************************************

Sergio Leone

Sergio Leone

Nell’ormai lontano 1989, a soli 60 anni, ci lasciava uno dei più grandi autori del cinema italiano, Sergio Leone, il cui nome inizia a risuonare, forte e secco come lo sparo di una Colt, nel 1964, anno d’apparizione del suo primo film western, Per un pugno di dollari, girato con lo pseudonimo di Bob Robertson, letteralmente “Roberto figlio di Roberti”, omaggio al padre Vincenzo Leone, regista ai tempi del muto, noto come Roberto Roberti; non si era certo di fronte ad un esordiente, visto la lunga e sofferta carriera come aiuto regista, assistente alla regia (Quo vadis, ’51, Melvin le Roy) e autore di soggetti (Nel segno di Roma, ’58, Guido Brignone), riuscendo solo nel 1960 a dirigere Il colosso di Rodi, rutilante peplum che si differenziava da similari produzioni dell’epoca per mettere in campo una già notevole padronanza tecnica, insieme a quell’innato gusto per lo spettacolo che saranno connotazioni costanti della sua produzione, sino all’ultima realizzazione e capolavoro assoluto, C’era una volta in America, ‘84.

ffFolgorato dalla visione di Yojimbo,’61, di Akira Kurosawa, con altri sceneggiatori (tra i quali Duccio Tessari, Fernando Di Leo e Tonino Valeri) ne trasse ispirazione (noncurante dei problemi legali relativi ai diritti d’ autore) per una storia alquanto semplice: un pistolero taciturno e solitario (tale Clint Eastwood, 34enne attore per lo più televisivo, al suo esordio come protagonista assoluto), praticamente senza nome, anche se il becchino lo chiamerà Joe, giunge a San Miguel, paese al confine tra Messico e USA, dove due famiglie, i Rojo e i Baxter lottano per il controllo sul contrabbando di alcool e armi; qui darà vita a un doppio gioco al fine di mettere i clan l’uno contro l’altro, in modo che si eliminino a vicenda, ma uno dei Rojo scoprirà il piano e il nostro verrà catturato e torturato; riuscito a fuggire, attenderà che i Rojo uccidano i Baxter e gli altri componenti della banda, per poter attuare la sua vendetta, in un mitico duello finale dove riuscirà a farli fuori tutti, compreso il brutale Ramon (uno straordinario Gian Maria Volontè, “John Wells” sui manifesti dell’epoca, nell’insolito ruolo di vilain). Continua a leggere