Allied – Un’ombra nascosta

allied_online_payoff_1-sht-2_jpg_1400x0_q851942.Il comandante d’aviazione canadese Max Vatan (Brad Pitt) viene paracadutato nel deserto del Marocco francese; collaboratore in qualità di agente segreto del SOE (Special Operations Executive) britannico, organizzazione voluta da Winston Churchill per il sabotaggio delle linee tedesche in Europa, Max, una volta prelevato dal contatto locale, viene a conoscenza della sua missione, recarsi al Café Rivoli di Casablanca così da incontrare “una donna con il vestito viola”, che si rivelerà essere una combattente della Resistenza francese, anch’essa collaboratrice del SOE, l’affascinante Marianne Beauséjour (Marion Cotillard).
I due dovranno fingere di essere una coppia sposata, i Berne, frequentare la variegata compagine sociale che bazzica nel locale, per lo più collaborazionisti di Vichy, così da ricevere l’invito ad un ricevimento in onore dell’ambasciatore tedesco, che dovranno far fuori. L’obiettivo verrà raggiunto, ma intanto le schermaglie fra la coppia, messe in atto anche per assecondare la recita degli sposini felici (con particolare zelo profuso da Marianne: “è la mia tecnica per fingere i sentimenti. Provarli davvero”), sono sfociate in un’ardente passione.

Marion Cotillard e Brad Pitt

Marion Cotillard e Brad Pitt

Una volta a Londra, realmente sposi, Max e Marianne condurranno un tranquillo menage familiare, la guerra è ancora in atto ma la vita continua, come testimonia la nascita di Anna, una bella bambina che andrà ad allietare i cuori della coppia, anche se l’ombra del sospetto scenderà presto ad offuscare tanta serenità: Max, convocato dai suoi superiori, verrà infatti a conoscere un segreto riguardante l’amata  consorte, talmente grave da poter compromettere le loro vite … Diretto da Robert Zemeckis, autore vulcanico e poliedrico, capace di attraversare i generi con una certa disinvoltura, unendo puro piacere del racconto, concreta fascinazione visiva ed attenzione alla caratterizzazione dei personaggi, Allied – Un’ombra nascosta, sceneggiato da Steven Knight, si sostanzia alla visione come un thriller dalla solida struttura, complessivamente riuscito, che rifugge dalle “moderne” modalità rappresentative, ormai pressoché standard nei vari blockbuster in salsa action  o a sfondo drammatico, e si rifà invece all’impianto narrativo ed in parte stilistico proprio delle pellicole della “Hollywood dei tempi d’oro”, idonee spesso a riunire al loro interno elementi della spy story e del film di guerra, sullo sfondo di cadenze romantiche quando non tendenti al melò.

brad-marion-800Appare piuttosto attenta la ricostruzione storica, relativamente a scenografie (Gary Freeman), mezzi e costumi (Joanna Johnston), con un miscellanea in gran spolvero di location naturali, riprese in studio e computer graphics.
Allied fondamentalmente è strutturato in due parti: la prima, ambientata a Casablanca, omaggia nella sua rappresentazione volutamente kitsch, così come nella raffigurazione sinistra e melliflua degli ufficiali tedeschi, il cult del 1942 diretto da Michael Curtiz, Casablanca appunto, esaltando la caratteristica della città di essere al tempo crocevia di diverse etnie, spesso rifugio e passaggio obbligato per quanti dall’Europa intendessero raggiungere gli Stati Uniti.
Sullo sfondo di tale proscenio vengono presentati i due protagonisti, introducendo gradualmente il sorgere dell’alchimia fra di loro, visualizzata con un sapiente ricorso a suggestivi piani sequenza, oltre all’alternanza nelle suggestive inquadrature di campi lunghi ed intensi primi piani, questi ultimi idonei a conferire ulteriore sapidità allo scambio di battute fra Max e Marianne, richiamando, spesso e volentieri, classici del passato (To Have or to Have Not, Acque del Sud, 1944, Howard Hawks, in particolare, ma anche The Big Sleep, Il grande sonno, 1946, sempre di Hawks).

allied_marion_cotillard_brad_pitt4_jpg_1400x0_q85L’apoteosi di una travolgente passione a lungo trattenuta viene tratteggiata  nella forma di un dirompente slancio vitale in contrapposizione al violento ed imprevedibile incedere del conflitto in corso, coreografata nella messa in scena all’interno di una tempesta di sabbia che avvolge i due amanti isolandoli da tutto il resto.
Dopo quello che può ritenersi un ben orchestrato prologo introduttivo, la seconda parte del film ha il suo svolgimento a Londra: qui la fotografia (Don Burgess) abbandona l’alternanza di toni luminosi e sgargianti ad altri più lividi e cupi, per insistere su questi ultimi, visualizzando comunque una città che appare propensa a continuare la quotidiana  ordinarietà nonostante il flagello dei ripetuti bombardamenti (l’emblematica sequenza d’apertura sul nuovo scenario, credo già notata da molti, una donna che cammina sui vetri rotti sparsi su di un marciapiede o quella del parto di Marianne sotto le bombe).
Le riprese ora sono per lo più in interno, dalla villetta dei coniugi nei sobborghi agli opprimenti uffici del SOE, offrendo così un’adeguata teatralità al tema dell’ambiguità che si fa sempre più insinuante, richiamando atmosfere hitchcockiane (Suspicion, Il sospetto, 1941).

allied_marion_cotillard_brad_pitt5_jpg_1400x0_q85Piuttosto valida l’interpretazione di Pitt, anche se a volte sembra lavorare un po’ troppo di sottrazione, riuscendo comunque a rendere evidente il disagio di un uomo “ibernato nei sentimenti” (così lo definisce la sorella Brigid, interpretata da Lizzy Kaplan) che lascia sciogliere l’iniziale diffidenza per poi sprofondare nei meandri del dubbio, ma soprattutto quella di Marion Cotillard, naturalmente sensuale e sottilmente “doppia”, incline però a sacrificare “l’amore in nome dell’amore”. Diretto prediligendo un ritmo ponderato, attento a coniugare in drammatico crescendo la suspense alle sfumature caratteriali dei personaggi, Allied mette in scena e trasmette agli spettatori l’aleggiare di un’intimità da tempo pretesa e ricercata da entrambi i protagonisti, minata da un’incombente violenza che tutto ammanta, costringendoli ad essere quel che non si è nel propendere ad una scelta fra la logica individuale e quella universale, tra amore per i propri cari e patriottismo.

allied_marion_cotillard_brad_pitt3_jpg_1400x0_q85Zemeckis culla l’idea del cinema in quanto tale, puro ed essenziale nell’ostentare il tradizionale gioco tra realtà e finzione, rendendo evidenti i suoi trucchi, rispolverando quella primigenia complicità volta a generare un rapporto d’affabulazione con gli spettatori. A volte, però, il film manca di un palpito effettivamente vitale (penso al finale, in primo luogo) idoneo a sublimare le universali tematiche sopra descritte dell’amore e  di un ideale  estremizzati fino al totale sacrificio, come invece accadeva nelle pellicole del “tempo che fu”.
Non si può comunque negare che Allied nel tentativo, in parte riuscito, di recuperare quell’ammaliante  e “antica” composizione di fascino e mistero idonea ad irradiarsi nel buio della sala cinematografica coinvolga piacevolmente nel corso delle sue due ore di durata, mantenendo costantemente alto il filo della tensione senza ricorrere a violenze visive o estremismi narrativi, facendo leva su di un “sano” intrattenimento con intelligenza, sincerità e coerente sensibilità autoriale.

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