Su Marte non c’è il mare

1Devo ringraziare, al solito, la mia innata curiosità per aver consentito l’abbattimento del muro di certi rigidi parametri cinefili che mi appartengono (“i film li vedo solo in sala o in dvd, mai sul PC … Anatema!”) e prendere così visione delle 4 puntate di cui è composta la web serie indipendente Su Marte non c’è il mare, girata grazie al contributo della Fondazione Cral, regia e sceneggiatura di Lucio Laugelli, rimanendone piacevolmente sorpreso. In primo luogo, assistendo agli episodi, dalla durata di circa 16 minuti, l’uno di seguito all’altro, ho avuto l’impressione che l’opera in questione sia stata scritta e diretta in modo da potersi adattare tanto alla serialità quanto all’andamento classico di un lungometraggio cinematografico, del quale possiede il respiro; la narrazione è infatti piuttosto fluida, particolarmente naturale, suggestiva, idonea ad attirare ed incuriosire.
Mi ha poi reso entusiasta l’utilizzo da parte di Laugelli del genere, il noir d’ambientazione metropolitana, per raccontare, nella classica correlazione ambiente-personaggi, l’ordinaria vita di una provincia italiana (Alessandria e dintorni), catturata in particolare nel momento del “fatidico” passaggio verso il venerdì sera, con le porte aperte al tanto sospirato svago del fine settimana.

Maurizio Pellegrino, Michele Puleio, Christian Bellomo

Maurizio Pellegrino, Michele Puleio, Christian Bellomo

Non vi è alcuna patina onirica o gaudente in questa visualizzazione, bensì una caratterizzazione volta al realismo, resa attraverso lo sguardo di tre “diversamente giovani” ormai prossimi alla trentina, che, “come color che stan sospesi” si trovano alle prese con un’esistenza avara di soddisfazioni e colma invece di precarietà esistenziale, quando non lavorativa. E’ il caso soprattutto di Marco (Michele Puleio), una laurea e poi un master a New York, il cui sogno nel cassetto di divenire regista sembra essersi ormai disintegrato alla prima luce del giorno o, meglio, offuscato “dal fumo di una 4 stagioni”, visto che si adopera nel girare filmati promozionali per una pizzeria, così da poter pagare le bollette. Nella mente e nel cuore il ricordo dell’ex ragazza, ora attrice per un film girato da un cineasta piegato alla commercialità, almeno a dire del nostro. Sembrano passarsela meglio Giulio (Christian Bellomo), prossimo a continuare la tradizione di famiglia verso l’avvocatura, e, soprattutto, Ivan (Maurizio Pellegrino), agente immobiliare baciato dal successo.

Pellegrino e Puleio

Pellegrino e Puleio

Indebitatosi fino al collo dopo aver perso una partita a carte nel corso di una festa organizzata dalla “gente bene” del posto, Marco accetterà una “proposta indecente” da Ivan, con alte probabilità che vi sia sotto qualcosa di losco, come suggerisce, inascoltato, Giulio: affittare l’appartamento del defunto nonno ad una misteriosa persona, che pagherebbe 500 euro per averlo a disposizione ogni venerdì sera. “Niente domande, niente risposte”: inizialmente tutto sembra andare liscio, ma qualcosa di strano si verificherà ben presto, dalle auto di grossa cilindrata che seguono Marco fin sotto casa, ai vicini che si lamentano per rumori molesti, senza tralasciare, tra l’altro, una porta dell’appartamento chiusa a chiave, con tanto di serratura cambiata… Su Marte non c’è il mare si avvale di una regia tanto “sciolta” quanto piuttosto incisiva nell’offrire una forte connotazione ai personaggi, seguiti passo passo nel loro incedere giornaliero e già ben delineati in fase di scrittura, cui fa da contraltare un più che valido supporto tecnico.

Christian Bellomo

Christian Bellomo

Le scenografie di Francesca Grassano, la fotografia di Paolo Bernardotti, cangiante nella tonalità a seconda dei vari ambienti, la funzionale colonna sonora (con la partecipazione straordinaria de I Pertubazione), la macchina da presa che si intrufola nelle vie cittadine, ad indagarne ogni meandro, rendono questa web serie una valida realizzazione, i cui toni noir sono ammorbiditi, senza alcun stridore, da quelli della commedia.
Regia e sceneggiatura appaiono sinergiche nell’avvolgere gli spettatori in una spirale di curiosità e tensione, un sinuoso ed insinuante gioco all’inganno che parte già dal titolo, il quale farebbe pensare ad un film di fantascienza, ed arriva sino al finale, forse prevedibile nel mettere in luce un certo marciume “vizi privati pubbliche virtù”, ma suggestivo ed inquietante nel mescolare, un occhio rivolto a Hitchcock, l’altro a Polanski, la normalità del quotidiano che entra in contatto con il mistero dell’animo umano a rendere il vero orrore, oltre che, con un pizzico d’ironia, aperto ad un probabile sequel, che sarebbe il benvenuto, mantenendo le buone premesse profuse.

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Lucio Laugelli (©Giulia Ricagni)

Lucio Laugelli (©Giulia Ricagni)

Lucio Laugelli (Alessandria 1987). Laureato a pieni voti al Dams di Bologna si è e poi specializzato alla Iulm di Milano.
Ha fondato e coordina una rivista on-line ed omonima associazione culturale, Paper Street. Dal 2009 gira audiovisivi. Dal 2010 è giornalista pubblicista.
I suoi lavori sono stati pubblicati da RepubblicaTV, Panorama, Wired, Rolling Stone, Mymovies, TGcom, Il Fatto Quotidiano, Gazzetta Tv, La Stampa, Roxy Bar TV e Rockit. Ha vinto numerosi premi (come il terzo premio @ Concorso Canon, La grande occasione 2014, categoria videoclip, il premio della giuria al Concorso City Tales 2012- by Siemens & Sole24ore @ Milano) e le sue realizzazioni hanno preso parte a selezioni e finali (Too Short to Wait – Anteprima Spazio Piemonte -Febbraio 2012, Biennale Marte Live 2014– Roma -Settembre 2014, Open Art Award 2015 – Napoli, Ottobre 2015).

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