La bella e la bestia

La bella e la bestia è una fiaba dalle origini antiche, che possono farsi risalire ad Amore e Psiche (da Le metamorfosi o L’asino d’oro di Lucio Apuleio); dopo anni di tradizione orale si è poi concretizzata in due versioni, la prima di Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve (1740, in La jeune américaine, et les contes marins) e la seconda consistente nella sua riduzione ad opera di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont (1756, Magasin des enfants, ou dialogues entre une sage gouvernante et plusieurs de ses élèves); meno nota è la riproposizione del racconto originario ad opera del novelliere Giovanni Francesco Laparola (Il re porco, ne Le piacevoli notti, 1550). Tra le trasposizioni cinematografiche con “attori in carne ed ossa” si possono certo ricordare quella di Jean Cocteau (1946), dalla suggestiva messa in scena, immaginifica e poetica in egual misura, la più recente (2013) ad opera di  Chri­sto­phe Gans, roboante e barocco tout pourri di citazioni cinematografiche ad alta resa digitale, convincente da un punto di vista essenzialmente visivo, ma dallo scarso calore empatico, mentre nel settore dell’animazione resta memorabile il film realizzato dalla Disney nel 1991, per la regia di Gary Trousdale e Kirk Wise: strutturato essenzialmente come un buon musical, nella sua ottima fattura visuale e contenutistica appariva idoneo a renderti con gli interessi il senso più puro ed essenziale della “bella fiaba”, oltre ad innovare una volta per tutte la figura della protagonista femminile.

Protagonista non era più la classica fanciulla da salvare (ed impalmare), ma una donna spigliata e moderna, che faceva leva sulla sua “diversità” (l’amore per la lettura in primo luogo, tale da permetterle la conoscenza  di inedite realtà e l’opportunità di osservare il mondo con occhi diversi) per dar vita ad un concreto  percorso di autodeterminazione. Candidato, fra l’altro, all’ Oscar quale Miglior Film, ottenne infine due statuette, Miglior Colonna Sonora (Alan Menken) e Miglior Canzone (Beauty and The Beast, Alan Menken e Howard Ashman).
Ora è sempre la stessa Disney a proporre la versione live action del suo “classico moderno”, ormai propensa, nella mancanza di un’inventiva propriamente detta, a sfruttare la nuova gallina dalle uova d’oro, ovvero non più, o non solo, riproporre le “vecchie” fiabe in forma più moderna e spregiudicata, ma attingere dal repertorio dei propri titoli d’animazione e presentarli in un’inedita versione “carne, ossa e computer graphics”. Il risultato finale, spesso a metà strada fra il ricalco e l’approfondimento di tematiche proprie del testo d’origine, ha dato vita in parte a felici risultati, per esempio il rutilante e romantico Cenerentola di Kennet Branagh (Cinderella, 2015) o il realistico Il libro della giungla (The Jungle Book, 2016, Jon Favreau), e dubbi più che entusiasmi in altri casi (Alice in Wonderland, 2010, Tim Burton, per tacere del suo sequel, Alice Through the Looking Glass, 2016, James Bobin).

Kevin Kline ed Emma Watson

Nel novero dei dubbi deve aggiungersi, purtroppo, La bella e la bestia, diretto con anodino trasporto ed una quasi pedissequa fedeltà all’originale da Bill Condon su sceneggiatura di Evan Spiliotoupolos e Stephen Chbosky. Affidandosi esclusivamente alla riuscita scenografia resa in digitale (Sarah Greenwood), esaltata dalla fotografia di Tobias Schlieser, ora vivida e luminosa, ora idonea ad esaltare tonalità sinistre e gotiche, ai validi costumi (Jaqueline Durran) e ai numeri musicali in odor di “nostalgia canaglia”, visto che ripropongono le stesse melodie del film d’animazione (con l’aggiunta di tre nuove canzoni, opera di Menken e Tim Rice, fra le quali risalta Evermore), la pellicola non riesce a far emergere un minimo di fiabesca visionarietà, nell’incapacità di rendere emozionalmente effettiva la trasmutazione da fantasia a realtà e viceversa, lasciando che la deriva citazionista si concretizzi  in una tremula sospensione dal sapore indeterminato. Un variopinto prologo iniziale ci introduce nella Francia del Settecento, all’interno di un lussuoso castello dove si sta svolgendo una delle tante feste organizzate dal giovane principe (Dan Stevens), uomo dispotico ed egoista, che non lesina di imporre pesanti tributi alla popolazione.

Una varia e imbellettata umanità è intenta in canti e danze, quando fa il suo ingresso una vecchia mendicante (Hattie Morahan) a chiedere ospitalità in vista di un’imminente fortunale, offrendo in cambio una rosa all’agiato possidente, il quale però la respinge, schernendola.
La donna è in realtà una maga, che per punire il principe lancerà su di lui un potente maleficio, trasmutandolo in una bestia orribile; anche i vari componenti della corte subiranno una trasformazione, da esseri umani diverranno oggetti e mobili, così come lo stesso castello e i suoi dintorni diverranno tristi e cupi, avvolti in un perenne inverno. Quella rosa rifiutata andrà a segnare il tempo: se il principe si prodigherà nell’amare e sarà al riguardo ricambiato, prima che cada l’ultimo petalo, allora l’incantesimo avrà fine, altrimenti perdurerà per l’eternità.

Josh Gad e Luke Evans

L’azione poi si sposta nel villaggio di Villeneuve, qualche anno più tardi, dove vive insieme al padre Maurice (Kevin Kline), artista costruttore di particolari carillon, una graziosa e determinata fanciulla, Belle (Emma Watson). Amante della lettura e geniale inventrice, Belle non è ben vista dai paesani per la sua intraprendenza e la palese “differenza” rispetto alle altre ragazze, che farebbero carte false pur di essere corteggiate assiduamente come lei dal vanesio ed aitante Gaston (Luke Evans), sostenuto nelle sue imprese dal fido LeTont (Josh Gad).
Un giorno Maurice si reca al mercato per vendere le proprie creazioni, ma si perde nel bosco e viene attaccato dai lupi, trovando infine riparo nell tetro maniero della Bestia; commette però l’errore di cogliere una rosa dal giardino, da portare in dono come promesso all’amata figliola, finendo per trovarsi imprigionato al cospetto del “mostro”.
Sarà proprio Belle a liberarlo, offrendo se stessa in cambio; una volta dentro il castello, aiutata dal candelabro Lumiere, dall’orologio Tockins, dalla teiera Mrs. Brick e da suo figlio Chicco, una tazzina, senza dimenticare Madame Guardaroba, il clavicembalo Maestro Cadenza e Spolverina, la ragazza cercherà d’instaurare un minimo di dialogo con l’irsuto padrone di casa, fino a scoprire molti punti in comune ed una certa corrispondenza nei reciproci sentimenti. Ma l’ultimo petalo di quella famosa rosa sta ormai per cadere …

Dan Stevens

Già citate le mirabilia visive, si segnalano le buone interpretazioni attoriali, citando a tale ultimo riguardo una Emma Watson sicuramente in parte ma non poi così convincente come la sua omologa animata (Bella senz’anima, mi sia concessa la boutade), lo spavaldo Luke Evans/Gaston e soprattutto il ridanciano e mellifluo scudiero LeTont raffigurato da Gad, mentre la bestia resa nelle sue movenze da Stevens attraverso la motion capture perde parte della sua ferina aggressività che blocca sul nascere qualsiasi manifestazione umana per divenire un tormentato freak, a metà strada fra Quasimodo e il Fantasma dell’opera. La bella e la bestia di Condon ricerca con affanno un equilibrio, che si vorrebbe costante, fra la riproposizione tout court e la volontà di proporre qualcosa di nuovo: nel primo caso non sempre appare convincente, mancando un qualsivoglia guizzo creativo che possa offrire un minimo di distanza dall’effetto fotocopia (vedi l’ordinaria sequenza d’apertura sul villaggio, il numero musicale Stia con noi, sicuramente d’effetto nella sua luccicante platealità, ma non così trascinante e sanamente lisergico come l’originale, la scena del ballo tecnicamente perfetta ma algida, mai palpitante di sentimento ed intuibile passione).

Ci mette del suo anche un doppiaggio italiano non entusiasmante, dalla voce narrante di Vittoria Puccini nel prologo alla mutazione dei testi d’origine (pare per “centrare” la sincronia col labiale degli attori), che crea uno sgradevole effetto straniante considerata la mancata coordinazione con la metrica musicale (comprendo però che in un film destinato ad un pubblico prevalentemente giovanile forse sarebbe eccessivo pretendere la versione originale con sottotitoli, almeno per le parti cantate).
Riguardo l’intenzione di proporre qualcosa di nuovo, a parte il citato antefatto, appaiono certo interessanti il richiamo alla fiaba di madame De Baumont (la rosa rubata da Maurice) ed in particolare le sequenze che svelano il passato di Belle e del principe, mettendo in evidenza, per quanto brevemente accennati, dolorosi trascorsi per ambedue, di un certo rilievo per lo sviluppo delle rispettive personalità. Un certo tocco di benvenuta originalità la si può rinvenire nel finale del film, quando il sospirato elemento risolutore farà il suo ingresso tardivamente, per interposta persona; così come nel cartoon l’abbandono dell’abito bestiale non sarà certo risolutivo per il carisma del rinato principe (splendida al riguardo la battuta di Belle che va a chiudere il film, nel corso di un gran ballo: “Che ne diresti di farti crescere la barba?”, ricevendo in risposta una sorta di ruggito).

In conclusione, La bella e la bestia può ritenersi, precipuamente a livello visivo, un’opera complessivamente gradevole e pienamente godibile dai più piccoli come dagli adulti non accompagnati da minore, sempre interessante nei suoi spunti volti a riproporre le tematiche della diversità quale elemento cardine per scoprire il lato più vero ed intimo della propria e dell’altrui personalità, il loro conseguente adattamento in nome dell’amore, la consapevolezza adulta di una fanciulla che diviene donna abbandonando il punto di riferimento maschile primario, la figura “pura” del padre.
O, ancora, dal punto di vista della bestia, la capacità di andare al di là del proprio istinto belluino nell’apprezzare bellezza, determinazione e generosità.
Le poche ispirazioni immaginifiche che hanno comunque attraversato l’animo di regista e sceneggiatori sono state palesemente sacrificate sull’altare della commessa da portare a  termine, rendendo evidente la mancanza, riprendendo in chiusura quanto scritto nel corso dell’articolo, di un afflato genuinamente idoneo a far sì che gli spettatori possano sentirsi coinvolti, lasciandosi cullare dalla malia propria della “bella fiaba”, così da ritrovare infine quell’incanto ritenuto perduto proprio del fanciullino di pascoliana memoria che ancora alberga, me lo auguro, nel cuore di molti.

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In sintesi:Trasposizione “con attori in carne ed ossa” da parte della Disney del proprio classico d’animazione del 1991, La bella e la bestia è diretto con anodino trasporto ed una quasi pedissequa fedeltà all’originale da Bill Condon su sceneggiatura di Evan Spiliotoupolos e Stephen Chbosky.
Affidandosi esclusivamente alla riuscita scenografia resa in digitale (Sarah Greenwood), esaltata dalla fotografia di Tobias Schlieser, ora vivida e luminosa, ora idonea ad esaltare tonalità sinistre e gotiche, ai validi costumi (Jaqueline Durran) e ai numeri musicali in odor di “nostalgia canaglia”, visto che ripropongono le stesse melodie del film d’animazione (con l’aggiunta di tre nuove canzoni, opera di Menken e Tim Rice, fra le quali risalta Evermore), la pellicola non riesce a far emergere un minimo di fiabesca visionarietà, nell’incapacità di rendere emozionalmente effettiva la trasmutazione da fantasia a realtà e viceversa, lasciando che la deriva citazionista si concretizzi in una tremula atmosfera sospesa, dal sapore indeterminato.

Attori/Doppiatori italiani

Belle Emma Watson Letizia Ciampa (Voce)
Ilaria De Rosa (Canto)
Il Principe / Bestia Dan Stevens Andrea Mete (Voce)
Luca Velletri (Canto)
Gaston Luke Evans Marco Manca
Maurice Kevin Kline Luca Biagini
Letont (Lefou) Josh Gad Daniele Giuliani
Lumiere Ewan Mcgregor Frederic Lachkar
Maestro Cadenza Stanley Tucci Fabrizio Pucci
Madame Guardaroba (Madame De Garderobe) Audra Mcdonald Fiamma Izzo
Spolverina (Plumette) Gugu Mbatha-Raw Chloe’ Barreau (Voce)
Jacqueline Maiello Ferry (Canto)
Tockins (Cogsworth) Ian Mckellen Pietro Biondi
Mrs. Bric (Mrs. Potts) Emma Thompson Emanuela Rossi (Voce)
Gio’-Gio’ Rapattoni (Canto)
Chicco (Chip) Nathan Mack Alessandro Carloni
Monsieur D’arque Adrian Schiller
Agathe / Voce Narrante Prologo Hattie Morahan Vittoria Puccini
Monsieur Jean Gerard Horan
Madre Di Belle Zoe Rainey
Il Re Henry Garrett
La Regina Harriet Jones
Belle Bambina Daisy Duczmal
Principe Giovane Rudi Goodman
Maurice Giogvane Jolyon Coy
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5 risposte a “La bella e la bestia

  1. Ho sempre amato la fiaba della Bella e la Bestia, proverò a vederlo in versione originale appena esce. Che mi dici di Kevin Kline(è da sempre uno dei miei attori preferiti (immagino sia un ruolo del tutto marginale, però)

    • Antonio Falcone

      Ciao. In versione originale, da qualche clip vista su internet, il film ha una resa migliore a mio parere, in particolare nelle sequenze con le canzoni, anche se ritengo che non abbia il trasporto emotivo proprio del film d’animazione. Riguardo Kline, credo riesca a conferire qualche inedita sfumatura a Maurice, un intuibile dolore trattenuto relativo al suo passato che rende il personaggio meno bizzarro rispetto all’originale. Grazie, un saluto.

      • Tra l’altro pensa che il cartone non l’ho mai visto, ci terrei ma non ho mai avuto l’occasione.

      • Antonio Falcone

        Potrebbe essere l’occasione infatti per un confronto… Io l’ho rivisto subito dopo la visione del film, giusto per sincerarmi delle sensazioni provate… Ho riso e mi sono commosso come nell’ormai lontano 1992…Con il film invece non mi è successo, se non a tratti, mentre mi aveva colpito positivamente “Cenerentola” di Branagh.

      • Branagh come regista lo adoro!

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