Il cittadino illustre

locandina_bbokkqe_jpg_1400x0_q85Presentato, in Concorso, alla 73ma Mostra Internazionale d’ Arte Cinematografica di Venezia, dove ha conseguito la Coppa Volpi al Miglior Attore Protagonista (Oscar Martinez) e il Premio Giovani Giurati del Vittorio Veneto Film Festival, Il cittadino illustre, battente bandiera argentina, è uno di quei film che non ti stancheresti mai di vedere e rivedere, merito in primo luogo di un calibrato lavoro di scrittura (Andrés Duprat), ulteriormente esaltato da uno stile di regia (Gastón Duprat e Mariano Cohn) asciutto, essenziale, “pulito”, idoneo a concedere risalto tanto alla narrazione in sé quanto alla naturale ed empatica caratterizzazione offerta dal citato Martinez nei panni dello scrittore Daniel Mantovani, originario di Salas, un piccolo paese della provincia di Buenos Aires, dal quale si è allontanato ormai da più di trent’anni.
In tale lasso di tempo le sue aspirazioni si sono ampiamente realizzate, tanti libri baciati dal successo fino al conseguimento del Premio Nobel per la Letteratura, cui seguiranno però cinque anni d’inattività, una crisi d’ispirazione già paventata nel discorso d’accettazione del prestigioso riconoscimento.
Apatico e disilluso, vediamo Daniel rifiutare ogni invito a presentazioni, dibattiti, conferenze, fin quando la sua segretaria non gli presenta una lettera che giunge proprio dal paese natale, il Comune lo vorrebbe insignire del titolo di Cittadino illustre.

Oscar Martinez

Oscar Martinez

Dopo l’iniziale rifiuto, ecco il ripensamento: in fondo la descrizione della vita di provincia della cittadina, grettezza morale ed ipocrisia nascosti sotto il tappeto di una vita semplice e tranquilla, gli ha fornito più di una motivazione per i suoi scritti e magari rivedendo quei luoghi potrà riacquistare un’inedita scintilla ispiratrice. Il ritorno avrà inizialmente le caratteristiche del trionfo, Daniel riprenderà contatto con le proprie radici, rivedrà la fidanzata di un tempo, Irene (Andrea Frigerio), ora sposata con il tronfio e vacuo Antonio (Dady Brieva), ma ben presto la sua diversa visione del mondo, in generale e culturale nella fattispecie, non legata ad alcuna delimitazione, mentale o geografica, andrà a cozzare contro una sorta d’orgoglioso isolamento, restio a qualsiasi confronto o innovazione rispetto allo status quo, uno sguardo verso l’orizzonte incapace di andare al di là dei propri confini. All’interno di un andamento narrativo suddiviso in cinque capitoli, Il cittadino illustre attraverso l’impianto formale di una commedia tendente al drammatico mette in scena una sagace analisi relativa al rapporto fra arte e vita, realtà e finzione, affrontando inoltre la tematica riguardante il rapporto di appartenenza alle proprie origini, rappresentato come qualcosa di certamente intimo e profondo ma, allo stesso tempo, dal quale prendere le distanze così da non restare intrappolati nella comoda placenta del “bel paradiso”, auto- confinandosi all’interno di una precostituita e circoscritta sicumera esistenziale.

the_distinguished_citizen2_jpg_1400x0_q85L’ironia scaturisce spontaneamente in virtù dell’incontro-scontro tra diversi elementi spesso discordanti fra loro, a partire dai toni anche paradossali che assume l’orgoglio esternato dagli abitanti di Sales nel rivolgere tanti pacchiani tributi (il giro del paese a bordo del camion dei pompieri con a fianco tanto di sindaco e suadente miss, un video tributo da far impallidire la più imbarazzante delle telenovelas, un’intervista televisiva che assume contorni quasi surreali nel volgere verso un’esibita e non richiesta marchetta pubblicitaria) ed invadenti richieste di contatto amicale o presunto tale nei riguardi del suo emerito figlio il quale, per quanto lusingato, sembra piuttosto ricercare un’aurea normalità e, soprattutto, dare voce alla sua poetica artistica ed esistenziale che sembra ignorata dai più.
Fulcro portante del plot narrativo restano senz’altro i tre discorsi pronunciati da Mantovani nel corso di diversi eventi, dalla consegna del Nobel alla presentazione di un nuovo libro, passando per l’esternazione del proprio disappunto nell’ambito di un concorso di pittura che vede premiati distinti cittadini anziché rispettare le sue scelte e quelle di un esperto. Presi singolarmente o considerati come un corpo unico, ben rappresentano cosa voglia dire essere un intellettuale al giorno d’oggi, ancor di più nell’ambito di un contesto sociale dove la parola cultura appare sempre e comunque bisognosa di un’opportuna definizione o di una congrua sovvenzione, spesso entrambe sostenute, pro domo sua, dal rappresentante politico di turno, dimenticandone, volutamente o meno, quell’insita capacità, propria della sua primigenia essenza, di costituire una robusta scialuppa di salvataggio “per sopravvivere all’incedere dell’ecatombe”, al di là della terminologia usata o della funzione che di volta in volta le viene attribuita.

Andrea Frigerio e Martinez

Andrea Frigerio e Martinez

Scrivere poi, vuol dire essere liberi, esprimere un senso di libertà coincidente con il proprio mondo interiore: i premi conseguiti saranno anche delle piacevoli e compensatrici “medaglie al valore” ma sono anche forieri di una definitiva canonizzazione, in quanto ciò che viene trasposto su carta più che scuotere animi o ridestare sopite coscienze livella ora il tutto in forza di una coincidenza dei gusti pressoché definitiva.
Quanto scritto sulle pagine di un libro, poi, ed ecco visualizzato nella bellissima conclusione il rapporto tra finzione e quotidiana esistenza, non è propriamente la realtà quanto, più coerentemente, un’interpretazione data ai vari accadimenti. El ciudadano ilustre, che rappresenterà l’ Argentina nella corsa all’Oscar per il Miglior Film in lingua non inglese, consente, concludendo, un ambito visivo e contenutistico sì rappresentato all’interno di una realtà locale ma non semplicemente a questa circoscritto, lasciando che prenda corpo gradualmente un messaggio dalla portata universale su come l’arte, l’espressione artistica in ogni sua forma, possa e debba costituire un imprescindibile baluardo a difesa del nostro esistere, variabile a seconda dell’individuale sensibilità ma sempre consono alle nostre esigenze e primordiali aspettative: rendere più sopportabile, o meno orribile, strenua lotta contro i mulini a vento in entrambi i casi, quel buffo mondo in cui ci siamo ritrovati ad abitare, percorrendo identico cammino per strade diverse.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...