Piuma

piuma-70x100-billing-online_jpg_1400x0_q85Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore. Forse l’accostamento, amici lettori, potrà sembrarvi straniante, ma questa frase di Italo Calvino, tratta da Lezioni americane (1988), mi è sovvenuta in mente poco dopo la visione del film Piuma, diretto da Roan Johnson (anche sceneggiatore, insieme ad Ottavia Madeddu, Carlotta Massimi, Davide Lantieri) e credo possa validamente rappresentarne l’essenza dell’iter narrativo, leggero ma al contempo piuttosto realistico e diretto. Risaltano i dialoghi brillanti, spesso arricchiti da sapide battute ed un’ironia naturale, nascente ora dalle situazioni in cui vengono a trovarsi i vari personaggi, ora dal modo d’essere di questi ultimi.
Nel mettere in scena la storia di due diciottenni romani, Ferro (Luigi Fedele) e Cate (Blu Yoshimi), prossimi all’esame di maturità e la cui vita è stravolta dall’arrivo di un bebè, Johnson asseconda sì il lavoro di scrittura, ma riesce anche a staccarsene, almeno in determinati momenti, in particolare quando abbraccia toni onirici e surreali con suggestive intuizioni visive.

Blu Yoshimi e Luigi Fedele

Blu Yoshimi e Luigi Fedele

Ecco al riguardo il racconto (vero) narrato da Ferro a Cate come base per la tesina, ventottomila paperelle di gomma costituenti il carico di una nave poi naufragata, che dallo spazio ristretto delle vasche da bagno cui erano destinate si ritrovarono a galleggiare in mare aperto, solcando gli oceani.
Una storia idonea a trasmutarsi in metafora identificatrice delle vicende proprie dei due ragazzi, che, al pari delle suddette paperelle, si troveranno a nuotare al largo di quelle convenzioni sociali proprie del mondo che li circonda, spesso restrittive o pregiudizievoli nei loro confronti.
Piuma è una realizzazione particolarmente viva e sentita, che trae forza vitale dai suoi molti contrasti: una fotografia (Davide Manca) che avvolge con tonalità tenui i luoghi periferici della Capitale, uno stile di ripresa che fa largo uso della macchina a mano nello “stare addosso” ai protagonisti e riesce ad offrire una certa scorrevolezza in virtù, ancor prima che del montaggio, di ripetuti piani sequenza, idonei ad offrire sfogo alle variabili delineate dalle varie interpretazioni attoriali, facendo sì che le esternazioni dei personaggi offrano una certa caratterizzazione che ne fa comprendere la loro psicologia, altrimenti semplicemente accennata.

nientepopcorn_film_italiani_venezia_73_piuma-1024x535-650x360La felice intuizione di base espressa dagli sceneggiatori è stata quella di trarre ispirazione, come nella migliore tradizione della commedia all’italiana propriamente detta, da un incontrovertibile dato reale, il calo della natalità nel nostro paese, vuoi per le innegabili difficoltà economiche cui si andrebbe incontro, vuoi per un’alternanza di egoismo ed immaturità nel non voler abbandonare l’abituale modus vivendi, visualizzandolo però ad altezza di adolescenti anziché nell’ambito della consueta fascia di riferimento dei trentenni/quarantenni, facendo sì che il mondo adulto possa specchiarsi, vivendo di riflesso le loro problematiche e le modalità d’atteggiarsi nei confronti dell’esistenza. Emblematica al riguardo la scelta messa in atto da Cate nel voler portare a termine la gravidanza: avendo già abortito in precedenza, un’ulteriore interruzione le pregiudicherebbe la possibilità di avere figli in futuro e Ferro ne asseconda la decisione, motivato dalla sensazione del momento (Quando l’acqua sale, la barca fa altrettanto, è una delle sue tante massime di vita, gettate lì tra un lieto, pardon, cazzeggiar e l’altro).

piuma_luigi_fedele_blu_yoshimi_jpg_1400x0_q85All’interno di un mondo apparentemente a sé stante, qual è spesso considerato l’universo giovanile, ecco entrare in gioco la parola responsabilità, che cerca il suo posto tra l’esame di maturità, i viaggi intorno al mondo e gli sballi del sabato sera, ovviamente adattata alla bisogna, in particolar modo da parte di Ferro, che proietta un’immagine di sé quale samurai in attesa della battaglia, capace comunque di trovare sempre la soluzione giusta anche nel suo galleggiare esistenziale fra noncuranza, lassismo e fatalità, mentre Cate appare più pragmatica e a suo modo razionale, ha già un lavoro ed è certo più matura non solo del suo coetaneo, ma anche del papà Alfredo (Francesco Colella), disadattato in sospesa letizia, “l’unico italiano che è stato capace di farsi lasciare da una rumena”, come la stessa figlia gli rimprovera.
Responsabilità che non sembra far capolino nella famiglia di Ferro, pur se con alcuni distinguo: se, infatti, mamma Carla (Michela Cescon), insegnante, dopo le iniziali titubanze, appare propensa ad assecondare la scelta dei due giovani, babbo Franco (Sergio Pierattini), invece, l’è proprio un fumino, le sue scenate lo porteranno a sfiorare il divorzio, lui che non chiedeva altro dalla vita, dopo anni passati a montare condizionatori, di far ritorno nella natia Toscana, vendendo la casa romana e procedendo all’acquisto di un casolare in campagna.

Yoshimi,Sergio Pierattini, Francesco Colella, Bruno Sgueglia, Fedele, Michela Cescon

Yoshimi,Sergio Pierattini, Francesco Colella, Bruno Sgueglia, Fedele, Michela Cescon

Nello scorrere della storia appare poi piuttosto efficace l’andamento volto a dar vita ad una certa coralità, grazie anche ad alcuni personaggi in apparenza secondari quali nonno Lino (Bruno Sgueglia), la cugina Stella (Francesca Turrini) fisioterapista “alternativa”, il compagno di classe Patema (Brando Pacitto, che, messa al bando l’ansia, si trasmuterà in una “versione altra” di Ferro).
In conclusione, Piuma, presentato in Concorso alla 73ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha conseguito una serie di premi collaterali*, è una realizzazione che merita di essere considerata con una certa attenzione all’interno della nostra recente cinematografia, considerandone in particolare le sue insite capacità di travalicare, figurativamente e non solo, i confini della commedia, riuscendo ad esprimere se non qualcosa di propriamente inedito, certamente di fresco, spontaneo, oltremodo genuino (lo scorrere temporale scandito dai 9 mesi di gravidanza dà la sensazione che i vari accadimenti si svolgano qui e ora), mai compromesso dal fare piacione di tante produzioni similari, offrendo un coinvolgente melange fra ruvida immediatezza della messa in scena e concretezza emozionale.

* Premio Signis, Premio Civitas Vitae, Premio Fondazione Mimmo Rotella a Roan Johnson e Lucky Red, Premio Francesco Pasinetti-SNGCI speciale al cast

Ascolta il podcast su GiovanniCertoma.it

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