Michael Cimino (1939-2016)

Michael Cimino

Michael Cimino

E’ morto ieri, sabato 2 luglio, a New York, sua città natale (1939 o, secondo alcuni fonti, 1943) il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense Michael Cimino, autore “fuori sistema”, che ha creduto fortemente, gestendo tale scelta con valide capacità tecniche ed espressive, ad un tipo di cinema “classico”, facendo leva però su di un linguaggio moderno, forte e diretto, scontrandosi con i sistemi produttivi imposti dalle major. I suoi film, sette in tutto (otto considerando l’episodio No Translation Needed del film Chacun son cinéma, concepito per festeggiare i 60 anni del Festival di Cannes), al di là dei successi e degli insuccessi, tralasciando le varie disavventure produttive, rivelano comunque la capacità di stagliarsi ognuno come un’avventura e un’esperienza unica, offrendo uno sguardo critico, disilluso, alla storia della nazione americana, ai suoi modelli fondativi, senza intenti demistificatori o nostalgici. Cimino ha raccontato come pochi l’America e le sue tante anime, con uno stile unico capace di combinare epica ed emozione, bellezza dei paesaggi e personaggi indimenticabili.

425full-thunderbolt-&-lightfoot-coverDopo essersi laureato in Arti Grafiche alla Michigan State University e conseguito un dottorato di pittura alla Yale University, Cimino tornò a New York ed iniziò a frequentare il mondo dello spettacolo, lavorando come montatore all’interno di una casa produttrice di documentari e studiando contemporaneamente recitazione e regia presso l’Actors Studio. Trasferitosi ad Hollywood agli inizi degli anni ’70, diede vita alla sua attività di sceneggiatore per Silent Running (2002:la seconda odissea, 1972, Douglas Trumbull), insieme a Derek Washburn, e poi con John Milius per Magnum Force (Una 44 magnum per l’ispettore Callaghan, 1973, Ted Post) il secondo capitolo dedicato alle gesta dell’ispettore Dirty Harry, interpretato da Clint Eastwood. Quest’ultimo divenne nel 1974 interprete, insieme a Jeff Bridges, dell’esordio registico di Cimino, Thunderbolt And Lightfoot (Una calibro 20 per lo specialista), road movie con richiami al mito della frontiera nonché esaltazione dell’amicizia virile, anche se la notorietà vera e propria, unita al plauso della critica, arrivò quattro anni più tardi con The Deer Hunter (Il cacciatore).

The_Deer_Hunter_posterSceneggiato da Deric Washburn, il film ottenne 5 Oscar (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore non Protagonista-Christopher Walken, Miglior Sonoro, Miglior Montaggio) e nella sua struttura poco convenzionale, da un punto di vista propriamente cinematografico, rende la discontinuità, tra momenti statici, dilatazioni e compressioni temporali, il proprio tratto stilistico dominante.
In particolare The Deer Hunter, svincolandosi da pesanti retaggi morali ed ideologici, riesce a mettere in discussione l’epicità di ogni conflitto ed evidenzia in chiave di metafora la rimozione collettiva delle tragiche conseguenze che ne conseguono, la quale subentra all’elaborazione del lutto per le perdite subite (il contraddittorio finale, con l’intonazione di God Bless America).Il successo del film fece sì che a Cimino risultasse finalmente possibile tradurre sullo schermo un suo soggetto datato 1974, Johnson County War, che nel 1980 divenne Heaven’s Gate, I cancelli del cielo.

heavensgateDue anni di lavorazione e 44 milioni di dollari sborsati dall’United Artists su 12 preventivati per un film visivamente sontuoso e dall’ampio respiro narrativo, che rilegge in chiave critica l’epopea western, sottolineando ogni stortura propria della “nascita di una nazione”, una linea di sangue riportata nella sua tragica ed umana realtà, dove le aspettative individuali si trovano a fare i conti con lo brutale sfumare di quei valori morali che dovrebbero essere propri di ogni congregazione sociale.
Ritirato dalla casa di produzione dopo lo scarso successo riscontrato in tre giorni di programmazione presso un sala di New York, con l’imposizione all’autore di una riduzione e di un nuovo montaggio, la pellicola non si salvò pero dalla definitiva debacle, che comportò il fallimento dell’ United Artists e l’ostracismo verso il suo autore, conclusosi nel 1985 grazie a Dino De Laurentiis, che gli diede l’opportunità di girare Year of the Dragon (L’anno del dragone), protagonista Mickey Rourke, sceneggiato da Cimino insieme ad Oliver Stone, ispirandosi all’omonimo romanzo di Robert Daley.

618full-the-sunchaser-posterIl film però, nonostante la sua valida messa in scena, realisticamente violenta, non incontrò i favori del pubblico, così come il successivo The Sicilian (Il siciliano, 1987), tratto dall’omonimo romanzo di Mario Puzo, con Christophe Lambert nei panni di Salvatore Giuliano, le cui vicende, lontano dalla ricostruzione delineata da Rosi in stile reportage giornalistico, assumono qui una visione western estetizzante e melodrammatica, che, nuovamente, non venne apprezzata tanto dal pubblico quanto dalla critica.
Non andò meglio per il remake di Desperate Hours (1990, ancora Rourke protagonista nei panni che furono di Bogart), girato da William Wyler nel 1955, il quale evidenzia comunque una valida contrapposizione, dalla valenza metaforica, fra i panoramici esterni e i claustrofobici interni, né per l’ultima realizzazione di Cimino, The Sunchaser (Verso il sole, 1996), che, felice summa dei temi più cari al regista, incontrò però un grande successo nel corso della sua presentazione al 49mo Festival di Cannes. Cimino è stato premiato nel 2015 con il Pardo d’Onore al 68mo Festival del Film Locarno, mentre nel 2012 la 69ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha visto la proiezione, in versione restaurata e Director’s Cut, de I cancelli del cielo.

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