Sully

sullyposter_jpg_1400x0_q8515 gennaio 2009, ore 15:24:56.
Il volo 1549 della US Airways è appena decollato dall’aeroporto LaGuardia di New York, 150 passeggeri a bordo più cinque membri dell’equipaggio, compresi il comandante Chestley Sully Sullenberger (Tom Hanks) e il co-pilota Jeff Skiles (Aaron Eckhart), quest’ultimo ai comandi; raggiunta quota 2.800 piedi improvvisamente uno stormo di uccelli va ad impattarsi contro il velivolo, mettendo fuori uso entrambi i motori. Sully riprende i comandi e Skiles avvia la procedura d’emergenza prevista dal manuale: una volta contattata la torre di controllo, si delinea la possibilità di ritornare all’aeroporto di partenza, ma il vento in direzione contraria fa optare per un’altra soluzione, invertire la rotta verso il New Jersey, Teterboro Airport.
Il comandante, quarant’anni di servizio sulle spalle, intuendo l’impossibilità  di raggiungere le destinazioni che gli sono state suggerite, opta con lucida tempestività per un ammaraggio sul fiume Hudson.
La manovra riesce in pieno, tutti i passeggeri sono salvi e prontamente assistiti dai mezzi di soccorso, l’opinione pubblica e i media ben presto inneggiano al miracolo eroico, ma l’impavida operazione viene messa in discussione dal National Trasportation Safety Board, agenzia investigativa indipendente del Governo degli Stati Uniti, che apre un’inchiesta per far luce sull’accaduto …

Tom Hanks

Tom Hanks

Adattamento del libro Highest Duty di Chestley Sullenberger e Jeffrey Zaslow ad opera dello sceneggiatore Todd Komarnicki, diretto dal buon vecchio Clint (Eastwood), Sully, presentato nella sezione Festa Mobile del 34mo Torino Film Festival, è un film che trae la sua forza rappresentativa e contenutistica in virtù di un sinergico trittico composto in primo luogo da una scrittura dai dialoghi incisivi, non privi di una certa ironia, abile nell’intarsiare all’interno dell’andamento narrativo una serie di flashback, cui segue una regia particolarmente sobria e fluida nella messa in scena, calibrata al millimetro nelle inquadrature ed essenzializzata nelle scene dell’ammaraggio, le quali fanno leva più sul realismo che su di una calcolata ed insistita spettacolarità. Infine vi è la resa interpretativa offerta dall’intero cast, con l’indubbio risalto delineato da Hanks nei panni dell’ “eroe suo malgrado”, colui che pur al centro di tanti clamori e torchiato dalla commissione d’inchiesta non si sente nient’altro che un normale essere umano, il quale nello svolgere il suo lavoro ha messo in atto, in base alla sua competenza ed esperienza, quanto riteneva giusto nell’ambito della situazione che si era trovato ad affrontare, potendo poi contare sull’aiuto congiunto di quanti erano intervenuti in soccorso.

Aaron Eckhart

Aaron Eckhart

Tornano in mente, considerando la naturale adesione al personaggio, senza forzatura alcuna o manierismi, attori come James Stewart, Gregory Peck, Henry Fonda, oltre a veder visualizzato con inedite sfumature un tema senz’altro caro ad Eastwood: l’uomo solo che reagisce di fronte alle difficoltà assumendo su di sé la responsabilità di una presa di posizione idonea a mettere in salvo la vita di più persone, ponendo ora il proprio individualismo al servizio della società, facendo sì che la propria forza divenga quella di tutti.
Infatti il fulcro portante della narrazione è rappresentato dalla graduale presa di coscienza del protagonista di fronte a quanto avvenuto, dai tormenti interiori comportanti spesso incubi anche ad occhi aperti (cosa sarebbe successo se avesse seguito il protocollo anziché il proprio istinto, con la visione dell’aereo che va a schiantarsi fra i grattacieli della Grande Mela), esternati al copilota e alla consorte, fino alla ferma sicurezza di aver agito del tutto in linea con quel fattore umano che nessuna tecnologia sarà mai in grado di riportare all’interno di una simulazione, unico elemento idoneo a ricondurre nell’alveo della normalità l’apparente straordinarietà di un qualsiasi accadimento.
Encomiabile al riguardo la scelta di scrittura, supportata con “invisibile” maestria dalla regia, di frantumare il “miracolo” in diverse sequenze,  al cui interno va a stagliarsi identica conclusione da differenti punti di vista, arrivando infine alla messa in discussione delle simulazioni al computer.

Laura Linney

Laura Linney

Asciutto, teso, coinvolgente, realistico nel riportare sullo schermo anche sensazioni ed emozioni proprie della quotidianità del protagonista e della sua sfera intima e privata (il forte legame con la moglie Lorraine, un’intensa Laura Linney, l’amicizia e la stima, reciproche, verso Jeff, il cui carattere più incline all’ironia rispetto a quello di Sully è ottimamente reso da Eckhart, a lui la splendida battuta che va a chiudere il film) così come la ferma consapevolezza nel difendere la propria professionalità ed esternare un forte senso del dovere (emblematica la sequenza in cui si vede il comandante percorrere l’intera cabina del velivolo dopo l’ammaraggio per assicurarsi che tutti i passeggeri siano in salvo), Sully non rappresenterà forse il capolavoro di Eastwood, ma uno dei suoi film migliori sicuramente sì, ulteriore conferma di una valenza registica che guardando alla classicità del passato nel concedere opportuno risalto alla drammaturgia complessiva e alle interpretazioni attoriali, sa rendersi innovativa anche nello sfruttare interamente tecniche di ripresa in formato Imax ed alternare più generi all’interno di un unico racconto.

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Clint Eastwood

Quest’ultimo viene poi messo al servizio della Storia più recente, rendendo testimone e protagonista dei tempi odierni un individuo comune il cui eroismo non ha più bisogno di essere esternato ponendo in atto modi da “duro”, coadiuvati magari da una Colt o una 44magnum, bensì attraverso l’integrità morale della propria persona e la rettitudine nel portare a compimento ogni giorno che Dio manda in Terra il proprio mestiere, rendendo l’unicità di un’azione qualcosa di condivisibile ed adottabile da tutti, in  nome di un troppo spesso dimenticato bene comune, riprendendo in chiusura quanto scritto nel corso dell’articolo.
Grazie, come al solito, buon vecchio Clint.

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2 risposte a “Sully

  1. Non ho ancora visto nessuno dei film diretti da Eastwood. Dopo la tua recensione, questo potrebbe essere il primo.

    • Consiglierei anche “Gran Torino”, magari dopo aver visto “Sully”. Attendo il tuo commento, se opterai per la visione. Grazie, un saluto.

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