La mummia (The Mummy, 1932)

Terzo componente, in ordine di apparizione, della “famiglia dei mostri” Universal, dopo Dracula, Tod Browning, e Frankenstein, James Whale, entrambi datati 1931, La mummia è forse il film che ha avuto meno riscontro di pubblico, mantenendo comunque intatti nel corso degli anni i suoi pregi essenziali: una notevole fascinazione visiva a far da proscenio alla felice sinergia tra la regia di Karl Freund, transfuga tedesco al suo esordio, già operatore in patria di Lang e Murnau e fotografo del citato Dracula, la sceneggiatura di John L. Balderston e le interpretazioni offerte sia dal protagonista, Boris Karloff, sia dall’interprete femminile, Zita Johann, dense di realistico mistero nel rappresentare la forza di un amore forzatamente sopito e il suo improvviso ridestarsi.

A differenza delle precedenti realizzazioni, le basi non poggiano su fonti letterarie, anche se alcuni citano come ispirazione un vecchio racconto di Conan Doyle, Il guardiano del Louvre (The Ring of Troth,1890), bensì viene sfruttata l’aura esoterica propria dei riti religiosi dell’ antico Egitto così come vissuta nell’immaginario collettivo, influenzata dalle scoperte di Howard Carter nel 1922, la tomba di Tutankhamon, e le leggende che la stampa vi ricamò sopra sulla presunta maledizione che avrebbe colpito i profanatori.
Infatti il plot narrativo prende il via nel 1921, a Tebe, quando tre componenti di una spedizione archeologica inglese esaminano il sarcofago di Him-Ho-Tep, gran sacerdote, il cui cadavere, sul quale non sono intervenuti i consueti procedimenti d’imbalsamazione, fa supporre sia stato sepolto vivo.
Accanto a lui uno scrigno con il sigillo del faraone, contenente il Libro di Thot, un papiro dove è riportata la formula capace di ridare vita ai morti, letta incautamente dal più giovane del gruppo: la mummia si anima, si impossessa del rotolo e fugge via.

Boris Karloff

Undici anni più tardi Ardath Bey (Karloff), un vecchio egiziano dall’aspetto inquietante, partecipa ad una nuova campagna di scavo, volta a recuperare le spoglie della principessa Hanck-en-es-Amon… Horror d’atmosfera e romantico, La mummia porta con sé l’influenza dall’espressionismo tedesco: le ponderate sequenze, attraversate da insistite e studiate inquadrature, spesso in concorrenza con il montaggio alternato, appaiono funzionali a far risaltare, ancor prima che l’azione, il clima opprimente presente nello spazio intorno alle persone e agli oggetti, causato dalla tensione psicologica ed emotiva che si viene man mano a creare e a rendersi palpabile, in conseguenza dell’incalzare ineluttabile degli eventi.

Karloff e Zita Johann

Basti pensare all’emozionante risveglio della mummia, dove il pathos è realisticamente accentuato dalla totale assenza della musica, o al movimento di macchina che parte dal particolare del sarcofago di Hanck-en-es-Amon e arriva dentro un palazzo dopo una rapida panoramica della città del Cairo, così da far intuire al pubblico il legame tra la principessa e la sua reincarnazione; straordinario Karloff, tra sinistra ironia e classe da vendere, che si cela sotto il trucco ideato da Jack Pierce (8 ore di applicazione): voce blesa, gesti lenti, quasi sempre inquadrato nell’ombra, riesce a rendere del tutto vibrante la dicotomia tra un’esteriorità eterea ed un’interiorità resa salda da un sentimento e un desiderio mai domi, tali da oltrepassare i limiti temporali, nella consapevolezza di avere il potere, spirituale e materiale, per dare sfogo ad entrambi.

Un’interpretazione indimenticabile, certo lontana dalla anchilosata rappresentazione bendata delle numerose realizzazioni successive, più dei rifacimenti che dei veri e propri sequel; tra questi, si possono ricordare The Mummy’s Hand, ’40, Christie Cabane, col quale inizia il ciclo della mummia Kharis, che dopo altri due episodi terminerà con The Mummy’s Curse, ’44, Leslie Goodwins, la ripresa della tematica da parte della casa di produzione inglese Hammer nel’59, oppure i blockbuster moderni, da La mummia, ’99, Stephen Sommers, e i suoi due seguiti, sino allo spin-off Il Re scorpione (Chuck Russell, 2002)  seguito da altri titoli destinati all’home video, arrivando così alla odierna riedizione della Universal volta ad inaugurare il progetto Dark Universe.

 

 

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