La battaglia di Hacksaw Ridge

53449Presentato, fuori concorso, alla 73ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in corsa  agli 89esimi Academy Awards® con 5 candidature (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore Protagonista– Andrew Garfield, Miglior Montaggio e Miglior Montaggio Sonoro), La battaglia di Hacksaw Ridge segna il ritorno dietro la macchina da presa di Mel Gibson a dieci anni da Apocalypto ed offre ulteriore testimonianza, probabilmente definitiva, ad uno stile registico capace di concedere ampio respiro narrativo tanto alle tematiche intimistiche, relative ai singoli personaggi, quanto alle vicende in cui questi si trovano coinvolti, spesso coincidenti con determinati eventi storici, cui fa da cornice uno stile visivo dal sapore evocativo ma comunque connotato da un’impronta certo personale, idonea a coniugare drammaticità ed un insistito senso morale.
Sceneggiato da Robert Shenkann e Andrew Knight, La battaglia di Hacksaw Ridge narra la vera storia di Desmond T. Doss (Andrew Garfield), primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d’onore dal presidente degli Stati Uniti Harry Truman, per aver salvato, da solo e senza l’ausilio di alcuna arma che non fosse la propria fede e il proprio coraggio, più di 75 compagni nel maggio del 1945, durante la battaglia di Okinawa, II Guerra Mondiale.
L’inizio ci porta direttamente sul campo del citato conflitto, per poi tornare indietro di sedici anni, nella cittadina di Lynchburg, Tennesee, Virginia.

Andrew Garfield (Movieplayer)

Andrew Garfield (Movieplayer)

Desmond e il fratello Harold (Nathaniel Buzolic) sono cresciuti in un ambiente difficile, il padre Tom (Hugo Waving), reduce della I Guerra Mondiale, si consuma in un profondo stress traumatico, rammenta di continuo la perdita dei propri amici e commilitoni, e cerca consolazione nell’alcool, esternando fenomeni di violenza nei confronti dei figli e della moglie Bertha (Rachel Griffits), donna profondamente religiosa, aderente alla Chiesa Avventista del Settimo Giorno. Nel corso di una lite Desmond ferisce gravemente il fratello, un atto che lo porterà ad una profonda riflessione ed a un conseguente cambiamento di vita, aderendo anche lui al movimento Avventista. Prossimo alle nozze con la dolce infermiera Dorothy (Teresa Palmer), premurosa e comprensiva del suo particolare stato d’animo, Desmond decide di arruolarsi e prendere così parte alla guerra in corso, ma servendo il proprio paese in modo insolito, come soccorritore e con il proposito di non impugnare alcuna arma. Una ferma decisione che lascerà interdetti i suoi superiori e scatenerà non poche avversioni da parte dei suoi compagni del corso d’addestramento, per la quale il nostro rischierà il deferimento alla Corte Marziale…

Teresa Palmer e Garfield

Teresa Palmer e Garfield (Movieplayer)

Diretto prediligendo uno stile piuttosto classico, con più di un occhio volto ai dramma americani di un tempo, La battaglia di Hacksaw Ridge sembra riflettere nel suo andamento complessivo una doppia anima del suo autore, divisa o, meglio, sospesa, fra diverse contraddizioni, che vanno da una religiosità esteriorizzata e diretta verso finalità espiative (la scelta di Desmond nell’abbracciare un determinato percorso fideistico, volta a cancellare il senso di colpa per il grave atto compiuto verso il fratello, ma soprattutto quello di non aver compreso le difficoltà paterne a scacciare i demoni di un passato che ritorna) ad un eroismo salvifico dai connotati cristologici, passando infine per una visualizzazione realisticamente cruenta e brutale delle scene di battaglia, dove a risultare è soprattutto il montaggio (John Gilbert), in particolare quello sonoro. Sono sequenze che si segnalano per uno stile immersivo, dove non viene risparmiato la crudezza di alcun particolare, che riecheggia ancora una volta le produzioni del passato nell’uso reiterato del ralenti e in quello, particolarmente roboante, della colonna sonora (Rupert Gregson Williams); interpretato con introspettiva ed efficace immedesimazione da Andrew Garfield, così come da un ottimo cast (al riguardo risaltano Vince Vaughn nei panni del sergente Honell e, per quanto didascalico nella resa complessiva, Hugo Waving nel ruolo del papà di Desmond), il film può suddividersi, tanto da un punto di vista figurativo quanto narrativo in tre atti: un prologo introduttivo, la consapevolezza definitiva della propria missione con tanto di calvario formativo ed infine il sacrificio finale in adempimento del volere divino sul campo di battaglia.

Vince Vaughn (Movieplayer)

Vince Vaughn (Movieplayer)

La battaglia di Hacksaw Ridge è un film sicuramente di pregevole fattura, ben scritto, diretto ed interpretato ma, riporto la mia personale sensazione, non convincente fino in fondo: nel connotare Desmond come figura Christi (vedi la scena finale, il nostro ferito adagiato su di una barella che appare direttamente calata dalle volte celesti) Gibson non sfugge alla tronfia celebrazione dell’eroe tout court, senza se e senza ma, in tal caso un infervorato “cooperatore di coscienza”, l’ inviato di Dio pronto a sacrificare se stesso pur di “salvarne ancora uno” immolandosi sull’altare della retorica e della contraddizione di un conflitto ritenuto “giusto” pur volendo prendervi parte con modalità non violente ed assistenziali. Gibson rende quindi onore a Desmond, omaggiato nel corso dei titoli di coda con filmati di repertorio che ne documentano le gesta, ma soprattutto alle personali convinzioni (e convenzioni, pardon per il gioco di parole) ideologiche, fede e amor patrio in prima linea, il tutto contornato dall’aura di una resa filmica che tiene alta la bandiera di una classicità rigorosa in odor di epicità ma, ancora una volta, in bilico tra visiva ridondanza, insistito manicheismo e blando spirito conciliatorio.

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4 risposte a “La battaglia di Hacksaw Ridge

  1. Immaginavo che non avrei avuto voglia di andarlo a vedere. e infatti… diciamo che la mia visione del mondo e quella di Mel Gibson sono in buona parte agli antipodi. Magari non sarebbe una ragione sufficiente per scartare i suoi film, ma credo di non potercela fare…

    • Come fattura complessiva (regia, recitazione, aspetti tecnici) il film non si discute, a mio avviso. Però pur sforzandomi di essere il più obiettivo possibile certa retorica fatico a mandarla giù…
      Grazie, un saluto.

  2. Il regista è quanto di più lontano da me e dal mio modo di pensare e intendere il cinema si possa immaginare. Ho apprezzato la tua recensione, nonché il tuo sforzo per mantenere una doverosa distanza, che tuttavia non mi ha fatto cambiare opinione sul soggetto in questione. Mai lo vedrò! 🙂

    • Grazie per l’apprezzamento, in effetti ho faticato un po’ a mantenere un certo distacco… Mi è capitato anche con una recente commedia italiana “Mamma o papà?” con Paola Cortellesi, fra le attrici da me predilette, che mi ha deluso fin troppo. Attendiamo gli Oscar, vedremo se Gibson porterà a casa qualche statuetta. Un saluto, grazie di nuovo.

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