Venezia 73: Leoni d’oro alla carriera per Jean-Paul Belmondo e Jerzy Skolimowski

untitledIl Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, su proposta del Direttore della Mostra del Cinema Alberto Barbera, ha deciso l’attribuzione dei Leoni d’oro alla carriera della 73ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (31 agosto – 10 settembre) all’attore francese Jean-Paul Belmondo e al regista polacco Jerzy Skolimowski. A partire da quest’anno, verranno quindi attribuiti due Leoni d’oro alla carriera, il primo assegnato a registi o appartenenti al mondo della realizzazione, il secondo a un attore o un’attrice ovvero a personaggi appartenenti al mondo dell’interpretazione.
Il programma completo della 73ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia verrà presentato alla stampa il prossimo 28 luglio a Roma, presso l’Hotel Excelsior (ore 11).
Jean-Paul Belmondo, icona del cinema francese e internazionale, ha saputo interpretare al meglio l’afflato di modernità tipico della Nouvelle Vague attraverso gli straniati personaggi di A doppia mandata (À double tour, 1959, Claude Chabrol), Fino all’ultimo respiro (À bout de soufflé, 1960) e Il bandito delle 11 (Pierrot le fou, 1965) entrambi di Jean-Luc Godard, o La mia droga si chiama Julie (La Sirène du Mississipi, 1969, François Truffaut).

Jean-Paul Belmondo

Jean-Paul Belmondo

In particolare, impersonando Michel Poiccard/László Kovács nel citato Fino all’ultimo respiro, Belmondo ha imposto la figura di un antieroe provocatorio e seducente, molto diverso dagli stereotipi hollywoodiani ai quali lo stesso Godard si ispirava. La sua recitazione estroversa gli ha consentito poi di interpretare alcuni dei migliori gangster del cinema poliziesco francese, come in Asfalto che scotta (Classe tous risques, 1960, Claude Sautet), Lo spione (Le doulos, 1962, Jean-Pierre Melville) e Il clan dei marsigliesi (La scoumoune, 1972, José Giovanni), ottenendo un enorme successo popolare con i molti film successivi, da L’uomo di Rio (L’homme de Rio, 1964, Philippe de Broca) a Il poliziotto della brigata criminale (Peur sur la ville, 1975, Henri Verneuil), da Joss il professionista (Le professionnel, 1981, Georges Lautner) a Una vita non basta (Itinéraire d’un enfant gâté, 1988, Claude Lelouch). “Un volto affascinante, una simpatia irresistibile, una straordinaria versatilità – ha dichiarato il Direttore Alberto Barbera nella motivazione – che gli ha consentito di interpretare di volta in volta ruoli drammatici, avventurosi e persino comici, e che hanno fatto di lui una star universalmente apprezzata, sia dagli autori impegnati che dal cinema di semplice intrattenimento”.

Jerzy Skolimowski

Jerzy Skolimowski

“Jerzy Skolimowski – ha dichiarato il Direttore Alberto Barbera nella motivazione – è tra i cineasti più rappresentativi di quel cinema moderno nato in seno alle nouvelles vague degli anni Sessanta e, insieme con Roman Polanski, il regista che ha maggiormente contribuito al rinnovamento del cinema polacco del periodo”.
Lo stesso Polanski (che lo volle accanto come sceneggiatore nel suo film d’esordio Nóż w wodzie, Il coltello nell’acqua), ebbe a predire: “Skolimowski sovrasterà la sua generazione con la testa e le spalle”.
In realtà, la carriera del boxeur poeta (secondo la definizione datane da Andrzej Munk, il “padre” cinematografico di Skolimowski), durata ben oltre cinquant’anni con diciassette lungometraggi realizzati, è stata tutt’altro che facile, segnata da continui dislocamenti – dalla Polonia al Belgio, dall’Inghilterra agli Stati Uniti, prima del definitivo ritorno in Patria avvenuto meno di dieci anni fa – che ne hanno contrassegnato l’opera: apolide in apparenza, perché assoggettata a strategie produttive eterogenee ed apparentemente diseguali, in realtà personalissima e originale in ciascuna delle opere in cui si è concretizzata.

untitledtrretLa trilogia realizzata in Polonia ai suoi esordi, Rysopis (1964), Walkover (1965)e Barriera (Bariera, 1966), fu per i Paesi dell’Est ciò che i primi film di Godard sono stati per il cinema occidentale, mentre i capolavori successivi – Il vergine (Le départ, 1967, Orso d’oro al 17mo Festival di Berlino), La ragazza del bagno pubblico (Deep End, 1970), L’australiano (The Shout, 1978, Grand Prix al 31mo Festival di Cannes, ex aequo con Ciao maschio di Marco Ferreri), Mani in alto! (Ręce do gory, 1981), Moonlighting (1982, migliore sceneggiatura al 35mo Festival di Cannes) – sono tra i film più rappresentativi di un cinema moderno, libero e innovatore, radicalmente anticonformista e audace.
I film più recenti realizzati dopo il ritorno in patria – Quattro notti con Anna (Cztery noce z Anną, 2008), Essential Killing (2010, Premio Speciale della Giuria alla 68ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)e 11 minuti (2015, in concorso alla 72ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia) – manifestano infine un’inesauribile e sorprendente capacità di rinnovamento, che lo collocano di diritto tra gli autori più combattivi e originali del cinema contemporaneo.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...