Archivi tag: Dino De Laurentiis

“Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene…”

Noi ti ringraziamo nostro buon Protettore per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo.

Tu che proteggi uomini, animali e baracconi, tu che rendi i leoni docili come gli uomini e gli uomini coraggiosi come i leoni, tu che ogni sera presti agli acrobati le ali degli angeli, fa’ che sulla nostra mensa non venga mai a mancare pane ed applausi.

Noi ti chiediamo protezione, ma se non ne fossimo degni, se qualche disgrazia dovesse accaderci, fa’ che avvenga dopo lo spettacolo e, in ogni caso, ricordati di salvare prima le bestie e i bambini.

Tu che permetti ai nani e ai giganti di essere ugualmente felici, tu che sei la vera, l’unica rete dei nostri pericolosi esercizi, fa’ che in nessun momento della nostra vita venga a mancarci una tenda, una pista e un riflettore.

Totò

Guardaci dalle unghie delle nostre donne, che da quelle delle tigri ci guardiamo noi, dacci ancora la forza di far ridere gli uomini, di sopportare serenamente le loro assordanti risate e lascia pure che essi ci credano felici. Continua a leggere

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Milano, MIC- Museo Interattivo del Cinema, “Michael Cimino: il visionario”

Michael Cimino

Michael Cimino

Da oggi, martedì 30 agosto e fino a mercoledì 7 settembre a Milano, presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana presenta Michael Cimino: il visionario, un omaggio al regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense che ci ha lasciato lo scorso 2 luglio, a 77 anni.
Autore “fuori sistema”, Cimino ha creduto fortemente, gestendo tale scelta con valide capacità tecniche ed espressive, ad un tipo di cinema “classico”, facendo leva però su di un linguaggio moderno, forte e diretto, scontrandosi con i sistemi produttivi imposti dalle major. I suoi film, sette in tutto (otto considerando l’episodio No Translation Needed del film Chacun son cinéma, concepito per festeggiare i 60 anni del Festival di Cannes), al di là dei successi e degli insuccessi, tralasciando le varie disavventure produttive, rivelano comunque la capacità di stagliarsi ognuno come un’avventura e un’esperienza unica, offrendo uno sguardo critico, disilluso, alla storia della nazione americana, ai suoi modelli fondativi, senza intenti demistificatori o nostalgici.
Cimino ha raccontato come pochi l’America e le sue tante anime, con uno stile unico capace di combinare epica ed emozione, bellezza dei paesaggi e personaggi indimenticabili. Continua a leggere

Venezia 73: preapertura con “Tutti a casa”

Alberto Sordi ed Eduardo De Filippo ("Tutti a casa")

Alberto Sordi ed Eduardo De Filippo (“Tutti a casa”)

Sarà dedicata al grande regista Luigi Comencini (1916–2007) in occasione del centenario della nascita, la serata di preapertura della 73ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (31 agosto-10 settembre), che si terrà nella Sala Darsena (Palazzo del Cinema) al Lido martedì 30 agosto. Verrà proiettato, in un restauro digitale a cura di Filmauro e CSC – Cineteca Nazionale di Roma, Tutti a casa (Italia/Francia, 1960), con Alberto Sordi, Serge Reggiani, Carla Gravina ed Eduardo De Filippo, prodotto da Dino De Laurentiis, sceneggiato da Age e Scarpelli e premiato all’epoca con due David di Donatello e un Nastro d’argento, oltre che da un grande successo popolare (oltre un miliardo di lire al botteghino). Il restauro viene presentato in prima mondiale ed è stato realizzato in 4K a partire dai negativi originali messi a disposizione da Filmauro.

indexLe lavorazioni in digitale sono state eseguite presso il laboratorio Cinecittà Digital Factory, Roma. Il ritorno in pellicola 35 mm è stato realizzato presso il laboratorio Augustus Color, Roma. Tutti a casa è uno tra i più celebri e riusciti esempi di ciò che ha reso immortale la commedia all’italiana: l’impasto di comico e drammatico, di vero e grottesco, di coraggio e voglia di sopravvivere. Comencini, con la complicità autobiografica dei due grandi sceneggiatori Age e Scarpelli e con le amare risate provocate da un grandissimo Alberto Sordi, racconta tutto il caos dell’8 settembre 1943, quando con l’armistizio di Badoglio i soldati del re e del duce furono abbandonati a se stessi, tra mille paure.
Un film on the road lungo l’Italia disastrata e confusa di quel periodo, quando i soldati non ebbero più ordini e ciascuno decise di tornare al suo paese: tutti a casa, appunto. Comencini dichiarò all’epoca: “L’8 settembre la gente fu abbandonata a se stessa, ed era questo che volevo descrivere”. Continua a leggere

Michael Cimino (1939-2016)

Michael Cimino

Michael Cimino

E’ morto ieri, sabato 2 luglio, a New York, sua città natale (1939 o, secondo alcuni fonti, 1943) il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense Michael Cimino, autore “fuori sistema”, che ha creduto fortemente, gestendo tale scelta con valide capacità tecniche ed espressive, ad un tipo di cinema “classico”, facendo leva però su di un linguaggio moderno, forte e diretto, scontrandosi con i sistemi produttivi imposti dalle major. I suoi film, sette in tutto (otto considerando l’episodio No Translation Needed del film Chacun son cinéma, concepito per festeggiare i 60 anni del Festival di Cannes), al di là dei successi e degli insuccessi, tralasciando le varie disavventure produttive, rivelano comunque la capacità di stagliarsi ognuno come un’avventura e un’esperienza unica, offrendo uno sguardo critico, disilluso, alla storia della nazione americana, ai suoi modelli fondativi, senza intenti demistificatori o nostalgici. Cimino ha raccontato come pochi l’America e le sue tante anime, con uno stile unico capace di combinare epica ed emozione, bellezza dei paesaggi e personaggi indimenticabili. Continua a leggere

Addio a Carlo Rambaldi

 Carlo Rambaldi

Carlo Rambaldi

Ci ha lasciato oggi Carlo Rambaldi, espressione della più pura genialità creativa applicata all’arte cinematografica, della quale contribuì non poco a mantenerne intatti fascino ed essenza, prima dell’avvento e consacrazione definitiva dell’effetto digitale, “pulito” e perfetto quanto si vuole ma non certo “magico”, nel senso propriamente illusorio e visionario del termine.

Vincitore di tre premi Oscar per gli effetti speciali (King Kong, ‘76, John Guillermin; Alien, ‘80, Ridley Scott; E.T., ‘83, Steven Spielberg), Rambaldi era nato a Vigarano Mainarda (Ferrara) nel 1925 e da circa dieci anni viveva a Lamezia Terme (Catanzaro); dopo essersi laureato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, nel ’51, sembrava dovesse avviarsi verso una carriera di pittore e, soprattutto scultore: estremamente affascinato dalla meccanica del movimento, iniziò infatti a studiare la struttura ossea e muscolare umana, paragonandola ad una macchina, dando così vita alle sue prime “sculture elettriche semoventi”, quelle che, dagli anni settanta in poi, ulteriormente perfezionate, verranno definite “meccanotroni”, integrazione tra meccanica ed elettronica, per divenire delle “creature”, anche a grandezza naturale, che si muovevano in virtù di complessi meccanismi idraulici.

Il suo ingresso nel mondo del cinema avviene nel ’56, quando, stabilitosi a Roma, iniziò a collaborare con il regista Giacomo Gentilomo per la realizzazione di un drago da utilizzare nel film Sigfrido: da qui in poi si trovò coinvolto in varie produzioni italiane, minori e non, anche televisive (L’Odissea, Franco Rossi, 1968), conoscendo il grande successo con Profondo Rosso, ’75, di Dario Argento ed in particolare l’anno dopo, grazie a Dino De Laurentiis, che lo volle per il remake del già citato King Kong; trasferitosi a Burbank, qui aprì un laboratorio per dar vita alla sua personale “fabbrica dei sogni” ed una volta tornato in Italia, nel ’96, a Terni, fondò la sua scuola, l’Accademia Europea degli Effetti Speciali. L’ultimo film del quale Rambaldi ha curato gli effetti speciali è Rage, furia primitiva, 1988, debutto registico del figlio Vittorio.

Dino De Laurentiis, American/Italian dream

Dino De Laurentiis

Dino De Laurentiis

Il mondo del cinema piange la scomparsa di Dino De Laurentiis, uno degli ultimi produttori “vecchio stile”, innamorato del proprio mestiere e capace di visualizzare le spesso felici intuizioni in grandi successi, abbracciando intrattenimento ed autorialità, rischiando anche in prima persona.

Atipica espressione del classico American dream, sospeso tra la creatività del genio italico e il pragmatismo imprenditoriale made in Usa, Agostino (il suo vero nome) De Laurentiis si è spento a Los Angeles, dove viveva dagli anni ’70, ma era nato a Torre Annunziata, vicino Napoli, nel 1919. Sin da giovane aiuta il padre, titolare di un pastificio, nella sua attività e in una trasferta di lavoro a Roma, nota casualmente un annuncio del Centro Sperimentale di Cinematografia, alla ricerca di nuovi talenti. E’ la folgorazione che gli cambia la vita: deciso a percorrere la strada del cinema, inizia la classica gavetta, improvvisandosi trovarobe, comparsa, insomma tutto quello che può servire a metterlo in contatto con il magico mondo della settima arte, per poi produrre il suo primo film nel ’40, L’ultimo combattimento di Piero Ballerini. Un anno dopo fonda la Real Cine e produce L’amore conta, suo primo vero successo, per poi passare a lavorare alla Lux Film.

Una volta finita la guerra De Laurentiis si mette all’opera per ristrutturare vari teatri di posa e contribuisce alla rinascita del cinema italiano, cavalcando, sempre come produttore, dapprima la stagione del neorealismo (Riso amaro, ’48, Giuseppe De Santis, interpretato da Silvana Mangano, sua seconda moglie) e subito dopo quella della commedia all’italiana. A lui si deve la realizzazione del primo film italiano a colori, Totò a colori (‘52 , di Steno) o dei capolavori di Federico Fellini La strada e Le notti di Cabiria, entrambi premiati con l’ Oscar per il miglior film straniero.

Ancora da ricordare, tra 600 titoli all’attivo, La grande guerra, ’59 di Mario Monicelli, Leone d’oro a Venezia, un film importante nella cinematografia italiana, sia dal punto di vista strettamente contenutistico, affrontando il tema della prima guerra mondiale scevro da ogni retorica, non celebrando intrepidi eroi, ma gente comune mandata a morire in condizioni miserevoli, narrando la guerra dal punto di vista della trincea, sia per la coinvolgente spettacolarizzazione che dà vita ad un grande affresco corale, grazie all’uso del cinemascope, il dispiego di grandi masse, l’accurata ricostruzione storica.

Proprio questo pensare in grande dimostra come l’ Italia e certi suoi vincoli produttivi non potevano che stargli stretti (era entrata in vigore la legge Corona, che consentiva i sussidi ai film di produzione al 100% italiana, mentre prima era sufficiente il 50% ), per cui, pur realizzando sulla via Pontina, alla porte di Roma, Dinocittà, una sorta di Hollywood sul Tevere sul modello di Cinecittà ( vari i kolossal girati, ad esempio La Bibbia di Huston) nel ’72 decide di trasferirsi negli USA, dove proseguì la sua attività con la De Laurentiis Entertainment Group. Primo film prodotto, Serpico di Sidney Lumet, cui seguono, tra gli altri, I tre giorni del Condor di Pollack, Il giustiziere della notte di Michael Winner, King Kong, Flash Gordon, Ragtime, in un’estrema alternanza di clamorosi successi o flop epici (Dune di Lynch, su tutti). Nel 2001 la consacrazione definitiva, con l’Irving Thalberg Award, in occasione degli Oscar, cui fa seguito nel 2003 il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia.