Freaks, il ritorno

freaks28x40webLa quarta stagione del progetto Il Cinema Ritrovato al Cinema, promosso dalla Cineteca di Bologna e Circuito Cinema per riportare in sala i grandi classici restaurati prosegue con la proiezione, a partire da oggi, lunedì 24 ottobre, nelle sale aderenti all’iniziativa, della versione restaurata di Freaks, 1932. Diretto da Tod Browning e sceneggiato da Willis Goldbeck e Leon Gordon sulla base del racconto Spurs di Tod Robbins, pubblicato nel 1923 sulla rivista Munsey’s Magazine, porta su di sé l’aura di film maledetto, rinnegato alla sua uscita dalla stessa società di produzione (Metro Goldwyn Mayer), pesantemente decurtato dai tagli e a lungo proibito in molti paesi.

freaks01Dopo la disastrosa anteprima avvenuta a San Diego, che causò fra gli spettatori svenimenti e fughe, la pellicola tornò nuovamente in cantiere: furono eliminate alcune scene (la castrazione di Hercules e il suo accompagnare la sequenza conclusiva con un’esibizione canora in falsetto) ed aggiunto un nuovo finale “consolatorio” dove Frieda conferma ad Hans il suo amore, attualmente non presente in tutte le edizioni.
Anche questa versione, uscita circa un mese dopo la suddetta anteprima, ebbe però un’accoglienza negativa da parte del pubblico e della critica.
Le cose non andarono meglio all’estero (in Inghilterra rimase all’indice per trent’anni); Dwain Esper, regista e produttore di b movies tentò di rieditarlo nel 1948 con diversi titoli (Nature’s Mistake, The Monster Show, Forbidden Love) e pruriginosi claim di lancio, ma la riabilitazione avvenne attraverso tutta una serie di tappe, dal 15mo Festival di Cannes, 1962, alla proiezione del 1969 a Parigi, presso lo Studio de l’Etoile, passando per la 29ma Mostra Internazionale d’ Arte Cinematografica di Venezia, 1968.

Olga Baclanova e Harry Earles

Olga Baclanova e Harry Earles

La narrazione ha inizio per bocca di un imbonitore, intento ad illustrare al pubblico le attrazioni del suo spettacolo, compresa “la più incredibile mostruosità che sia mai vissuta nel nostro pianeta”, conservata all’interno di una scatola. Alcune signore svengono alla vista, mentre l’uomo inizia a raccontare la storia di quello che viene descritto come un misterioso essere: siamo ora all’interno di un circo, dove si sta esibendo al trapezio la bella Cleopatra (Olga Baclanova), sotto lo sguardo ammirato del nano Hans (Harry Earles), che ne è invaghito. La donna ne accetta la corte e i costosi regali, ma in realtà lo sta prendendo in giro e sarà del tutto interessata a lui una volta appreso dalla fidanzata di Hans, Frieda (Daisy Earles), nana anche lei, della fortuna che ha ereditato.

freaks-american-poster-1Con la complicità dell’amante, il forzuto Ercole (Henry Victor), la donna architetta un piano diabolico, sposare Hans, avvelenarlo a piccole dosi ed impossessarsi dei suoi soldi. Nel corso della cerimonia nuziale, tutti i freaks acclamano a gran voce Cleo “come una di loro”, un inserimento nella comunità che la donna, sdegnata, rifiuta, esternando tutta una serie di insulti.
La reazione dei “mostri” sarà terribile, in particolare una volta compreso il piano a danno di Hans: avvolti nelle oscurità di una notte da tregenda, dopo un terrificante inseguimento attueranno la loro vendetta; la scena si interrompe per tornare all’inizio, il fenomeno nella scatola altri non è che Cleopatra, ormai definitivamente entrata a far parte del mondo dei freaks.

“Gooble, gobble, we accept her, we accept her, one of us, one of us!”

Freaks non è propriamente un film dell’orrore, in quanto non vi è alcun elemento che possa ricondurre all’idea del fantastico o del soprannaturale: ciò che suscita paura non è frutto di effetti speciali o ricostruzioni in studio, i protagonisti sono coloro che al tempo venivano definiti “scherzi di natura” (freaks è il crudo termine inglese), prelevati direttamente dai baracconi nei quali venivano esibiti ed esposti alla curiosità morbosa del pubblico e ai suoi commenti malevoli (nani, donne barbute, uomini-torso).
Browning nella prima parte della narrazione li presenta agli spettatori, senza alcun compiacimento o insistita morbosità, nella loro esistenza quotidiana del tutto simile a quella degli artisti “normali”, tra amori che nascono, matrimoni, bambini che vengono alla luce, mai mentre si esibiscono sulla pista del circo.
Si insinua così gradualmente l’idea di quanto possa essere labile il confine tra una presunta “normalità” ed una anormalità esteriorizzata, anche e non solo, a livello corporale. Alla fine ti ritrovi a “fare il tifo”, se non propriamente ad immedesimarti, con i “diversi”, i “mostri” , la loro ostentata voglia di vivere e la loro idea di accettazione dell’altro.

Henry Victor, Earles e Baclanova

Henry Victor, Earles e Baclanova

E’ un film ancora oggi unico, insuperato e credo anche insuperabile, forse solo David Lynch o Tim Burton hanno, almeno alle origini, abbracciato una filosofia simile, certamente ancora “disturbante”, pur senza avere l’ impatto distruttivo proprio dell’epoca, quando ribaltò la concezione tradizionale basata sul facile assioma deformità esteriore è uguale a deformità interiore. Una volta che la storia si dipana nella sua interezza è la “mostruosità” a delineare tratti di commovente e dolente umanità, mentre quest’ ultima tende a farsi infima, gretta, portandoci ancora oggi a chiederci quale sia la vera deformità, quella generata dalla negazione della propria essenza vitale, esternata con la sopraffazione e mancata accettazione del “diverso”, o quella di chi, accettata la sua diversità, lotta per preservarla dagli attacchi di una presunta superiore “normalità”, basata sull’apparenza, quest’ultima, in fondo, il vero elemento disturbante, abituati come siamo ad accettare la finzione, la virtuale esternazione di noi stessi, come verità conclamata.

(Rielaborazione ed approfondimento di un mio precedente articolo dedicato al film, pubblicato in data 13/11/2009)

2 risposte a “Freaks, il ritorno

  1. Brillante recensione di un capolavoro …

    • Grazie Fulvio. E’ uno di quei film che ha segnato il mio personale percorso cinematografico, per cui ho lasciato andare la penna, come si suol dire. Un caro saluto.

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