Un ricordo di Roger Moore

Roger Moore

Un’eleganza innata, il portamento signorile unito ad una certa prestanza fisica, il leggiadro sense of humour naturalmente esternato, senza alcuna posa esibizionistica, già dallo sguardo colmo d’ironia e disillusione, sono tutte doti che hanno reso e renderanno indimenticabile l’attore britannico Roger Moore (Sir Roger George Moore, Londra, 1927), morto ieri, martedì 23 maggio, a Crans-Montana, Svizzera.
Qualità quelle descritte del tutto in sincrono con le capacità recitative, volte ad adattare quanto elargito da Madre Natura al personaggio che si trovava ad interpretare, come nel caso del suo ruolo più famoso, l’agente al servizio segreto di sua Maestà creato da Ian Fleming nel 1953, James Bond 007 (il doppio zero del numero identificativo indica la licenza di uccidere), impersonato da Moore in ben sette film, a partire da Agente 007 – Vivi e lascia morire (Live and Let Die, 1973, Guy Hamilton) e finendo con 007 Bersaglio mobile (A View To a Kill, 1983, John Glen).

Rispetto al Bond delineato da Sean Connery, non considerando la parentesi George Lazenby, quello rappresentato da Moore stemperava brutalità, cinismo e violenza in forza di toni ironici e scanzonati, idonei a divenire il leitmotiv della sua caratterizzazione.
Toni del resto  già sperimentati nei precedenti lavori televisivi di Moore, Il Santo (The Saint, 1962-1969), nei panni di Simon Templar (creato da Leslie Charteris nel 1928 come protagonista del romanzo Meet the Tiger!) e Attenti a quei due (The Persuaders!, 1971-1972), dove impersonava Lord Brett Sinclair recitando in coppia con Tony Curtis, a sua volta interprete del milionario americano Daniel Wilde.

Memorabili i duetti fra i due, coinvolti in varie avventure su e giù per l’ Europa,  tutti giocati sulla contrapposizione dei diversi caratteri e della differente estrazione sociale,  già evidente nella mitica sigla di testa, con il motivo musicale di John Barry.
Figlio di un agente di polizia, Moore dopo aver prestato servizio nell’esercito britannico iniziò ad interessarsi alla recitazione, dapprima in teatro e poi al cinema, facendosi notare a partire dagli anni ’50, dopo tutta una serie di ruoli non accreditati, in film come L’ultima volta che vidi Parigi (The Last Time I Saw Paris, 1958, Richard Brooks), Oltre il destino (Interrupted Melody, Curtis Bernhardt, 1955), Diana la cortigiana (Diane, David Miller, 1956), Vento di tempesta (The Miracle, Irving Rapper, 1959), ma anche in serie televisive quali Ivanohe (1958, dal romanzo storico, 1829, di Walter Scott), primo ruolo da protagonista e la citata The Saint, che diede il via alla sua affermazione definitiva.

(George Erbert)

Per quanto l’interpretazione di 007 resterà senz’altro quella più propriamente iconica nella filmografia di Moore, si possono comunque ricordare anche titoli di film avventurosi e d’azione, (per esempio Ci rivedremo all’inferno, Shout at the Devil, Peter R. Hunt, 1976 o I 4 dell’Oca Selvaggia, The Wild Geese, Andrew Victor McLaglen, 1978), così come commedie (Toccarlo…porta fortuna, That Lucky Touch, Christopher Miles, 1975;  I seduttori della domenica, Les séducteurs, film ad episodi, 1980), sempre caratterizzati dall’esternazione  di un tono autoironico. Ultimo film di Moore è The Carer, 2016, diretto da János Edelényi, dove interpreta se stesso, seguito a sporadiche apparizioni, avendo preferito l’attore concentrarsi soprattutto su tutta una serie di attività umanitarie, sempre con la discrezione e la classe proprie di uno degli ultimi gentlemen, con licenza d’ammaliare.

 

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4 risposte a “Un ricordo di Roger Moore

  1. Ah, il Santo… Sì, mi è sempre piaciuto, proprio l’ironia mi colpisce sempre, e questo è un bell’omaggio

    • Prima serie in bianco e nero, seconda a colori, mi ricordo, ero un bimbetto, di una tv privata che la trasmetteva puntualmente e cercavo di non mancare all’appuntamento… Per non parlare di “Attenti a quei due” … Grazie, un saluto.

  2. Io ricordo anche Ivanhoe (e si, ho i miei annetti) e Sir Roger Moore è un altro pezzo della mia vita che se ne va.
    Se n’è andato forse non un grande attore, ma di certo una gran bella persona.

    • Condivido, una gran bella persona che ha saputo trasferire le sue tante qualità nelle interpretazioni dei vari personaggi, con stile ed ironia. Grazie, un saluto.

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