Il tarlo

Ideato e diretto da Paolo Buatti, al suo secondo lungometraggio dopo Il museo chiude quando l’autore è  stanco (2012, al quale hanno collaborato gli amici Luca Marino e Davide Luciani), Il tarlo è un documentario, girato dal 2013 al 2015, incentrato sulla figura di Francesco Diletti, novantenne marchigiano con un passato lavorativo di segretario ragioniere economo in un istituto tecnico commerciale ed ora abile artigiano dedito al restauro di orologi antichi, che ripara nel suo laboratorio ad Ascoli Piceno, provvedendo a ricostruirne gli elementi mancanti, lavorando il legno con passione e perizia.
D’altronde nel corso della sua esistenza ha sempre  messo in pratica “quanto gli passava per la testa in quel momento”, assecondando così intuizioni e passioni, dal gioco degli scacchi a quello delle bocce, passando per l’enigmistica e l’informatica. Francesco è un po’ come il legno pregiato, lo si lavora fino all’ultimo, per intero, altrimenti una volta “fermo” non è più buono a niente; eccolo quindi ripreso all’opera da Buatti, mentre descrive ogni caratteristica del materiale usato e tutte le riparazioni messe in atto, lucido ed indomito, mormorando, nel rimembrare il lavoro svolto e  tutte le passioni coltivate, di come stando in casa impiegherebbe il tempo “passando da una poltrona all’altra”…

Francesco Diletti

Buatti pone quindi la macchina da presa al servizio di Diletti, lasciando che questi racconti agli spettatori attraverso un unico fluire la propria vita ma soprattutto la propria arte, ciò che rappresenta per lui, accentuando emozioni e sensazioni con accorti primi piani ed essenziali inquadrature, ponendo in risalto anche le varie attrezzature, spesso auto costruite, e tutto ciò che va a comporre il garage/laboratorio nel caratteristico “disordine ordinato” proprio di una mente creativa. L’abilità del regista, già evidente nel citato corto d’esordio, consiste soprattutto nell’offrire adeguato ed opportuno risalto alla personalità propria di individui “normali”, capaci però di “fare la differenza” per via della pervicacia espressa perseguendo una o più idee e mettendo alacremente in pratica quanto si è delineato nella loro mente, così da raggiungere quei traguardi voluti e non imposti da alcun gravame di necessarietà, un benefico tarlo che continuerà a rodere col suo caratteristico picchiettio fin quando non troverà l’uscita. ​
Il tarlo è stato inserito nel Catalogue du Court del 70mo Festival di Cannes, selezionato tra i cortometraggi fuori concorso dello Short Film Corner, come già accaduto per il documentario d’esordio.

 

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