Archivi categoria: Pensieri e parole

Un ricordo di Jonathan Demme

Jonathan Demme

E’ morto ieri, mercoledì 26 aprile, a New York, il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico Jonathan Demme (Baldwin, 1944),  autore che ha abbracciato diversi generi cinematografici, rivisitandoli e spesso miscelandone le diverse caratteristiche in forza di uno stile del tutto personale, idoneo a portare in scena visionarietà e cura formale (il ricorso ai piani ravvicinati e alla soggettiva), grazie anche all’apporto di una “sana” e collaudata artigianalità. Mantenendosi in felice equilibrio fra  produzioni degli studios e quelle indipendenti, fiction e documentario, Demme ha posto al centro delle proprie opere l’individuo, l’essere umano, a muoversi sullo sfondo di un’America la cui società guardava al futuro senza comunque dimenticare il proprio passato. Continua a leggere

Bozzetto non troppo (2016)

Presentato alla 73ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (Sezione Classici- Documentari sul cinema), scritto e diretto da Marco Bonfanti (L’ultimo pastore, 2012), Bozzetto non troppo, proiettato lo scorso 19 aprile al Cinema Kino di Roma, si palesa alla visione come una realizzazione pregevole nella sua fattura complessiva: in primo luogo appare rimarchevole un andamento narrativo che prende le distanze dalla costruzione propria di un biopic propriamente detto, facendo sì che la figura di Bruno Bozzetto, fra i più importanti protagonisti dell’animazione italiana, si presenti in prima persona agli spettatori. Viene così offerto naturale risalto alla sua personalità, umana ed artistica, permeata in egual misura di concretezza, ironia ed una creatività improntata tanto all’espressione di una fantasia pura, semplice, libera da qualsivoglia schematismo precostituito, quanto ad un pragmatismo ancorato vitalmente alla realtà circostante. A tale ultimo riguardo, Bonfanti dà adito alla visualizzazione  di una congrua e fluida analisi relativa alla confluenza fra l’ordinaria quotidianità, gli spunti, in positivo o in negativo, che quest’ultima è in grado di offrire e l’inventiva espressa da Bozzetto nelle proprie realizzazioni: una “contaminazione” tra arte e vita che va infine a cristallizzarsi in un suggestivo unicum, “eversivo” e poetico al contempo.   Continua a leggere

Febbre da cavallo (1976)

Roma, anni ’70. Bruno Fioretti (Gigi Proietti), detto Mandrake per via del “sorriso magico” e delle “innate doti trasformistiche”, attore ed indossatore squattrinato, racconta al giudice (Adolfo Celi) di come insieme ai suoi amici Armando Pellicci Er pomata (Enrico Montesano) e Felice Roversi (Francesco De Rosa), posteggiatore abusivo, si siano ritrovati in un’aula di tribunale.
Tutto ebbe inizio all’ippodromo di Tor di Valle, meta abituale dei tre, accaniti scommettitori alle corse dei cavalli, sempre in attesa di beccare il risultato vincente, visto che le dritte di Pomata, ex driver e sedicente “computer equino”, al momento disoccupato e convivente con la nonna (Nerina Montagnani) e la sorella Giuliana (Marina Confalone), non vanno mai a buon fine. Intorno a loro ruotano poi altre figure, sempre orbitanti nel giro dell’ippica, come l’avvocato De Marchis (Mario Carotenuto), proprietario del cavallo Soldatino, gran mangiatore di biada ma in costante digiuno di vittorie, il conte Dallara (Gigi Ballista), la cui cavalla Bernadette è invece foriera di molteplici soddisfazioni, o il macellaio Otello Rinaldi (Ennio Antonelli), alias Manzotin, fortunato scommettitore e vittima delle ben orchestrate mandrakate, truffe perpetrate dai “tre moschettieri” per procurarsi i soldi  necessari a raggiungere ippodromi di altre città e puntare sull’ennesimo equino dato per vincente. Continua a leggere

Ciao “Sottiletta”

Erin Moran

Addio per sempre allo splendido sorriso di Erin Moran (1960, Burbank, California), l’attrice che ha interpretato il personaggio di Joanie Louise Cunningham nella celebre serie televisiva Happy Days (1974-1984, ma ambientata nell’America dei “favolosi” e mitizzati anni ’50, dal 1954 al 1964, per la precisione), sorella minore di Charles, Chuck, che scomparirà dalla serie senza alcuna spiegazione, e di Richard, Richie (Ron Howard) a comporre con mamma Marion (M.Ross) e papà Howard (Tom Bosley) la tipica famiglia borghese americana residente nell’apparentemente asettico microcosmo di Milwaukee, in realtà coacervo delle ansie e problematiche di varie generazioni, sempre attuali pur nella suddetta retrodatazione. Chiamata affettuosamente Sottiletta (shortcake in originale) dal “duro” Arthur Fonzarelli, Fonzie (Henry Winkler), il personaggio di Joanie ha subito una profonda evoluzione nel corso della serie, segnando i passaggi più tipici e profondi propri della graduale trasformazione di una bambina in un’adolescente ribelle ed inquieta, ma sempre assennata ed affettuosa con i suoi cari, fino a divenire definitivamente  donna. Continua a leggere

Buona Pasqua

E’ Pasqua

Anche il sole stamane
è arrivato per tempo,
anzi con un leggero anticipo.
Anche io mi sento buono,
più buono del solito.
Siamo tutti un po’ angeli oggi
mi pare quasi di volare
leggero come sono.
Esco di casa canticchiando,
voglio bene a tutti.

 

Un breve componimento di Cesare Zavattini per augurare a tutti i lettori, abituali o di passaggio, una Pasqua lieta e serena. Grazie, un abbraccio.

Antonio

“Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene…”

Noi ti ringraziamo nostro buon Protettore per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo.

Tu che proteggi uomini, animali e baracconi, tu che rendi i leoni docili come gli uomini e gli uomini coraggiosi come i leoni, tu che ogni sera presti agli acrobati le ali degli angeli, fa’ che sulla nostra mensa non venga mai a mancare pane ed applausi.

Noi ti chiediamo protezione, ma se non ne fossimo degni, se qualche disgrazia dovesse accaderci, fa’ che avvenga dopo lo spettacolo e, in ogni caso, ricordati di salvare prima le bestie e i bambini.

Tu che permetti ai nani e ai giganti di essere ugualmente felici, tu che sei la vera, l’unica rete dei nostri pericolosi esercizi, fa’ che in nessun momento della nostra vita venga a mancarci una tenda, una pista e un riflettore.

Totò

Guardaci dalle unghie delle nostre donne, che da quelle delle tigri ci guardiamo noi, dacci ancora la forza di far ridere gli uomini, di sopportare serenamente le loro assordanti risate e lascia pure che essi ci credano felici. Continua a leggere

“L’ultimo metro di pellicola”, intervista al regista Elio Sofia

Ciao Elio, grazie per la disponibilità e benvenuto su Sunset Boulevard; ho visto il documentario da te scritto e diretto, L’ultimo metro di pellicola e ne sono rimasto piacevolmente colpito. Cosa ti ha spinto alla sua realizzazione e come sei riuscito a conciliare tanto l’aspetto storico-documentale dell’originario supporto cinematografico quanto quello più propriamente emozionale, legato quest’ultimo alla scomparsa di quel mondo che la pellicola rappresenta?

La via Giuseppe De Felice a Catania da sempre è stata considerata la “Via del Cinema” per la presenza fin dagli anni Cinquanta delle filiali di case di distribuzione che si occupavano di spedire in tutte le sale cinematografiche della Sicilia e di parte della Calabria le “pizze”; oggi quasi tutte quelle botteghe presentano le saracinesche abbassate con inequivocabili cartelli di affittasi e vendesi, ma il ricordo dei fasti del Cinema che fu e del continuo via vai di pellicole per la via è ancora vivo nei racconti degli ultimi distributori.
Mi sono subito accorto sin dalle prime interviste che, superata una iniziale diffidenza, c’era una forte volontà di raccontare questo passaggio rivoluzionario al digitale e ciò che significava per le persone che con la pellicola hanno lavorato per oltre cinquanta anni. Ho trovato incredibili lavoratori che aspettavano soltanto di poter raccontare il proprio vissuto, il proprio intimo rapporto con la pellicola, compagna imprescindibile di una vita.
La digitalizzazione per molti di loro è coincisa con la fine della propria carriera lavorativa. In prima persona volevo capire in cosa consistesse dal punto di vista tecnico questo passaggio al digitale ma inevitabilmente gli occhi dei miei interlocutori si sono emozionati non poco nel riportare alla mente aneddoti vari.
Immagino non sia facile mettere da parte tutto il proprio mondo fatto di pile e pile di rulli di pellicole, figuriamoci distruggerle al macero sapendo che non verranno rimpiazzate. Continua a leggere