Figli della libertà

Avevamo lasciato Lucio Basadonne, regista di spot, documentari e videoclip, la moglie Anna Pollio, insegnante di grafica e pianificazione pubblicitaria presso una scuola superiore,  Gaia, la loro piccola figlia, alle prese con la visualizzazione (il documentario Unlearning, dai tre girato e sceneggiato) di un modello di vita alternativo caratterizzato da  modalità esistenziali volte ad assecondare diversi ritmi all’interno di un sistema verso il quale ci si sente estranei, senza “aggredirlo” o provare a demolirlo, bensì servendosi in maniera  più oculata di quanto esso può offrire. Si erano dunque messi in viaggio (autostop per le brevi distanze, il carpooling per quelle più lunghe) su e giù per l’Italia alla ricerca di quei nuclei familiari, spesso vere e proprie comunità, che hanno scelto differenti modalità d’esistenza, offrendo forza lavoro in cambio di vitto e alloggio.
Nel citato documentario ci si poneva inoltre al di fuori del “normale ordine delle cose” riguardo l’istruzione dei figli, spesso incentrata su metodi pedagogici che tengono in debito conto le necessità proprie dell’erudizione infantile, senza imposizioni programmatiche calate dall’alto.
Un tema quello descritto che diviene  fulcro narrativo portante della loro ultima realizzazione, Figli della libertà, visto che Gaia, dopo l’esperienza con la scuola elementare “normale”, ora frequenta una “scuolina” (così la chiamano i bambini) basata su di un sistema d’apprendimento alternativo, incline alla sperimentazione di cause ed effetti, che lascia gli scolari del tutto liberi di seguire le proprie inclinazioni  e l’onda emotiva del momento, riconoscendo loro la capacità di decidere come e cosa imparare, quando farlo e con chi, nell’assenza di cattedre, banchi o sistemi di votazione.

Ad un certo punto però mamma e papà iniziano a dubitare di quanto scelto per Gaia, anche considerando ciò che aveva realizzato negli anni precedenti, prima di aderire al programma di pedagogia libertaria: quaderni ordinati pieni di esercizi, disegni, l’applicazione costante … Prende così il via tutta una serie d’incontri con pedagoghi, pediatri, professori,  veniamo a conoscere altre realtà scolastiche libertarie, in Italia e all’estero (Summerhill School, in Inghilterra),  assistiamo ai dialoghi fra insegnanti ed alunni, il tutto portato in scena attraverso un ritmo narrativo, scandito in quindici capitoli, sempre piacevolmente costante nella sua naturale fluidità, pur nell’attuazione di diverse modalità d’indagine attraverso la macchina a mano (lo stile appare diretto ed essenziale, ad altezza di bambino, nel visualizzare l’esperienza scolastica alternativa, mentre risulta più movimentato e ricercato nelle inquadrature di luoghi e persone che Lucio, Anna e Gaia rispettivamente visitano ed incontrano, offrendo opportuna visualizzazione a timori e dubbi). Vengono quindi evidenziati i diversi punti di vista nell’affrontare il delicato problema di come debba essere gestita la libertà dei pargoli, in particolare all’interno di un processo d’apprendimento che ritiene fondamentale l’esperienza, coltivata all’interno degli inneschi della meraviglia e della sorpresa, ancora prima delle regole vere  e proprie: il paventato rischio è rappresentato dall’instaurare la propria formazione all’interno di una bolla protettiva che prima o poi andrà a scontrarsi con una realtà ormai consolidata, la quale farà fatica, in virtù di ancestrali automatismi, ad accettare un diverso modo di porsi al mondo.

Se nella citata Inghilterra sembra esistere una certa naturalezza nel seguire una via differente riguardo l’educazione scolastica, nel nostro paese persiste invece la contraddizione di porsi contro un sistema nel quale si è comunque integrati, propendendo verso un cambiamento individuale e mai propriamente collettivo, anche considerando come molte istanze (l’insegnamento preordinato dei contenuti senza preoccuparsi delle modalità attraverso le quali i ragazzi si pongano di fronte a quest’ultimi, con la minaccia permanente di una prova valutativa o il sistema disciplinare) siano spesso caldeggiate dagli stessi insegnanti. E senza mai il vero coraggio di andare fino in fondo (esemplare la sequenza in cui una madre cita gli articoli 30 e 33 della Costituzione), pur nel rispetto della necessità di un esame per passare al grado scolastico successivo, come quello  sostenuto da Gaia e i suoi compagni, che la bambina supererà poichè “valutata in considerazione della diversità d’apprendimento”. Affrancato da schemi o stereotipi nella sua proposizione complessiva, visiva e contenutistica, Figli della libertà ha il pregio essenziale di mettere in tavola voci diverse nella loro comunque comune rilevanza, ponendo intelligentemente  in discussione tanto il normale andamento delle cose che la sua visione “altra”, delineandone in egual misura pregi, difetti e contraddizioni senza alcun pregiudizio o manifesta arroganza di essere nel giusto, bensì ricercando dialogo e confronto nella consapevolezza di come non vi sia una sola verità ma tante sue manifestazioni quanti sono gli individui e le situazioni che essi andranno ad affrontare, come ben evidenzia la didascalia che va a chiudere il film mentre  Gaia canticchiando passeggia serena lungo un sentiero: La verità è uno specchio caduto dalle mani di Dio e andato in frantumi. Ognuno ne raccoglie un frammento e sostiene che lì è racchiusa tutta la verità (Gialal al-Din Rumi).

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Figli della libertà ha avuto la sua anteprima lo scorso 6 marzo allo Spazio Oberdan di Milano, dove sarà in proiezione questa sera, venerdì 10 marzo, alle ore 19 e domani pomeriggio, sabato 11 marzo, alle ore 15.
L’evento è inserito all’interno di Cineteca70, le celebrazioni per i 70 anni di Fondazione Cineteca Italiana e precisamente nel “contenitore”100perCento Italia, con la previsione per tutto il 2017, sempre a Spazio Oberdan, difilm ed incontri con i protagonisti della nostra cinematografia, da grandi registi a giovani talenti, per valorizzare al meglio titoli meritevoli di attenzione e, in alcuni casi, ragionare sul cinema insieme agli spettatori e agli studenti di licei e università.

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