Archivi categoria: Pensieri e parole

Bologna, al via la XXXI edizione de “Il cinema ritrovato”

Dopo la festa del trentennale dello scorso anno, entra nuovamente in funzione da oggi, sabato 24 giugno, a Bologna, la macchina spazio-temporale del Cinema Ritrovato organizzata dalla Cineteca di Bologna, che permetterà un’esplorazione di ben tre secoli del cinema, dalla fine dell’Ottocento all’inizio del Duemila e al contempo una serie di viaggi attraverso la cinematografia europea, statunitense, africana, asiatica, latinoamericana.
Un programma a dir poco vasto, fra proiezioni, mostre, lezioni di cinema ed incontri sul restauro, con una selezione di ben quattrocento film, fra i quali anche capolavori del cinema muto, le cui proiezioni saranno accompagnate da esecuzioni musicali dal vivo. Sulla locandina campeggia l’immagine di Robert Mitchum, attore che verrà omaggiato nel corso della rassegna, in occasione del centenario della nascita. Alle 14.30 Marco Bellocchio, presidente della Fondazione Cineteca, aprirà ufficialmente il festival e introdurrà una première d’eccezione: Le Centre Georges Pompidou, l’ultimo film di Roberto Rossellini, 1977, un’opera rimasta a lungo invisibile, a tutti gli effetti dunque un film “ritrovato”, nel pieno spirito di una kermesse che si pone come continua rilettura e ricostruzione della storia del cinema. Continua a leggere

Bologna “Sotto le stelle del cinema”

Dallo scorso lunedì, 19 giugno, con la proiezione de I figli del deserto (Son of the Desert, 1933, William A. Seiter), interpretato dalla coppia Stan Laurel e Oliver Hardy, Bologna brilla Sotto le stelle del cinema, riprendendo il titolo della manifestazione proposta dalla Cineteca di Bologna nell’ambito di Best – La cultura si fa spazio e che, come ogni anno, raccoglie tutte le sere migliaia di persone in Piazza  Maggiore, davanti ai grandi classici della Settima Arte o alle proposte maggiormente particolari e interessanti della produzione recente, cercando, come ha spiegato Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca, “di tenere assieme le tante anime del cinema, nella loro diversità. Incontreremo il regista più estremo e radicale del nostro tempo, Béla Tarr, ma poi scopriremo e riscopriremo i grandi film della storia del cinema, dalla Corazzata Potemkin all’Armata Brancaleone. Nel programma di Sotto le stelle del cinema troviamo tutti i sapori, tutte le gioie di due secoli attraversati dalle immagini in movimento”. Un cartellone certo unico, che andrà a protrarsi fino al giorno di Ferragosto, quando sarà proiettato Sedotta e abbandonata, diretto da Pietro Germi nel 1964, autore cui verrà dedicata una  rassegna monografica, così come ad Akira Kurosawa ed Ugo Tognazzi. Continua a leggere

Locarno 70: Pardo d’onore Manor a Jean-Marie Straub

Danièle Huillet e Jean-Marie Straub

Il regista, sceneggiatore, produttore e montatore cinematografico francese Jean-Marie Straub (Metz, 1933) riceverà venerdì 11 agosto il Pardo d’onore Manor,  nel corso della 70esima edizione del Locarno Festival (2-12 agosto).
Straub ha scritto, diretto e prodotto la quasi totalità dei suoi film insieme con la compagna Danièle Huillet, dando vita ad un tipo di cinema piuttosto rigoroso nell’esternazione delle modalità espressive, volte quest’ultime ad una rappresentazione critica della realtà.
Le loro opere hanno spesso comportato una rilettura filmica di opere letterarie, teatrali, musicali e pittoriche, filologicamente corretta e al contempo libera ed essenziale nella visualizzazione resa nell’ambito della messa in scena. Continua a leggere

Roccella Jonica e il “Palazzo Carafa”, missione possibile

(Foto di Pino Curtale)

Roccella Jonica, sabato 17 giugno, ore 23.30 circa. Insieme al collega Enzo Romeo lascio la roulotte Azzurra di Radio Roccella, dopo aver condotto, supportati dallo staff tecnico dell’emittente, una lunga diretta con interviste alle varie personalità presenti nel corso della consegna alla città del Palazzo Carafa, ora restaurato e visitabile nell’ala est, facendo seguito all’intervento di recupero che un anno e mezzo fa ha interessato l’ex Chiesa Matrice. Ci guardiamo intorno, l’enorme afflusso di gente sta scemando, ma non del tutto, molti ancora salgono verso la rupe o si attardano ad ammirare increduli le imponenti vestigia della struttura, riportate al primigenio splendore dopo gli incessanti lavori di ristrutturazione, consolidamento e ripristino, illustrati dall’ingegnere Lorenzo Surace, responsabile unico del procedimento (RUP) per la realizzazione dell’opera, nella relazione tecnica esposta nel corso della cerimonia all’ Anfiteatro del Castello che ha preceduto il taglio del nastro. Lavori lunghi, complessi, finanziati con fondi del Mibact della Regione Calabria e della Soprintendenza, ma anche affascinanti nel dare alla luce i segni di epoche diverse, come ha sottolineato nel suo intervento la dottoressa Marilisa Morrone, responsabile della direzione archeologica, considerando che, riporto quanto scritto sul sito web del Comune, il Palazzo prese vita in periodo normanno con Gualtieri De Collepietro. Successivamente la proprietà passò alla famiglia Ruffo per diverse generazioni, poi a Galeotto Baldaxi (noto nelle cronache come il Baldassino o Bardassino), personaggio famoso per le sue imprese militari durante la guerra di re Alfonso, in seguito, ancora, al marchese di Crotone Antonio Centelles e, infine dal 1479 al 1806, alla nobile famiglia Carafa della Spina, dalla quale è stato in parte rimaneggiato e restaurato. Continua a leggere

Ricordando John G. Avildsen: Rocky (1976)

John G. Avildsen

E’ morto ieri, venerdì 16 giugno, a Los Angeles, il regista cinematografico, nonché montatore e direttore della fotografia, John Guilbert Avildsen (Oak Park, Illinois, 1935), cineasta piuttosto poliedrico per quanto forse discontinuo nelle sue realizzazioni, a volte più attento allo svolgimento del plot narrativo che all’aspetto formale, ma capace di offrire grande risalto alle interpretazioni attoriali e agli aspetti meno edificanti della società americana, come nel suo film d’esordio Joe (La guerra del cittadino Joe, 1970), storia di un operaio razzista e conservatore, reduce di guerra (Peter Boyle), nemico dichiarato degli hippie, che seguì alle esperienze in qualità di assistente alla regia (Otto Preminger ed Arthur Penn, fra gli altri) e direttore della fotografia. Le tematiche proprie di un sentito impegno civile si ritrovano in  Save the tiger (Salvate la tigre, 1973),  protagonista Jack Lemmon (vinse l’Oscar come Miglior Attore Protagonista) nei panni di un ricco imprenditore che, fra turbamenti e ricordi di guerra, non esita a vendere la propria anima al diavolo, assecondando il malaffare, morale e materiale, ormai insinuatosi e destinato a divenire nota dominante nel consueto incedere quotidiano. Continua a leggere

La mummia

Londra, 1127 D.C. All’interno di un sotterraneo alcuni Crociati sono intenti a seppellire un cavaliere, ponendo all’interno della tomba uno scintillante rubino. La necropoli verrà alla luce nel corso di alcuni lavori nella capitale inglese dei giorni nostri, lavori prontamente bloccati dall’intervento di tale Dr. Henry Jekyll (Russel Crowe), a capo di un’equipe che inizierà ad indagare su quanto venuto alla luce, ovvero l’oscuro legame che congiunge le vicende dei Crociati alla storia della principessa egizia Ahmanet (Sofia Boutella), figlia del faraone Menehptre, la cui successione al trono paterno veniva a sfumare in seguito alla nascita di un figlio maschio.
Bramosa di vendetta, la donna offriva la sua anima al dio Seth, uccidendo poi tutti i familiari. Veniva infine bloccata dai sacerdoti mentre si accingeva a far fuori il suo amante con un pugnale donatole dalla divinità, così che quest’ultima potesse materializzarsi. Una volta rinchiusa Ahmanet, viva, all’interno di un sarcofago, la sua tomba veniva allestita lontano dall’Egitto, in Mesopotamia, l’attuale Iraq, dove, siamo nuovamente ai nostri giorni, verrà casualmente scoperta da due tombaroli che sfruttano le circostanze belliche per appropriarsi di antichi reperti da rivendere al mercato nero,  i soldati americani Nick Morton (Tom Cruise) e Chris Vail (Jake Johnson), mentre sono sulle tracce di un tesoro, seguendo le indicazioni di una mappa sottratta da Nick all’archeologa Jenny Halsey (Annabelle Wallis)… Continua a leggere

La mummia (The Mummy, 1932)

Terzo componente, in ordine di apparizione, della “famiglia dei mostri” Universal, dopo Dracula, Tod Browning, e Frankenstein, James Whale, entrambi datati 1931, La mummia è forse il film che ha avuto meno riscontro di pubblico, mantenendo comunque intatti nel corso degli anni i suoi pregi essenziali: una notevole fascinazione visiva a far da proscenio alla felice sinergia tra la regia di Karl Freund, transfuga tedesco al suo esordio, già operatore in patria di Lang e Murnau e fotografo del citato Dracula, la sceneggiatura di John L. Balderston e le interpretazioni offerte sia dal protagonista, Boris Karloff, sia dall’interprete femminile, Zita Johann, dense di realistico mistero nel rappresentare la forza di un amore forzatamente sopito e il suo improvviso ridestarsi. Continua a leggere