Io prima di te

io_prima_di_te_film_poster_itaIn una cittadina inglese, dominata dalla presenza di un’imponente tenuta, proprietà della famiglia Traynor e nota come Il castello, vive la ventiseienne Louisa, Lou, Clark (Emilia Clarke), secondogenita di una famiglia operaia, composta da papà Bernard (Brendan Coyle), mamma Josie (Samantha Spiro), la sorella Katrina (Jenna Coleman), ragazza madre, ed infine il nonno (Alan Breck); cameriera presso il Buttered Bun Cafè, il suo lavoro rappresenta al momento l’unica forma di sostentamento del nucleo familiare, per cui quando il locale verrà chiuso Lou, messa alle strette, accetterà una proposta d’impiego dall’elevata retribuzione ma che potrebbe presentare non poche difficoltà: fare da badante a un tetraplegico, Will Traynor (Sam Claflin), trentunenne ex broker finanziario costretto da due anni a vivere su una sedia a rotelle, causa incidente stradale.
Per quanto solare e tendenzialmente di buonumore, Lou, la cui vivacità è esternata da una serie di sgargianti mise, en pendant con calzature da “drag queen degli gnomi” come le definisce il suo atletico fidanzato Patrick (Matthew Lewis), si renderà presto conto che, per quanto gran parte delle incombenze prettamente infermieristiche siano svolte da Nathan (Stephen Peacocke), anche la semplice mansione di “dama di compagnia” non si rivelerà una passeggiata. Will non lesina infatti di esternarle fin da subito un estremo sarcasmo che va di pari passo con un totale rifiuto nei riguardi della vita.
Dopo tutta una serie di incomprensioni i due comprenderanno però come le reciproche ed inevitabili diversità, relative tanto all’estrazione sociale quanto all’approccio verso le quotidiane ambasce, siano passibili di confluire in un reciproco e proficuo scambio, idoneo a mutare il loro atteggiamento esistenziale. Ma Will nasconde un segreto …

Sam Claflin ed Emilia Clarke

Sam Claflin ed Emilia Clarke

Adattamento dell’omonimo romanzo di Jojo Moyes (Me Before You, 2012, in Italia edito da Mondadori nel 2014), coautrice della sceneggiatura (insieme a Scott Neustadter e Michael H. Weber), diretto dall’esordiente Thea Sharrock, affermata regista teatrale inglese, Io prima di te si sostanzia alla visione come una commedia drammatica a sfondo romantico dove il tema della malattia è sì presente ed inevitabilmente dominante, ma contenuto entro gli argini di un pur attutito realismo, evitando il consueto sentimentalismo in odor di ricatto nei confronti degli spettatori, che spesso in film di tal genere sono costretti in a compiere un percorso obbligato tra lacrime e melassa.
La narrazione è invece contornata da una sottile aura british, humour compreso, e fa leva in primo luogo sull’aderenza pressoché fedele al testo originario, pur se sorvola eccessivamente riguardo la caratterizzazione, anche psicologica, dei personaggi secondari (i genitori e la sorella di Lou, così come il fidanzato di quest’ultima, mamma e papà Traynor), quando non ne esclude alcuni (la sorella di Will), mentre invece nel romanzo vengono dedicati loro dei capitoli specifici, idonei a comprenderne caratteri e punti di vista.
In seconda analisi appare evidente una certa velocità d’esecuzione, sottolineata da un montaggio piuttosto serrato (John Wilson), delineando così dei rapidi quadri esplicativi (il prologo relativo all’incidente di Will ad esempio, i suoi trascorsi da uomo di mondo, le difficoltà o la diffidenza ancora rinvenibili nell’incedere quotidiano nei confronti dei disabili), tanto da farmi avvertire spesso la sensazione che venissero scorse rapidamente le pagine del libro.

io-prima-di-te-uscira-in-italia-il-23-giugno-2016_590297La combinazione delle suddette caratteristiche rende la storia incentrata precipuamente sui due protagonisti, le cui caratteristiche sono ben rese da Emilia Clarke e, soprattutto, da Sam Claflin, la cui sobrietà nel rendere tangibile il mal di vivere, fisico e psicologico, di Will rende opportuno contraltare a certi eccessi della prima (sorrisi a pieni zigomi e sopracciglia dal moto perpetuo) nel rappresentare l’entusiastico e contagioso offrirsi alla vita proprio di Lou. L’accorta regia della Sharrock tende dunque a far confluire la nostra attenzione verso la progressiva focalizzazione dell’incontro-scontro tra due personalità differenti ma accomunate da un identico amore per la vita che in Lou è stato in certo qual modo ridimensionato in una sorta di adattamento in letizia nei confronti delle problematiche, economiche principalmente, che si sono ad un certo punto fatte presenti, mentre in Will appare ormai soppiantato dalla considerazione di non poter essere più se stesso, vedendo scomparire improvvisamente quelle potenzialità che finora era stato in grado di esprimere brillantemente. Con un occhio al Pygmalion di George Bernard Shaw (ispirato al mito rappresentato da Ovidio), ecco che le reciproche differenze andranno a convergere verso un suggestivo unicum rispettoso delle rispettive indoli, idoneo ad apportare significativi mutamenti nella vita di ambedue, ora pronti a vedere il mondo l’una con gli occhi dell’altro, nell’ambito di un mutevole scambio: Lou potrà esprimere a pieno quelle capacità finora represse e Will a sua volta troverà in tali esternazioni un’inedita scintilla vitale, che non lo distoglierà comunque da un suo meditato proposito.

56164_pplIn Io prima di te non assume rilevanza il noto adagio “amare significa non dover mai dire mi dispiace” (Jennifer/Ali MacGraw rivolta al marito Oliver/Ryan O’Neal, nel film Love Story, 1970, Arthur Hiller), in quanto il sentimento amoroso troverà sublimazione nell’accettazione della persona in sé e delle sue scelte, così come si rivestirà d’inedito significato la frase Omnia vincit amor (Virgilio, Bucoliche): il potere “salvifico” andrà ad esternarsi non nel canonico “e vissero felici e contenti” bensì nel saper trarre anche dal compimento di un gesto estremo, per quanto consapevole e desiderato (al riguardo il testo d’origine è molto più esplicito), un opportuno sprone per condurre una vita piena ed appagante seguendo le proprie inclinazioni e nel rispetto della propria più intima essenza, vivendo, appunto, e non limitandosi ad esistere. Pur con il limite di una disinvoltura a volte stridente nell’alternare ironia e dramma, realismo e atmosfere da fiaba moderna (l’ovattata fotografia di Remi Aderafasin, la furba colonna sonora), in particolare mano a mano che si procede verso l’intuibile finale, Io prima di te, grazie anche alle buone prove recitative dei due protagonisti così come dell’intero cast, senza dimenticare la più che valida sinergia fra script e regia, può definirsi un film gradevole, con molte sequenze riuscite (lo “scandaloso” ballo durante una festa di matrimonio, il concerto di musica classica, la cena di compleanno), che, pur nelle mancanze descritte, può accontentare tanto il pubblico di riferimento, quello degli adolescenti, quanto spettatori più adulti e smaliziati, purché disposti ad assecondare, una volta tanto, il lieto solletico del cuore.

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