“L’ultimo metro di pellicola”, intervista al regista Elio Sofia

Ciao Elio, grazie per la disponibilità e benvenuto su Sunset Boulevard; ho visto il documentario da te scritto e diretto, L’ultimo metro di pellicola e ne sono rimasto piacevolmente colpito. Cosa ti ha spinto alla sua realizzazione e come sei riuscito a conciliare tanto l’aspetto storico-documentale dell’originario supporto cinematografico quanto quello più propriamente emozionale, legato quest’ultimo alla scomparsa di quel mondo che la pellicola rappresenta?

La via Giuseppe De Felice a Catania da sempre è stata considerata la “Via del Cinema” per la presenza fin dagli anni Cinquanta delle filiali di case di distribuzione che si occupavano di spedire in tutte le sale cinematografiche della Sicilia e di parte della Calabria le “pizze”; oggi quasi tutte quelle botteghe presentano le saracinesche abbassate con inequivocabili cartelli di affittasi e vendesi, ma il ricordo dei fasti del Cinema che fu e del continuo via vai di pellicole per la via è ancora vivo nei racconti degli ultimi distributori.
Mi sono subito accorto sin dalle prime interviste che, superata una iniziale diffidenza, c’era una forte volontà di raccontare questo passaggio rivoluzionario al digitale e ciò che significava per le persone che con la pellicola hanno lavorato per oltre cinquanta anni. Ho trovato incredibili lavoratori che aspettavano soltanto di poter raccontare il proprio vissuto, il proprio intimo rapporto con la pellicola, compagna imprescindibile di una vita.
La digitalizzazione per molti di loro è coincisa con la fine della propria carriera lavorativa. In prima persona volevo capire in cosa consistesse dal punto di vista tecnico questo passaggio al digitale ma inevitabilmente gli occhi dei miei interlocutori si sono emozionati non poco nel riportare alla mente aneddoti vari.
Immagino non sia facile mettere da parte tutto il proprio mondo fatto di pile e pile di rulli di pellicole, figuriamoci distruggerle al macero sapendo che non verranno rimpiazzate.

Elio Sofia (foto Dino Stornello)

Riprendendo quanto afferma Daniele Ciprì nel documentario, con l’avvento del digitale abbiamo dovuto dire addio a quella “perfetta imperfezione” di un cinema volto più che a nascondere i suoi trucchi, a palesarli in modo evidente, in un continuo gioco di affabulazione con gli spettatori … L’originaria magia del cinema, resa anche da una partecipazione condivisa all’interno di una  sala cinematografica, è dunque  da considerarsi semplice “memoria storica” o ritieni sia ancora, per così dire, recuperabile?

Ritengo che il Cinema sia anche una questione di “dimensioni”.
Oggi siamo soliti vedere film su telefonini e tablet, “costringendo le nostre emozioni” in un processo a mio avviso di castrazione; guardare un bacio cinematografico su un cellulare diventa un semplice bacio, vederlo su uno schermo 10m x 20m diventa una grande storia d’amore; questa è secondo me l’importanza del “grande schermo” e a questa si unisce il potere della condivisione delle emozioni vissute e condivise nel buio della sala cinematografica.  Occorre andare al cinema come in generale anche a teatro per recuperare quello spirito di condivisione e quella capacità di emozionarsi.

Elio Sofia (foto Dino Stornello)

Mi ha particolarmente colpito la sequenza in cui si vedono le varie “pizze” conservate nei magazzini delle case distributrici finire nel compattatore della spazzatura, l’insistenza delle inquadrature al riguardo mi ha ricordato quanto visualizzato da Truffaut in Fahrenheit 451 nel mettere in scena il rogo dei libri, questi ultimi passione del regista francese … Cosa ha rappresentato per te, e cosa rappresenta a tutt’oggi, il cinema?

Il cinema è per me quella magnifica magia che riesce a rendere reale le fantasie di un autore; riuscire a mettere su carta prima e sullo schermo dopo, storie di persone e luoghi è quanto di più divino ci sia. Il potere di decidere i destini dei propri personaggi e sollecitare lo sguardo dello spettatore verso un senso piuttosto che un altro è un qualcosa di unico.

 Classico ed inevitabile “domandone” finale, progetti per il futuro?

Cerco di trovare dei “compagni di viaggio” disposti a credere nelle mie idee e nelle storie che ho scritto guardando anche al fatto che il cinema oggi deve internazionalizzarsi il più possibile; trovare un produttore oggi penso sia la cosa più difficile per chi comincia come me ma non bisogna mai fermarsi e la storia de L’ultimo metro di pellicola me lo ricorda ad ogni proiezione pubblica.

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Le foto a corredo dell’intervista, Elio Sofia che ritira il premio Premio Cariddi quale Miglior Documentario al Taormina Film Fest 2015, sono di Dino Stornello

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