My Love, Don’t Cross That River (2015)

locandinaPoeti, scrittori, ciascuno di noi, probabilmente: in tanti si sono cimentati nel tentare di offrire una personale definizione dell’amore, ognuna  a suo modo completa e forse anche appagante ma ritengo mai del tutto propriamente esaustiva, considerando le tante implicazioni e connotazioni che tale sentimento porta con sé nelle sue varie declinazioni, circoscritte a singole individui o confluenti in un ambito universale.
Tale convulso turbinio di pensieri si è palesato nella mia mente dopo aver visto il documentario My Love, Don’t Cross That River del regista coreano Jin Mo-young, che per quindici mesi ha filmato con poetica sensibilità e pudica presa di distanza  la quotidiana esistenza di un’anziana coppia, Jo Byeong-man, 98 anni e Kang Kye-yeol, 90, sposati da ben 76 anni. Vivono in un villaggio montano, Hoengseong County, provincia di Gangwon,  Corea del Sud, nella loro vecchia dimora accanto al fiume e li vediamo intenti a svolgere le giornaliere mansioni, come spazzare le foglie secche dall’ingresso ma anche scherzare fra di loro con giocosa complicità, scambiandosi gesti o frasi affettuose. Difficile per Jo resistere alla tentazione di lanciare un po’ delle foglie raccolte verso la compagna, o schizzarle l’acqua mentre è al fiume, o qualche palla di neve, così come di offrile un mazzolino di fiori appena colti …

Jo e Kang

Jo e Kang

Kang ricorda il loro matrimonio, lei sposa quattordicenne per volere dei genitori, lui forte, gentile e premuroso, al punto da aspettare tre anni prima di avere rapporti sessuali, nel timore di farle male. E poi la nascita negli anni di 12 bambini, sei dei quali purtroppo deceduti. Una complicità costruita giorno per giorno, ancora vitale e gioiosa: si va insieme a raccogliere la legna, a fare compere al mercato, si partecipa a  qualche gita organizzata dal circolo degli anziani, si condividono le visite mediche e i pasti preparati da Kang, con il “maritino” (così lo chiama affettuosamente) che non dimentica mai di ringraziare … Ecco poi le visite dei figli con le rispettive famiglie, in particolari ricorrenze e non solo, dove emerge qualche contrasto fra la prole, suscitando meraviglia e apprensione negli anziani genitori.
Inevitabile però che gli anni “ci portino ad appassire, non si può essere sempre in fiore” e così un giorno Jo cederà definitivamente alla stanchezza e alla malattia, un lungo decorso che lo porterà inevitabilmente a “passare dall’altra parte del fiume”, aspettando l’arrivo dell’amata compagna di vita, alla quale ora non resta che il ricordo ed un doloroso pianto quale ultima dichiarazione d’amore …

my-love-dont-cross-that-riverGirato con rara delicatezza ed empatia, My Love, Don’t Cross That River offre una certa immediatezza sia nel cogliere ogni sfumatura caratteriale dei due protagonisti alle prese con le problematiche proprie della vita di tutti i giorni, sia  nel dare risalto ai loro ricordi. Solo a volte l’insistenza del regista verso gli aspetti più intimi e sentimentali (penso alla nascita di sei cuccioli di cane, stesso numero dei figli morti della coppia o alla reiterazione dei rituali di Kang presagendo la morte del marito, come il bruciare i suoi vestiti perché possa riaverli nell’aldilà) sembrerebbe offuscare la veridicità del girato, qualità quest’ultima comunque evidente nel corso dell’intero arco narrativo.
Mo-young lavora molto sulle immagini, che vengono rese lasciando fluire poesia ed autenticità, “pedina” i due coniugi e ne sottolinea con primissimi piani gli scambievoli gesti d’affetto, ma sa farsi anche pudico nel visualizzare la malattia di Jo e l’incombente senso di morte che va ad ammantare la dimora.

my-love-dont-cross-that-river-1Ecco che la macchina da presa ora è perlopiù all’esterno, raramente varca la soglia di casa, ma sempre mantenendo quel senso empatico che, come già scritto, attraversa tutto il documentario e viene reso suggestivamente agli spettatori nel rappresentare un toccante e vibrante sentimento al cui interno rispetto, fiducia, comprensione reciproca, fino alla simbiotica condivisione di un abbandono totale verso la certezza di una continuità del rapporto una volta conclusa l’esperienza terrena, rendono finalmente alla parola amore, riprendendo in chiusura quanto scritto ad inizio articolo, un significato del tutto vivido ed umanamente pregnante:una situazione di “normale” e quotidiana felicità, costruita giorno per giorno senza mai perdere negli anni la voglia di vivere e d’amarsi incondizionatamente, riuscendo anche a ridere l’uno dell’altro, accettando reciprocamente i propri limiti e i propri difetti, Per sempre e nonostante tutto (Johnny/ Al Pacino in Paura d’amare, 1991, Frankie e Johnny in originale, diretto da Garry Marshall).

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Il documentario My Love, Don’t Cross That River verrà proiettato oggi, martedì 14 febbraio, nelle tre sale di Fondazione Cineteca Italiana, all’interno dell’iniziativa San Valentino in Cineteca (ore 17 al MIC- Museo Interattivo del Cinema, ore 21 Area Metropolis 2.0 e ore 21.15 Cinema Spazio Oberdan; al MIC – Museo Interattivo del Cinema e all’ Area Metropolis 2.0, chi si scambierà un bacio appassionato in biglietteria potrà entrare alla proiezione gratuitamente). Il film sarà poi proiettato al  Cinema Spazio Oberdan sino al 21 febbraio, in base al seguente calendario:   Mercoledì 15 febbraio ore 17 / Giovedì 16 febbraio ore 19.15 / Venerdì 17 febbraio ore 21.15 / Sabato 18 febbraio ore 17 / Domenica 19 febbraio ore 19.15 / Lunedì 20 febbraio ore 21.15 / Martedì 21 febbraio ore 17.

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