Archivi categoria: Poesia

Notte su Birkenau (Tadeusz Borowski, “KL Auschwitz”)

Un’altra notte. Torvo, il cielo si chiude ancora
sul silenzio mortale volteggiando come un avvoltoio.
Simile ad una bestia acquattata, la luna cala sul campo,
pallida come un cadavere.
E come uno scudo abbandonato nella battaglia,
il blu Orione, fra le stelle perduto.
I trasporti ringhiano nell’oscurità
e fiammeggiano gli occhi del crematorio.
È umido, soffocante. Il sonno è una tomba.
Il mio respiro è un rantolo in gola.
Questo piede di piombo che m’opprime il petto
è il silenzio di tre milioni di morti.
Notte, notte senza fine. Nessuna alba.
I miei occhi sono avvelenati dal sonno.
La nebbia cala su Birkenau,
come il giudizio divino sul cadavere della terra.

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“Tra Molière e il Grand Guignol”

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

L’Italia – e non solo l’Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: “contaminazioni” tra Molière e il Grand Guignol.
Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l’immagine della frenesia più insolente.
Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di “raptus”: era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti.
(Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane).

Ricordando i nonni

Carl e Ronnie ("Up", 2009)

Carl e Ronnie (“Up”, 2009)

Ai tempi di mia nonna non si buttava via niente. Nemmeno l’esperienza.
Un bacio era una cosa rara nella vita di una persona e veniva custodito come un tesoro.
Il dolore si conservava gelosamente per non dimenticarlo.
E da quello si imparava.
Adesso calze, dolori e baci, consumiamo tutto, rompiamo tutto, ci disfiamo di tutto.
(Marcela Serrano)

“Fin de siglo”, le poesie di Sottocornola tradotte per il pubblico di lingua spagnola

0001Claudio Sottocornola arriva sul mercato di lingua spagnola: la prestigiosa rivista internazionale Contemporary Literary Horizon omaggia infatti il filosofo, poeta, musicologo e performer italiano traducendo le sue liriche in spagnolo per la sua Bibliotheca Universalis, che include autori di ogni parte del mondo nella pregevolissima collana Aula Magna.
Tradotte con sensibilità e rigore, le poesie di Sottocornola spaziano dalla metà degli anni ’70 al nuovo millennio e tratteggiano gli scenari di una Fin de siècle (come titola la silloge originale) che si spinge sino ai nostri giorni, fra pensiero debole e fenomeni migratori, crisi globale e ricerca di senso. Fin de siglo propone 33 poesie scelte di Sottocornola, nella duplice versione italiana e spagnola (lingua che si sposa perfettamente con il lirismo empatico e viscerale del poeta), un’introduzione critica di Daniel Dragomirescu, scrittore ed editor bucarestano, e un profilo culturale dell’autore in italiano, inglese e spagnolo, insieme ad una bibliografia completa delle opere. Continua a leggere

Poesia, lungimiranza, passione: un ricordo di Pier Paolo Pasolini

1Ritorna oggi al cinema, nelle sale aderenti all’iniziativa, Salò o le 120 Giornate di Sodoma, nel 40mo anniversario della morte del suo autore, Pier Paolo Pasolini. Restaurato dalla Cineteca di Bologna e CSC- Cineteca Nazionale, in collaborazione con Aurelio Grimaldi, presso il laboratorio L’immagine ritrovata, il film rientra nella terza stagione del progetto Il Cinema Ritrovato al Cinema, promosso dalla Cineteca di Bologna e Circuito Cinema per riportare in sala i grandi classici restaurati e ha conseguito il Premio Venezia Classici per il Miglior Film restaurato alla 72ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica . La sua proiezione sarà preceduta da un estratto dell’intervista a Pasolini realizzata da Gideon Bachmann sul set (Intervista sotto l’albero, conservata e messa a disposizione da Cinemazero, Pordenone). Contemporaneamente all’uscita cinematografica, la stessa Cineteca di Bologna ne propone la versione in dvd.

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2Antinferno. 1944-45, Italia settentrionale. Quattro autorità repubblichine, il Duca (Paolo Bonacelli), il Monsignore (Giorgio Cataldi), L’Eccellenza (Paolo Quintavalle) e il Presidente (Aldo Valletti), riunite a Salò incaricano le SS e la milizia di rapire un gruppo di ragazzi e ragazze. Dopo aver stilato tutta una serie di regolamenti, provvedono a selezionare i giovani più avvenenti, chiudendosi insieme a loro in una villa nei pressi di Marzabotto, affidandone la sorveglianza ad una squadra di soldati. Coadiuvati da tre ex prostitute e una pianista, i cui racconti delle loro esperienze postribolari dovranno servire da ispirazione, imporranno ai prigionieri una fitta sequela di violenze sessuali e psicologiche, dando vita così a tre vere e proprie cerchie infernali: il Girone delle Manie, il Girone della Merda e il Girone del Sangue. Salò o le 120 Giornate di Sodoma merita di essere ricordato, ad avviso di chi scrive, sia mettendo da parte l’ormai nota cronistoria di tutte le vicende giudiziarie cui la pellicola, uscita postuma, andò incontro, in Italia come fuori dai patri confini, sia sgombrando il campo da definizioni come “testamento filmico”. Siamo infatti di fronte in primo luogo ad un lucido e al contempo spietato atto d’accusa contro ogni forma di potere che venga a costituirsi sull’arroganza e la prevaricazione, volte entrambe ad annientare, umiliandola, la purezza, la sacralità dell’essere umano in quanto tale. Continua a leggere

Milano, Spazio Oberdan: “Sopra il nudo cuore. Fotografie e film di Antonia Pozzi”

Antonia Pozzi (Casorate Sempione, maggio 1937)

Antonia Pozzi (Casorate Sempione, maggio 1937)

Dal 23 ottobre al 6 gennaio 2016 a Milano, presso Spazio Oberdan, Fondazione Cineteca Italiana in collaborazione con Regione Lombardia, Comune di Milano, Città metropolitana di Milano e Centro Internazionale Insubrico C. Cattaneo e G. Preti, presenterà Sopra il nudo cuore. Fotografie e film di Antonia Pozzi, una grande mostra a cura di Giovanna Calvenzi e Ludovica Pellegatta dedicata a una delle più alte voci della letteratura novecentesca, una poetessa ancora da scoprire di cui saranno svelati soprattutto la passione e il talento per la fotografia. A settantasette anni dalla prematura scomparsa, dopo le numerose riedizioni delle poesie e la loro traduzione in varie lingue, dopo convegni, pubblicazioni, biografie, dopo molti film e spettacoli, interpretazioni e polemiche sulla sua poesia e sulla sua vita, la parola torna alla grande poetessa milanese, che parla di sé e del suo mondo attraverso film e fotografie, finora inediti, per un viaggio nella sua poetica e nei luoghi a lei cari. Di Antonia Pozzi (Milano 1912-1938) si sveleranno la passione e il talento per l’immagine e il suo interesse per la relazione tra parola scritta-immagini-immagini in movimento. Accanto alle lettere, tanto amate, Antonia Pozzi infatti coltivò, nella sua breve ma intensa vita, anche l’arte della fotografia, non tanto per un desiderio di apprenderne la tecnica, aridamente, quanto perché convinta che le cose, le persone, la natura avessero un loro sentimento nascosto che l’obiettivo deve cercare di cogliere, per dar loro quell’eternità che la realtà effimera del tempo non lascia neppure intravedere. Continua a leggere

Profezia (Pier Paolo Pasolini, 1964)

A Jean Paul Sartre, che mi ha raccontato la storia di Alì dagli Occhi
Azzurri.

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

Era nel mondo un figlio
e un giorno andò in Calabria:
era estate, ed erano
vuote le casupole,
nuove, a pan di zucchero,
da fiabe di fate color
delle feci. Vuote.
Come porcili senza porci, nel centro di orti senza insalata, di campi
senza terra, di greti senza acqua. Coltivate dalla luna, le campagne.
Le spighe cresciute per bocche di scheletri. Il vento dallo Jonio
scuoteva paglia nera
come nei sogni profetici:
e la luna color delle feci
coltivava terreni
che mai l’estate amò.
Ed era nei tempi del figlio
che questo amore poteva
cominciare, e non cominciò.
Il figlio aveva degli occhi
di paglia bruciata, occhi
senza paura, e vide tutto
ciò che era male: nulla
sapeva dell’agricoltura,
delle riforme, della lotta
sindacale, degli Enti Benefattori,
lui. Ma aveva quegli occhi.
La tragica luna del pieno
sole, era là, a coltivare
quei cinquemila, quei ventimila
ettari sparsi di case di fate
del tempo della televisione,
porcili a pandizucchero, per
dignità imitata dal mondo padrone.
Ma si può vivere là! Ah, per quanto ancora, l’operaio di Milano lotterà
con tanta grandezza per il suo salario? Gli occhi bruciati del figlio, nella
luna, tra gli ettari tragici, vedono ciò che non sa il lontano fratello
settentrionale. Era il tempo
quando una nuova cristianità
riduceva a penombra il mondo
del capitale: una storia finiva
in un crepuscolo in cui accadevano
i fatti, nel finire e nel nascere,
noti ed ignoti. Ma il figlio
tremava d’ira nel giorno
della sua storia: nel tempo
quando il contadino calabrese
sapeva tutto, dei concimi chimici,
della lotta sindacale, degli scherzi,
degli Enti Benefattori, della
Demagogia dello Stato
e del Partito Comunista..
…e così aveva abbandonato
le sue casupole nuove
come porcili senza porci,
su radure color delle feci,
sotto montagnole rotonde
in vista dello Jonio profetico.
Tre millenni svanirono
non tre secoli, non tre anni e si sentiva di nuovo nell’aria malarica
l’attesa dei coloni greci. Ah, per quanto tempo ancora, operaio di
Milano, lotterai solo per il salario? Non lo vedi come questi qui ti venerano?
Quasi come un padrone.
Ti porterebbero su
dalla loro antica regione,
frutti e animali, i loro
feticci oscuri, a deporli
con l’orgoglio del rito
nelle tue stanzette novecento,
tra frigorifero e televisione,
attratti dalla tua divinità,
Tu, delle Commissioni Interne,
tu della CGIL, Divinità alleata,
nel meraviglioso sole del Nord.
Nella loro Terra di razze
diverse, la luna coltiva
una campagna che tu
gli hai procurata inutilmente.
Nella loro Terra di Bestie
Famigliari, la luna
è maestra d’anime che tu
hai modernizzato inutilmente. Ah, ma il figlio sa: la grazia del sapere
è un vento che cambia corso, nel cielo. Soffia ora forse dall’Africa
e tu ascolta ciò che per grazia il flglio sa. (Se egli non sorride
è perché la speranza per lui
non fu luce ma razionalità.
E la luce del sentimento
dell’Africa, che d’improvviso
spazza le Calabrie, sia un segno
senza significato, valevole
per i tempi futuri!) Ecco:
tu smetterai di lottare
per il salario e armerai
la mano dei Calabresi. Continua a leggere