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Sport e canzone, nell’anno dei Mondiali

Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

Il connubio fra musica leggera e sport in Italia vanta una lunga tradizione, che ha coinvolto la canzone pop, rock e d’autore – Ce lo racconta il filosofo del pop Claudio Sottocornola, in un viaggio da La partita di pallone a Siamo una squadra fortissimi (continua su La zattera del pensiero).

Bologna, al via la XIV Edizione di “Human Rights Nights”

ImmagineTorna da oggi, venerdì 9, a Bologna, per concludersi domenica 18 maggio, Human Rights Nights, Festival di Cinema, Arte e Musica per i Diritti Umani, giunto alla XIV Edizione. Considerandone il ruolo assunto nel corso degli anni, tanto nell’ambito cittadino che internazionale, la kermesse è ormai idonea a divenire un vero e proprio centro da cui si dipartono le varie diramazioni consistenti in relazioni e partnership espresse a livello locale, nazionale e globale da parte di associazioni, enti, università, volte a far sì che la creatività (concerti, mostre, proiezioni cinematografiche) e l’azione sociale (conferenze, incontri, dibattiti), incentrate entrambe sui diritti umani, possano dar luogo ad una sensibilizzazione e conseguente operato a favore di un mondo migliore. Human Rights Nights darà vita inoltre ad un vero e proprio circuito, proseguendo tra maggio e giugno in Romagna (Forlì, Ravenna, Rimini e Cesena) e poi in altre città, in Italia e nel mondo. Realizzata con il contributo di Alma Mater e Cineteca di Bologna, l’edizione di quest’anno sarà incentrata sulle Nuove Povertà. Continua a leggere

Bologna: “Asta Diva”, asta benefica organizzata da “Probone Italia”

Logo_PROBONE_1Domenica 8 dicembre, a Bologna, presso Sympò – ex Chiesa (Via Lame 83), alle ore 17.30, avrà luogo Asta Diva, asta benefica di oggetti e cimeli appartenuti a varie celebrità a due anni esatti dalla prima, organizzata dalla Probone Italia con il generoso aiuto di Lucio Dalla. La Fondazione ritorna quindi per un evento unico, come unici sono i pezzi che verranno battuti nel corso della serata, oggetti e cimeli donati da personaggi, ognuno famoso nel proprio ambito: della musica, dello sport, del cinema, dell’arte, del giornalismo e della moda.
Battitori d’eccezione saranno i Gemelli Ruggeri.

sgSi partirà proprio dal camicione indossato da Lucio Dalla nel tour del 1988 Dalla/Morandi, per proseguire con la bacchetta di Claudio Abbado, la fisarmonica e la bicicletta di Roberto Benigni e Nicoletta Braschi, i guanti di Fernando Alonso donati da Luca Cordero di Montezemolo.
Poi si passerà dalla sedia da regista di Pupi Avati alla tavolozza di Mimmo Paladino e al manifesto del Don Giovanni autografato da Pier Luigi Pizzi, dono del Teatro Comunale di Bologna; dalla tuta indossata da Alberto Tomba nell’ultima vittoria ai mondiali (Crans-Montana, 1998) alla maglia della Nazionale di Alessandro Diamanti; dalla borsa e agli occhiali da sole di Valeria Golino e Riccardo Scamarcio alla maglia di Andrea Pirlo donata da Gianluca Pessotto.

Lucio Dalla

Lucio Dalla

Dal mondo della musica, due regine della lirica come Mirella Freni e Raina Kabaivanska hanno donato rispettivamente un top azzurro e uno scialle portati in scena; ma anche Laura Pausini, con il top indossato nel tour 2011-2012, e poi le donazioni di Cesare Cremonini, Samuele Bersani, Albano Carrisi, Tiziano Ferro, Ron o, nell’ambito del giornalismo giornalismo televisivo, di Milena Gabanelli, Alda D’Eusanio e Rosanna Lambertucci.
Ma la lista di quanti aderiranno all’evento cresce di giorno in giorno e molti saranno una sorpresa (come Fiorello).

I Fratelli Ruggeri

I Fratelli Ruggeri

La Probone Italia è una Fondazione non a scopo di lucro, nata nel 2011 con l’obiettivo di curare, assistere e aiutare le persone affette da tumori vertebrali, la stessa patologia di cui soffriva Rita Masotti, la paziente che ha lasciato in eredità una testimonianza concreta di solidarietà e speranza.
Il Presidente, Alessandro Gasbarrini, medico dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, sintetizza così lo spirito di questo progetto: “Non per forza si devono versare soldi, non per forza bisogna dedicare tempo, non per forza bisogna apprezzare il lavoro svolto… Non per forza, ma per amore”.

Per informazioni:
Fondazione Probone Italia onlus
e-mail: info@probone.org
cell. 342 5637037
http://www.probone.org

Intervista a…

Giovanni Certomà

Giovanni Certomà

Strana la vita: si vive nello stesso paese, Roccella Jonica (RC), si condividono gli stessi interessi, si frequentano, probabilmente, gli stessi posti e le stesse persone, ed invece d’incontrarsi in tale contesto di provincia, ci si ritrova sulla piazza virtuale del web: è quanto mi è piacevolmente capitato nei giorni scorsi, quando ho avuto modo di conoscere attraverso il mio blog Giovanni Certomà, nato appunto a Roccella Jonica nel 1970, anche se ora vive in provincia di Milano, laureato in pedagogia presso l’Università degli Studi di Messina, insegnante di Lettere e Filosofia, autore di tre libri (il saggio Il filosofo dimenticato. Morale e società giusta in Erminio Juvalta, ’98; la raccolta di liriche Vitalità svelata, 2000; Due gambe e un cuore, 2005, raccolta di articoli e foto, Edizioni Il Fiorino) e collaboratore presso Marathon (Rivista di podismo), Vivere Meglio (Rivista trimestrale), http://www.Trackandfieldchannel.tv (inviato Web – TV), http://www.Trackandfieldchannel.net (web – site), http://www.RadioRoccella.it (conduttore), Radio Hinterland (Milano).

Lascio alle sue parole la descrizione d’interessi e motivazioni: “Accanto alla passione per la cultura v’è in me un’altra – forse più intensa – che è quella per la corsa. La corsa è libertà, rilassamento mentale e soprattutto un modo per conoscersi nel profondo. Quando corro provo un senso di totale estraniazione da tutto ciò che è frenesia e apparenza”. Abbiamo chiacchierato un po’ via Skype e in tale occasione è nata l’idea di una collaborazione propostami da Giovanni, una rubrica radiofonica da avviare presso il suo sito, avente come argomento il cinema, iniziando il tutto con un’intervista nei miei confronti, per ascoltarla potete collegarvi a www.giovannicertoma.it

Bubba Smith, gigante buono

Bubba Smith

Bubba Smith

Non so se per molti di voi sia lo stesso, ma per quanto mi riguarda vi sono attori non propriamente o “tecnicamente” tali, spesso presenti nel cast di film non certo d’autore, che rimangono fortemente impressi, spesso più nel cuore che nella mente, per via di una certa naturale simpatia, magari espressa spontaneamente, con gesti o parole, senza particolari mediazioni, per cui quando vengono a mancare è facile restare particolarmente dispiaciuti.

E’ quanto mi è successo nell’apprendere la scomparsa di Charles Aaron Smith, meglio noto con il nome di Bubba Smith, l’imponente sergente Moses Hightower, poche parole, modi spicci e cuore d’oro, della nota saga cinematografica Scuola di polizia (ha preso parte a sei dei sette capitoli girati, dal 1984 al 1989), trovato morto nella sua casa di Los Angeles. Smith, che aveva 66 anni, prima di divenire attore, dividendosi tra varie serie televisive (Charlie’s Angels, Truck Driver, La famiglia Bradford, Sabrina, vita da strega, Otto sotto un tetto, MacGyver) e il grande schermo, a partire dagli anni ’80 (oltre la citata saga, Balle spaziali, Mel Brooks, ’87, Il silenzio dei prosciutti, Ezio Greggio, ’93), è stato un asso del football, ai tempi dell’università e poi professionista in varie squadre (Oakaland Raiders, Houston Oilers, Baltimore Colts, squadra con cui vinse un Super Bowl nel ’71); ultimo film cui ha preso parte, l’horror del 2010 Blood River, Shedrack Anderson III.

Intervista a Giovanni Scaramuzzino

cfdeIl nome del giornalista Giovanni Scaramuzzino (foto, nato a Reggio Calabria il 29 novembre 1967, ma roccellese di adozione) è legato soprattutto al mondo dello sport e del ciclismo: ci ha infatti emozionato al seguito del Giro d’Italia dal 1996, del Tour de France e delle grandi classiche dal 1998, radio-trasmettendo in diretta le fasi finali delle corse dalla sella di una moto, un’esperienza certo molto particolare, ben visualizzata nel suo libro Fino all’ultimo chilometro. Il Giro d’Italia da una motocicletta (Geo Edizioni, 2005).

Ha da poco pubblicato anche un interessante romanzo dal titolo: Come quando ascoltiamo le partite alla radio. Storie di sport minuto per minuto, edito dalla SEI di Torino, un affascinante intreccio di storie e personaggi legati all’ascolto, non solo in sottofondo, della cronaca di una partita trasmessa alla radio, attingendo così anche all’altra sua grande passione dopo il ciclismo, il calcio: telecronista delle partite del campionato di calcio di Serie A per La Grande Giostra dei Gol di Rai-International, è poi passato in pianta stabile a Radio Rai, è una delle voci della ormai storica trasmissione Tutto il calcio minuto per minuto, ha seguito da inviato i Giochi della XXVIII Olimpiade ad Atene e quelli della XXIX Olimpiade di Pechino e recentemente dal Sud Africa ci ha raccontato con la professionalità e passionale verve dai vari stadi le partite del Mondiale 2010. Contattato telefonicamente per un’intervista, Giovanni mi ha amabilmente narrato le sue ultime attività di scrittore e giornalista.

Dopo Fino all’ultimo chilometro. Il Giro d’Italia da una motocicletta (Geo Edizioni), basato sulle tue esperienze nel seguire in diretta l’importante competizione agonistica, ora la tua ultima fatica, Come quando ascoltiamo le partite alla radio. Storie di sport minuto per minuto(Sei), un libro forse meno diretto del primo, ma ugualmente emozionante, un vero e proprio romanzo, che si ammanta di toni surreali, tra ricordi lontani, ritorno al presente e capacità di descrivere i vari protagonisti “dal vero”, come persone “normali”…

VF2RF“In effetti è così. Il romanzo nasce dalla necessità di voler raccontare una visione dello sport, dei suoi protagonisti e della nostra Calabria così come ce li ricordiamo e così come desideriamo, ma forse è un’utopia, che possano ancora essere. In un’epoca dove nello sport contano i diritti, soprattutto quelli televisivi, mi piaceva scrivere una storia dove fossero in evidenza i cosiddetti doveri anche, perché no, quelli degli sportivi nei confronti del pubblico. Se dobbiamo dare un inizio alla storia che è appena diventata un libro, direi che tutto è cominciato nel febbraio del 1979, quando ho assistito dal vivo a Catanzaro-Inter, prima partita di Serie A della mia vita. Ebbene quei giocatori si potevano vedere, applaudire, toccare. Ci potevi parlare senza troppe barriere. Il loro numero telefonico, a cominciare da quello del capitano dei giallorossi Gianni Improta, era sull’elenco cittadino. Cose inconcepibili al giorno d’oggi”.

Tra digitale terrestre, nuove e varie offerte televisive, internet, insomma in questo nuovo villaggio globale, la radio ha ancora un senso, riesce a mantenere intatto il suo fascino un po’ d’antan, magari rivolto ad un pubblico di fedelissimi ?

“Me ne sono accorto ai mondiali sudafricani, soprattutto confrontando il nostro lavoro e la nostra impostazione italiana di radiocronisti con quella dei colleghi brasiliani, spagnoli, olandesi, messicani, ivoriani etc. La radio non avrebbe ragione d’essere se non trasmettesse in primo luogo emozioni nei confronti di chi ascolta . A qualunque latitudine e con qualsiasi lingua. Non importa lo strumento, ma conta l’effetto. Violino, chitarra, pianoforte o sassofono: a che servono se non si usano per produrre dei suoni che emozionano chi ascolta? La radio è questa. Gli altri mezzi d’informazione ormai sviscerano la partita di calcio, la gara di basket, la corsa di ciclismo, in moto o di Formula Uno in ogni benché minimo aspetto. Magari te la fanno anche vedere, ma non te la fanno respirare, annusare, non te la fanno vivere, come invece fa la radio. Per questo nel romanzo, tutte le storie, tutti gli intrecci, da quelli più delicati a quelli vigorosamente più intensi sono legati all’ascolto di una radiocronaca sportiva che non fa soltanto da sottofondo alle vicende dei protagonisti”.

Nell’ambito della tua esperienza di questi ultimi anni come giornalista sportivo, cosa è veramente cambiato nel mondo dello sport, in particolare rispetto a quanto seguivamo da ragazzi? La mia impressione è che ormai in tutti i suoi ambiti, dal calcio all’ automobilismo, si dia più importanza al fattore denaro rispetto a quello umano, riducendo la passione e l’entusiasmo di un tempo, quasi si volesse “capitalizzare” il successo…

“Tutto e subito. Sembra questa la parola d’ordine del nuovo millennio. Lo sport non fa eccezione perché legato a doppio filo all’immediato: nel calcio è finita da tempo l’epoca dei grandi presidenti di provincia come Rozzi, Ceravolo, Anconetani capaci di concludere accordi con allenatori e giocatori sulla base di una semplice stretta di mano. Adesso anche i contratti più blindati valgono per modo di dire, basti vedere la relativa facilità con cui il tecnico dell’Inter José Mourinho si è liberato dai vincoli con la squadra nerazzurra per firmare con il Real Madrid subito dopo la conquista della Champions League”.

Come vedi da giornalista il mondo dell’informazione in Italia? Al di là della tristemente nota “legge bavaglio”, ha ancora un senso nel nostro paese parlare di libertà d’informazione, quando ormai è sotto gli occhi di tutti una neanche tanto velata imposizione di consenso mediatico? Con l’eccezione dei soliti “indiani confinati nella riserva” assistendo ad un telegiornale, reti pubbliche e private, sembra sia stata messa in onda una trasmissione a reti unificate…

“La libertà di informazione deve nascere anzitutto dalla libertà di coscienza. Faccio un esempio che nasce dalla mia attività di giornalista sportivo. Per poter essere libero di elogiare o criticare una squadra, un arbitraggio, un allenatore o un giocatore, ritengo sia indispensabile, prima di ogni altra cosa, evitare con cura alcune cose, come ad esempio chiedere biglietti omaggio di ingresso allo stadio per parenti o amici. In questo modo nessuno può venirti a rinfacciare nulla e nella cronaca, nel commento e nei giudizi rispondi solo a te stesso. Tutte le cose più grandi scaturiscono dalle piccole”.

E nella nostra regione, la Calabria dove sei nato e cresciuto, cosa te ne pare del settore dell’informazione? Quali i problemi da superare e gli errori da evitare e, soprattutto, che consigli daresti a quanti desiderino avvicinarsi all’attività giornalistica o dar vita ad una nuova realtà, nell’ambito della carta stampata o della radio e della televisione?

“Di avere passione, di crederci, di non arrendersi alle prime difficoltà. Uno dei protagonisti del romanzo è un radiocronista di un’emittente locale. Sarà lui a dare una bella lezione di giornalismo e di altruismo ai cosiddetti grandi dell’informazione proprio perché attento nei confronti di quei particolari che sembrano all’apparenza insignificanti. In questo mestiere credo che senza umiltà e curiosità non si vada da nessuna parte. Chi si sente arrivato dopo i primi anni di attività e chi giudica i colleghi in base alla testata dove lavorano dovrebbe ricordare che i protagonisti sono sempre gli altri, non chi racconta la loro storia, ma chi la vive, sia esso un fatto di cronaca, di politica, di economia, di sport o di spettacolo. In conclusione, un bravo giornalista è tale sia che lavori in un foglio condominiale o rionale sia che giunga ad essere la prima firma di un prestigioso quotidiano che tira un milione di copie. Senza entusiasmo non si va da nessuna parte. In questo senso, un derby tra Marina di Gioiosa e Roccella, tra Locri e Siderno, tra Bovalinese e Ardore vale quanto Brasile-Olanda ai Mondiali di calcio ovvero anche la più piccola emittente locale ha la sua grande dignità adattandosi a quelle che sono le esigenze del proprio pubblico senza però divenirne schiava, anzi contribuendo a una crescita collettiva che dà senso professionale al nostro lavoro. E infine mai cadere nel tranello della presunzione. Un giornalista non deve dimostrare di sapere tutto, ma deve essere per prima cosa capace di sapere dove cercare e dove trovare le cose che non sa”.