Milano, MIC- Museo Interattivo del Cinema: “La leggerezza di Éric Rohmer”

Éric Rohmer

Éric Rohmer

Da oggi, martedì 28 febbraio, e fino a venerdì 17 marzo, Fondazione Cineteca Italiana presenterà al MIC – Museo Interattivo del Cinema La leggerezza di Éric Rohmer, rassegna dedicata a uno dei maggiori esponenti della Nouvelle Vague, fra i registi simbolo del cinema francese, un autore per eccellenza che durante tutta la sua carriera ha realizzato un cinema personale, morale, enigmatico. Éric Rohmer (1920-2010), pseudonimo di Jean-Marie Maurice Scherer, laureato in letteratura francese ed ex professore di liceo, raffinato intellettuale, era il più colto di quei giovani futuri registi, destinati a lasciare un segno nella cinematografia mondiale, che all’inizio delle pubblicazioni della rivista Cahiers du cinema, nel ’51, si riunirono intorno al critico Andrè Bazin, per criticare il cinema commerciale e la rigida struttura produttiva che in Francia non dava possibilità d’esordio a quanti non si piegassero alle leggi del mercato. Tutti erano accomunati da un giudizio fortemente indipendente, un notevole bagaglio culturale filmico e dalla volontà di dar vita ad una profonda trasformazione del cinema francese, far fuori l’accademismo ereditato dagli anni ’30 per nuovi modelli di riferimento, tra i quali Rossellini: la macchina da presa tornava nelle strade, si riprendeva contatto con la realtà, abbandonando l’artificio degli studi cinematografici, cercando attori nuovi che potessero rendere autentici i personaggi interpretati, affrancandosi dai vincoli della sceneggiatura, con una fotografia vicina al documentario ed una illuminazione il più possibile simile alla luce naturale.

le-signe-du-lion-el-signo-de-leo-fra-01Nasceva così la Nouvelle Vague e la “politica degli autori”, i diritti dell’autore-regista, padrone del linguaggio cinematografico e quindi creatore del film. Rohmer esordì nel’59, con Le signe du Lion, ambientato in una Parigi deserta sotto il solleone d’agosto, in cui si aggira smarrito e disperato, ormai quasi un clochard, un giovane musicista americano senza più un soldo: sarà il caso (deus ex machina che sarà una costante delle sue opere) a fare irruzione improvvisa nella sua vita, trasformandola.
Cominciò ad essere apprezzato dagli spettatori a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, quando attirò l’attenzione con La collezionista (La collectionneuse, ’67), protagonista un’ adolescente alquanto disinibita alla caccia di conquiste maschili, tema ardito per l’epoca, film facente parte della serie dei Racconti morali, che si ricollega alla tradizione dei moralisti della letteratura francese, dando vita ad un cinema equamente diviso tra cervello e cuore, senza mai dare la sensazione di costruire alcunché, ma con una soave leggerezza di fondo che scaturisce, allo stesso tempo celandole, da scelte registiche sapientemente ben orchestrate. Sono storie quelle di Rohmer dove l’azione si riduce all’ essenziale, con personaggi che riflettono abbondantemente sui propri sentimenti prima di agire, analizzano, costruiscono varie ipotesi e congetture; in particolare risultano ben delineate le figure femminili catturate nella loro prima giovinezza, a prima vista timorose nell’affrontare la vita e le sue problematiche, ma spesso raffinate seduttrici capaci di surclassare uomini che non sanno capirle fino in fondo (La mia notte con Maud, ’69, Il ginocchio di Clara, ’70).

locandinaRiuscì ad affermarsi su un piano internazionale, pur mantenendo la sua proverbiale riservatezza, grazie al Premio della Giuria al 29mo Festival di Cannes del ’76 per La marchesa von…, raffinata trasposizione letteraria (Kleist), una delle opere maggiormente entrata in sintonia con il grande pubblico, insieme a Il raggio verde, Leone d’oro alla 43ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nell’86, che gli conferirà nel 2001 quello alla carriera.
Questa, a grandi linee, giusto per ricordarne l’importante figura, la carriera del maestro francese (il suo ultimo film, Gli amori di Astrea e Celadon è del 2007), abile dissimulatore di semplicità che si fa complessità e viceversa, in un affascinante gioco degli specchi sospeso tra rigore e aggraziata levità. Tornando alla rassegna organizzata da Fondazione Cineteca Italiana, il programma si articola attraverso i tre cicli filmici che scandiscono la sua produzione: nel primo, Sei racconti morali, Rohmer indaga gli stati d’animo dell’essere umano quando si trova di fronte a delle scelte importanti e difficili. Ne fanno parte: La fornaia di Monceau (1962) dove è il caso a muovere le fila del protagonista-narratore, uno studente di legge; La carriera di Suzanne (1963), dove seduzione e menzogne si intrecciano; La collezionista (1966), opera girata con pochissimi mezzi, racconto morale di un mercante d’arte che si troverà di fronte ad una “collezionista” molto particolare come su scritto; quello che è considerato il suo capolavoro per eccellenza, La mia notte con Maud (1969), nominato anche agli Oscar come Miglior sceneggiatura; Il ginocchio di Claire (1970), una delle sue commedie più eleganti; L’Amore il pomeriggio (1972), ironico e spietato affresco del mondo piccolo borghese.

00069904Il secondo, Commedie e proverbi, si colloca negli anni ’80 e comprende sei film che illustrano famosi detti popolari: La moglie dell’aviatore (1981), riflessione sul caso, sulla comunicazione, sugli equivoci; Il bel matrimonio (1982), con le grandiose interpretazioni di Béatrice Romand e Arielle Dombasle; l’Orso d’argento al 33mo Festival di Berlino, Pauline alla spiaggia (1982), avventura di intrighi e seduzioni; Le notti della luna piena (1984); Il raggio verde e L’amico della mia amica (1987), storia di una profonda amicizia che non muterà neanche dopo uno scambio di coppia… Gli anni ’90 sono invece dedicati ai Racconti delle quattro stagioni, di cui fanno parte quattro film che raccontano ciascuno una storia d’amore e d’amicizia ambientata in una diversa stagione dell’anno: Racconto di primavera (1990), opera molto teatrale che indaga l’incertezza dei sentimenti, dove i dialoghi assumono un’importanza centrale; Racconto d’inverno (1991), che racconta come il caso si prenda gioco di noi, tema come scritto molto caro a Rohmer, attraverso la storia di Felicie; Un ragazzo…tre ragazze (1996) – che nella versione originale sarebbe il “racconto d’estate” – che segue due settimane estive di un giovane neolaureato in vacanza in Bretagna, che attende l’arrivo della sua fidanzata ma nel frattempo il “caso” (nelle sembianze di due meravigliose ragazze) lo mette alla prova, e infine Racconto d’autunno (1998), dove Rohmer affronta “l’età della maturità” con la storia di Magali che per gioco rischia di trovare il vero amore.

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la-boulangere-de-monceauMartedì 28 febbraio, ore 15.00: Racconto di primavera (Conte de printemps,Éric Rohmer, Francia, 1989, 112’. Con Anne Teyssèdre, Hugues Quester).
Ore 17.00: La moglie dell’aviatore (La femme de l’aviateur,Éric Rohmer, Francia, 1981, 104’ con F. Luchini e Marie Rivière). Mercoledì 1 marzo, ore 17.00: La fornaia di Monceau (La boulangère de Monceau,Éric Rohmer, Francia, 1963, b/n, 26’. Con Barbet Schroeder, Fred Junk). A seguire: La carriera di Suzanne (La carrière de Suzanne, Éric Rohmer, Francia, 1963, b/n, 52’. Con Catherine Sée, Philippe Beuzen). Venerdì 3 marzo, ore 19.00: La mia notte con Maud (Ma nuit chez Maud,Éric Rohmer, Francia, 1969, b/n, 110’. Con J.-L. Trintignant, F. Fabian). Sabato 4 marzo, ore 17.00: Racconto d’inverno (Conte d’hiver,Éric Rohmer, Francia, 1991, 110’. Con Charlotte Véry, Fredric Van Den Driessche). Domenica 5 marzo, ore 19.00: Il bel matrimonio (Le beau mariage, Éric Rohmer, Francia, 1982, 97’. Con Béatrice Romand, André Dussolier. Giovedì 9 marzo, ore 17.00: La collezionista (La collectionneuse,Éric Rohmer, Francia, 1966, 90’. Con Patrick Bauchau, Haydee Politoff).

l-amour-l-apres-midiVenerdì 10 marzo, ore 15.00: Pauline alla spiaggia (Pauline à la plage,Éric Rohmer, Francia, 1982, 94’. Con A. Langlet, A. Dombasle). Ore 17.00: Le notti della luna piena (Les nuits de la pleine lune, Éric Rohmer, Francia, 1984, 102’. Con Fabrice Luchini, Pascale Ogier). Sabato 11 marzo, ore 17.00: Un ragazzo, tre ragazze (Conte d’été, Éric Rohmer, Francia, 1996, 107’. Con M. Poupaud, A. Langlet). Domenica 12 marzo, ore 19.00: Il raggio verde (Le rayon vert, Éric Rohmer, Francia, 1986, 98’. Con Marie Rivière, V. Gauthier). Martedì 14 marzo, ore 15.00: Racconto d’autunno (Conte d’automne, Éric Rohmer, Francia, 1998, 110’. Con M. Rivière, B. Romand).Ore 17.00: L’amico della mia amica (L’ami de mon amie, Éric Rohmer, Francia, 1987, 102’. Con E. Chaulet, S. Renoir). Giovedì 16 marzo, ore 17.00: Il ginocchio di Claire (Le genou de Claire,Éric Rohmer, Francia, 1970, 105’. Con Jean-Claude Brialy, Fabrice Luchini). Venerdì 17 marzo, ore 15.00: L’amore il pomeriggio (L’amour l’après-midi, Éric Rohmer, Francia, 1972, 105’. Con Renaud Verley, Zou Zou).

Infprmazioni: info@cinetecamilano.it www.cinetecamilano.it

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