Bridget Jones’s Baby

bridget_jones_trio_1sht_teaser_italy_jpg_1400x0_q85Londra, giorni nostri. Bridget Jones (Renée Zellweger) è sola nel suo appartamento. Pigiamone, un dolcetto con su una candelina, un calice di vino bianco: sulle note di All By My Self (Eric Carmen) sta festeggiando il suo 43mo compleanno, ma qualcosa è cambiato nella sua vita. Lo si può notare dalla rapida sostituzione del suddetto brano con il ben più movimentato Jump Around (House of Pain), il cui ritmo l’invita ad accompagnarne l’esecuzione con una serie di liberatori salti sul letto. Dodici anni dopo la rottura con Mark Darcy (Colin Firth) che incontra, insieme alla consorte, al funerale di Daniel (Hug Grant), perito in un incidente aereo, Bridget non ha certo messo da parte né tenacia né ironia, anzi.
Rientrata nel suo peso forma, dato l’addio alle sigarette e mitigata la passione per lo chardonnay, ora è produttrice di un ben avviato notiziario televisivo, Hard News. Nonostante ciò, avverte che la sua vita non è del tutto completa e più che i tradizionali suggerimenti di mamma (Gemma Jones), sembrerebbe incline a seguire quelli della disinvolta collega Miranda (Sarah Solemani), ovvero “una bella ripassata all’antica” con uno sconosciuto.

Renée Zellweger

Renée Zellweger

E così, in occasione di un weekend presso il Glastonbury Festival, complici tanti bicchierini di troppo, Bridget si ritroverà nella tenda, e nel letto, di un aitante e sfrontato americano, Jack (Patrick Dempsey), già conosciuto fortuitamente all’arrivo. Ma, è risaputo, quando gli dei intendono punirci esaudiscono le nostre preghiere*: madrina ad un battesimo, Bridget avrà accanto come padrino Darcy… Qualche breve scambio di parole, la notizia del suo imminente divorzio, e i due sembrano aver ritrovato l’intesa di un tempo, anche se dopo la notte passata insieme Darcy troverà una lettera della donna, addio definitivo, sembrerebbe. Passano le settimane e Bridget scopre di essere incinta…
Eh già, anche i preservativi hanno una data di scadenza …
Bella notizia dopotutto, ma chi sarà il padre, l’avvocato tutto d’un pezzo o quella faccia da schiaffi di Jack, scanzonato milionario inventore di un algoritmo idoneo a svelare l’amore ideale?

Patrick Dempsey

Patrick Dempsey

Correva l’anno 1995, per la precisione il 18 febbraio, quando sulle pagine del quotidiano britannico The Independent apparve una rubrica a firma Helen Fielding, scritta dal punto di vista di una donna single di 32 anni, Bridget Jones, londinese, alla ricerca di una affermazione nella vita, lavorativa e sentimentale. Capace di trarre insegnamento dai propri errori, da intendersi anche come possibilità di metterne in campo di nuovi, è sempre incline a rialzarsi prontamente dopo ogni caduta e rimettersi nuovamente in cammino, tra un cicchetto consolatorio e qualche sigaretta di troppo, nella speranza che anche l’ultimo sogno nel cassetto non si dissolva al sorgere del sole. Da qui una serie di libri baciati dal successo, tradotti anche al cinema: dal folgorante Bridget Jones’s Diary (2001, Sharon Maguire), come il testo d’origine ispirato con sagacia ed ironia ad Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen (Pride and Prejudice, 1813), passando per il poco felice Bridget Jones: The Edge of Reason (Che pasticcio Bridget Jones, Beeban Kidron, 2004), fin troppo cartoonesco, si è arrivati all’attuale Bridget Jones’s Baby, complessivamente ben riuscito, acuto e divertente.

Colin Firth

Colin Firth

Il merito è da attribuire sia al ritorno alla macchina da presa dell’originaria Maguire, che offre all’andamento narrativo una certa fluidità e un tono realistico, alternando ironia e romanticismo, sia di una brillante sceneggiatura, dai dialoghi scoppiettanti, anche se a volte forse un po’ troppo coloriti (opera della scrittrice Fielding, Dan Mazer ed Emma Thompson), ottimamente resi da interpreti in gran spolvero.
Per certi versi siamo di fronte ad un ritorno alle origini, considerando il ritrovato rispetto per le caratteristiche tipiche del personaggio principale, rese dalla Zellweger assecondando ora una comicità prettamente fisica, ora facente leva sulla declinazione di pungenti battute, alcune “classicamente” espresse fuori luogo, non del tutto in sincrono con la situazione del momento.
Bridget ora viene rappresentata in una particolare fase della sua vita, consapevole tanto delle proprie capacità quanto dei propri limiti, capace di guardare al futuro restando fedele a determinati principi, come evidenziato anche dal contrasto con il nuovo boss del network (Kate O’Flynn) e il suo team di giovani hipster dalle “barbe ironiche”, fautori di novità per la trasmissione all’ inseguimento di maggiori ascolti attraverso argomenti “social” di tendenza (il servizio su “i gatti che somigliano ad Hitler”).

Zellweger, Dempsey e Firth

Zellweger, Dempsey e Firth

Buona parte della narrazione si basa sul contrasto tra due diverse tipologie di uomini, entrambi con un loro fascino ed una forte personalità ma dalla differente declinazione nelle modalità d’approccio alla vita: se Jack, un Dempsey capace di un coinvolgente registro ironico, è allegro, spavaldo e coinvolgente corteggiatore, ma anche non del tutto adamantino nel condurre la tenzone amorosa, Darcy, un sempre superlativo Firth, è rigido, altezzoso, sprezzante, ma a suo modo premuroso e sincero, il cui compassato aplomb ogni tanto lascia il posto a degli scatti isterici a mo’ di squittio, tirando fuori con difficoltà risentimento e rabbia repressa.
Ma a condurre le regole del gioco, anche nei momenti di nero sconforto, è sempre lei, Bridget, assecondando gli accadimenti senza mai darsi del tutto per vinta. A volte la comicità appare di grana grossa, sembra deviare dalla bontà delle battute per affidarsi soprattutto al paradosso di molte situazioni, ma a far rientrare il tutto in una compostezza british ecco Emma Thompson, non solo sceneggiatrice come su scritto, ma anche interprete del bel personaggio della dottoressa Rawlings, a cui rende una suggestiva aura di cinismo e disincanto, con quell’aria di una che nella vita ne ha viste tante ma non perde occasione di connotare ogni evento con un pungente sarcasmo.

cc24_d002_00216r_jpg_1400x0_q85Fra le scene più divertenti, il funerale di Daniel, dove risalta un cospicuo numero di presenze femminili (tutto il campionario di modelle dell’Est…) il corso preparto e soprattutto quella dell’imminente travaglio, con tanto di corsa a piedi fino all’ospedale causa blocco del traffico per una manifestazione femminista (voluta situazione di contrasto), dove trovano ulteriore spazio le differenti modalità comportamentali dei due cavalieri. In conclusione, Bridget Jones Baby non sarà forse all’altezza del primo film, essendo meno spontaneo e diretto, ma gli si avvicina abbastanza quanto ad umorismo, romanticismo e senso del reale, chiudendo definitivamente il cerchio sulle gesta di una moderna eroina, la cui lotta, fra emancipazione ed autodeterminazione, è volta ad ottenere dalla vita la realizzazione di un sogno fondamentalmente tangibile: un posto tutto per sé, possibilmente da condividere con quanti le vogliono bene, nella consapevolezza della sua caducità e per questo pronta a difenderlo con le unghie e con i denti, nel pieno rispetto della propria essenza vitale.

*Oscar Wilde

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