Maccheroni (1985)

1L’americano Robert Traven (Jack Lemmon), manager di un’industria aeronautica, arriva a Napoli per concludere un importante affare.
Nel corso di un’intervista televisiva gli viene ricordato come nel 1945 si trovasse nel capoluogo campano, soldato americano della Quinta Armata, ma Robert, uomo del tutto dedito al lavoro e acciaccato dalla vita, sembra non ricordare molto di quel periodo. E così, quando si presenterà nella sua stanza d’albergo tale Antonio Jasiello (Marcello Mastroianni), il quale lo ha riconosciuto in tv, rammentando quel militare che quarant’anni addietro ebbe una relazione con sua sorella Maria, Robert si dimostrerà piuttosto brusco e scortese, con grande sconforto dell’amico di un tempo. Ma il riprendere contatto con la città, il rivedere quei luoghi dove era stato felice con Maria, faranno sì che l’irreprensibile uomo d’affari si riavvicini ad Antonio, venendo inoltre a scoprire una particolare messinscena perpetrata da quest’ultimo, il quale ha dato sfogo alle proprie velleità artistiche e cercato di confortare la sorella scrivendole negli anni tutta una serie di lettere che vedevano Robert spericolato reporter in varie parti del mondo.

Jack Lemmon e Marcello Mastroianni

Jack Lemmon e Marcello Mastroianni

Un’amicizia ritrovata, che riconcilierà Robert con la vita, tanto da rimandare una urgente partenza per gli Stati Uniti in modo da accorrere in aiuto di Antonio, alle prese con alcuni problemi riguardanti suo figlio, minacciato dalla camorra… Maccheroni, probabilmente, è fra le realizzazioni meno celebrate di Scola ma è certo idonea ad evidenziare come nella sua filmografia si possano rinvenire, oltre alle commedie propriamente dette, anche opere in cui rispetto alla satira acre e pungente prevalgono toni intimistici e delicati ritratti psicologici. Sceneggiato da Scola insieme a Furio Scarpelli e Ruggero Maccari, il film presenta, ancora una volta, una felice combinazione tra un attento lavoro di scrittura, al cui interno risaltano gli splendidi dialoghi, intrisi di ironia ed amarezza in egual misura, ed una regia particolarmente disposta ad assecondare tanto l’afflato visivo quanto le interpretazioni degli attori, garantendo così una piacevole scorrevolezza all’iter narrativo.

3A dominare, ovviamente, la coppia Lemmon- Mastroianni che rappresenta nell’incontro tra le interpretazioni offerte una sorta di fil rouge fra la commedia americana e quella italiana, grazie ad un umorismo sottile e ad una soffusa satira.
Lemmon lavora per sottrazione, ponendo attenzione ai gesti, alla mimica facciale, alle pause, mentre Mastroianni appare più spontaneo ed emozionale, in linea con il personaggio interpretato, facendo scaturire una certa malinconia di fondo mista a rassegnazione. I due attori riescono a completarsi a vicenda, senza che mai l’uno soverchi l’altro e Scola si affida quindi totalmente alla loro interpretazione. Ciò non toglie che l’autore riesca ad offrirci anche qualche felice guizzo inventivo, come nella bella sequenza in cui Bob/Lemmon inizia a ricordare il proprio passato e visitando uno dei posti in cui è stato da giovane avrà la visione della donna amata un tempo o nella scena, particolarmente ariosa e festosa, densa di toni paradossali, in cui sempre Bob incontrerà proprio Maria, ora madre e nonna, con tutta la sua famiglia a Bagnoli. Ma la vera protagonista del film, senza dubbio alcuno, è la città di Napoli.

4Nell’assecondare consapevolmente una serie di cliché, visualizzati senza colpo ferire (dalla camorra al fatalismo esistenziale), ne viene fuori il suo fascino sostanzialmente magico e “miracoloso”, riflesso nel personaggio di Lemmon come una sorta di scintilla che gli permetterà di riscoprire quel diletto perduto nell’offrirsi senza remore ad ogni manifestazione esistenziale. Il finale, a suo modo sorprendente, si rivela come un palese omaggio alla napoletanità, visualizzata così come la vedeva Eduardo De Filippo: mettere in scena le varie abitudini popolari oramai divenute veri e propri riti, a volte trasmutate da un soffio surreale, ma sempre evidenziandone le caratteristiche propriamente umane, perpetrate da individui che in esse vedono il conforto, la sicurezza di un soffio vitale. Un film da riscoprire ed apprezzare definitivamente per la sua profusa sincerità nel mettere in scena una suggestiva storia d’amicizia permeata in egual misura da un’ironia tragica ed una certa inquietudine, particolarmente vera e toccante nel miscelare ricordi, fantasia e realtà.

(Dal mio intervento nell’ambito della rassegna L’abbiamo tanto amato. Omaggio ad Ettore Scola, che ha avuto luogo presso l’ex Convento dei Minimi di Roccella Jonica nei giorni 6 e 13 maggio 2016, all’interno de I Caffè Artistico- Letterari 2016, su organizzazione del Gruppo di Lettura dell’ARAS- Progetto Cinema)

2 risposte a “Maccheroni (1985)

  1. Lemmon e Mastroianni… devo vederlo!🙂

    • Ne consiglio la visione. Forse, come ho scritto, un’opera minore di Scola ma da riscoprire ed apprezzare in ogni sfumatura. Lemmon e Mastroianni sono stupendi. Grazie, un saluto.

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