L’ora legale

ora_legale_jpg_1400x0_q85Pietrammare, Sicilia, giorni nostri.
Ormai da anni i cittadini possono fare affidamento su un’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Gaetano Patanè (Tony Sperandeo), intenta a garantire uno status quo permeato da una consensuale illegalità, quest’ultima ravvivata da frequenti maneggi ed un imperante clientelismo, all’insegna del “malcostume mezzo gaudio”. Strade dissestate, marciapiedi colmi d’immondizia, parcheggi abusivi, assenteismo, traffico autogestito creano tante lamentele e nulla più; d’altronde appare rimarchevole la puntualità con la quale il primo cittadino ricalca il consenso popolare. Dopo un controllo della Guardia di Finanza ai bilanci comunali, venuto alla luce quanto tacitamente accettato, ecco la reazione dei cittadini onesti, o potenzialmente tali, che vedono nella lista civica guidata dal professore Pierpaolo Natoli (Vincenzo Amato), il cui programma elettorale vorrebbe garantire l’avvento del vivere  civile nel paesello, un’inedita stella cometa da seguire. Fra i tanti a sperare in lui vi sono anche i suoi cognati, Salvo (Ficarra) e Valentino (Picone), il primo già buon lecchino di Patanè ma propenso a spiegare le vele a seconda della direzione del vento, proprietari e gestori di un chiosco sito nella piazza del paese che necessiterebbe di un ampliamento.
Ma la popolazione saprà accettare i necessari mutamenti paventati dal neoeletto sindaco o rimpiangerà l’antica e collaudata “eguaglianza” garantita da un  mancato rispetto di qualsivoglia regola, morale e civile?

Valentino Picone e Salvatore Ficarra

Valentino Picone e Salvatore Ficarra

Dopo qualche segnale, pur timido, di una propensione al rinnovamento riguardo quella che è tradizionalmente la nostra modalità prediletta, non solo da un punto di vista cinematografico, di offrire una rappresentazione della realtà, ovvero la commedia, il cinema italiano appare attraversare nuovamente una fase di stanca, palesando l’incapacità di portare in scena con  modalità idonee a coniugare intrattenimento e riflessione, satira incisiva e prese di distanza da vacui compiacimenti auto assolutori, le spesso valide idee espresse in fase di scrittura. Quanto scritto ritengo sia rinvenibile, in parte, come andrò a spiegare, nel nuovo titolo del duo Ficarra & Picone, L’ora legale, loro terza regia autonoma dopo Anche se è amore non si vede (2011) e Andiamo a quel paese (2014), film quest’ultimo del quale la realizzazione in esame potrebbe considerarsi una sorta di ideale prosieguo, considerandone i toni egualmente propensi a dileggiare usi ed abusi italici, visualizzati, come ormai da inveterata abitudine, all’interno di un canonico microcosmo che si vorrebbe rappresentativo dell’intero Bel Paese, l’immaginario comune di Pietrammare, Termini Imerese nella realtà. Autori della sceneggiatura insieme ad Edoardo De Angelis, Nicola Guaglianone e Fabrizio Testini, i due comici siciliani provano a volare alto, ma le loro ali di cera vanno presto a sciogliersi una volta colpite dal sole cocente di una messa in scena alquanto arruffata, in perenne rincorsa ed inutilmente urlata.

Vincenzo Amato

Vincenzo Amato

La regia appare fin troppo disinvolta, quando non vacuamente sensazionalistica nel sottolineare determinate sequenze (vedi la comparsa del corpo dei Vigili Urbani), ma soprattutto incapace di apportare sagace sostanza ed opportuno nerbo all’iter narrativo, che vorrebbe essere corale ma si concreta, spesso e volentieri, nel concedere spazio, ancor prima che all’ormai collaudato e ripetitivo sketch dello scontro verbale proprio del duo, basato sulle loro differenze caratteriali e le diverse modalità nell’esternarle, ai manieristici assolo, reiterati e alla lunga sfiancanti, di un Ficarra schizzato ed esagitato in crescendo, le cui battute, esibite e compiaciute, evidenziano una meccanicità preordinata che finisce con l’elevarsi quale cifra stilistica dell’intero film; Picone, al solito, abbozza e contrappone il consueto (finto) candore da sempliciotto di buon cuore, appena adombrato da un velo di cinismo ed opportunismo; i personaggi secondari, da un ghignante Sperandeo/Patanè macchietta di se stesso allo scialbo Natoli/Amato, passando per l’interessante Padre Raffaele delineato da Leo Gullotta, propenso ad offrire concreto tributo a Cesare ma non certo a Dio (anzi, ai suoi occhi le due figure sembrano confluire in un’unica visione…) e il poco valorizzato Antonio Catania nei panni del vigile Michele, rivestono il ruolo, pari del resto a quello dei protagonisti, di opportune pedine da spostare su di una predisposta scacchiera.

Leo Gullotta

Leo Gullotta

Giocando col già visto ed evidenziando l’incapacità di trasmutare in toni grotteschi e paradossali le buone idee espresse sulla carta nel contrapporre i due eserciti l’un contro l’altro armati, illegalità e legalità, il quieto vivere opportunistico contornato da lagnanze di circostanza espresso dalla prima e l’esistenza propriamente civile che si manifesta nel rispetto di tutto e di tutti portata avanti dalla seconda, vengono sguaiatamente poste sul tavolo le carte di un “modaiolo” populismo, espresso anche attraverso l’intervento di un rappresentante del potere centrale (senza dimenticare lo sguardo di un presumibile padrino che assiso in balcone assiste dall’alto, presagendo come andrà a finire). Si sale poi in sella al cavallo della facile indignazione di facciata, quella ostentata quotidianamente dai vari media o espressa dall’alto di una tastiera dai tanti opinionisti social, fino a strisciare in uno squallido qualunquismo che trova definitiva consacrazione in un finale cui va dato certo il merito, ecco il distinguo di cui sopra, di non essere propriamente conciliante e ruffiano nella sua amarezza di fondo.

ficarra-e-picone-1L’ora legale riesce quindi, concludendo, ad evitare i toni propri dell’amena ed accondiscendente favoletta morale (per restare fra le produzioni recenti mi sovviene quella proposta in Non c’è più religione) nel circoscrivere la responsabilità del malessere civico alla popolazione tutta, confluendo metaforicamente  dal particolare del paesello alla totalità della nazione, prona ad ogni compromesso nella difficoltà a trovare un vero e proprio equilibrio fra le diverse ideologie, servendosi ora dell’una ora dell’altra a seconda delle varie convenienze in gioco, mostrandosi allergica alle regole ed in perenne attesa di un uomo della Provvidenza che la traghetti verso un radioso avvenire, come sosteneva, a ragione, Montanelli.
Un buon soggetto, ancorato alla realtà, visualizzato però, maldestramente e senza colpo ferire, in un accumulo di gag e situazioni che evidenzia tanto la difficoltà ad apportare una concreta sottolineatura satirica quanto, soprattutto, quella volta a sostenere una drammaturgia propriamente cinematografica.

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Una risposta a “L’ora legale

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