Chiacchierando con Paolo Fiorino, scorrono i ricordi in una giornata di mezza estate

Paolo Fiorino

Paolo Fiorino

L’appuntamento è fissato alle 9.30, ora d’arrivo alla stazione di Reggio Calabria dell’autobus col quale sono partito di buon mattino dal paesello. Paolo Fiorino mi telefona poco prima dell’orario convenuto, giusto per sincerarsi che non vi siano stati disguidi. Il fluire della memoria mi riporta a qualche anno addietro, quando ebbi modo di conoscere l’attore originario di Palmi (RC) rimanendone piacevolmente affascinato, un po’ per il suo modo di fare piuttosto diretto, sincero, con quell’eleganza nel presentarsi e porsi alle persone da gentiluomo d’altri tempi, un po’ per il ricco percorso artistico, cinematografico nello specifico, da sempre legato a doppio filo, segno di una profonda sensibilità, con la dedizione rivolta alla famiglia, la moglie Angela, con la quale ha festeggiato lo scorso anno cinquant’anni di matrimonio, i figli, i nipoti. La conoscenza si è poi approfondita negli anni, fra stima ed amicizia reciproche e nei mesi estivi, quando Paolo fa ritorno alla città che lo vide ragazzino nel rione di Santa Caterina, riusciamo spesso ad incontrarci per una chiacchierata.
I ricordi sono tanti, emozionanti e vibranti di soddisfazione per essere riuscito, alternando sacrifici e caparbietà, a coronare un sogno, ancora non del tutto compiuto, in quanto vi sono sempre nuove idee e progetti da mettere in atto, altre “piccole, innocenti sortite nella favola antica che nutre il mondo, dove prendono forma, e la mantengono, incantesimi eterni” (dal libro autobiografico Piccole fughe, Pieffe, 1995, scritto da Fiorino insieme a Isabella Serra).

Copyright© Antonio Falcone

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05/07/1956: la prima pubblicazione di una fotografia di Paolo Fiorino (Galleria Cet)

Paolo mi accoglie con un sorriso e un abbraccio, mi invita in un bar per fare colazione. Il tempo di sederci ed inizia entusiasta a parlarmi della sua probabile partecipazione, la quattordicesima, al nuovo film di Pupi Avati, che lo considera il suo attore feticcio, le cui riprese inizieranno a settembre, anche se mi svela che al momento il progetto più pressante è costituito dalla raccolta e futura pubblicazione, con rilegatura in pelle e dedica ai suoi figli, della rassegna stampa che dagli anni ’50 in poi ha raccontato il suo percorso attoriale, contraddistinto da una rimarchevole ecletticità, la quale gli ha consentito di spaziare dal cinema (l’esordio sul grande schermo è del 1958, Perfide ma belle, per la regia di Giorgio Simonelli) al teatro, senza dimenticare i fotoromanzi, gli sceneggiati televisivi, i lavori radiofonici o qualche reclame. Mi consegna una raccolta di vari articoli, la sfoglio con curiosità ed interesse, non posso fare a meno di notare un divismo più genuino rispetto a quello odierno, ancora avvolto nell’aura del sogno, quando nell’Italia postbellica e poi instradata verso il fenomeno del boom economico, fra gli anni ’50 e ’60, mezzi di comunicazione quali musica, televisione e cinema contribuivano a veicolare la nascita di un immaginario nazionale collettivo. Esterno questa mia impressione a Paolo, il quale sorride sornione:
“Una differenza come quella tra il giorno e la notte … Certo, anche allora vi era quello che oggi chiamiamo gossip o vari tentativi di mettere in atto il colpo grosso per fare velocemente carriera, ma personalmente me ne sono sempre mantenuto distante, fin da quando frequentavo l’Accademia d’Arte Drammatica Fersen a Roma e un’aspirante attrice tentò inutilmente di mettermi in mezzo ad uno scandalo creato ad arte …”

01378503“Altri tempi, caro Antonio”- continua Paolo- “Vi era, come dicevi prima, la sensazione del cinema come magia, dispensatore di emozioni e sentimenti… Ricordo quando lavoravo come cameriere in un bar a Santa Caterina e portavo il caffè al proiezionista in un cinema vicino.
Mi scorrevano innanzi agli occhi le immagini di film quali Catene, Tormento, I figli di nessuno, L’angelo bianco
Forse un po’ di quella genuinità di cui parlavamo prima l’ho ritrovata qui, nella mia Reggio… Quando mi reco al mercato o al mare la gente mi si avvicina timidamente, mi chiede Ma tu sei Paolo Fiorino ?, vecchi amici o persone che ricordano le mie interpretazioni … Mi chiedono l’autografo, mi rivolgono complimenti sinceri. Peccato che ai giovani tutto questo non sembri interessare molto…” . Gli rammento al riguardo una frase tratta dalla lettera di Umberto Eco al nipote, Molte volte quello che è accaduto prima ti spiega perché certe cose accadono oggi, sull’importanza di coltivare il ricordo, la memoria storica che probabilmente sfugge ai ragazzi dei nostri giorni. Annuisce, si rammarica di come nelle nuove generazioni sembri essersi perso, ad esempio, l’interesse verso varie forme artistiche quali la poesia, ricordando quando in quarta elementare, assente il maestro, recitava ai compagni i componimenti di Leopardi, del Carducci, di Foscolo, o l’opera lirica, da sempre foriera di fascinazione “sanamente” popolare. Egualmente sembra scomparsa quella ammirazione dal sapore empatico verso gli attori o i protagonisti del mondo dello spettacolo in genere: “Ricordo l’emozione di quando mi ritrovai a Cinecittà con il mio camerino di fianco a quello di Sophia Loren, attrice di cui ero innamorato… Le chiesi se potevo darle un bacio… E come no piccirì… fu la risposta, e le diedi due baci sulle guance… E chi se lo scorda più…”

Fiorino e Pupi Avati

Fiorino e Pupi Avati

Gli chiedo se non abbia qualche rimpianto, ove si potesse far ritorno indietro rifarebbe le stesse scelte? “Nessun rimpianto, Antonio … Forse in qualche occasione avrei potuto mettere in atto una maggiore diplomazia, come quando, credo di averti già narrato quest’episodio, Fellini mi chiese di farmi biondo per la parte di un paparazzo ne La dolce vita e rifiutai … A quei tempi far ritorno a casa dai miei con i capelli tinti … Ma poi ebbi modo di lavorare con Fellini in Prova d’orchestra ed Intervista… Forse avrei potuto avere successo ad Hollywood, quando mi chiamarono per un provino e non ci andai, ponendo sempre al primo posto le esigenze familiari, o forse no, considerando l’artificiosità e l’effimero che caratterizzano l’ambiente cinematografico…
Ma ho avuto negli anni le mie soddisfazioni, la collaborazione con il Maestro Avati, l’esperienza teatrale, attività da me molto amata perché ti mette in contatto diretto con il pubblico, quella televisiva, considerato che ho lavorato tanto negli sceneggiati Rai di un tempo che nelle attuali fiction.
Al riguardo ricordo con piacere registi come Renato Castellani, che ne Il furto della Gioconda (1978) mi ha dato la possibilità d’esprimermi in presa diretta e, soprattutto, Davide Montemurri, col quale ho girato molti sceneggiati (da Il barone e il servitore, 1978, ad Accadde a Zurigo, 1980), il quale si è sempre imposto per avermi nel cast e ha saputo far sì che riuscissi ad esprimermi al meglio delle mie capacità. Il mio sogno rimasto ancora nel cassetto ormai lo conosci, mi piacerebbe che dal libro autobiografico Piccole fughe, scritto insieme a Isabella Serra, e dal quale è stato già tratto un cortometraggio, Attimi di fuga, 2007, per la regia di Umberto Innocenzi, venisse derivata una fiction, tutto è pronto, sceneggiatura, cast, in parte, e casa di produzione, speriamo bene…”

fiorino2Scorre il tempo e si avvicina l’ora per prendere l’autobus del ritorno, ma vi è ancora tempo per una breve considerazione sul costante amore riversato dal pubblico e dalla Calabria nei suoi confronti, come testimoniato dai tanti premi ricevuti (gli rammento l’ultimo riconoscimento, 2012, durante la serata La moda incontra il cinema, omaggio a Paolo Fiorino, presso la sede della Camera Regionale della Moda Calabria, a Laureana di Borrello, RC), che credo sia dovuto all’aver saputo tenere distinta la figura dell’attore da quella dell’uomo, la parte interpretata sulla scena dalla quotidianità, mantenendo una certa purezza di fondo. “Hai ragione Antonio, certo, è proprio così … Mi sono concesso nel corso di questi anni le mie piccole fughe, ma sono sempre rimasto con i piedi per terra, costanza, sacrificio, amore per la famiglia e memoria delle proprie origini, insieme alla passione, sono sempre stati i riferimenti essenziali su cui ho fatto affidamento. Il pubblico lo ha capito ed apprezzato, mi ha ripagato e continua a farlo, così come la mia terra”. La chiacchierata ormai volge al termine, è giunta l’ora dei saluti, un veloce scambio di battute lungo la strada che porta alla stazione, qualche breve considerazione su come sembra essere ormai perduto oggigiorno il senso della bellezza, della pura creatività… Eccoci arrivati, grazie della chiacchierata Paolo, arrivederci a presto, con l’augurio che quel sogno nel cassetto possa una volta per tutte realizzarsi, felice coronamento di una carriera sempre in divenire.

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