Romanzo di un giovane povero (1995)

locandinaVincenzo Persico (Rolando Ravello), trentenne laureato in Lettere, disoccupato, riesce a guadagnare un po’ di soldi grazie a qualche lezione privata, che, insieme alla modesta pensione della madre (Sara Franchetti), con la quale vive, permettono fra rinunce e sacrifici di arrivare a fine mese. Ma una volta cessate le lezioni la situazione inizia a farsi critica e i rapporti del giovane con la genitrice, che tenta in ogni modo di nascondere agli occhi di tutti la loro misera condizione, si fanno sempre più tesi. Vincenzo non nutre ormai alcuna fiducia nel futuro, è stanco, disilluso, ha chiuso i rapporti con tutti, anche con una ragazza che gli voleva bene, Andreina (Isabella Ferrari), ma ogni tanto si trova a parlare con un condomino, l’anziano Bartoloni (Alberto Sordi), che gli confida di non sopportare la moglie tedesca, Karline (Aida Billarelli), ex star del varietà, ormai semiparalizzata, che lo tratta con disprezzo. Una sera Bartoloni arriverà a chiedere a Vincenzo di uccidergli la moglie in cambio di trenta milioni, denaro che la consorte tiene nascosto in casa; intanto il tipografo Pieralisi (Mario Carotenuto), fraterno amico del padre, ha assunto il giovane per eseguire un lavoro che gli è stato commissionato.
Ricevuto un anticipo Vincenzo appare rinato; regala un televisore alla madre e riprende a frequentare Andreina, ma proprio ora che le cose sembrano andare per il meglio, un triste evento è dietro l’angolo: Karline è morta dopo essere precipitata dal balcone e Vincenzo viene ritenuto colpevole, visto che in casa sua sono stato trovati i trenta milioni della donna…

Rolando Ravello e Alberto Sordi

Rolando Ravello e Alberto Sordi

Diretto da Ettore Scola nel 1995, anche sceneggiatore insieme alla figlia Silvia e a Giacomo Scarpelli, Romanzo di un giovane povero fu presentato in Concorso alla 52ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove Isabella Ferrari conseguì la Coppa Volpi come Miglior Attrice Non Protagonista.
Il film si fa notare per una particolare mescolanza fra commedia e giallo, oltre a porre ulteriormente in evidenza la maestria di Scola nella cura della messa in scena, con una grande attenzione alla direzione degli attori (oltre alla citata Ferrari risaltano l’esordiente Rolando Ravello ed uno strepitoso Alberto Sordi); evidente poi una maggiore propensione verso toni più amari e beffardi nel visualizzare con la consueta lucidità una società ormai orfana di tutti i valori positivi.
Nonostante il titolo, il film non ha nulla a che fare con il quasi omonimo romanzo di Octave Feuillet (Le roman d’un jeune homme pauvre, 1858), però può ricordare nella sua struttura narrativa, concordo con quanto già notato da molti, i gialli di Georges Simenon: esponenti della piccola borghesia, descritti realisticamente nei loro comportamenti e nelle loro psicologie, alle prese con le consuete problematiche giornaliere, si trovano invischiati in vicende drammatiche, la cui soluzione viene affidata all’autorità inquirente.

Isabella Ferrari

Isabella Ferrari

Analogamente in Romanzo di un giovane povero possiamo notare una prima parte volta, nella consueta forma della commedia, a presentare tutti i protagonisti, analizzati minuziosamente riguardo il loro carattere e il modo di atteggiarsi all’interno dell’ambiente d’appartenenza ed una seconda parte che si delinea, forse con qualche lungaggine di troppo, nella forma del giallo, dove però risaltano ulteriormente le prestazioni attoriali di Ravello, il suo essere volutamente imbelle nell’accettare una situazione che, tragicamente, sembra mettere tutte le cose a posto,e soprattutto di Sordi, che nel personaggio di Bartoloni mette tutta quella perfidia ed acre cattiveria di uomo meschino che era propria delle sue prime interpretazioni.
All’interno di una cornice realistica, spesso sottolineata da una cupa fotografia (Franco Di Giacomo), Scola sottolinea con un amaro finale una situazione sociale che non assicura la previsione di un futuro alle nuove generazioni, le quali faticano a trovare un modello da seguire in quanti li hanno preceduti, coloro che volevano cambiare il mondo e da quest’ultimo si sono lasciati trasformare, riprendendo le parole di un protagonista di C’eravamo tanto amati, l’idealista Nicola, interpretato da Stefano Satta Flores.

(Dal mio intervento nell’ambito della rassegna L’abbiamo tanto amato. Omaggio ad Ettore Scola, che ha avuto luogo presso l’ex Convento dei Minimi di Roccella Jonica nei giorni 6 e 13 maggio 2016, all’interno de I Caffè Artistico- Letterari 2016, su organizzazione del Gruppo di Lettura dell’ARAS- Progetto Cinema)

2 risposte a “Romanzo di un giovane povero (1995)

  1. Ero sicurissima che fosse un romanzo italiano, pensavo a Pratolini… che cantonata! Un altro da aggiungere alla wishlist comunque🙂

    • Sicuramente un film da vedere e, verrebbe da scrivere purtroppo, ancora attuale nelle tematiche espresse (come del resto molte opere di Scola o altre rientranti nella “commedia all’italiana” propriamente detta). Un saluto, grazie.

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