Il buio oltre la siepe (To Kill a Mockingbird, 1962)

il_buio_oltre_la_siepe1932, Maycomb, Alabama. Sotto gli occhi di due ragazzini, Jem (Phillip Alford) e Scout (Mary Badham), fratello e sorella, si svolge una serie di episodi che evidenziano i pregiudizi, con relativa facilità a giudicare, messi in atto dagli abitanti della cittadina a danno di persone “diverse”.
E’ il caso di Arthur “Boo” Radley (Robert Duvall), un giovane con disturbi mentali, che abita poco distante dall’abitazione dei due bambini, al di là della siepe, descritto quale un essere mostruoso, così come di quanti hanno un colore della pelle differente, discriminante comportante facili accuse e categorici assiomi ogni qualvolta si verifichi un episodio violento. Sembra pensarla diversamente il loro papà, l’avvocato Atticus Finch (Gregory Peck), che ha insegnato loro a considerare tutti gli uomini eguali tra loro e, soprattutto, di tener conto sempre dei diversi punti di vista, provando a mettersi nei panni degli altri.
Saldi principi morali che comporteranno l’accettazione dell’incarico relativo alla difesa d’ufficio del bracciante di colore Tom Robinson (Brock Peters), accusato da Bob Ewell (James Anderson) di violenza carnale nei confronti della figlia Mayella (Collin Wilcox) e che permetteranno a Jem e Scout di apprendere come nella vita non si potranno sempre evitare le ingiustizie, la volontà di soverchiare i propri simili in nome di una presunta superiorità, ideologica o razziale, ma uno sguardo differente sulle tante storture sociali sarà possibile finché vi saranno al mondo uomini come Atticus Finch.

Mary Badham e Gregory Peck

Mary Badham e Gregory Peck

Il buio oltre la siepe rappresenta probabilmente uno dei migliori adattamenti cinematografici realizzati in quel di Hollywood sulla base di un’opera letteraria, in tal caso l’omonimo romanzo di Harper Lee, scritto nel 1960 e vincitore nello stesso anno del Premio Pulitzer.
Merito della sceneggiatura di Horton Foote, premiata con l’Oscar, che riprende buona parte dell’opera originaria, alleggerendo la narrazione tramite l’eliminazione di alcuni personaggi, lasciando intatta la struttura propria di un romanzo di formazione. L’iter narrativo appare dunque incentrato sullo sguardo dei bambini protagonisti, che accompagna con fare indagatore e stupito ogni accadimento, ricavandone un insegnamento morale idoneo a traghettarli verso l’età adulta. Il film fin dai titoli di testa ci avvolge in un fluire nostalgico ed elegiaco, come possono essere i ricordi lontani nel tempo ma che hanno segnato determinate fasi della nostra vita, il quale trova concretezza, così come nel libro, dalla voce narrante di Scout adulta. Ecco i giochi all’aperto con il fratello e un loro amico, la scuola ed infine la presa di coscienza dell’atto di accusa contro la discriminazione, razziale e non solo, proclamato con invidiabile naturalezza e altrettanta convinzione dal padre Atticus, interpretato con la consueta compostezza ed incisività recitativa (dei gesti, delle parole, dello sguardo) da Gregory Peck; l’attore, premiato con l’Oscar per la sua interpretazione, riteneva il ruolo di Atticus Finch come la sua migliore prova, grazie alla quale poteva esprimere sullo schermo il proprio credo, sociale e politico, illuminato da note progressiste.

Peck e Brock Peters

Peck e Brock Peters

Ovviamente non è da trascurare nell’impianto complessivo della pellicola il ruolo del regista Robert Mulligan, il quale asseconda sì quanto delineato in fase di sceneggiatura, ma allo stesso tempo riesce a conferire una certa caratterizzazione a molte sequenze, ora appoggiando l’affabulazione narrativa propriamente detta, ora un certo senso d’inquietudine, quando non di terrore, che si insinua in alcune scene, sottolineato anche da un particolare e suggestivo incedere del motivo proprio della colonna sonora opera di Elmer Bernstein, che avvolge, al pari della palpitante fotografia in bianco e nero, la realistica scenografia (Henry Burnstead, cui andò il terzo Oscar del film) idonea quest’ultima a conferire all’immaginaria cittadina di Maycomb la valenza propria di un simbolico microcosmo, al cui interno si agitano le umane tensioni, fra contraddizioni, pregiudizi e buon senso.
L’apice della tensione narrativa lo si avverte in particolare, anche se sembra spezzare in due il film, nella ripresa del processo. Mulligan e il direttore della fotografia (Russel Harlan) riescono infatti non solo a rendere la figura di Peck ancora più imponente, ma anche a far sì che la sua toccante arringa finale sia rivolta tanto ai giurati della finzione filmica, quanto a noi spettatori.
Ecco elevarsi un vibrante atto d’accusa dal valore universale e, verrebbe da scrivere purtroppo, sempre attuale nel portare avanti l’idea della diversità come valore e occasione di confronto.

il-buio-oltre-la-siepe-35-curiosita-sul-film-tratto-dal-romanzo-di-harper-leePer quanto la pellicola abbia, fedelmente al testo d’origine, la sua collocazione temporale nell’America reduce dalla Grande Depressione, il suo grido di dolore contro la discriminazione razziale trovava terreno fertile al momento della sua uscita, sette anni dopo quel 1° dicembre 1955, data in cui la signora Rosa Parks di Montgomery, Alabama, si rifiutava di cedere il posto da lei occupato all’interno di un autobus extraurbano ad un uomo bianco e veniva arrestata con l’accusa di aver violato una delle ordinanze relative alla segregazione razziale, dando vita ad un boicottaggio pacifico del servizio pubblico organizzato da Martin Luther King (per 381 giorni la comunità di colore non utilizzò gli autobus per spostarsi) e due anni prima della promulgazione degli atti per i diritti civili, Civil Rights Acts. Scout e Jem alla fine del film non avranno più paura del buio oltre la siepe, ormai consapevoli che dove fallisce la giustizia propria dei tribunali può vincere quella che alberga nell’animo degli uomini di buona volontà, simile alla generosità con la quale gli usignoli spandono il loro canto, riprendendo in chiusura le toccanti parole di Atticus*, così come la caparbietà di tutti coloro che lottano per diffondere, senza attendersi ricompensa alcuna che non sia la coerenza ai propri ideali, il senso del bello nell’incerto incedere quotidiano.

*“E’ un delitto sparare ad un usignolo; gli usignoli fanno una musica meravigliosa e non fanno male a nessuno”.

10 risposte a “Il buio oltre la siepe (To Kill a Mockingbird, 1962)

  1. Uno dei film formativi della mia infanzia/adolescenza🙂

  2. Per me resta il più bel film che abbia mai visto (il libro è venuto dopo, molto dopo), coraggioso per l’epoca e splendidamente girato.
    Quanto a Gregory Peck la sua interpretazione di Atticus è diventata la mia personale pietra di paragone a cui rapporto ogni altra interpretazione di ogni altro attore.
    PS.Scusa se mi permetto, ma c’èun piccolo refuso in quanto hai scritto:il cognome della signora che rifiutò di cedere il posto in autobus è Park e non Spark.

    • Permettiti pure, anzi grazie per avermelo fatto notare, nella bozza a penna (ebbene sì, scrivo ancora su carta, poi “traduco” sul pc) avevo scritto corretto, nella trascrizione ho confuso. E’ uno dei miei film più amati, soprattutto perchè girato “ad altezza di bambino” e poi adoro anche io l’interpretazione di Peck, naturale, vibrante. Grazie, un saluto.

      • Grazie a te per aver riproposto questo bellissimo film e…confesso che anche io uso ancora carta e penna, per qualche strano motivo scrivere direttamente a computer mi blocca.

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