Archivi categoria: Gli approfondimenti di Sunset Boulevard

Tomás Milián (1933-2017)

Tomás Milián

E’ morto lo scorso mercoledì, 22 marzo, a Miami, Tomás Milián (Tomás Quintín Rodríguez, Culono, La Avana, 1933), poliedrico e carismatico attore che tanto ha dato al nostro cinema, sia quello  propriamente autoriale (Luchino Visconti, Valerio Zurlini, Mauro Bolognini), sia quello genuinamente popolare (Sergio Corbucci, Lucio Fulci, Alberto De Martino), connotando con la riuscita caratterizzazione di  personaggi sempre più iconici l’inventiva e fiorente produzione di genere propria degli anni ’60 e ’70, semplice ed “artigianale”, frutto di geniali e spesso felici intuizioni, dalla connotazione e fascinazione forse ingenua ma connotata da una sana creatività. Milián, la cui infanzia fu segnata da un doloroso evento (a 12 anni assistette al suicidio del padre, generale del regime di Gerardo Machado), lasciò Cuba nel 1955 per recarsi negli Stati Uniti, a Miami, dove frequentò l’Accademia Teatrale. Qui il suo talento venne notato da un insegnante, che lo spinse ad iscriversi all’Actors Studio di New York, diretto all’epoca da Lee Strasberg; dopo aver preso parte ad una serie di lavori teatrali a Broadway e  partecipato alla serie televisiva Decoy (Una donna poliziotto, 1957-1959), grazie a Jean Cocteau Milián giunse in Italia, per prendere parte al Festival di Spoleto del 1959, interpretando un testo del cineasta francese, Le poète et la muse, diretto da Franco Zeffirelli. Continua a leggere

La bella e la bestia

La bella e la bestia è una fiaba dalle origini antiche, che possono farsi risalire ad Amore e Psiche (da Le metamorfosi o L’asino d’oro di Lucio Apuleio); dopo anni di tradizione orale si è poi concretizzata in due versioni, la prima di Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve (1740, in La jeune américaine, et les contes marins) e la seconda consistente nella sua riduzione ad opera di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont (1756, Magasin des enfants, ou dialogues entre une sage gouvernante et plusieurs de ses élèves); meno nota è la riproposizione del racconto originario ad opera del novelliere Giovanni Francesco Laparola (Il re porco, ne Le piacevoli notti, 1550). Tra le trasposizioni cinematografiche con “attori in carne ed ossa” si possono certo ricordare quella di Jean Cocteau (1946), dalla suggestiva messa in scena, immaginifica e poetica in egual misura, la più recente (2013) ad opera di  Chri­sto­phe Gans, roboante e barocco tout pourri di citazioni cinematografiche ad alta resa digitale, convincente da un punto di vista essenzialmente visivo, ma dallo scarso calore empatico, mentre nel settore dell’animazione resta memorabile il film realizzato dalla Disney nel 1991, per la regia di Gary Trousdale e Kirk Wise: strutturato essenzialmente come un buon musical, nella sua ottima fattura visuale e contenutistica appariva idoneo a renderti con gli interessi il senso più puro ed essenziale della “bella fiaba”, oltre ad innovare una volta per tutte la figura della protagonista femminile. Continua a leggere

Questione di karma

Roma, oggi. Giacomo (Fabio De Luigi) è un 50enne (o giù di lì) la cui vita è stata segnata da un grave trauma subito all’età di 4 anni: ha visto il padre, proprietario di una ditta produttrice di matite ed articoli di cancelleria, suicidarsi gettandosi dalla finestra del suo studio. La madre Caterina (Stefania Sandrelli) sposò in seguito Fabrizio (Eros Pagni), che si adoperò per gestire al meglio l’azienda, della quale a Giacomo non sembra interessare molto, dedito com’è allo studio della storia delle religioni orientali, alla ricerca continua di una risposta al perché dell’estremo gesto paterno, lasciando appunto che siano il patrigno e la sorellastra Ginevra (Isabella Ragonese) ad occuparsene.
Un giorno, nel leggere un libro sulla reincarnazione ad opera dell’esoterista Ludovico Stern (Philippe Leroy), Giacomo arriva a convincersi che l’anima dell’amato genitore possa essere ospitata nel corpo di un altro essere vivente.
Non resta che far visita all’eminente studioso, ritiratosi a vita privata in un isolato paesello, così da chiedere lumi se una tale  eventualità si sia verificata; Stern, per quanto infastidito e con fare scostante, lo indirizza verso tale Mario Pitagora (Elio Germano), un individuo alquanto truffaldino, carico di debiti, sposato e padre di due bambini, anche se la consorte è in procinto di lasciarlo.
L’incontro fra il rintronato giuggiolone e lo scaltro maneggione darà presto i suoi frutti, inizialmente solo a quest’ultimo, in attesa che il karma faccia il suo corso… Continua a leggere

Milano: al via “Sguardi Altrove International Film Festival”, 24ma edizione

Da oggi, domenica 12 marzo,  torna in scena a Milano Sguardi Altrove International Film Festival, la rassegna dedicata al cinema e ai linguaggi artistici al femminile giunta alla sua 24ma edizione: un ricco calendario di anteprime, proiezioni, incontri e workshop che si protrarrà fino a domenica prossima, 19 marzo.
Fil rouge fra le varie sezioni e attività sarà il tema Women’s Empowerment: Working to Overcome Gender Inequality: il Festival infatti fin dalle origini ha mantenuto viva la riflessione sulle questioni legate al mondo femminile e così anche quest’anno si pone l’obiettivo di affrontare, con stili e linguaggi diversi, una tematica di urgente attualità come l’emancipazione e il superamento delle discriminazioni delle donne in ambiti culturali differenti. Organizzata, come di consueto, dall’Associazione Sguardi Altrove – Donne in Arti Visive con la direzione artistica di Patrizia Rappazzo e forte della presenza sempre più significativa delle istituzioni e di diversi partner, la kermesse presenta quest’anno oltre 60 titoli selezionati su più di 700 film iscritti (tra corti, documentari e lungometraggi), con 25 anteprime, tra italiane, internazionali e mondiali. Titolo di apertura sarà l’anteprima italiana di Certain Women, opera trionfatrice al London Film Festival 2016, diretta dalla regista statunitense Kelly Reichardt, con un cast composto da Michelle Williams, Kristen Stewart, Laura Dern e l’attrice-rivelazione Lily Gladstone, adattamento di tre brevi racconti di Maile Meloy. Continua a leggere

Milano, MIC- Museo Interattivo del Cinema: “La leggerezza di Éric Rohmer”

Éric Rohmer

Éric Rohmer

Da oggi, martedì 28 febbraio, e fino a venerdì 17 marzo, Fondazione Cineteca Italiana presenterà al MIC – Museo Interattivo del Cinema La leggerezza di Éric Rohmer, rassegna dedicata a uno dei maggiori esponenti della Nouvelle Vague, fra i registi simbolo del cinema francese, un autore per eccellenza che durante tutta la sua carriera ha realizzato un cinema personale, morale, enigmatico. Éric Rohmer (1920-2010), pseudonimo di Jean-Marie Maurice Scherer, laureato in letteratura francese ed ex professore di liceo, raffinato intellettuale, era il più colto di quei giovani futuri registi, destinati a lasciare un segno nella cinematografia mondiale, che all’inizio delle pubblicazioni della rivista Cahiers du cinema, nel ’51, si riunirono intorno al critico Andrè Bazin, per criticare il cinema commerciale e la rigida struttura produttiva che in Francia non dava possibilità d’esordio a quanti non si piegassero alle leggi del mercato. Tutti erano accomunati da un giudizio fortemente indipendente, un notevole bagaglio culturale filmico e dalla volontà di dar vita ad una profonda trasformazione del cinema francese, far fuori l’accademismo ereditato dagli anni ’30 per nuovi modelli di riferimento, tra i quali Rossellini: la macchina da presa tornava nelle strade, si riprendeva contatto con la realtà, abbandonando l’artificio degli studi cinematografici, cercando attori nuovi che potessero rendere autentici i personaggi interpretati, affrancandosi dai vincoli della sceneggiatura, con una fotografia vicina al documentario ed una illuminazione il più possibile simile alla luce naturale. Continua a leggere

Smetto quando voglio- Masterclass

sqvm_onesheet_data_b_jpg_1400x0_q85 Tre anni orsono il film  Smetto quando voglio scosse non poco l’asfittico panorama della commedia italica (fatte salve le consuete, per quanto sporadiche, eccezioni) nel fermo e coraggioso proposito di stimolare il pubblico  con una proposta a suo modo inedita, capace  sia di attingere al passato della classica commedia all’italiana (La banda degli onesti, 1956, Camillo Mastrocinque, I soliti ignoti, Mario Monicelli, 1958), sia di guardare al presente (le web serie e i serial televisivi americani), connotando il tutto con una regia (Sydney Sibilia) personale, agile, un cast particolarmente azzeccato ed una certa attenzione all’aspetto essenzialmente tecnico (la fotografia “psichedelica” di Vladan Radovic, il montaggio serrato di Gianni Vezzosi, la colonna sonora funzionale al girato). Ora il regista,  al tempo esordiente,  gioca un’ulteriore carta, mantenendo piacevolmente immutate le descritte caratteristiche nel riuscito Smetto quando voglio- Masterclass, secondo capitolo più che sequel,  ovvero lanciare sul tavolo un’altrettanto inedita modalità di realizzazione, relativamente alla nostra cinematografia. Continua a leggere

Milano, al MIC “90 anni di risate: Stan Laurel & Oliver Hardy. Film muti, rarità e classici”

Oliver Hardy e Stan Laurel

Oliver Hardy e Stan Laurel

Chissà, amici lettori, se fra di voi vi sia qualcuno che, potendo vantare, come lo scrivente, una serie di “ricordi in bianco e nero” (Marrakech Express, 1989, Gabriele Salvatores), rammenti un programma Rai intitolato Oggi le comiche, andato in onda dal 1968 al 1977 sul primo canale: condotto da Renzo Palmer proponeva un’antologia delle migliori comiche mute con vari protagonisti fra i quali Buster Keaton, Charlie Chaplin e  la coppia Stan Laurel & Oliver Hardy; veniva trasmesso il sabato dalle 13 alle 13 e 30.
Ricordo che era uno dei miei appuntamenti televisivi prediletti, finita la scuola e in attesa del pranzo, in particolare prediligevo le comiche della mitica coppia sopra citata, Stanlio e Ollio nel nostro idioma, ero particolarmente preso dalla loro capacità di combinare disastri anche nello svolgere le mansioni più semplici, uno particolarmente maldestro e pasticcione, l’altro apparentemente più calmo e sicuro nell’osservare quanto messo rovinosamente in atto dal compare (e con lo sguardo volto allo spettatore, cercando complicità), ma i cui rimedi si palesavano spesso e volentieri peggiori del danno. Il tutto accompagnato da una mimica costante, Stan si grattava la testa per poi esplodere in un pianto isterico dal sapore fanciullesco e Oliver sbuffava, spesso giocherellando con la cravatta …
Quello che mi colpiva maggiormente era però la calma inizialmente ostentata nel constatare determinati eventi in odor di “cataclisma” per poi esplodere fragorosamente in gesti ed espressioni tali da suscitare il riso. Continua a leggere