Ricordi

Mary Tyler Moore

Mary Tyler Moore

Settimana non foriera di buone notizie quella che sta per concludersi, anche circoscrivendola nell’ambito dello spettacolo, a parte la candidatura agli Oscar (e ai César) di Fuocoammare (Gianfranco Rosi) nella categoria Miglior Documentario.
Il mondo del cinema, così come quello televisivo, ha infatti perso alcuni protagonisti, spesso particolarmente amati dal pubblico per le riuscite caratterizzazioni conferite  ai personaggi interpretati, lasciando un ricordo indelebile. Mercoledì 25 gennaio ci ha lasciato l’attrice americana Mary Tyler Moore (Brooklyn, 1936), donna affascinante  e dotata di un notevole senso dell’umorismo, protagonista soprattutto in televisione dapprima a fianco di Dick Van Dyke nella serie The Dick Van Dyke Show (158 episodi dal 1961 al 1966), dove si fece notare per spigliatezza ed atteggiamenti anticonformisti, e poi nella sitcom Mary Tyler Moore Show (178 episodi dal 1970 al 1977, andati in onda sulla CBS), lasciando il segno nei panni di Mary Richards, figura moderna che si allontanava dai classici canoni rappresentativi della televisione del periodo nel portare in scena, nella confluenza di realtà ed ironia, una donna single, fiera della propria indipendenza ed orgogliosa del proprio lavoro, offrendo visualizzazione alle trasformazioni in atto nella società americana ed anticipando personaggi femminili che tanto sul piccolo come sul grande schermo avrebbero trovato spazio negli anni a venire.

Pietro Giordano

Pietro Giordano

Al cinema  Moore ha preso parte a vari film, anche se la sua interpretazione più incisiva, rimarcando una notevole capacità di mutare registro recitativo, resta quella offerta in Gente comune (Ordinary People, 1980, debutto registico di Robert Redford), che le fece conseguire una nomination all’ Oscar come miglior attrice protagonista.
Giovedì 26 ha segnato invece la scomparsa di un “non attore”, Pietro Giordano, il signor Giordano interprete di Cinico Tv e di alcuni film di Daniele Ciprì e Franco Maresco, mentre venerdì 27 di Gisella Sofio, splendida caratterista del nostro cinema ed infine dell’eclettico attore britannico, teatrale e cinematografico, John Hurt. Giordano aveva offerto  la sua espressione sprezzante e disincantata nell’interpretare personaggi  colti in vari stati d’animo e situazioni in cui veniva a mano a mano a trovarsi sullo sfondo di una Palermo fotografata in un cupo bianco e nero (dal topo di fogna al verme, senza dimenticare il sepolto vivo), puntualmente intervistato da una “voce” (quella di Maresco) che gli rivolgeva domande fra l’ovvio e il pretestuoso.
Rimarrà espressione, credo, insieme agli altri “diversamente attori” che hanno preso parte al programma, di un modo di fare televisione ruvido, scomodo, contestualizzato all’età di produzione (andò in onda a partire del 6 aprile 1992).

Gisella Sofio

Gisella Sofio

Gisella Sofio (Milano, 1931), come su scritto, è stata fra le migliori caratteriste del nostro cinema, a partire del secondo dopoguerra, facendosi notare sia per l’indubbia presenza scenica, particolarmente elegante e raffinata (era figlia di un conte anglo egiziano), sia per una notevole carica ironica che trovava espressione in un radioso sorriso e diede prova di una certa duttilità spaziando dal comico al drammatico; l’esordio nel mondo dello spettacolo avvenne  a soli sedici anni, nella rivista Tevere blu, mentre al cinema il suo primo film fu Accidenti alle tasse!, 1951, per la regia di Mario Mattoli;  Sofio alternò nel corso della sua carriera  l’attività teatrale  a quella cinematografica ed anche televisiva, rivelando sempre classe da vendere ed un suadente eclettismo che gli permise di spaziare dalla commedia ai film drammatici. Concludendo, difficile non spendere qualche parola per il poliedrico attore britannico John Hurt (Sir John Vincent Hurt, Chesterfield, 1940), istrionico e camaleontico nella sua interpretazione di personaggi ogni volta differenti fra loro per caratteristiche fisiche, psichiche e comportamentali.
Hurt studiò Arte a Londra, per poi iscriversi alla Royal Academy of Dramatic Art, sempre nella capitale inglese, dove si laureò nel 1962, offrendo così sfogo alla sua passione per la recitazione rivelatasi fin da bambino ma osteggiata dai  genitori.

John Hurt

John Hurt

Nello stesso anno debuttò al cinema con The Wild and the Willing (Ralph Thomas), anche se per il primo ruolo rilevante occorrerà attendere il 1966, l’interpretazione di Richard Rich in Un uomo per tutte le stagioni (A Man for All Seasons, Fred Zinnemann) e per l’affermazione definitiva il 1978 quando nel film Fuga di mezzanotte (Midnight Express, Alan Parker) diede volto a Max, eroinomane carcerato nelle prigioni turche, con piglio del tutto immersivo, ottenendo una nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista, cui si aggiunse quella conseguita, questa volta come miglior protagonista, undici anni dopo, per l’altrettanto partecipata e sofferta interpretazione di Joseph Merrick in The Elephant Man, regia di David Lynch.
Quest’ultima seguì a quella, egualmente indimenticabile, di Kane in Alien (Ridley Scott, 1978), che parodiò con autoironia in Balle spaziali (Spaceballs, Mel Brooks, 1987). Ulteriori titoli da menzionare, fra gli altri, che hanno visto Hurt esprimersi in un camaleontico e trascinante eclettismo: 1984, dall’omonimo romanzo di George Orwell (Michael Radford, 1984),  Shooting Dogs (Michael Caton-Jones, 2005), V per Vendetta (V for Vendetta, James McTeigue, 2005), i film della saga di Harry Potter, dove impersonava il costruttore di bacchette magiche Garrick Olivander. L’ultima interpretazione di Hurt, che ha anche rappresentato il Dottore nella serie televisiva Doctor Who (The War Doctor  ne Il nome del Dottore  e negli speciali La notte del Dottore e Il giorno del Dottore), è stata in Jackie, 2016, diretto da Pablo Larraín, biopic sulla vita di Jacqueline Kennedy.

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