Il mio nome è Tonino Valerii

Tonino Valerii

Tonino Valerii

Lo scorso giovedì, 13 ottobre, ci ha lasciati il regista cinematografico Tonino Valerii (Montorio al Vomano, 1934), fra le più alte espressioni di un modo di fare cinema che appartiene alla nostra storia e cultura cinematografica, basato sullo sfruttamento dei generi, probabilmente anche semplice ed “artigianale”, ma frutto di geniali e spesso felici intuizioni unite ad un’indubbia capacità registica, tanto da connotare la messa in scena di una fascinazione forse ingenua, ma ravvivata da una sana creatività. Formatosi al Centro Sperimentale di Cinematografia, Valerii iniziò i primi passi nel mondo della Settima Arte come autore di soggetti (Tutto è musica, 1963, Domenico Modugno) ed assistente alla regia, collaborando con Sergio Leone (Per un pugno di dollari, 1964, non accreditato; Per qualche dollaro in più, 1965), debuttando infine in qualità di regista con Per il gusto di uccidere (1966), un western che risentiva dell’influenza leoniana nell’impianto complessivo ma già caratterizzato da qualche vivace guizzo inventivo (un omicidio ripreso attraverso il particolare cannocchiale che il cacciatore di taglie protagonista, Lanky Fellows interpretato da Craig Hill, monta sul fucile).

giorni_dell_iraL’anno seguente fu la volta de I giorni dell’ira, il cui soggetto era il romanzo Der Tod Ritt Diemstangs di Ron Barker, western che vedeva insieme sullo schermo per la prima volta Giuliano Gemma e Lee Van Cleef. Su uno sfondo particolarmente violento, attraversato dalla bella colonna sonora di Riz Ortolani (ripresa da Tarantino in Kill Bill e Django), appariva molto curata la psicologia dei personaggi, offrendo infine una riflessione tanto sul significato della vendetta quanto su quelli di giustizia ed onestà. Anche se nella filmografia di Valerii rientrano, come su scritto, pellicole aderenti a diversi generi, dal drammatico con risvolti erotici (La ragazza di nome Giulio, 1970, adattamento del romanzo omonimo di Milena Milani) al giallo/noir (Mio caro assassino, 1972), passando per il poliziesco (Vai gorilla, 1975) o film d’azione (Sahara Cross, 1977), “saltando” fra i vari titoli, è nel western che rivelò al meglio la sua indubbia maestria; ecco dunque Il prezzo del potere (1969), che abbracciava la connotazione “politica”; Una ragione per vivere e una per morire (1972), con James Coburn, Telly Savalas e Bud Spencer; Il mio nome è nessuno (1973).

t-5a6087e6630e59956d01a6c574048398-338x508Quest’ultimo film, nato da un’idea di Sergio Leone, delineava una splendida riflessione sui temi della leggenda e della realtà all’alba di un nuovo secolo che incombe, portando inoltre in scena un attento, divertito e divertente, confronto tra due diversi modi di “fare un western”, rappresentando tanto gli stilemi propriamente italici, compresa la deriva ironica e scanzonata (Terence Hill nei panni di Nessuno), che quelli da epopea della frontiera cari alla cinematografia americana (Henry Fonda, il leggendario bounty killer Jack Beauregard), ulteriormente sottolineati dall’indimenticabile colonna sonora di Ennio Morricone, dai toni ora epici (La cavalcata delle Valchirie, Wilhelm Richard Wagner, rielaborata in chiave elettronica), ora scanzonati.

190px-perilgustodiuccidere_databasepageValerii ha rappresentato, riprendendo in conclusione quanto scritto ad inizio articolo, l’idea di un cinema che traeva linfa vitale dall’inventiva e al coraggio dei suoi autori, così da portare sullo schermo opere originali, diversificate nello stile ed idonee ad essere apprezzate anche al di là dei nostri confini, come ci ha ricordato un anno fa Quentin Tarantino nel corso della consegna dei David di Donatello vinti con Pulp Fiction e Django Unchained (rispettivamente Miglior Film Straniero 1995 e 2013), quando ha sottolineato l’importanza nella sua formazione dell’influenza esercitata dai film di genere italiani, offrendoci una chiave di volta per un auspicabile, in parte già in corso, rinnovamento della nostra produzione: un filo ideale rivolto alle migliori realizzazioni del passato, la riscoperta dei generi ed una loro inedita, e convinta, caratterizzazione.

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