Alla ricerca di Dory

unnamed_png_1400x0_q85Un anno dopo aver aiutato Marlin a ritrovare il figlioletto Nemo, il pesce chirurgo Dory vive in loro compagnia, nei pressi della Barriera Corallina. Pur se in misura minore rispetto al passato, continua a soffrire di perdita di memoria a breve termine, problema che affronta con una certa disinvoltura, anche perché nella labilità dei suoi ricordi vi è comunque qualcosa di ben saldo, ovvero il profondo affetto che la lega a Nemo e al suo genitore.
Vi è però un pensiero spesso presente nel rammentare frammentario che agita la sua mente, eccola ancora pesciolina fare affidamento sui saggi proponimenti di mamma Jenny e papà Charlie, propensi a confortarla, fra tenerezza ed ironia, sul suo particolare disturbo, invitandola a considerarlo come qualcosa di speciale, da coordinare con il suo particolare intuito e l’indubbia perspicacia.
Mentre presta aiuto al maestro Mr.Ray in qualità di assistente, una gita con lezione annessa relativa al passaggio delle razze rientranti dalla migrazione, ecco accendersi in Dory un’ulteriore rimembranza, forse da piccola ha assistito a qualcosa di simile, ma dove … Gioiello di Morro Bay, California …
Detto, fatto, eccola attraversare l’Oceano con l’aiuto della tartaruga Scorza e del figlio Sguizzo, scortata da un poco convinto Marlin e da un invece entusiasta Nemo. Giunti a destinazione non tutto andrà per il verso giusto, anzi per la nostra svagata amica, finita nel Centro di Riabilitazione del Parco Oceanografico, sarà l’inizio di una lunga avventura in compagnia di nuovi amici: il burbero polpo Hank, cui manca un tentacolo, lo squalo balena Destiny, afflitta da una fastidiosa miopia e il beluga Bailey, alquanto deficitario riguardo la stima di sé …

Dory

Dory

Lottando fra diffidenza e curiosità, come mi capita puntualmente ogni qualvolta mi accosti alla visione di un sequel, sono entrato in sala pensando di non dovermi attendere granché dalla visione di Alla ricerca di Dory, film d’animazione Disney-Pixar seguito dell’acclamato Alla ricerca di Nemo (2003, Andrew Stanton e Lee Unkrich). Una volta iniziata la proiezione, man mano che l’andamento narrativo prendeva piede mi son dovuto ricredere, rimanendo affascinato in primo luogo dalla splendida resa visiva (godibile a pieno anche senza l’ausilio del 3D) e poi dalla più che valida regia, opera ancora una volta di Stanton, ora coadiuvato da Angus MacLane, abilmente fluida nell’assecondare con sapida levità e studiata accortezza le varie trovate di uno script, di cui è autore sempre Stanton, capace di evitare le trappole del già visto assecondando ed alternando comicità e riflessione, toni intimistici ed altri più scanzonati.
Nello specifico, soffermandosi sull’aspetto visivo, gli anni non sono passati invano e, per quanto non possa declinarsi alcun ooh di meraviglia in aggiunta a quanto già espresso a suo tempo, è difficile non rimanere estasiati dal vivido realismo profuso nel rappresentare l’ambiente marino (le varie tonalità dell’acqua per esempio, il blu profondo della barriera corallina, quelle tendenti al verde delle coste californiane, la neutralità di quella degli acquari all’interno del Parco Oceanografico), così come dei suoi abitanti.

Mr. Ray

Mr. Ray

Alla ricerca di Dory si alimenta dunque della suddetta alternanza fra sequenze particolarmente toccanti (il prologo iniziale, con Dory “bambina” alle prese con il già insinuante problema di memoria, l’angosciante scoperta di essere rimasta sola al mondo pur non ricordando se vi fosse qualcuno che badasse a lei o meno) ed altre certo più ilari, contornate da un umorismo slapstick, nello stile delle vecchie comiche, affidate perlopiù ai nuovi personaggi introdotti, a partire da Hank, septopus mimetico brontolone e scostante, la cui unica meta nella vita sembrerebbe quella di trovarsi un posto tranquillo ed isolato in qualche accogliente acquario, mentre si ritroverà a tirar fuori tutto ciò che i suoi tre cuori sono in grado di offrire, opportunamente celato dalla dura scorza con cui ha deciso di proteggersi dagli scossoni della vita.
Interessante poi, anche se non del tutto memorabile, lo squalo balena Destiny, personaggio comunque fondamentale nell’economia del racconto considerando che farà riaffiorare molti ricordi nella mente di Dory, a partire dall’essere state “compagne di condotta”, così come il beluga Bailey, il cui ruolo, anche metaforico, appare rilevante, rappresentando quanto possa essere importante il recupero e conseguente valorizzazione di un elemento quale la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, a salvaguardia della propria ed altrui affermazione.
Ulteriori note divertenti vengono aggiunte dalla presenza dei due leoni marini Fluk e Rudder e dalla rintronata strolaga Becky.

Dory e Hank

Dory e Hank

Dove il film perde vistosamente quel ricercato punto d’equilibrio tra divertimento e riflessione sopra descritto è nel doppio finale. Dopo aver dato spazio alla commozione nel visualizzare il coraggio genitoriale volto a concedere fiducia alle insite capacità della propria figliola di far “della disabilità virtù”, rendendo il proprio handicap idonea leva atta a sollevare il mondo, apportatore di uno stile del tutto unico (Cosa farebbe Dory?) nell’affrontare a pinna alta le tante difficoltà puntualmente offerte dalla vita, Stanton parte in quarta e mette in scena insistiti giri di giostra a cavallo dell’iperbolico e del surreale che mettono a dura prova, pur in un film d’animazione a marchio Disney, la sospensione dell’incredulità, rammentando i cartoon della serie Looney Tunes o certe realizzazioni di Tex Avery.
In conclusione, Alla ricerca di Dory si rivela un buon film d’intrattenimento per famiglie, idoneo ad accontentare grandi e piccini; può fregiarsi di un elevato livello tecnico e di una felice resa contenutistica, anche se le singole gag finiscono col prevalere sul coinvolgimento più propriamente immaginifico e poetico, pur presente, cui la Pixar ci ha abituati nel corso degli anni.

jlrllzsuby8uwpemydlvxdryewi-0-230-0-345-cropQuest’ultimo lo si può rinvenire nel bel corto che precede la proiezione del film, Piper, per la regia di Alan Barillaro, la storia di un tenero piovanello, ancora piccolo, al quale la mamma sta insegnando a procacciarsi il cibo da solo e che apprenderà ben presto a quante onde dovrà far fronte nel corso della propria esistenza, assecondandole o ponendosi contro di esse, con i dovuti accorgimenti.
Qui momenti elegiaci, toni ironici e realismo appaiono perfettamente integrati, all’interno di un raffinato afflato visivo che apre certo nuove porte al futuro dell’animazione.

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