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Chiacchierando con Paolo Fiorino, scorrono i ricordi in una giornata di mezza estate

Paolo Fiorino

Paolo Fiorino

L’appuntamento è fissato alle 9.30, ora d’arrivo alla stazione di Reggio Calabria dell’autobus col quale sono partito di buon mattino dal paesello. Paolo Fiorino mi telefona poco prima dell’orario convenuto, giusto per sincerarsi che non vi siano stati disguidi. Il fluire della memoria mi riporta a qualche anno addietro, quando ebbi modo di conoscere l’attore originario di Palmi (RC) rimanendone piacevolmente affascinato, un po’ per il suo modo di fare piuttosto diretto, sincero, con quell’eleganza nel presentarsi e porsi alle persone da gentiluomo d’altri tempi, un po’ per il ricco percorso artistico, cinematografico nello specifico, da sempre legato a doppio filo, segno di una profonda sensibilità, con la dedizione rivolta alla famiglia, la moglie Angela, con la quale ha festeggiato lo scorso anno cinquant’anni di matrimonio, i figli, i nipoti. La conoscenza si è poi approfondita negli anni, fra stima ed amicizia reciproche e nei mesi estivi, quando Paolo fa ritorno alla città che lo vide ragazzino nel rione di Santa Caterina, riusciamo spesso ad incontrarci per una chiacchierata.
I ricordi sono tanti, emozionanti e vibranti di soddisfazione per essere riuscito, alternando sacrifici e caparbietà, a coronare un sogno, ancora non del tutto compiuto, in quanto vi sono sempre nuove idee e progetti da mettere in atto, altre “piccole, innocenti sortite nella favola antica che nutre il mondo, dove prendono forma, e la mantengono, incantesimi eterni” (dal libro autobiografico Piccole fughe, Pieffe, 1995, scritto da Fiorino insieme a Isabella Serra). Continua a leggere

Canzoni e animali, amici dell’uomo: un viaggio attraverso la musica con Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

Si sono da poco spenti gli echi delle proteste suscitate dall’annuale Festival di Yulin, in Cina, che vede il brutale abbattimento di almeno diecimila quattrozampe destinati al consumo alimentare, quando tornano ad apparire sui nostri quotidiani le cifre relative all’abbandono di animali domestici nel periodo estivo che, secondo le stime della Lav, coinvolgono in Italia 80.000 gatti e 50.000 cani annualmente, generalmente destinati a morire per incidenti, stenti o maltrattamenti.
Può sembrare un piccolo gioco dedicare a questo dramma una conversazione sulla presenza degli animali nella canzone italiana, ma non è così: ogni espressione artistica, infatti, traduce sentimenti ed emozioni che appartengono a tutti noi e, se una parte non indifferente del nostro patrimonio musicale ci parla di cani, gatti, cavalli, volatili e farfalle, ciò vuol dire che essi fanno parte del nostro vissuto più intimo, in qualche caso dei nostri affetti più cari e – sempre e comunque – del nostro amato mondo. Ho quindi chiesto al professor Claudio Sottocornola, docente di Filosofia e Storia, ma anche scrittore, saggista e interprete del popular, di condurci in un viaggio attraverso il repertorio della canzone italiana che racconta o evoca il mondo animale, alla scoperta di brani nazionalpopolari, per l’infanzia, ma spesso anche cantautorali e dal sofisticato retrogusto letterario, che dimostrano quanto gli animali siano parte preziosa della nostra vita. Continua a leggere

Intervista con Alberto Gatto

Alberto Gatto

Alberto Gatto

Venerdì 15 aprile presso l’Auditorium di Gioiosa Ionica (RC) si è svolta la presentazione del nuovo cortometraggio di Alberto Gatto, Mer Rouge, finanziato dalla Regione Calabria e promosso dal Comune di Gioiosa Ionica, partner Re.Co.Sol. Interpreti Nick Mancuso e Sherif Amadou. Una serata spigliata e coinvolgente, attenta al sociale, che ha visto esibirsi Manuela Cricelli accompagnata dai musicisti Peppe Platani, Vincenzo Oppedisano e Federico Placanica; l’attore Enzo De Liguoro con la sua vibrante interpretazione del testo Cadeau di Roberto De Angelis; i Marvanza, autori della colonna sonora del corto.
La direzione artistica dell’evento è stata curata da BirdLand, progetto dell’associazione culturale Bird Production, nato dall’incontro di esperti del settore cinematografico, video/fotografico e musicale (Gatto, Frank Armocida, Aldo Albanese, Giuseppe Cremona, Vincenzo Oppedisano). Di seguito, un’intervista con il regista Alberto Gatto, che ringrazio per la disponibilità. Continua a leggere

Ma che musica maestro! – Intervista al filosofo del pop Claudio Sottocornola sulla storia dei Festival italiani pensando a Sanremo 2016-

Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola

Il 66° Festival di Sanremo incombe e invade i palinsesti, entra nelle nostre case con i suoi big e le sue nuove proposte, con i grandi ospiti (leggi Elton John e i Pooh, Ramazzotti, Elisa e la Pausini), con il suo gossip e l’appeal di Madalina Ghenea, Virginia Raffaele e Gabriel Garko, Carlo Conti a condurre i giochi. Al di là della sua progressiva trasformazione in un grande contenitore televisivo, il Festival costituisce una delle poche vetrine della musica leggera italiana rimaste, e mi è sembrato quindi interessante avvicinare un esperto della canzone come il “filosofo del pop” Claudio Sottocornola, che ha da poco pubblicato Varietà (Marna, 2016) una corposa antologia di interviste ai divi storici della pop music italiana, da Mia Martini a Anna Oxa, da Ivano Fossati a Paolo Conte, da Rita Pavone a Gianni Morandi, da Marco Masini a Gianna Nannini, da Bruno Lauzi a Ornella Vanoni.

Cop Varietà SottocornolaSua caratteristica è di associare allo studio della cultura popular contemporanea (oltre alla canzone, tv, cinema, media e spettacolo in genere), una dimensione espressiva che lo ha portato a studiare e reinterpretare egli stesso la canzone pop, rock e d’autore sia attraverso opere multimediali (cd, dvd, pendrive) sia attraverso le sue ormai celeberrime e affollate lezioni concerto a tema, dagli anni ’60 ai teenager, dall’immagine della donna ai cantautori, un mix di immagini, brani musicali, riflessione filosofica e storica, performance dei suoi studenti fra danza e recitazione. “Cantare mi ha aiutato a pensare in modo diverso – mi confida – perché nell’emissione di una nota è possibile esprimere sentimenti contrastanti, e quindi fare sintesi della complessità che ci avvolge”.
A lui ho chiesto di guidarci in una rapida ma rigorosa indagine nella storia dei Festival italiani, dal Cantagiro al Festivalbar, da Un Disco per l’estate a Canzonissima, dal Festival di Napoli a Castrocaro, sempre con un occhio a Sanremo 2016. Continua a leggere

“L’arte e la vita sono strettamente correlate”, intervista a Emanuele Palamara

riffwards2014Ho avuto modo di intervistare il giovane regista Emanuele Palamara, già ospite del blog qualche anno fa, una volta appresa la notizia della selezione in concorso al RIFF- Rome Independent Film Festival, la cui XIV edizione è in corso di svolgimento (7-15 maggio), del suo ultimo lavoro, il cortometraggio La Smorfia.
La storia, scritta da Emanuele insieme a Pietro Albino di Pasquale, ha come protagonista un famoso cantante napoletano, Carmine Tramontano (Gianfelice Imparato), costretto a vivere su una sedia a rotelle causa le conseguenze di un ictus, che gli ha inoltre disegnato una sorta di ghigno sul volto.
Assistito dalla sorella Nina (Marina Piscopo), la sua mente è sempre volta al proscenio del Teatro Garibaldi, sognando i trascorsi successi nonché un ritorno sulle scene. Mi fermo qui senza svelare altro della trama, che volge verso un particolare finale.

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Emanuele, vorrei soffermarmi sulle modalità registiche nell’introdurre la vicenda che dà inizio al film, la macchina da presa che attraversa i vicoli della città, come richiamata dallo sguardo di Carmine, ed “entra” nella sua vita, dove realtà quotidiana e sogno trovano una suggestiva confluenza.

Emanuele Palamara

Emanuele Palamara

“Quando abbiamo scritto La Smorfia sapevo che la sfida sarebbe stata raccontare allo stesso tempo la staticità di Carmine e la dinamicità della sua immaginazione. Carmine vola continuamente con la sua fantasia. Come le persone che hanno questo tipo di problema trascorrono le giornate guardando la tv, Carmine osserva l’encomio che diventa l’ingresso virtuale dei suoi sogni.
Riesce a provare ogni minima emozione, sente la musica, gli applausi, le voci, e la realtà diventa l’elemento di rottura”. Continua a leggere

“La musica è una pratica continua tra ragione e follia”, intervista a Luigi Cinque

Ag44Sabato 9 maggio a Roccella Jonica (RC), presso l’Auditorium Unità d’Italia avrà luogo la manifestazione Grande Evento-La musica transgenica, organizzata dall’associazione culturale Battente italiana con il patrocinio dell’amministrazione comunale, strutturata in tre parti: alle 20.30 Musica transgenica, concept/concert di Luigi Cinque e Francesco Loccisano, special guest Antonio Infantino. Con loro Silvio Ariotta al basso, Tonino Palamara alle percussioni, Federica e Simonetta Santoro lira e tamburello.
Alle 21.30 proiezione di Transeuropae Hotel, scritto e diretto da Luigi Cinque, film vincitore del Rome Indipendent Film Festival 2013, con Peppe Servillo e Pippo Delbono girato tra Napoli, la Sicilia e il Brasile.
Alle 23.00 Set Cinematografico con il pubblico, che sarà coinvolto da protagonista nelle riprese del nuovo film di Luigi Cinque Pollino 79/15.
Venerdì 8 maggio, sempre all’Auditorium, a partire dalle ore 9.00 è previsto l’incontro con le scuole. Dopo aver visionato la pellicola, ho contattato per un’intervista Luigi Cinque, che ringrazio per la cortese disponibilità.

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Dal mondo della musica a quello del cinema, il debutto come regista e sceneggiatore (in quest’ultimo caso con la collaborazione di Rossana Campo e Valerio Magrelli) di Transeuropae Hotel. Luigi, ho visto ed apprezzato il film, sia per le modalità di ripresa volte ad accogliere realismo (la macchina da presa che “entra” nella storia, si insinua lungo le favele brasiliane per poi avvicinarsi ai volti dei protagonisti, dando il via alla narrazione) sia per un’evidente confluenza verso la magia, ciò che riteniamo inspiegabile, irrazionale. Quanto, secondo te, quest’ultimo elemento può dare un senso alla nostra esistenza sempre più omologata, aggiungendoci anche l’apporto della musica come valido ed opportuno trait d’union fra realtà e sogno?

Luigi Cinque

Luigi Cinque

“Ci sono due elementi che orientano inizialmente la narrazione. Innanzitutto la “coincidenza”, vista, se vogliamo restare “occidentali”, in senso junghiano.
E’ intorno ad essa che nelle nostre vite quotidiane si svolge una sorta di teatro nascosto; è lì la chiave di interpretazione di una realtà che esuli dal sistema puramente razionale di cui ci siamo dotati per contenere la percezione dentro un paesaggio controllabile e funzionale. Il nostro tempo, la nostra cultura tende a fuggire dalla follia conoscitiva. La mantiene lontana.
Il segno improvviso, la coincidenza, il caso, l’errore apparente, il presagio vengono generalmente confinati dentro lo schema “facilino” del “circense”, del trucco da baraccone, della magia vista come sottocultura. Invece le leggi della “coincidenza” sono molto articolate. Non sono mai così casuali. Attengono alla psicanalisi. Appartengono alla dimensione del pensiero complesso.
Insomma, nel nostro piccolo, e quindi nel film, il rapporto narrativo che si instaura fra mondo razionale e mondo magico è in effetti il motore decisivo del racconto. Due donne brasiliane arrivano improvvisamente in un tranquillo luogo di prove di musicisti e parlano di un amico comune fatto scomparire.
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Dicono che bisogna intercettare un mago e possedere la formula per far riapparire l’amico scomparso. La ragione e la follia si dirà più avanti sono due lune nello stesso cielo e la musica sta al centro. E’ oltretutto interessante (e decisivo) – questo è il secondo elemento – che l’enigma posto dalle due donne arrivi alle orecchie di un fisico quantistico (uno scienziato vero che nel film si presta a interpretarne la parte) il quale sostiene che secondo i dettami della Fisica delle Particelle, dei Quanti, questa possibilità è contemplata. Da qui, anche nel viaggio picaresco – tra Sicilia e Brasile, fra razionale e occulto – degli eroi del film, parte il discorso che può riassumersi semplicemente nel dire che oggi la modernità – per uscire da una omologazione devastante, per capire se stessa e gli altri – deve assumersi la responsabilità di collegare ragione e magia, oriente e occidente, sud e nord del pensiero, corpo e anima, mondi artatamente tenuti separati e invece fortemente vincolati. La musica nel film fa in questo senso la sua parte… ma è una parte che, diciamo, gli viene più facile perché essa è di per sè una pratica continua tra ragione e follia, tra istinto e pensiero, tra matematica e formule dell’ultraterreno applicate al quotidiano.
La vibrazione molecolare collega tutte le cose di questo mondo.
La musica è una forma di organizzazione della vibrazione molecolare e dunque attiene alla “materia prima” dell’universo”. Continua a leggere

“As Film Festival”: intervista al direttore artistico, Giuseppe Cacace

Una locandina dell'edizione 2014 di AsFF, autore Danny Lee

Una locandina dell’edizione 2014 di AsFF, autore Danny Lee

Grazie al responsabile dell’ufficio stampa, Carlo Dutto, ho avuto modo d’intervistare Giuseppe Cacace, direttore artistico dell’As Film Festival, prima kermesse cinematografica nata per volontà di alcuni giovani con Sindrome di Asperger, attualmente considerata un disturbo pervasivo dello sviluppo legato allo spettro autistico. Un festival uguale agli altri. Però diverso, che vede la partecipazione attiva di persone che si riconoscono nella condizione autistica e al cui interno sono quindi previste proiezioni di lungometraggi e cortometraggi, film d’animazione, anche in anteprima italiana, incontri, ospiti, una giuria, dei premi. La terza edizione della kermesse avrà luogo Roma, nei giorni 14 e 15 novembre, presso il MAXXI – Museo Nazionale delle arti del XXI secolo.
Un sentito ringraziamento a Giuseppe per la disponibilità.

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Come nasce As Film Festival? In particolare vi sono state particolari esigenze sulle cui basi si è deciso di dar vita ad una kermesse cinematografica che incentrasse il suo fulcro essenziale non tanto nell’essere un festival sull’autismo quanto nel vedere coinvolte, in un ambito ideativo -organizzativo anche persone autistiche?

Giuseppe Cacace

Giuseppe Cacace

“ASFF è il punto di arrivo di un percorso laboratoriale iniziato 7 anni fa e basato su una semplice intuizione: usare il cinema come strumento di inclusione sociale per persone con disturbi pervasivi dello sviluppo ed in particolare riguardo la Sindrome di Asperger.
Tutto nasce da un cineclub, un appuntamento quindicinale pensato per fare incontrare una ventina di ragazzi nella condizione autistica e, almeno nelle intenzioni, favorire la nascita di amicizie ed affetti. I risultati furono evidenti fin dai primi incontri: ragazzi che fino a quel momento avevano vissuto chiusi nelle loro camerette, iniziarono a scoprire l’altro, ad uscire dall’isolamento e ad interagire come mai avevano fatto prima. Se per la maggior parte di loro il cinema fu poco più che un pretesto per socializzare, per alcuni fu il punto di partenza per costruire un percorso di crescita e di auto affermazione.
Iniziarono ad interessarsi all’organizzazione del cineclub, a partecipare attivamente alla scelta dei film, all’accoglienza degli spettatori, alla presentazione delle serate, alla realizzazione del materiale informativo, fino all’autogestione di un appuntamento mensile, non più solo rivolto a persone nella condizione autistica ma a chiunque. Il lavoro di un anno venne videodocumentato e fu realizzato un documentario, Lo sguardo degli aspie, che iniziò a circolare nei festival. Tra gli altri, ricevemmo l’invito a presentare il lavoro a Cinemautismo di Torino: era la prima volta che Marco, oggi curatore della sezione Punti di Vista dedicata ai cortometraggi italiani, si allontanava da Roma senza i suoi genitori. Era la prima volta che parlava ad un pubblico di 400 persone, che rilasciava un intervista, che aveva modo di osservare il dietro le quinte di un evento importante. Fu lì che nacque l’idea di ASFF”. Continua a leggere