Intervista a Cecilia Pagliarani, direttrice artistica del Festival “Il gusto della memoria”

Giunto alla V Edizione, che avrà luogo a Roma il 28, 29 e 30 settembre, Il Festival  di cinema vintage Il gusto della memoria è una rassegna di film ispirati alle immagini d’archivio,  fondato e diretto dalla montatrice e regista Cecilia Pagliarani (co-regista con Gianni Amelio di Registro di classe e montatrice di Felice chi è diverso, sempre di Amelio) e dall’artista Manuel Kleidman,  organizzato dall’Associazione per la salvaguardia della memoria filmica amatoriale Come Eravamo, in collaborazione con l’archivio di cinema amatoriale nosarchives.comche possiede, restaura e digitalizza secondo i più innovati dispositivi dagherrotipi, negativi su vetro, diapositive, Polaroid, filmini familiari e di viaggi e di fatto costituisce il primo archivio mondiale di video ed  immagini amatoriali. Il portale ospita più di 13mila filmati e un innumerevole repertorio di immagini che hanno fatto la Storia del Ventesimo secolo.
Ho avuto modo di intervistare la direttrice artistica Ceclia Pagliarani, che ringrazio per la cortese disponibilità.

 Come e perché nasce ​Il gusto della memoria​, festival del cinema vintage ?

Cecilia Pagliarani

“Il festival nasce come un laboratorio di creazione cinematografica, uno spazio di riflessione sulle possibilità di creazione con le immagini di decenni più vecchie di noi.
L’idea è semplicemente venuta costruendo l’archivio ​nosarchives.com e scoprendo le potenzialità di immagini tanto diverse da quelle che siamo abituati a pensare negli archivi (cinegiornali, documentari industriali, reportage). Tutte le informazioni sul nuovo bando del festival, che scade il 30 luglio prossimo, al link www.ilgustodellamemoria.it

 “Molte volte quello che è accaduto prima ti spiega perché certe cose accadono oggi”. Un suo commento a questa frase, estratta dalla lettera scritta da Umberto Eco al nipote. In particolare quanto può essere importante la memoria storica, il ricordo, all’interno di una nazione che spesso preferisce lasciare campo all’oblio?

 “Quella che mi pone é una domanda difficile anche perché esula dal campo della creazione cinematografica. Indubbiamente, conoscere quello che c’è stato prima di noi ci aiuta a capire le cose che viviamo, in un certo senso ci rendono capaci di prevedere l’aria che tira.
Ma se pensiamo alle immagini, ma proprio solo alle immagini, l’importanza della corretta datazione rispetto al contenuto, si affievolisce. altre cose ci parlano spesso di più. Del resto di tanti film diciamo che sono senza tempo, di altri non sapremmo capire, se non per la qualità strettamente tecnica della “copia”, l’epoca di cui parlano”.

Il cinema in qualità di mezzo espressivo può ancora funzionare come “macchina del tempo”, mantenendo la sua capacità di riunire più generazioni ?

“Il cinema parla direttamente alla parte emotiva dello spettatore e quindi l’età anagrafica non è rilevante! Nosarchives é un archivio di emozioni, viaggi, fughe , matrimoni, viaggi di nozze, nascite, sguardi, seduzioni.
E’ quindi un’enorme scatola di utensili per una qualsiasi creazione audiovisiva.
Si pensi solo al fatto che ora mi sto dedicando a un progetto di montaggio live suggerito da performance di musica elettronica, una sorta di montaggio in diretta con una parte di preparazione delle inquadrature (quindi una libreria di inquadrature preselezionate per “dire” qualcosa) con anche la parte audio creata in diretta. Senza sapere bene chi influenza chi.
Questo progetto si chiama VART ed è stato messo in pratica per la prima volta con gli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo ed un compositore, David Voci Sciabordi, che collabora con me nella creazione di un laboratorio creativo di performance audiovisive: VartLab.
Il tema dell’edizione 2017 de Il Gusto della memoria sarà la Famiglia, istituzione oggetto nel corso di questi ultimi anni di profondi cambiamenti che ne hanno certo modificato la classica immagine improntata ad una “perfezione” vagamente stereotipata, a metà strada fra il “santino” e lo spot pubblicitario”.

Cosa si aspetta di vedere dai filmati che saranno inviati? In particolare, restando nel nostro Paese, ritiene che gli italiani possano dimostrarsi più avanti di quanti li rappresentano a livello istituzionale?

“Gli italiani sono un popolo particolare, capace di grandi astrazioni e gesti illuminanti, ma che nel privato persevera in comportamenti spesso ancestrali e retrogradi.
E’ un Paese molto stimolante e castrante al tempo stesso. Abbiamo registi molto interessanti che fanno capolino tra i nomi dei festival di corti: spero che partecipino in molti e che ci raccontino il loro sogno di famiglia. Famiglie con geometrie nuove e piene di amore, famiglie che i ministeri ignorano, famiglie migliori di quelle che ci raccontano. Anche famiglie perse, anche disastrate. La sfida che lanciamo è quella di raccontare la Famiglia con le immagini delle famiglie degli altri. Perché abbiamo voluto questo strano miscuglio?
Perché forse anche se le geometrie cambiano, l’aria in famiglia resta la stessa: le risate, i compleanni i ceffoni, gli alberi di Natale.
Chissà come ci racconteranno queste famiglie del Ventunesimo secolo con le immagini di quelle della prima metà del Ventesimo!”

Un bilancio delle passate edizioni ed uno sguardo d’insieme sulla prossima, che si svolgerà a Roma dal 28 al 30 settembre, qualche ulteriore anticipazione oltre la tematica della Famiglia?

“Lavorare a questo festival è molto stimolante proprio per la particolarità che i film sono creati ad hoc. E’ ancora troppo presto per le anticipazioni, ma posso dire che  uno dei primi registi ad aderire è stato il coraggioso creatore di Termini Tv, Francesco Conte. Gli interessano le rotaie, i tram, le famiglie dei quartieri popolari di Roma …. aspetto con ansia il suo film!”

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