Mamma o papà?

(Movieplayer)

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Treviso, oggi. Valeria (Paola Cortellesi) e Nicola (Antonio Albanese) sono sposati da quindici anni. Professionisti affermati, ingegnere lei, ginecologo lui, hanno una bella casa e tre figli, l’adolescente Matteo (Luca Marino), la secondogenita Viola (Marianna Cogo) ed infine il piccolo Giulietto (Alvise Marascalchi), ma si sono resi conto di come l’iniziale scintilla che li aveva uniti si sia ormai spenta, per cui di comune accordo appaiono propensi alla separazione, senza alcun rimpianto o recriminazione. Ora non resta che darne notizia ai ragazzi, i quali non mancano di offrire testimonianza all’essere cresciuti in un clima di sostanziale anarchia, anche se nuovi problemi si ravvisano all’orizzonte: sia Valeria che Nicola, infatti, ricevono una proposta lavorativa per l’estero, rispettivamente Svezia ed Africa.
In un primo momento la donna sembrerebbe disposta a rinunciare, sa che il marito attendeva quest’occasione da tempo, ma si tirerà indietro una volta scoperta la relazione dell’uomo con la giovane infermiera Amalia (Matilde Gioli) e, visto che nessuno dei due intende cedere, sarà l’inizio di una vera e propria battaglia senza esclusione di colpi, con in palio il “non affidamento” dei figli …

Antonio Albanese e Paola Cortellesi (Movieplayer)

Antonio Albanese e Paola Cortellesi (Movieplayer)

Adattamento, pressoché pedissequo (muta l’incipit in forma di flashback iniziale e praticamente null’altro, location a parte) di una commedia francese (Papa ou maman, 2015, Martin Bourboulon), Mamma o papà?, diretto da Riccardo Milani (anche sceneggiatore insieme a Paola Cortellesi e Giulia Calenda), rimarca, purtroppo ancora una volta, due  vizi ormai abituali nell’ambito del nostro cinema: uno è l’evidente carenza d’idee, per cui nell’incapacità di scrivere storie originali si preferisce riprendere quanto già messo in atto da altri sperando di ripeterne il successo, l’altro è la svogliatezza di proporre un vero e proprio adattamento di un’idea derivativa, anche considerando la diversa realtà sociale, preferendo il facile ricalco, pur partendo da felici intuizioni che però andranno poi a perdersi nei rivoli programmatici delle solite gag in formato coazione a ripetere.
Non si può infatti negare che l’assunto delineato da Milani e dalle altre due sceneggiatrici sia certo interessante, stimolante e per certi versi innovativo all’interno del cinema di casa nostra, rimanendo nell’ambito delle attuali commedie, ovvero raccontare una storia d’amore familiare lontana da ogni edulcorazione o sdolcinatura di sorta.

Cortellesi e Alvise Marascalchi

Cortellesi e Alvise Marascalchi

Viene messa in scena una coppia che dopo anni di consolidato menage matrimoniale non solo si trova di fronte alla classica “minestra riscaldata” per non aver saputo negli anni ravvivare un rapporto con un minimo di partecipativa complicità, ma si rivela anche incapace di superare rinati egoismi (il “noi” ormai divenuto subitamente “io”) e, soprattutto, improvvisamente consapevole di non aver saputo elargire una corretta educazione di base ai figli, nella primaria essenza di diritti e doveri. Caratteristiche quelle descritte che si possono rinvenire per i primi 15-20 minuti circa della narrazione, in virtù delle efficaci interpretazioni di  Paola Cortellesi, esplosivo mix di compostezza e nevrosi (per quanto, a volte, l’insistito birignao a cadenza veneta possa risultare artificioso), e di Antonio Albanese, nell’idoneità di quest’ultimo a visualizzare il contrasto fra la bonomia da “buon padre di famiglia” e tutta una serie di meschinità ad alto grado di perfidia e cinismo che si paleseranno mano a mano.
Di semplice contorno il resto del cast, anche se è da menzionare la caratterizzazione offerta da Anna Bonaiuto nel ruolo del giudice Pirillo ed in particolare quella di Carlo Buccirosso, nei panni dell’urticante ingegnere Bertelli, mentre i tre ragazzi esternano una naturale antipatia (fa eccezione Giulietto/Marascalchi, compendio di candore infantile ed adulto disincanto), quindi appaiono perfettamente in parte.

Matilde Gioli e Albanese

Matilde Gioli e Albanese

Una volta accesa la miccia del litigio ad oltranza fra i due coniugi con la guerra dichiarata per scansare l’affidamento della prole e partire per l’agognato viaggio di lavoro, tra una pasta al detersivo per piatti (biologico) e parmigiano, un povero criceto, Nerone, trasformato in un pallone da calcio (forse sarebbe stato meglio chiamarlo Lazzaro, visto che, grazie al cielo, è ancora vivo e vegeto), una squallida incursione in un night club a dimostrare i vizi paterni, la nuova dimora fatiscente del babbo, con tanto di zia a carico da accudire, per tacere della seduzione messa in atto da Valeria “ai danni” del proprio superiore, il film inizia ad incartarsi presto su se stesso, inanellando, come se non ci fosse un domani, una  serie di sketch autoconclusivi uno dietro l’altro, del tutto fotocopiati dall’originale (dalle inquadrature al montaggio) che, pur nella loro ostentata cattiveria dai toni parossistici, faticano a trovare una dimensione propriamente grottesca o paradossale, a seconda delle varie situazioni che vengono visualizzate, finendo col rendersi agli occhi dello spettatore del tutto gratuite, pretestuose, pur suscitando qualche lieve risata a denti stretti qua e là.

(comingsoon)

(comingsoon)

Un “al mio segnale scatenate l’inferno”* non solo sfiancante e ripetitivo, ma incline poi a sgonfiarsi come un malriuscito soufflé una volta giunti ad un finale che dopo tutto il baillame  rappresentato riporta la situazione nella “splendida cornice” di una ritrovata ed idilliaca compostezza familiare. Mamma o papà? pur reggendosi, esclusivamente ed ottimamente, sul perfetto gioco di squadra dei mattatori  Cortellesi ed Albanese si sostanzia, riprendendo in conclusione quanto scritto nel corso dell’ articolo, come la classica occasione sprecata per provare a proporre qualcosa di nuovo all’interno della nostra commedia, una mancata opportunità di caratterizzare un’idea dichiaratamente derivativa mettendo in atto il buon proposito di un adattamento concreto e non di superficie alla nostra realtà, al vissuto quotidiano, che  non sia la solita facciata tinta e ritinta della “bella ed agiata provincia”, coniugando, come in un passato neanche poi tanto lontano siamo riusciti a fare, anche con film “medi” o “popolari”, risate ed amarezza, ironia e cattiveria mai gratuita o inutilmente esibita, evitando toni auto assolutori. Un film che offre spazio all’oblio una volta usciti dalla sala, peccato.

*Massimo Decimo Meridio (Russel Crowe) ne Il gladiatore (Gladiator, 2000, Ridley Scott)

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2 risposte a “Mamma o papà?

  1. Bella recensione, un po’ sprecata per un siffatto filmetto. Che pena, il nostro cinema! 🙂

    • Grazie mille. Mi piace argomentare, anche se il film non mi ha convinto del tutto. Qualche tentativo del nostro cinema di smarcarsi dal “pronto cuoci” c’è, penso ad autori come Virzì o anche al giovane Sibilia (“Smetto quando voglio”)… Comunque anche il pubblico, almeno una parte, non abbocca più come prima all’amo dei vari filmetti… Grazie di nuovo, un saluto.

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